Archive del 4 ottobre 2010

Granè di Gillardi

Giacolino Gillardi è uno dei produttori più noti – e discussi – della zona di Dogliani. E’ anche enologo di Ceretto.
L’ho conosciuto una settimana fa alla presentazione di Carrù, era il relatore. A cena siamo andati al Moderno, dopo la presentazione.
Abbiamo bevuto uno Champagne che importa lui, Delamotte, fratello minore (ma anche molto meno costoso) di Salon, e poi i suoi vini in purezza da uve internazionali.
Prima l’Harys, cioè Syrah. Poi Merlò, cioè Merlot (questa era più facile). Due vitigni che rispetto ma non amo, due vini ben fatti ma non dell’anima.
L’altra sera ho bevuto l’altro vino che Giacolino mi ha regalato, una (rara) Magnum del suo Grané. Granaccia in purezza. Annata 2005. Prima si chiamava “Granaccio” (l’etichetta pubbicata in questo post).
L’ho bevuto con grande piacere tra amici ed è, tra i tre vini internazionali fatti da Gillardi, quello che più mi ha colpito e convinto.
La Grenache è un vitigno che attraversa tutta l’Europa, dalla Spagna fino ai posti più impensabili d’Italia, cambiando nome dal Friuli alla Sardegna, passando per la Provenza.
In Italia raramente tocca vette straordinarie. Di solito dà il meglio in Liguria, naturale prosecuzione del terroir provenzale.
Non so se il Granè sia indimenricabile, ma certo ha giusto muscolo e buona beva, profumi accattivanti (ma veri) e bell’equilibrio. Persistenza non comune. Una Granaccia langarola, in apparenza un ossimoro, che però funziona.