Archive del 18 dicembre 2010

Bianco Fiero 2008/09 – Cantina Margò

Alt, fermi un attimo. Qua c’è un vino semplice fatto con tutti i crismi. Un vino da neanche dieci euro che sa emozionare.
Di Cantina Margò avevo parlato due mesi fa. E’ una piccola azienda a Sant’Enea, provincia di Perugia. Terra di Doc Colli Perugini, anche se qui si fanno solo Igt.
Il proprietario, Carlo Tabarrini, nella vita di tutti i giorni fa l’operaio alla Perugina (segue la facitura dei Baci) e quando ha tempo si diverte a proseguire la tradizione enologica familiare. Ha una linea “moderna”, che non ama troppo e con cui si guadagna la possibilità di sperimentare altrove. E poi c’è la linea del cuore, che da quest’anno si chiama Fiero: Bianco e Rosso, Vendemmia Tardiva e no.
Nel mio precedente post, avevo degustato l’annata 2008. Buono il bianco (nonostante un tappo non impeccabile), indecifrabile il rosso. Stavolta ho degustato la 2009 e ridegustato una 2008 (stavolta senza difetto alcuno).
Non le ho bevute solo io: dopo una degustazione al Pane e Vino di Cortona, giovedì scorso, Carlo Tabarrini – presente alla serata – si è fatto convincere e ha aperto due sue bottiglie Fiere. Bianco e Rosso. Ora: alle degustazioni del Pane e Vino, c’è un nugolo di talebani integralisti tanto competenti quanto spietati. Se sbagli bottiglia, sono i primi a fartelo notare. Con toni non amichevoli. Il Bianco Fiero 2009 di Cantina Margò ha furoreggiato. E’ finito in un amen (cit). E non costa neanche 6 euro in cantina. E non ne fa che 200 bottiglie.
Parlo di bianchi, perché sul Rosso ho ancora riserve. Per ora convince più quello “moderno” che non quello Fiero. E so che per Tabarrini non è un complimento. Avrà modo di migliorarsi, o forse il suo è un terreno da bianchi.
Il Bianco Fiero, annata 2008 e 2009, è un gran vino. Giovedì abbiamo bevuto la 2009, 70 percento Grechetto e 30 Trebbiano. Applausi. Due sere fa mi sono sdraiato, con agio fin troppo esplicito, la 2008. Grechetto in purezza, macerazione di 5 giorni, fermentazione a tino aperto, lieviti ed enzimi autoctoni. Polpa gialla all’inizio, poi freschezza e mineralità, polvere da sparo. Bevibilità suprema, eleganza innegabile. Un piccolo gioiello a un prezzo irrisorio.
Tabarrini, nei suoi esperimenti, sta provando anche Metodo Classico, vendemmie anticipate, vendemmie tardive. Fa bene a divertirsi. E fa bene a insistere sul Rosso (magari, cercando di capire se le vigne che si è trovato sono di Sangiovese, Montepulciano d’Abruzzo o altro ancora). Per il momento, io punterei però sul Bianco Fiero: gli farei un’etichetta definitiva, gli darei un minimo di continuità e lo metterei in commercio. Pubblicizzandolo anzitutto tra gli appassionati di vini naturali. Magari spedendolo a Maule, Sangiorgi e la guida Slow Wine.
Merita, ragazzi. Merita davvero.