Archive del 27 marzo 2010

Chianti Classico (Cinciole, Rentennano)

Quanti Chianti Classico buoni conoscete? Pochissimi.
E’ un altro aspetto che affronto nel nuovo libro: la situazione (spesso) deplorevole della mia Toscana enologica.
Fortuna che qualcuno resiste. L’altra sera, alla Bottega del vino di Marco Sensitivi e Claudio Amadori, ne ho provati due. Entrambi 2006. Sono andato a colpo sicuro. Le Cinciole da una parte, San Giusto a Rentennano dall’altra. La prima, a Panzano in Chianti, è a conduzione biologica. L’azienda è condotta da Valeria Viganò e Luca Orsini. La seconda, dei Fratelli Martini di Cigala, si trova a Gaiole.
Ho provato i base delle due aziende, di solito sono proprio loro a dare il polso della qualità di una cantina.
Il Chianti Classico 2006 di Le Cinciole, più nota per il Riserva Petresco e un Supertuscan che non mi fa impazzire ma è ben fatto (Camalaione), costa sui 13 euro in enoteca. Al ristorante, se è onesto, poco sotto i 20. Li vale. E’ Sangiovese con piccola aggiunta di Canaiolo, uva che nel Chianti c’è sempre stata (anche se di per sé dona poco).  A distanza di quattro anni, è ancora un po’ chiuso e non lunghissimo, ma spicca per bevibilità, equilibrio, giusto frutto e un finale lievemente asprigno  tipico del Sangiovese.
Dall’altra parte, il Chianti Classico 2006 di San Giusto a Rentennano, azienda che apprezzo soprattutto per il Riserva Baroncole e (più ancora) per il Percarlo, uno dei migliori Sangiovese in purezza che si possano incontrare. Il prezzo è più o meno identico al base de Le Cinciole, forse qualcosa in più. Qua la matrice del Sangiovese è ancora più spiccata e asprigna: per alcuni più tipico, per altri meno piacevole. Io lo preferisco, seppur di poco, ma son gusti (cit).
Se vi trovate in Toscana, o vi va di provare due Chianti sicuri (e veri), questi lo sono. Non ne troverete – ahimé – molti altri.