Archive del 7 maggio 2010

Recensione: Enofaber’s Blog

Ecco una recensione appena trovata.

(Enofaber’s Blog) Forse l’avevo già scritto, ma il fatto di utilizzare molto il treno per gli spostamenti, permette di farsi delle sane dormite e avere tempo per delle [non sempre] piacevoli letture (talvolta le seconde, quando particolarmente tediose, sono il prologo delle prime). In questo caso, lo devo ammettere, la lettura non ha aiutato l’ingresso nel mondo di Morfeo. Il colpevole di questo spregevole comportamento nei confronti della mia stanchezza, è “il caso editoriale” del momento, ossia il nuovo libro di Andrea Scanzi, noto giornalista che in passato scrisse una delle pietre miliari della cultura enoica italica (e non solo, a mio parere): Elogio dell’Invecchiamento (qui il post che scrissi tempo fa). Sto quindi parlando de “Il vino degli altri” (con relativo blog).
Se l’opera prima, Elogio dell’invecchiamento, era stata una sorta di cavalcata wagneriana o, mi si perdoni l’azzardo con la musica metal, una sorta di Master of Puppets, questa seconda creazione del sommelier toscano è più complessa e a mio parere meno lineare ed immediata. Elogio era (ed è e sarà) un libro da divorare in un attimo, dotato di ritmo sostenuto con le pagine che si susseguono rapidissimamente. Il Vino degli altri, invece, ha capitoli splendidi, emozionanti, divertenti con alcuni momenti in cui il ritmo cala e richiede maggiore concentrazione. Forse, rispetto ad Elogio, questo secondo scritto è volutamente più riflessivo e meno d’impatto. Continuando ad azzardare paragoni musicali, in questo caso non vedrei male l’accostamento all’ultimo album dei Portishead, Third (qui il singolo We Carry On), disco che ho dovuto ascoltare più e più volte prima di apprezzarlo appieno.
Certo non manca l’ironia, la battuta che strappa il sorriso o addirittura fa ridere a crepapelle. Scanzi, sommelier sicuramente preparato e ben rodato, si prende bonariamente in giro, raccontando di sue (presunte) gaffes, senza mai perdere di vista l’oggetto del suo raccontare: il vino degli altri (dove per altri si guarda all’estero) e i relativi paragoni con l’Italia enoica. Il vino e soprattutto i vigneronnes, con passaggi di enorme spessore laddove lascia la parola a personaggi quali, uno tra i tanti, Maule (piccola critica a margine: tanti refusi nel testo. Da eliminare nella prossima ristampa)
Per dovere di cronaca è giusto sottolineare che l’uscita del libro, soprattutto a seguito di certe affermazioni riportate, ha scatenato polemiche enormi (che non cito volutamente; se volete avere un’idea del polverone che si è alzato potete andare a caccia per la rete: non è poi così difficile, visto il clamore suscitato.).
Un vino da rileggere tra qualche tempo, dopo averlo fatto decantare un po’. In ogni caso, nonostante la minor immediatezza rispetto ad Elogio, è a mio modesto parere, un’altra bella prova per il giornalista-sommelier toscano (Enofaber’s Blog).

Bella recensione. Non credo così tanto che Il vino degli altri sia così “meno immediato” di Elogio, anzi lo trovo per molti aspetti più personale e cazzeggiante, ma è opinione – peraltro non negativa – che rispetto. E che tendo a sposare, se vuol sottendere l’idea di un libro meno manualistico e più denso di opinioni, nozioni e affermazioni destinate a far riflettere. D’altra parte sono passati tre anni da Elogio e in quei tre anni un po’ ho studiato. E sono (un po’) cambiato. Per fortuna: guai a incidere sempre lo stesso disco.
L’affetto di cui ancora gode Elogio mi rende molto felice.
Sui refusi: ci sono, ma adesso non è che ce ne sono ottomila, eh. :) In 330 pagine farò mille nomi di aziende e addetti ai lavori. Una decina (o poco più di refusi) ci possono stare, via. Senz’altro andranno tolti nella prossima edizione, e me ne scuso.
L’accostamento coi Portishead mi piace molto.
Grazie ad Enofaber.

Recensione: WineNews

Ecco la recensione di WineNews. Alla fine, una mia piccola riflessione. Da domani ricominceremo a parlare di vini bevuti: nel taccuino ho le riflessioni su Jacquesson, Il Cantante e altro.

E’ da pochi giorni sugli scaffali delle librerie “Il vino degli altri” (Mondadori, pagine 327, euro 18,50), l’ultima fatica letteraria di Andrea Scanzi, che segue idealmente “Elogio dell’invecchiamento” (2007), come ci suggerisce lo stesso autore nell’introduzione (“mi sono detto che un seguito di Elogio poteva starci”). Si tratta di una sorta di viaggio che conduce il lettore dalla Franciacorta all’Etna, dalla Toscana a Bordeaux, dalla Mosella all’Abruzzo, dalla Rioja all’Argentina, con lo scopo non di stabilire graduatorie ma di conoscere meglio i vini degli altri attraverso il confronto con i nostri.
Scanzi non fa mistero dei suoi maestri, la rivista “Porthos” su tutti, né tanto meno cerca improbabili mediazioni quando ci guida tra le sue preferenze enoiche (tenendo, però, a specificare che “il vino migliore non esiste” e “nessuno, nel mondo del vino, ha ragione”). Con passione e la giusta dose d’ironia e, soprattutto, con una prosa dotata di un bel ritmo, finisce per considerare, forse a ragione, il vino squisitamente come un oggetto evocativo di situazioni, luoghi e persone (dagli stessi protagonisti del mondo enologico, agli sportivi, dagli scrittori ai musicisti, in un piacevole caleidoscopio di fatti e citazioni, che spaziano dal cinema alla tv, dalla letteratura alla politica), che rispetta decisamente il modo di considerare il vino di Andrea Scanzi: “non riesco a concepire il vino senza la sua naturale connotazione conviviale”.
Il libro è molto ricco e non manca, come sembra ormai imporre questo vero e proprio nuovo genere letterario, diciamo enologico-esistenziale, la caratterizzazione di precisi “idealtipi”: dal “bevitore-damigiana” al “bevitore-Grandeur”, dal “bevitore-edonista” al bevitore-radical chic” fino al “bevitore-Buddha”, né tanto meno una specie di “checklist” delle dieci cose che l’autore pensava sul mondo del vino prima di questo libro e le dieci dopo questo vino.
Un punto di vista sul vino che proviene da “un innamorato che studia”, come si definisce l’autore, che si rivela decisamente una piacevole lettura, ma che non sembra togliere o aggiungere nulla alle discussioni modaiole più in voga nell’autoreferenziale e un po’ stanco mondo del vino italiano, questo, evidentemente, senza nulla togliere alla divertente e divertita scrittura di Andrea Scanzi (WineNews).

Ringrazio WineNews per la recensione e le belle parole. Sono iscritto alla loro mailing list ed è una delle fonti che cito nel capitolo Backstage. Un portale meritorio.
La critica finale è interessante: “decisamente una piacevole lettura, ma che non sembra togliere o aggiungere nulla alle discussioni modaiole più in voga nell’autoreferenziale e un po’ stanco mondo del vino italiano“. Non so se sia vero. E’ possibile. La mia volontà era proprio quella di non essere autoreferenziale e barboso (un po’ modaiolo sì) come molti libri sul vino. Spero di esserci riuscito.