Archive del 10 luglio 2010

Il Timorasso della Colombera

Prima di tutto, una piccola informazione. Mercoledì prossimo, in Piazza Carime alle 21.15, presenterò Il Vino degli altri a Polignano a Mare (Bari), all’interno dello splendido e ricchissimo festival Il libro possibile. Se siete in zona, ci si vede.
L’azienda di cui parlo oggi l’ho scoperta per caso, un mesetto fa, durante la serata alla Compagnia del Taglio di Modena. Uno dei vini che avevo più ritenuto gradevole, dei molti di quella sera, era il Timorasso Derthona 2008 de La Colombera. Alla presentazione era presente Elisa Semino, figlia del fondatore Pier Carlo.
Mi sono fatto spedire (pagando) quel vino e la riserva Il Montino.
Negli ultimi mesi sto avendo conferma di come il Timorasso sia uno dei vitigni che più amo tra gli autoctoni italiani. Che il Piemonte sia terra di grandi rossi lo sanno tutti, che lo sia anche di grandi bianchi è meno scontato. E invece: Timorasso, Erbaluce, Cortese, Arneis, eccetera. A mio avviso i piemontesi non sanno fare i Metodo Classico, ma nelle altre tipologie la regione non teme davvero rivali.
Il Timorasso, nei Colli Tortonesi alessandrini, ha per capofila Walter Massa. Un grande eretico, geniale e difficile. Lo cito nel libro. Tempo fa mi ha regalato una magnum di Croatina, altro vitigno che ben si adatta in quelle terre. Lo berrò in un giorno importante.
La Colombera non fa soltanto Timorasso. Da quel che leggo, sa declinare con efficacia Barbera, Croatina (appunto) e il Nibiò, un vitigno perfetto tra i miei Vini Outtake, clone particolare del Dolcetto che dovrò presto assaggiare.
Io, dell’azienda, ho provato “soltanto” i due Timorasso. Cinquantamila bottiglie annue, 22 ettari vitati, viticoltura convenzionale. Il borgo è Vho, cinque chilometri da Tortona.
Per chi non conosce il Timorasso – vergognatevi – dirò che a mio avviso è uno dei vitigni più vicini e simili al Riesling. Dà il meglio se lo tratti in contenitori inerti (?), unplugged e vada come vada. Non ha paracadute, non ha sovrastrutture, non ha ancore di salvataggio. O viene bene, o è un mezzo disastro.
Il Timorasso Derthona 2008 della Colombera, pagato (mi pare) poco sotto i 10 euro, è il vino perfetto dell’estate. Fresco, buona sapidità, grande bevibilità. Può evolversi in bottiglia, ma puoi anche berlo subito. Accetta basse temperature, non sentitevi in imbarazzo se lo bevete ghiacciato: perderà qualcosa all’olfatto, ma berlo sarà una benedizione. Non ha un naso ricchissimo (nel sito leggo un curioso “sentore di zucchero filato”: questa mi mancava) ma c’è quello che deve esserci. Fiori e frutti bianchi (non troppo maturi), su tutte acacia e biancospino. Anche la pesca bianca. Netta la mineralità, importante per un vino dal prezzo così vantaggioso. Il Derthona 2008 è un approdo sicuro e vantaggioso. Dite che vi mando io.
Se poi volete di più, ecco Il Montino. Ovvero la Riserva, da uve particolari e pregiate. Per quel che vale (non moltissimo), un anno fa Il Montino 2006 ha vinto i Tre Bicchieri. Il primo dell’azienda (speriamo non si montino – uh – la testa e continuino il loro  bel percorso, di famiglia con le idee chiare che non segue le mode). Io ho assaggiato ieri il Montino 2007. Prezzo poco sopra i 10 euro. Nella bottiglia, giustamente, c’è scritto di bere questo vino non prima di 3 anni dalla vendemmia. Ero al limite, è presto per berlo. Però si può bere. E’ un vino che mi ha convinto appieno, per complessità olfattiva, equilibrio e persistenza. Acidità sostenuta, che dimostra quanta vita abbia ancora davanti. E al tempo stesso, morbidezza giusta e non ostentata. Struttura importante, ma non opulenta.
Il fiore all’occhiello è la grande mineralità. Una sapidità davvero significativa e una sensazione “di bere roccia”. Mi sono tornati in mente certi Riesling tedeschi, ad esempio Muller Catoir, oppure il Riesling “al quarzo” di Weingut Karlsmuhle. Il Montino dà come la sensazione di bere quarzo e roccia, pietra e minerale. Bella, e rara, sensazione.