Archive del 24 agosto 2011

Carat 2006 – Bressan

Una delle gemme del Friuli“. Così è spesso recensito il Carat, uvaggio bianco dell’azienda Bressan a Farra D’Isonzo.
L’ho bevuto sabato scorso, con il più bel 39 dell’universo.
Ero da Arnaldo Rossi, quindi alla ormai mitica Taverna Pane e Vino di Cortona. Ho mangiato in piazza, gremita. Sarà anche cartolinesca, ma Cortona – quando vuole – è bella come Michelle Pfeiffer ne L’età dell’innocenza (e tu, se hai fortuna, sei un po’ Daniel Day-Lewis).
Ma sto divagando. E un motivo c’è. Il Carat – annata 2006 – ha belle recensioni bipartisan (da vinoveristi e quasi-modernisti). Anche ad Arnaldo piace molto. Il prezzo è onesto, 18 in enoteca, sui 22-25 al ristorante.
In sintesi: mi è piaciuto, non mi ha fatto impazzire.
Prima di tutto non credo di essere più in grado di apprezzare sino in fondo i blend. Lo so, è un’affermazione sborona, ma ormai per me monovitigno o muerte (cioè astemia). Il blend, per quanto buono, mi pare sempre un vino costruito. Mai spontaneo.
Il Carat è un uvaggio di Tocai Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla. Cinquemilacinquecento bottiglie prodotte. Un bianco macerato, anche se non lo definirei orange wine. La macerazione è leggera e si ferma ai 28 giorni. La percepisci, comunque: nel colore (un giallo paglierino che cinque anni dopo la vendemmia era più che altro dorato), nei profumi (con un che di leggermente ossidativo: e per me non è un pregio, che siano Jura o no) e nella complessità gustativa.
Bel vino, guai se mi fraintendete e andate a scrivere “Scanzi stronca il Carat“, come ormai si usa fare se osi sollevare qualche educata perplessità. Ha buon allungo, discreta beva, complessità e carattere sufficientemente delineato. Però qualcosa non mi ha preso. Non fino in fondo. Forse il mandorlato (quasi eccessivo) al naso, forse un’acidità leggermente aggressiva (e tendente all’amaricante). Mi è mancato un po’ di equilibrio e di finezza. E sarei tentato di dire che la barrique – nonostante anni, vinificazione e tipologia – tenda ancora creare una discrasia (eh?) tra acidità brutale e (improvvisa) morbidezza che qua e là ti solletica le papille gustative.
Fosse un voto, sarebbe un 6+. Fosse un vino, sarebbe discreto. Non indimenticabile.

P.S. Due anni dopo avere scritto questo post, ho scoperto che tal Fulvio Bressan (da me fortunatamente mai incontrato) è questo intellettuale qua. Mi guarderò bene dal ribere un suo vino.