Archive del 14 ottobre 2012

Riserva Plenitude 2004 – Cavalleri

Ieri sera, con Perfect39, ho bevuto uno dei migliori Metodo Classico italiani. La Collezione Esclusiva Giovanni Cavalleri Riserva Plenitude. Annata 2004.
Me lo ha regalato Giulia Cavalleri, e devo specificarlo, perché il vino è il prodotto di punta dell’azienda (di cui più volte ho parlato).
Non va quindi paragonato ai “base”, ma alle bottiglie più ambiziose della Franciacorta. In questo senso, un podio ideale vedrebbe la Riserva Plenitude di Cavalleri accanto al Sublimis Pas Dosè di Uberti e all’Annamaria Clementi di Ca’ del Bosco (e ai piedi del podio altre 4-5 etichette deluxe).
Vini prodigiosi, che poco e nulla hanno da invidiare a gran parte degli Champagne, ma che richiedono spese importanti. Dalle 60 euro in su. Molto in su (soprattutto al ristorante).
Qui trovate la scheda del prodotto. Qui un articolo esaustivo di Civiltà del Bere.
Come spiegava anche nelle pagine de Il vino degli altri, Giulia Cavalleri è convinta che l’azione migliorativa degli affinamenti non sia costante. Un primo salto di qualità – sostiene Giulia – si ha fra i 6/8 anni di contatto con i lieviti: “la prima plenitude”. Da questo momento in poi “tutto si rimette in gioco, alcuni equilibri si rompono per ricomporsi al meglio nella seconda plenitude, tra i 12-20 anni. Qui la natura del cambiamento è diversa, più evoluta. Esiste anche una terza plenitude, dopo i 20 anni d’affinamento”.
Come ha ben riassunto Roger Sesto, di cui ho ripreso anche i virgolettati di Giulia (ma li trovate anche sul libro), la Collezione Esclusiva Giovanni Cavalleri è una “riserva della riserva”. Chardonnay in purezza, dai vigneti migliori e solo nelle annate più felici. L’affinamento sui lieviti è di 80 mesi.
La 2004 si è presentata con una freschezza prodigiosa. Buona sapidità, strepitosa per eleganza e bevibilità. Lunga, molto lunga. “Armonica”, dovremmo dire ai corsi AIS. Meravigliosamente dritta e femminile, preferisco sintetizzare io.