Archive del 23 ottobre 2012

Ca’ del Bosco (il futuro del vino)

Sono appena tornato dal convegno organizzato stamani da Ca’ del Bosco nella loro azienda. Titolo: “Il futuro del vino di qualità“.
Erano presenti gli addetti ai lavori (non il pubblico). Vari relatori si sono avvicendati. Cito, tra i tanti: (cito: Enzo Vizzari, Ian D’Agata, Marco Pallanti, Marco Sabellico, Luciano Ferraro, Serena Sutcliffe).
Con l’occasione, Ca’ del Bosco ha presentato la nuova collezione vintage di millesimati: Pas Dosè, Brut, Saten. Annata 2008. Nuova veste grafica, (soprattutto) nuovo sistema di pulizia avveniristico delle uve. “Le terme degli acini”. Abbattimento dei solfiti in bottiglia (con la cifra esatta dichiarata nel retroetichetta). Semplicemente strepitoso il Pas Dosè, ottimo il Brut, ben fatto il Saten. Encomiabile l’Anna Maria Clementi 2004 Rosè (e più ancora il Brut).
Maurizio Zanella, e tutta l’azienda, mi hanno parlato di questo convegno più di un mese fa. Ho cercato di dare il mio contributo. Desidero esprimere tutta la mia stima (pubblica: per quella privata ho già dato) nei confronti di Zanella. Pioniere vulcanico, per niente facile, geniale. Di rara correttezza.
E’ stata una bella esperienza.
Inutile soffermarsi sulla perfetta efficienza dello staff, oggi. Il catering era di Chicco Cerea, pluristellato Michelin e ritenuto uno dei migliori catering d’Europa. Menu d’altissimo livello.
Tra gli interventi del mattino, ho particolarmente apprezzato Fabio Giavedoni (Slow Wine) e Angiolino
Maule (La Biancara). Molto lucido il primo, felicemente provocatorio – ma rispettoso – il secondo.
Un plauso anche a Federico Quaranta, a cui devo delle scuse, perché ho spesso fatto coincidere la mia idea di Decanter (RadioDue) con quella  di Luca Maroni (che non ci collabora più da 5 anni). E’ stato bravo.
Molto bello rivedere Gigi Garanzini, nei confronti del quale ho una stima totale.
In generale è stato un dibattito alto, stimolante, vivo. Forse (a tratti) politicamente corretto, e non credo che fosse questo l’intento di Zanella, ma mi è piaciuta l’idea di far dialogare figure (teoricamente) distanti, convenzionali e naturalisti, su temi irrinunciabili: cos’è davvero la naturalità? Cos’è la qualità? Cos’è la comunicazione (e cosa deve essere) nel mondo del vino?
Continuo a pensare – da giornalista che non scrive solo di vino, e che per lavoro si trova perfino a doversi scontrare con le Meloni – che molti vignerons siano personaggi letterari casualmente usciti da libri. Scriverne è facile: basta rimetterli dentro le loro pagine. Maurizio Zanella rientra tra questi. Nei pregi, nei difetti. Nel sogno, nella follia. A prescindere da Ca’ del Bosco, che può piacere o non piacere (ed è nota la mia predilezione per le cantine più piccole), Zanella è stato (e rimane) il pioniere di Franciacorta. Il visionario. L’uomo che, ogni volta, alza l’asticella dei suoi vini. E quindi quella dei concorrenti. Rischiando, in nome della qualità, anche il rovescio aziendale. L’ho trovato – umanamente – persona corretta, schietta, stimolante. Colta. Vera. Ad averne.