Archive del 31 dicembre 2012

You Are So Fine 2010 – Nana, Vins & Cie

Ieri sera, con Perfect39, ho bevuto uno Chenin Blanc in purezza della Loira. Appellation Vouvray, una delle mie preferite al mondo. Bianchi minerali, freschi, emozionanti e di grande bevibilità, con un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Il vino era il You Are So Fine, annata 2010, prezzo in enoteca sui 15 euro. Produttori: Christian Chaussard e Nathalie Gaubicher. Riporto fedelmente dal sito Vini Naturali: “Nel 2002, si stabilirono nel Jasnières / Coteaux-du-Loir, zona nel nord della Touraine: i terreni sono in gran parte argilla e silice su un sottosuolo di calcare e Domaine le Briseau è stato avviato con 4 ettari di vigneti coltivati ​​principalmente a Chenin Blanc e Pineau d’Aunis. Nel 2005, Christian e Nathalie hanno iniziato un piccolo commercio, chiamato Nana, Vins & Cie, per i quali acquistano uva da contadini fidati, raccolta con la loro squadra. Queste uve vengono vinificate allo stesso modo delle uve proprie, al fine di produrre vini totalmente naturali. Nel 2007, l’azienda cresce fino a 11 ettari. Tutto il lavoro nel vigneto viene effettuato secondo i principi della viticoltura biologica (con la certificazione di Qualité France): niente pesticidi, insetticidi e concimi chimici; decotti di ortica ed equiseto vengono spruzzati sulla chioma, il rame viene utilizzato in quantità modesta (meno di 5kg/HA), i vigneti sono arati e l’erba viene lasciata crescere nei filari. Nel 2006, l’azienda ha iniziato la sua conversione ai principi biodinamici“.
You Are So Fine (nomi ed etichette sono particolarmente estrosi) è lo Chenin Blanc base di Nana, Vins & Cie. Fermentazione spontanea ed affinamento in barrique per 12 mesi, filtrazione leggera e 1 gr/hl SO2 all’imbottigliamento. Nel settembre scorso, a neanche 60 anni, Chaussard è morto in un incidente con il trattore. Stava lottando da anni contro il cancro. E’ stata una delle figure più importanti nella storia del vino naturale francese.
You Are So Fine è un vino lento a rivelarsi. E’ un base, ma anche un diesel. Appena aperto, il gusto si rivela un po’ sbicentrato, slegato. Come due binari per nulla paralleli, uno che va da una parte (il naso) e l’altro in direzione quasi opposta (il gusto). La progressione, in bocca, è spiazzante.
Poi, bicchiere dopo bicchiere, ammalia. Se i vinoni concentrati stancano al secondo bicchiere, questo produce un effetto contrario: invoglia a ogni sorso. Vorresti che non finisse mai. Colpisce, come i migliori Chenin Blanc, per mineralità (è quasi salato, e il salato fa bere e ribere ancora) e nerbo acido. Per quanto secco, c’è un lievissimo residuo zuccherino – tipico dei Vouvray come dei Riesling tedeschi – che dona una morbidezza per nulla piaciona. La bevibilità è suprema, la piacevolezza totale. I gusti, un po’ verdi e di frutta gialla, possono vantare una complessità invidiabile per un vino da 15 euro.
Non vedo l’ora di berne un’altra bottiglia.

P.S. La sera successiva ho provato il Kharakter, stessi produttori, stesso vitigno in purezza. Più ambizioso, più caro (sui 25-30 in enoteca). Splendido.