Archive del 7 aprile 2011

Mai più vino?

Stavo leggendo, giusto adesso, l’intervista che mi ha fatto Ludovica Schiaroli per la rivista In Fly. Una bella intervista. Una delle molte. Neanche se me la fossi organizzata da solo, avrei potuto orchestrare una simile accoglienza (critiche e invidie comprese) per i miei due libri sul vino.
Chiedo scusa per il silenzio di queste settimane. Sono stato inaccettabile. Le motivazioni sono puramente logistiche. Prima di tutto ho traslocato, attività esaltante come Chiara Gamberale a Radio2. Poi ho deciso di rendere il blog di MicroMega più attivo, e questo ha rubato altro tempo. E’ ricominciato il Motomondiale (che per me vuol dire viaggiare di continuo) e soprattutto sto ultimando il mio nuovo libro. A cui tengo moltissimo e che uscirà a settembre.
L’impegno è tale, e il tempo così misero, da impedirmi di andare questo weekend a Vinitaly e manifestazioni affini – che mi interessano molto più di Vinitaly. Peccato.
Il post di oggi ha il titolo che ha per un motivo molto semplice. Mi è capitato, sempre più spesso negli ultimi tempi, di ricevere la fatidica domanda: “E’ vero che non scriverai mai più di vino?”. Alcune volte la frase si tingeva di un velo quasi livoroso: “Ho sentito dire (da chi?) che hai affermato di esserti annoiato del mondo del vino, e quindi scriverai di altro“.
Urgono delle contestualizzazioni. Prima di tutto, io ho sempre scritto di altro e mai solo di vino. A chi mi chiede di specializzarmi, cioè parlare solo di vino, rispondo che non capisco la vostra cattiveria sadica nell’immaginarmi come un Luca Maroni qualsiasi. Se fossi uno specialista, non scriverei i libri che ho scritto. Se fossi uno specialista, non scriverei come scrivo (nel bene e nel male).
C’è poi un aspetto fondamentale, e cioè che non ho mai affermato di essermi “annoiato” del vino. Mai. A chi mi ha chiesto “Quale sarà il mio ruolo futuro nell’universo enologico“, rispondo che non lo so. Non mi interessano né i ruoli, né le etichette.
La realtà è molto semplice e sta così. Il mio prossimo libro non parlerà di vino. E neanche quello successivo. Forse non scriverò mai più libri sul vino. Non perchè mi sia annoiato, ma perché al momento ho già scritto tutto quello che dovevo/potevo e reiterarsi stancamente non è cosa che fa per me. Si deve sempre “lasciare” quando si è all’apice. Elogio è stato un libro nel suo piccolo epocale, come fenomeno di vendita e di rottura. Il vino degli altri è stato – spero – un degno non-seguito. Un terzo libro non avrebbe senso, non venderebbe quanto i precedenti. Non mi stimola e non ho urgenze enologiche da raccontare in un libro Volume 3.
La mia prossima pubblicazione avrà tutt’altro argomento e sarà mediamente vicina all’idea di romanzo. Continuerò però a scrivere di vino, perché mi piace, mi diverte e mi stimola. Perché mi piace raccontarmi e ascoltarvi, perché amo i vignerons e il semplice gusto del bere (bene). Lo farò tramite questo blog, che cercherò di aggiornare con una media di tre volte a settimana (a volte più, a volte meno). Un racconto delle bottiglie che mi hanno colpito, dei ristoranti che mi hanno stupito, delle persone che meritavano quantomeno un post.
Diraderò anche le presentazioni, sia perché ormai i libri sono “vecchi” di quattro e un anno, sia perché da settembre porterò in giro un’altra opera. E poi ci sono il teatro con Gaber, le mie sorelle labrador, il privato. La vita da inviato, gli amici, le serie tivù. Il 50 pollici HD 3D (sì, sboroneggio), l’iPod che suona, l’umano anelito al riposo. Come dire: ogni tanto, ho bisogno anch’io di tempo per vivere le mie otto vite da bipolare sciroccato.
Al prossimo post, dunque. Brindando con una Vitovska di Zidarich, bevuta giusto ieri, per annaffiare la nuova casa.