Archivio di ottobre 2010

Le Macchiole: anteprima 2007

Adoro Cinzia Campolmi. In un’altra vita le avrei sicuramente fatto una corte sfrenata. In questa, mi limito a bere i suoi vini. Ed è una piacevolissima limitazione.
Martedì scorso ho partecipato all’anteprima 2007 dei suoi tre cavalli di battaglia: Paleo (Cabernet Franc), Scrio (Syrah), Messorio (Merlot). Tutti in purezza. Tutti giganti. Tutti a lei somiglianti. E al marito.
Dell’azienda Le Macchiole ho parlato in un capitolo intero de Il vino degli altri. Non mi ripeterò, o proverò a non farlo.
Cinzia ha organizzato un’anteprima in quattro tappe, ognuna delle quali vedeva uno chef straniero (Belgio, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti) abbinare i suoi piatti ai vini delle Macchiole. A me è toccato il pranzo inglese e ho mangiato benissimo (e vegetariano: ho le prove, casomai invio il filmato a chi lo desidera o mi faccio firmare una dichiarazione di Cinzia in merito).
I vini.
Lo stacco, rispetto agli anni passati, è costituito dallo Scrio. Syrah in purezza. La sfida del marito, ben sapendo che il Syrah è un’uva che deve soffrire per dare il massimo e per questo non molto indicata a Bolgheri. Nel libro, Cinzia mi aveva detto di come lo Scrio fosse il “figlio” che meno le somigliava. C’era da lavorare. L’annata 2007 costituisce un innegabile passo in avanti. Bolgheri è un territorio che marca molto e soffoca il varietale del Syrah; in cantina è il vino che convince di meno. Eppure c’è stato un deciso miglioramento (e la 2008 sarà ancora migliore, mi dicono). Classica nota balsamica iniziale, poi pepe, un po’ di vaniglia. Meno legno, più eleganza. Unico aspetto negativo, è un vino prodotto in quantità così esigua (sulle 3mila bottiglie) da avere un prezzo poco accessibile: 70 euro.
Il Messorio è quello più indietro: nornale, accade ogni anno. Uno dei migliori Merlot italiani. Per ora parte seduto e la nota alcolica copre il frutto, ma l’affinamento in bottiglia lo renderà morbido come si deve. Un vino perfetto (ma non furbo), caratterizzato pure lui da una dose minore di legno (che ovviamente c’è, come sempre a Bolgheri). Non è l’uva della mia vita, e non ci spenderei 120 euro, ma è giustamente tra i grandi vanti dell’enologia italiana.
Il mio preferito, va da sé, è il Paleo. Cabernet Franc in purezza. Un vino portentoso, da 50-55 euro in enoteca. Lo ritengo un capolavoro e la 2007 – sebbene giovanissima – non delude. Anzi. Peperone giallo, nota grigliata, mineralità. Grande dinamicità, progressione. Un rosso scontroso, riottoso, che non si concede, che si fa inseguire. Splendido.
Dopo la visita in vigna (da anni biologica e ultimamente con un avvicinamento al biodinamico), in cantina e le solite chiacchiere (due terzi della produzione vanno all’estero), c’è stata una seconda degustazione. Una verticale di Paleo: ’95, ’99, ’01, ’04. Nella 95, quella che ho amato di meno ma che durante il pranzo si è adattata benissimo ai cibi, il Paleo era ancora un blend classico di Cabernet Sauvignon (90%), Sangiovese (5%) e per la prima volta Cabernet Franc (5%).
Nella ’99 si abbandonava il Sangiovese, incrementando il Franc (dal 5 al 15%).
La 2001 è l’annata del primo Paleo in purezza Cabernet Franc. Un prodigio che al tempo non venne capito: servirono addirittura 600 bottiglie come campioni degustativi, per avvicinare critica e mercato a quell’azzardo. La diffidenza è durata per anni.
La 2004, secondo Cinzia, è la perfezione del Cabernet Franc a Bolgheri. Una recensione impegnativa, ma pertinente (anche se oggi la 2001 è più in forma).
C’è stato poi spazio anche per il Paleo Bianco (maggioranza Sauvignon Blanc) e per il Bolgheri Rosso, l’unico ottenuto da blend. I vini base dell’azienda, onesti e del tutto dignitosi per serate non impegnative (anche nel senso del prezzo).
Concludendo, e ringraziando, trovo che Le Macchiole sia l’azienda che a Bolgheri più cerca, e ottiene, una piena corrispondenza tra ideali, filosofia (di vita) e vino. E’ come se il Paleo fosse lo specchio di Cinzia e del suo staff.
Accade solo nelle aziende migliori.

Granè di Gillardi

Giacolino Gillardi è uno dei produttori più noti – e discussi – della zona di Dogliani. E’ anche enologo di Ceretto.
L’ho conosciuto una settimana fa alla presentazione di Carrù, era il relatore. A cena siamo andati al Moderno, dopo la presentazione.
Abbiamo bevuto uno Champagne che importa lui, Delamotte, fratello minore (ma anche molto meno costoso) di Salon, e poi i suoi vini in purezza da uve internazionali.
Prima l’Harys, cioè Syrah. Poi Merlò, cioè Merlot (questa era più facile). Due vitigni che rispetto ma non amo, due vini ben fatti ma non dell’anima.
L’altra sera ho bevuto l’altro vino che Giacolino mi ha regalato, una (rara) Magnum del suo Grané. Granaccia in purezza. Annata 2005. Prima si chiamava “Granaccio” (l’etichetta pubbicata in questo post).
L’ho bevuto con grande piacere tra amici ed è, tra i tre vini internazionali fatti da Gillardi, quello che più mi ha colpito e convinto.
La Grenache è un vitigno che attraversa tutta l’Europa, dalla Spagna fino ai posti più impensabili d’Italia, cambiando nome dal Friuli alla Sardegna, passando per la Provenza.
In Italia raramente tocca vette straordinarie. Di solito dà il meglio in Liguria, naturale prosecuzione del terroir provenzale.
Non so se il Granè sia indimenricabile, ma certo ha giusto muscolo e buona beva, profumi accattivanti (ma veri) e bell’equilibrio. Persistenza non comune. Una Granaccia langarola, in apparenza un ossimoro, che però funziona.

Presentazioni

Comincio ad avere le idee più chiare sulle prossime presentazioni. Di seguito ve le indico. La lista è parziale e incompleta.
17 ottobre (domenica) – Eurochocolate a Perugia, Centro Espositivo Rocca Paolina, ore 18 (la Rocca Paolina è una fortezza ipogea che si trova “sotto” il centro storico di Perugia, raggiungibile direttamente dalla centralissima Piazza Italia oppure con le scale mobili dal parcheggio di Piazza Partigiani, la soluzione più comoda per chi arriva in auto a Perugia).
22 ottobre (venerdì) – Tolmezzo, Corte Cussigh (centro storico) e Ristorante La Corte dei Sapori. Aperitivo e cena.
3 novembre (mercoledì) – Tortona, Libreria Namastè, ore 18 (o già di lì).
18 novembre (giovedì) – Caserta, Enoteca La Botte presso Casagiove (Caserta), dalle 20, con degustazione.
20-21 novembre (weekend) – Taranto, rassegna Vin Natur Taranto, presenterò il libro e farò da moderatore agli eventi nella due giorni. Il luogo esatto è l’Hotel Cecere a San Basilio di Mottola (Ta).
2 dicembre (giovedì) – Lodi, Cena di Natale con l’Autore.
4 dicembre (sabato), Luserna San Giovanni (To), Enoteca Tredicigradi, Ore 17.30.
Sarò via via più preciso nei prossimi giorni.
Parteciperò poi a degustazioni e vari eventi, che racconterò in questo blog.

Metodo Classico Brut Velenosi

Toh, un Metodo Classico marchigiano, da un’azienda di Ascoli Piceno. Che, già che c’è, fa anche altre bollicine – con Metodo Charmat – a base Passerina.
Parlo della crescente Azienda Velenosi.
Ne avevo solo sentito parlare. Sabato scorso, dopo la presentazione a Carrù con Marco Travaglio, un lettore – Gennaro – ha avuto la bontà di regalarmi un vino, premettendo che “forse per i tuoi gusti è un po’ smanettone”.
La bottiglia era la Gran Cuvèe Brut di Velenosi. Un Metodo Classico con uve Chardonnay e Pinot Nero. Sosta 36 mesi sui lieviti. L’ho bevuto due sere fa.
Colore importante, giallo paglierino quasi dorato, vivo e vivido. Davvero bello al naso, ricco e intrigante, forse un po’ furbino ma bello nellla sua frutta gialla tropicale, crosta di pane e uvaspina (quest’ultima l’ho sbirciata dal sito).
Forse il punto debole è all’esame gustativo. E’ corretto, riuscito, equilibrato. Ho però avvertito una certa fatica – da eccessivo “smanettamento” – durante la degustazione. Bene il primo sorso, meno gli altri. Non sto scrivendo che è uno Champagne ipermoderno, ma un po’ moderno sì. Per i miei gusti è sin troppo morbido e con spina dorsale acida non indimenticabile. Un Metodo Classico di talento, ma (per far rima) anche abbastanza opulento.
Non conosco con esattezza il costo e non posso commentare il rapporto qualità/prezzo.
Se lo provate, ditemi che sensazioni avete avuto. E grazie ancora al lettore Gennaro.