Archive del 6 dicembre 2010

Una settimana intensa

Il Vino degli altri Tour 2010 è finito. Ci saranno forse due piccole propaggini, una a Treviso e una a Cortona, ma saranno comunque cose diverse.
Da mercoledì scorso a domenica ho passato giornate intense. Meritano di essere raccontate.
Mercoledì. Dopo avere ospitato il cantautore Luigi Mariano a casa mia il giorno prima, con tanto di mini-concerto unplugged per pochi intimi, parto per Modena. Alle 20.30 c’è una degustazione di 4 Moscatisti alla Compagnia del Taglio. Marina è una garanzia e ogni sua presentazione è un capolavoro. Oltretutto a Modena ho tanti amici. E tanti ricordi berselliani. La serata è piacevole. Sul piano tecnico, pasteggiare a solo Moscato è dura. Puoi farlo con i formaggi stagionati ed erborinati se il Moscato è Passito, come il Sol (botritizzato e no) di Ezio Cerruti. Puoi farlo come si usa fare col Moscato, abbinandolo ai dolci natalizi: in quel caso il massimo sarà Paolo Saracco, industriale quanto si vuole ma oggettivamente impeccabile nella categoria. Negli altri casi, è una tipologia che soffre. Gli altri due moscatisti erano Alessandro Boido, che con la sua Ca’ d Gal ha dimostrato come perfino il Moscato può invecchiare, e il ghiribizzo (l’ennesimo) di Walter Massa, che vedo molto più a suo agio con il “suo” Timorasso.
Giovedì. Decido di far pranzo, anche se la fame era zero, per provare un ristorante consigliato da Marina. Prima di partire, acquisto alla Compagnia del Taglio i lisergici Torroni Baci del Cavalier Borrillo (semper fidelis) e il Panbriacone della Pasticceria Bonci (lode a te). Il ristorante è Da Faccini, Sant’Antonio di Castell’Arquato. Nel piacentino. Uscita Fiorenzuola d’Arda. C’era la neve (a Berlino Est, cit). Gran posto, di tradizione secolare e buoni prezzi. Antipasto vegetariano, con tortino alle verdure e un flan con porri. Quindi caramelle ricotta e spinaci, fatte in casa. Da bere, un dignitosissimo Gutturnio Vivace 2009 di Casa Benna. Rifermentato in bottiglia, 5 euro. Piccolo residuo zuccherino a renderlo più ammiccante, bel profilo organolettico (?) di frutto e spezie. Dal Gutturnio non ti aspetti che ti cambi la vita, ma che sia onesto e vero. Questo lo è. Come il luogo in cui l’ho bevuto.
Alla sera, cena di Natale all’Ais di Lodi con presentazione del Vino degli altri. La delegazione di Lodi è stata molto gentile e ha avuto l’ardire di scegliere come cantina Lopez de Heredia. L’azienda spagnola di cui parlo nel libro. Il bianco era del ’92, il rosso dell’81. Da loro – nella Rioja – funziona così: sono pazzi. L’annata più giovane ha come minimo dieci anni (per smaltire il legno e non solo). Il bianco ha ovviamente deluso (a me è piaciuto non poco), il rosso era un capolavoro di austerità, freschezza e mineralità. Ed aveva 29 anni. Chapeau. A loro, a chi mi ha invitato e a Guido Invernizzi, vulcanica prima firma Ais con cui ci si rivedrà (spero) perché le affinità elettive non sembrano mancare.
Venerdì. Il giorno della presentazione a Torino, Circolo dei Lettori, del libro di Vauro (Farabutto). Ho grande stima di Vauro ed è stato un momento splendido. Ad averne, di momenti così. Non ne parlo molto qui, perché non è il luogo adatto, ma è di ciò che si vive.
Alla sera, facendo un po’ le corse, cena monumentale (ero digiuno dalla sera prima a Lodi) a Borgomale. Langa, e Langa è vita. Borgomale è il feudo di Silvio Pistone, pazzo scatenato – e sosia di Franz Di Cioccio – che un bel giorno ha abbandonato il suo lavoro abitudinario (piastrellista) e si è messo a fare tome. 50 pecore – ora 30 -. Fa tutto da solo, anche pane e polenta. La cena è stato il trionfo dei suoi formaggi. Un godimento quasi violento. Pistone è anche uno dei protagonisti di un documentario – Langhe Doc – in uscita in questi giorni. Da vedere.
A cena c’erano Ezio Cerrutti, Federico Ferrero con la sua compagna e suo padre (storico compagno di viaggio di Beppe Rinaldi). Dulcis in fundo Sobrino, che ha portato i suoi vini. Mi hanno positivamente colpito la sua Barbera 2004 e i Barolo 2003 e 2001. Di Sobrino mi aveva parlato bene già il proprietario del Bunet di Bergolo. Accennavo a lui in Elogio. Cerruti ha portato i suoi Sol passiti (applausi), oltre a due bianchi decisamente apprezzabili: l’esordiente calabro Montonicoz 2008 dell’azienda L’Acino (da seguire) e il 2006 Carco Blanc dello storico produttore naturalista corso Antoine Arena. Sontuoso – anche se giovanissimo – il Barolo Rinaldi 2006, portato quasi en primeur. Di serate così ce ne vorrebbe una alla settimana, come minimo.
(ora che ci penso: mentre mangiavamo, in stalla è nato un agnello. L’ho visto. E ho visto tutti quegli animali. Mi chiedo, una volta di più: come cazzo fate a mangiarli?).
Sabato. Pranzo ad Alba con Federico Ferrero, anche se pranzo è una parola grossa. Giusto un piatto di tajarin burro e salvia alla Piola (ennesima slowfood) nel centro di Alba. Piatto ben fatto.
La sera sono all’enoteca Tredicigradi di Luserna San Giovanni, sopra Pinerolo. Presento il libro, con due librai di Torre Pellice, e poi cena. Mi è piaciuta la voglia del giovane proprietario, Luca Coucourde. Sa scegliere vini, ha passione. E poi ama Roddolo, quindi va bene a prescindere. Visitare piccoli luoghi vuol dire incontrare tanti piccoli sogni. Una cosa bella. Sabato non ha fatto eccezione.
Apprezzabile la scelta degli aperitivi, dal Brut di Larmandier Bernier al Drazna Belo 2006, un orange wine del Carso dello sloveno Cotar (malvasia, vitovska e altri vitigni): deludente al naso, ma buon corpo e buona bevibilità.
Per cena era stato scelto un altro slowfood, La Nicchia, a Cavour. Gran posto e grandi vini. Avrei solo da ridire sul pizzico di boria del proprietario, un po’ troppo affettato e non esattamente spontaneo. Magari ho visto male io. Discutibile anche l’idea di aprire il Barolo Case Nere 1999 (non buonissimo: troppo legno e poca personalità) lontano da noi e scaraffarlo senza mostrare il gesto. Per una bottiglia da 55 euro, è il minimo che ti aspetti. Ottimi i piatti – segnalo i plin al seirass – e, nel profluvio di vini, mi piace citare il Ginestrino di Conterno Fantino e il Briccolero di Quinto Chionetti. Mi sono portato a casa una bottiglia di Ramiè, vanto locale come la Barbera Pinerolese Merenda con Corvi 2006, che però non mi ha proprio convinto (eufemismo).

Ringrazio chi mi ha invitato in queste settimane. Ora ho bisogno di letargo, ma continuerò a scrivere (e bere). E prima o poi ci ritroveremo anche dal vivo.