Archive del 19 aprile 2010

Methius

Amo i Metodo Classico (si sarà capito). Ma non amo tutti i Metodo Classico.
Mi piace cercare nuove bollicine, anzitutto in Trentino e Alto Adige, terre non ancora pienamente valorizzate (e conosciute). L’Alto Adige, in particolare, sa colpirti spesso al cuore: basta non fermarsi allo stereotipo-Seppi.
Bene Haderburg e Arunda Vivaldi, un po’ meno questo Methius.
L’ho acquistato su consiglio di un enotecaro di Fiè allo Sciliar, a Capodanno. E’ un Metodo Classico da 30 euro. Ha vinto qualche premio.
L’azienda è nata nel 1986 per volere di due amici, Carlo Dorigati ed Enrico Paternoster. Si trova a Mezzocorona, paese vocato alla spumantistica trentina. Il nome Methius, leggo dalle informazioni, “deriva dalla ricerca di un toponimo locale che accomuna l’origine del prodotto aziendale al territorio di nascita”.
Non chiarissimo. Riproviamo: “L’etimo del nome scelto si perde nella storia. Si sa che già nel 1150 (Principe Vescovo e Mainardo II conte di Tirolo) il nome delle due borgate site nella “Piana Rotaliana” erano: Methius Coronae -oggi Mezzocorona e Methius Sancti Petri (oggi Mezzolombardo) ove il radicale comune “Methius” deriva dal celtico e latino volgare”. Già così va un po’ meglio.
Il Methius, di cui ho degustato il millesimato 2001 Brut, è 60% Chardonnay e 40% Pinot Nero. Un blend classico dei Metodo Classico e Champagne. Quattro-cinque anni di affinamento sui lieviti, sei-otto mesi di sosta in bottiglia dopo la sboccatura.
Tutto bene? Non esattamente.
Il Methius è uno spumante sin troppo educato. Nelle bollicine, per nulla aggressive (bene) ma non troppo percettibili (meno bene). Nei profumi, di frutta matura gialla e poco più. Più ancora, nel gusto: poca acidità e sapidità, grande morbidezza, un “dolcino” sin troppo evidenziato (dato dallo sciroppo di dosaggio e, azzardo, dalla barrique in cui sosta lo Chardonnay).
Non è uno spumante cattivo, tutt’altro, ma è uno spumante con poca spina dorsale e scarsa personalità.
Per i miei gusti, sin troppo affettato e garbato.

P.S. Franco Ziliani, nel suo blog Vino al vino, ha pubblicato la pagina (131) in cui si parla dell’inchiesta sui taroccamenti del vino toscano. Mi sarei giocato uno zebedeo (cit) che quella pagina non sarebbe passata inosservata. Sempre in quel capitolo, a pagina 139 c’è un odioso refuso. Quando il Dottor Massimo D’Alessandro afferma che “il Consorzio dovrebbe fare di più. Purtroppo é in mano a Frescobaldi e La Calonica. Frescobaldi produce anche Merlot e altri vitigni, quindi non vuole che si punti sul Syrah”, in realtà si riferiva ad Avignonesi. Non a Frescobaldi. Colpa mia.
Chiedo scusa ai diretti interessati e ai lettori. Lo correggeremo nella seconda edizione.