Archive del 13 gennaio 2012

Brunello di Montalcino 2004 – Colleoni

Vedo che da più parti si parla ancora dell’articolo di Jonathan Nossiter su Gq. Anche su questo blog, l’articolo in cui lo “difendevo” (semplifico) ha registrato il nuovo record di accessi. Grazie.
Nossiter- al netto del suo approccio manicheo e integralista – ha scritto cose quasi banali, nella sua conclamata evidenza. Ancora una volta, per disinnescarlo, si sta cercando di focalizzare l’attenzione non sul messaggio, bensì sulla parola forse eccessiva (in questo caso “tossico”). Una vecchia tecnica, adottata dai detentori del potere – o dai servi sciocchi, magari ignari di esserlo – che, consapevoli di avere torto, cercano il pelo nell’uovo e spostano l’attenzione sulla virgola sbagliata (e c’è sempre chi ci casca: sempre).
Che palle. Che due p-a-l-l-e. E che pochezza di argomenti.
Mi è stato anche chiesto di tornare sull’argomento, ma detesto annoiarmi. Non posso permettermelo.
Quindi parliamo d’altro.
Qualche giorno fa ho bevuto uno dei rossi acquistati mesi fa da Arkè, la distribuzione di vini naturali curata dalla famiglia Maule. Era un Brunello di Montalcino 2004, Podere Sante Marie. L’azienda di Marino e Luisa Colleoni. Prezzo sui 25-30 euro.
Sapete che non mangio carne e ho diminuito non poco con i vini rossi. E’ raro che mi colpiscano. Quella sera ho cenato con pici al pesto e un po’ di formaggio (do zero importanza all’abbinamento, ve l’ho scritto solo per la precisione). Con me c’era Perfect39. Ho aperto quella bottiglia, con curiosità e senza sapere cosa aspettarmi. Neanche ho mai amato il Brunello di Montalcino, non particolarmente almeno.
Be’, era una bottiglia meravigliosa. Fresca, emozionante, elegante. Tutto al posto giusto. Grande bevibilità. Bella persistenza. Invidiabile equilibrio. E i 7 anni e più se li portava benissimo.
Ve la consiglio, con grande convinzione.