Archive del 25 ottobre 2012

Sassaia 2011/Pico 2010 – Maule

Martedì, all’interno del convegno organizzato da Ca’ del Bosco, ho ritrovato Angiolino Maule. La sua presenza è stata fondamentale, e confesso di essermi speso personalmente perché ci fosse. Vederlo parlare di vini naturali, all’interno di un parterre poco naturalista (e non alludo a Zanella, ma a molti addetti ai lavori), è stato stimolante.
Da naturalista critico, che beve sempre più vini naturali (ma che non è miope e grida ancora al miracolo quando trova un Pas Dosé “convenzionale” come Dio comanda), reputo decisiva la dialettica – anche aspra – tra eretici e modernisti. Il dibattito mi è piaciuto anche per questo: non sopporto i manichei del vino. Trovo positivo sia che un colosso come Ca’ del Bosco si ponga il problema della naturalità, sia che un visionario come Maule possa parlare a tutte le platee (registrando puntualmente frizioni con il Gambero Rosso, come è accaduto martedì sia a lui che a me).
Gli atti del convegno sono di proprietà Ca’ del Bosco. Non posso pubblicarli io e, comunque, neanche li ho. Se sarà possibile, mostrerò in questo blog il mio intervento di 5 minuti, nel quale ho sintetizzato la mia visione del “vino del futuro”.
Al termine dell’incontro, Maule mi ha donato un Pico 2010 e un Sassaia 2011. Il primo devo ancora berlo, il secondo l’ho provato la sera stessa con Perfect39.
Amo molto il Sassaia La Biancara. E’ un bianco intermedio che, come molti intermedi o “base” (Masieri), spesso mi convincono più della versione deluxe (o comunque più ambiziosa). Angiolino mi ha detto che, con la 2011,  ha provato a inseguire maggiore eleganza.
L’ho bevuto e l’ho trovato meraviglioso. Probabilmente il suo miglior Sassaia (e anche gli altri li adoravo). Un vino “glou glou“, come li chiama qualcuno, splendido. Per freschezza, mineralità, carattere, eleganza, bevibilità, digeribilità. E – non dimentichiamolo – rapporto qualità/prezzo.
Terminata (in fretta) la bottiglia, mi sono reso conto che al momento – ed è un momento lungo – ho una gran voglia di vini bianchi freschi e bevibili. Apparentemente senza pretese, in realtà prodigiosi. Se dovessi fare un ordine adesso di vini fermi, sceglierei una cassa di Sassaia, una di Ponte di Toi e una del base di Cantina Margò Carlo Tabarrini. E già che ci sono, una di Cirelli, un Vouvray Sec di Clos Naudin e un’altra del Trebbiano Spoletino (non macerato) di Collecapretta. E potrei andare avanti ancora.
I miei vini (fermi) del cuore, ormai, sono soprattutto – non solo – questi. Bianchi. Quotidiani, semplici, mirabili.

P.S. Quanto detto per il Sassaia 2011, vale per il Pico 10. Più ambizioso, costoso, impegnativo. Pienamente riuscito.