Archive del 24 dicembre 2010

Vigna del Volta 2005 – La Stoppa

Domani è Natale, e a dirla tutta me ne frega un po’ meno di nulla. E’ però, e forse, una scusa per farsi gli auguri. Bevendo, magari, quello che solitamente non si beve.
Non amo i vini dolci, non li bevo mai e li ritengo quasi sempre dei prodotti ideali per chi muove i primi passi nel mondo di Enolandia. Per i non smaliziati. Vini Obladì Obladà, da Paul McCartney in salsa iper-pop (che due palle, il McCartney più paraculo).
So bene che è un ragionamento manicheo. E soprattutto sbagliato. Esistono vini dolci, passiti e no, splendidi.
Il mio amico Ezio Cerruti, artefice di uno dei pochi passiti che trovo adorabili, mi prende spesso in giro per questo. Nel farlo, prende in giro se stesso, visto che si autodefinisce “uno che voleva fare Barolo, solo che a Castiglione Tinella non si può, e così si è messo a fare il passito”.
Tutto questo per dire che, con il post di oggi, vi consiglio un vino dolce con cui farsi gli auguri. Non è un Picolit, di cui parlavo in Elogio. Non è un Tokaj e neanche uno Sciacchetrà, di cui parlo nel Vino degli altri. E’ una Malvasia Passito dei Colli Piacentini.
Mi ci sono imbattuto alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino. Martedì, con un amico.
E’ andata così. Beviamo un Metodo Classico Balter Brut, Doc Trento, e lo troviamo oltremodo deludente. Beviamo il Furore 2009 di Marisa Cuomo, ovviamente un gioiello. Poi il mio amico, fissato – lui – coi vini dolci, dice a Marco (il proprietario) di farci provare qualcosa. Lui ci porta due Triple A Velier (Marco è una sorta di abbonato a Velier, credo abbia tutto il catalogo). Il primo è il Passito 2003 di Cascina degli Ulivi, su cui puntava maggiormente. Ora, ragazzi, io non so se mi manchino i cromosomi necessari, ma i vini di Stefano Bellotti non mi prendono mai fino in fondo. Non mi aveva convinto il Bellotti Rosso, non mi convince questo Passito: stanco, senza allungo, per nulla dritto. Eleganza scarsa.
L’altro Triple A, invece, era delizioso. Vigna del Volta 2005, azienda La Stoppa. Rivergaro, Località Ancarano: Val Trebbiola, provincia di Piacenza. Era presente alla rassegna VinoVinoVino 2010 di Vini Veri a Cerea, come pure al Vinitaly quale vincitrice dei Tre Bicchieri Verdi. Il loro obiettivo è fare “vini moderni senza però tradire le memorie e le espressioni del territorio, che qui si manifestano con sfumature e caratteri unici e propri“. Non sono, quindi, né talebani né integralisti. Cercano una sorta di giusto mezzo.
Per quel che vale la degustazione di martedì, col Vigna del Volta 2005 l’hanno trovata. Malvasia 80 percento, Moscato 20 (ma la percentuale cambia sensibilmente di anno in anno). Vigne dagli 11 ai quasi 40 anni d’età. Appassimento al sole, su teli, di 10-15 giorni. Affinamento di dieci mesi in barrique di vario passaggio. Potenziale evolutivo alto. Potete aspettarlo ancora, è in piena rampa di lancio.
Vino da meditazione, per chi crede almeno alla definizione (io no). Più che altro, vino di pregio. Venti euro circa, bottiglia da mezzo litro. Lo consiglio, senz’altro. Per il naso di frutta candita, miele, spezie e tabacco dolce. Per quel sentore di confettura di pesca e albicocca, gradevole e non stuccante. Per il gusto, anzitutto fresco, non sciropposo, magari non drittissimo (il residuo zuccherino è importante) ma dritto sì: sufficientemente verticale, se mi passate l’immagine. Elegante, persistente, di grande beva.
Da non amante di vini dolci, ne avrei bevuto un secchio. Che per me è cosa molto rara. Mi dicono che anche l’Ageno, il loro orange wine, sia encomiabile. Approfondirò. Nel frattempo: bravi.