Archive del 16 febbraio 2011

Lispida & Monsupello

In questi giorni ho provato due bollicine particolari. H Brut Castello di Lispida 2004 e Brut Nature Monsupello. Colli Euganei e Oltrepo’ Pavese.
L’H Brut è uno degli azzardi di Alessandro Sgaravatti, membro dei Vini Veri e discepolo dell’agricoltura naturale del giapponese Masanobu Fukuoka. Ne ho parlato più di tre anni fa, nel blog di Elogio. L’H Brut è uno spumante a base Friulano. E’ un Triple A, non è un Metodo Classico. Procedimento particolare. Fermentazione in tini di legno aperto con lieviti naturali, rimontaggi giornalieri e nessun controllo della temperatura. Successiva macerazione per 3 settimane. Affinamento per 3 anni in botti di rovere da 30 ettolitri e poi spumantizzazione breve in autoclave. Uno Charmat sui generis. Nessuna filtrazione, né aggiunta di solforosa.
Costa attorno ai 25-30 euro. Ventiquattro, alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino. E’ un millesimato, annata 2004. Un po’ lontana e quindi un po’ rischiosa.
Che sia spiazzante e gravneriano al naso, è scontato. Qui però è tutto particolare anche all’esame visivo. Aranciato, quasi rosato. Bollicine un po’ stanche, numerose ma non persistenti. Naso di frutta candida, più che altro arancio. In bocca è nervoso, troppo nervoso. Parte forte, poi si sfilaccia, la progressione non è continua ma va a scatti. Pecca in eleganza, ha un’acidità quasi violenta. Se fosse un uomo, avrebbe un caratteraccio incredibile. Rispetto alla mia degustazione del 2008, mi ha convinto meno. Forse è arrivato stanco al secondo appuntamento o forse sono diventato più selettivo io.
Il Brut Nature Monsupello l’ho bevuto con Giulio Casale allo Stallo del Pomodoro. Sabato scorso, Modena. Pranzo. Lo Stallo del Pomodoro è uno slowfood (e non solo) plurititolato. Ha molta clientela, ma quel giorno alle 13 era praticamente vuoto. Cucina buona, carta dei vini notevole. Il proprietario tende a dominare sin troppo la scena. E proprio il proprietario (allitterazione voluta) ci ho di fatto imposto la scelta. Volevo prendere Il Pendio o Faccoli. Invece lui ha spinto verso Monsupello. Uno dei pochi Oltrepo’ Pavese che convincono quasi tutti, persino i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Persino nella declinazione Brut Nature, cioè Pas Dosè.
Stesso prezzo dell’H Brut, 24 euro al ristorante. Novanta percento Pinot Nero, che nell’Oltrepo’ Pavese troverebbe l’enclave italiana quanto a spumantizzazione, e 10 Chardonnay. Classico Metodo Classico dalla matrice boschiva, per dirla con l’amico Marco Pozzali. Affinamento sui lieviti di 42 mesi. Bello l’esame visivo, naso di lieviti e nocciola con qualcosa di frutta esotica.In bocca è anzitutto acido. Non elegantissimo. Deterge molto. Bevibilità discreta. Da provare per chi ritiene che le bollicine a maggioranza Chardonnay siano da fighetti, e per misurare la resa del Pinot Nero in Italia. Più educato – ovviamente – dell’H Brut, ma anche (un po’) meno personale.