Archive del 4 novembre 2012

Rugoli 2011 – Davide Spillare

Ieri e venerdì ho bevuto i due bianchi fermi prodotto da Davide Spillare, naturalista di Gambellara (Vicenza). Lo stesso paese di Angiolino Maule, lo stesso vitigno principe (Garganega). Non a caso i vini di Spillare sono distribuiti da Arkè, sempre curata dalla famiglia Maule.
Di Spillare, giovane produttore che aderisce al Movimento VinNatur, ho provato il Rugoli e il Rugoli Vecchie Vigne. Entrambi Garganega 90 percento e Trebbiano 10 percento. Annata 2011 (giovani, troppo giovani: lo so). Il base si trova – al ristorante – attorno ai 12 euro, il Vecchie Vigne sui 22. Più o meno i prezzi di Sassaia e Pico de La Biancara, a cui per certi versi si possono paragonare.
Due ettari vitati, nessun intervento chimico in cantina, niente filtrazioni (e infatti un po’ di fondo, nel Vecchie Vigne, c’era). L’azienda si definisce a regime biodinamico ragionato (ovvero: biodinamico sì, pratiche magiche no).
I Rugoli sono degli orange wines, anche se la macerazione è di sole 18 ore. Il colore è uno splendido giallo dorato.
Dalle recensioni che ho trovato in rete, ad esempio questa, ho appurato che i primi vini di Spillare non erano pulitissimi al naso. Per quanto mi riguarda, nel Rugoli Vecchie Vigne ho avvertito una lieve sensazione di ridotto, che è però svanita subito e non ha inficiato la beva.
La caratteristica di Spillare è inseguire il modello ossidativo dei bianchi dello Jura. Ho scritto più volte di non amare quella tecnica, che ha radici storiche profonde e molti estimatori. Era lecito, quindi, essere scettici. Invece Spillare è bravo a dosare questo effetto ossidativo, che è lieve (si sente di più nel Vecchie Vigne) e dona ulteriore eleganza ai suoi bianchi.
Entrambe le Garganega virano su note di noce e vinacce. Rispetto ai vini di Maule avverto un passo indietro sul fronte della bevibilità e meno polpa, ma anche maggiore eleganza. Piacevole ma un po’ corto il Rugoli base, ambizioso – con motivo – il Vecchie Vigne. Sono vini da provare, che consiglio anche come vini di avvicinamento al mondo naturalista, perché – al di là del fondo presente in alcune bottiglie – sono puliti, accattivanti anche all’esame visivo, dritti (più acidi che minerali) e riusciti.