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	<title>Il Vino degli altri</title>
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	<description>il blog enogastronomico di Andrea Scanzi</description>
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		<title>Kilchoman (il whisky &#8220;giovane&#8221;)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 15:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Kilchoman Whisky Scanzi Islay]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi trovo ancora a parlare di whisky perché, in questi giorni, ho partecipato a qualche festa e ho quindi avuto modo di provare nuovi superalcolici. Certo, ho bevuto anche vino, ma non posso recensirvi per l&#8217;ennesima volta la Ribolla Gialla di Gravner (ma quanto, quanto, quanto era buona la 2005. Nonostante la &#8220;gioventù&#8221;). Il whisky [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2426" title="IMG_0459" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0459-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" />Mi trovo ancora a parlare di whisky perché, in questi giorni, ho partecipato a qualche festa e ho quindi avuto modo di provare nuovi superalcolici. Certo, ho bevuto anche vino, ma non posso recensirvi per l&#8217;ennesima volta la Ribolla Gialla di Gravner (ma quanto, quanto, quanto era buona la 2005. Nonostante la &#8220;gioventù&#8221;).<br />
Il whisky di cui parlo oggi è un torbato di Islay. E&#8217; poco conosciuto perché appena nato. Quando un mio amico è andato a visitare la distilleria, nulla era ancora in commercio. C&#8217;è un motivo: la Kilchoman Distillery ha cominciato la produzione soltanto nel 2005. Ne consegue che, al momento, si trovino soltanto il 3 anni e il 5 (quello che ho bevuto io).<br />
Kilchoman è la distilleria più ad ovest di Scozia.  Produce un Islay Single Malt ed è per questo paragonabile ai sette colleghi più noti: Ardberg, Bowmore, Bruichladdich, Bunnahabhain, Caol Ila, Lagavulin, Laphroaig.<br />
Io ho bevuto il &#8220;2006 Vintage Release&#8221;. Un cinque anni uscito a fine 2011. Non ne conosco il prezzo, mi è stato regalato. Credo sui 35 euro.<br />
Si presenta splendidamente: come confezione, logo e forma della bottiglia è uno dei whisky più accattivanti.<br />
E dentro? Il gusto com&#8217;è? Ecco: io lo consiglio per capire quanto sia importante l&#8217;evoluzione anche nel whisky. In particolare quello torbato. Il Kilchoman è un whisky infante, acerbo, palesemente non pronto. Ma &#8211; per certi versi &#8211; parte del suo fascino risiede proprio in questa sua squilibratura.<br />
E&#8217; ovvio che non ha la complessità e la misura dei whisky migliori, ma sotto il profilo didattico insegna molto. Pregi e difetti. E &#8211; garantisco &#8211; tutto è fuorché stucchevole.<br />
Se non amate la torba, esentatevi. Se vi intriga, la torba provatelo subito: vi farà l&#8217;effetto di un vino che non ha ancora smaltito il legno, ma che lascia intuire potenzialità considerevoli. A mio avviso è una distilleria da seguire con attenzione.<br />
(<em>E poi la torba, anche da giovane, è mooooolto più &#8220;buona&#8221; del legno derivante da barrique troppo tostata</em>).</p>
<p>P.S. Per pura cronaca, annoto a margine che il Kilchoman è stato preso d&#8217;assalto alla festa. Attraendo anche chi non ama il whisky (lo so cosa state per dire, lo so: &#8220;proprio come i vini legnosi piacciono anche a chi non ama il vino&#8221;).</p>
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		<title>Calvados Le Compte &#8211; 12 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Calvados Le Compte Scanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera, con alcuni amici, ho aperto il miglior Calvados che abbia bevuto sinora. E&#8217; stato degustato dopo una cena in cui ci siamo trattati bene. Pas Dosè Cavalleri, Ribolla Gialla 2003 Gravner. Poi è toccato al Calvados Le Compte 12 anni. Dell&#8217;azienda avevo bevuto soltanto il 5 anni. Pochi per un Calvados, ma sufficienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2419" title="004_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/004_crop1-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" />Ieri sera, con alcuni amici, ho aperto il miglior Calvados che abbia bevuto sinora.<br />
E&#8217; stato degustato dopo una cena in cui ci siamo trattati bene. Pas Dosè Cavalleri, Ribolla Gialla 2003 Gravner.<br />
Poi è toccato al Calvados Le Compte 12 anni. Dell&#8217;azienda avevo bevuto soltanto il 5 anni. Pochi per un Calvados, ma sufficienti per farmelo apprezzare.<br />
Il 12 anni è un prodotto discretamente celebrato. E&#8217; stato anche il superalcolico <em>cool</em> servito nella <em>business class</em> dei Concorde.<br />
L&#8217;ho acquistato qualche settimana fa a <em>Le Carovaniere</em>, la whiskeria (e non solo) di Arezzo. Non ricordo il prezzo esatto, mi pare attorno ai 50-60 euro. Sarò più preciso.<br />
Il Calvados è il mio superalcolico preferito dopo il whisky e prima (molto prima) di grappa, rum, cognac e armagnac. E&#8217; un brandy di mela, fatto nella Bassa Normandia, scoperto (lo so, l&#8217;ho già scritto) grazie alla saga dell&#8217;Alligatore di Massimo Carlotto. Uno dei più pregiati è il Pays d&#8217;Auge. Può essere millesimato. Migliora enormemente col tempo: i Calvados inferiore ai cinque anni (ad esempio il <em>Fine</em> o <em>Trois Pommes</em>) sono dolciastri e poco emozionanti (ma più facili). Viene spesso usato nei cocktails.<br />
Il Calvados Le Compte è un Pays d&#8217;Auge. Il 12 anni non è il più impegnativo: esistono anche il 15, il 20 e il Millesimato 1982.<br />
Il 12 anni spicca per eleganza. Ha note evidenti di cannella &#8211; il Calvados resta sempre un po&#8217; &#8220;dolcino&#8221; e per questo non da tutti amato - ma anche cardamomo e soprattutto noce moscata.<br />
Io l&#8217;ho trovato splendido e mi permetto di consigliarvelo.</p>
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		<title>Porto Cervo Wine (report)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 12:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Cervo Wine Festival 6 Mura Encry Delzocchio Antinori]]></category>

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		<description><![CDATA[Da venerdì a domenica ho partecipato alla quarta edizione del Porto Cervo Wine Festival. E&#8217; stata un&#8217;esperienza piacevole. Ho molte considerazioni da fare. Proviamoci. Organizzazione. Raramente ne ho trovate di migliori. Gli ospiti sono viziati dall&#8217;inizio alla fine, l&#8217;ufficio stampa è impeccabile, pranzi e cene di pregio. Nulla che manca, tutto al punto giusto. Sotto questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2409" title="porto cervo 2" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/porto-cervo-2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />Da venerdì a domenica ho partecipato alla quarta edizione del <em>Porto Cervo Wine Festival</em>. E&#8217; stata un&#8217;esperienza piacevole. Ho molte considerazioni da fare. Proviamoci.<br />
<strong>Organizzazione</strong>. Raramente ne ho trovate di migliori. Gli ospiti sono viziati dall&#8217;inizio alla fine, l&#8217;ufficio stampa è impeccabile, pranzi e cene di pregio. Nulla che manca, tutto al punto giusto. Sotto questo punto di vista, applausi.<br />
<strong>Il Festival</strong>. E&#8217; l&#8217;unico festival enologico sardo, o così mi è stato detto. Gli va dato atto di essere stato il primo a muoversi, ma non è sufficiente per raccontare la realtà assai varia della Sardegna. Dove sono i Dettori, i Panevino e i Perda Rubia?<br />
<strong>La location</strong>. La mitica (e da molti odiata) Costa Smeralda. &#8220;<em>Quella della Santanché e di Zucchero che si incazza</em>&#8220;. Tutto nasce nel 1962, quando il Principe Karim Aga Khan si innamora della zona &#8211; al tempo sconosciuta al turismo &#8211; e la rende mecca di ricchi. L&#8217;organizzazione del Festival è legata agli hotel Starwood &#8211; Cala di Volpe, Cervo, Pitrizza e Romazzino. Cinque stelle lussuosissimi, attivi solo d&#8217;estate (tranne il Cervo, l&#8217;unico aperto tutto l&#8217;anno). L&#8217;Hotel Pitrizzia, quello delle celebrities, è una delle cose più belle e lussuose che abbia mai visto. Le camere più economiche costano mille euro a notte, mezzo litro d&#8217;acqua in camera 10 euro o giù di lì. I sardi che vivono in Costa Smeralda soffrono all&#8217;idea di essere considerati la &#8220;Sardegna dei nababbi&#8221;, e li capisco, ma l&#8217;equazione &#8211; soprattutto per chi vive nel Continente - pare inevitabile.<br />
<strong>Il programma</strong>. Di buon livello, almeno per gli incontri con il pubblico. Bruno Gambacorta (RaiDue) è un bravo padrone di casa, misurato e bipartisan. Ho apprezzato, in particolare, il dibattito sulla comunicazione enologica al tempo di Facebook (e più in generale al tempo del web). Sotto il profilo umano, a pranzo e cena, ho fatto begli incontri.<br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2401" title="004_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/004_crop-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" />I vini</strong>. &#8220;<em>Sembra quasi una sfilata</em>&#8220;. L&#8217;ho sentito dire spesso, durante le degustazioni, da parte di chi avvertiva troppo glamour. Io stesso apparivo un po&#8217; alieno, soprattutto quando ho parlato (anche) di vini biodinamici, <em>Fatto Quotidiano</em> e Giorgio Gaber. Un po&#8217; come celebrare Beppe Grillo a un raduno del Pd (o Pdl). Della sessantina di cantine presenti, la stragrande maggioranza erano corazzate. Grandi numeri, vini troppo spesso uguali agli altri. Ho avvertito grande fatica a innamorarmi di qualche vino. Molti Vermentino erano deludenti, idem per Cannonau e Carignano. Quante bottiglie stancanti e opulente. Se volessi essere cattivo, direi che per certi versi sembrava <em>la Vinitaly di Briatore</em>. Avrei più coraggio nella scelta delle cantine e mi affrancherei dai soliti nomi. Li si vuole invitare? D&#8217;accordo, ma non solo loro (o quasi). Oltretutto, da toscano, mi veniva da ridere a vedere stand dedicati a Banfi o Rocca delle Macie, che bevevo giusto a 16 anni. Chiaramente è un parere personale, dettato da una &#8220;evoluzione del gusto&#8221; (o involuzione) che mi ha portato ad amare vini schietti e naturali, ma una rassegna ambiziosa e ottimamente organizzata non può affidarsi ai Lambrusco cicciuti (magari <em>on the rocks</em>) di Ceci o ai Franciacorta più industriali. Se si scelgono solo questi produttori, lo stereotipo della Costa Smeralda &#8220;luogo per ricchi&#8221; si alimenta fatalmente. Starei anche attento a chi presenta i vini: sentirsi dire &#8220;<em>Non so cosa c&#8217;è dentro quel vino, sa, io solo un&#8217;amica</em>&#8221; mette tristezza. Idem per le risposte di rito (&#8220;<em>Qui sente profumi di cassis, qua facciamo uso di legno di rovere, bla bla</em>&#8220;).<br />
<strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2403" title="019_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/019_crop-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" />Cosa mi è piaciuto</strong>. Per prima cosa ho puntato alle <strong>bollicine</strong>. Nulla di rilevante sui Franciacorta (anche se apprezzo che i Pas Dosè stiano crescendo). Ferrari non lo bevo più da anni, ma il Perlè resta piacevole. Tra gli Champagne, non riesco ad amare Nicolas Feuillatte (e la signora che lo presentava era di rara antipatia). Perriet-Jouet non lo scopro io: adesso lo importa Antinori (che ha abbandonato Krug, &#8220;<em>la Rolls Royce degli Champagne</em>&#8220;). Il rosato, in particolare, è splendido. Ma costa un mutuo. Una garanzia la batteria <em>deluxe</em> di Pommery. Alla fine però consiglio un vigneron (seguito da italiani). Si chiama Encry e sta nel cuore della Cote de Blancs, a Mesnil-sur-Oger. Le migliori bollicine del Festival. Ho avuto modo di degustare la prima bottiglia di Pas Dosè aperta in Italia. Purtroppo è economicamente impegnativa (sui 70 euro).<br />
<strong>Bianchi</strong>. Quanta fatica per trovare Vermentini emozionanti. Mi ha convinto di più la Lugana di Sansonina, piccola azienda veneta che cura anche Zenato (Amarone soprattutto). Ho degustato con attenzione i bianchi di Capichera (di cui in passato non ho parlato con particolare entusiasmo) e le bottiglie più ambiziose di Sella &amp; Mosca (il Torbato in purezza, fuori dalla grande distribuzione organizzata). Sono fatti bene, senz&#8217;altro in grado di intercettare molti consensi. Ma la scintilla non è scattata e a quelle cifre, nel mio piccolo, scelgo altro. Alla fine dico Vigne Surrau, soprattutto le annate non recentissime (lo Sciala 2007 non era male).<br />
<strong>Rossi</strong>. Ne dico tre. Il Tempranillo toscano di Beconcini a San Miniato, di cui parla Andrea Gori ne <em>Il vino degli altri</em>. Discreto anche il Chianti. Meglio i base dei vini più impegnativi (troppo legnosi). Un&#8217;azienda che d&#8217;ora in poi seguirò con attenzione, ho avverito passione e un qual certo coraggio eretico. Poi il Pinot Nero di Elisabetta Delzocchio: un ufo al <em>Porto Cervo Wine Festival</em> che plaudo non per il suo essere biodinamico &#8211; non basta essere &#8220;naturali&#8221; per piacermi - ma perché mi è piaciuto davvero. L&#8217;azienda è a Rovereto, la conoscerete già. Come vino sardo, a sorpresa, segnalo 6 Mura. Me lo ha fatto scoprire il gentilissimo Emanuele Ragnedda (Capichera), presentandomelo come un Carignano selvaggio e vero. Lo è, anche nelle spigolosità.<br />
Questo è quanto. Grazie ancora per l&#8217;ospitalità.</p>
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		<title>Lambrusco &#8211; Bellei &amp; Vezzelli</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lambrusco Bellei Vezzelli]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; da un po&#8217; che non parlo di Lambrusco. Ieri ho bevuto, al Porto Cervo Wine Festival, il Ceci. Osannato da molte guide che celebrano puntualmente vini muscolosi. Non mi convince, se non come scaltrezza commerciale. Anche questa trovata del Lambrusco ghiacciato da bere come aperitivo: mah. E poi è davvero troppo, troppo, troppo concentrao. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2390" title="039_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/039_crop-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" />E&#8217; da un po&#8217; che non parlo di Lambrusco. Ieri ho bevuto, al <em>Porto Cervo Wine Festival</em>, il Ceci. Osannato da molte guide che celebrano puntualmente vini muscolosi. Non mi convince, se non come scaltrezza commerciale. Anche questa trovata del Lambrusco ghiacciato da bere come aperitivo: mah. E poi è davvero troppo, troppo, troppo concentrao. Una marmellata, o una confettura, più che un vino.<br />
Domani, comunque, parlerò più dettagliatamente del Festival.<br />
In questo post desidero risegnalarvi &#8211; l&#8217;ho fatto anche nei libri &#8211; due Lambrusco di Sorbara che non deludono. Il primo è Christian Bellei &amp; C, di cui ho provato recentemente il Cantina della Volta. Un Rosè Metodo Classico. Bellei è (sono) stato/i tra i primi a credere al Lambrusco vinificato non con il Metodo Martinotti Charmat ma con il Classico. Lambrusco di pregio, anche se forse gli preferisco il Grosso di Paltrinieri (ma è un bello scegliere).<br />
L&#8217;altro Sorbara è quello di Francesco Vezzelli. Decisamente acido e fresco; forse troppo poco morbido per alcuni, ma splendido per la capacità di ripulire la bocca durante la cena (per questo lo preferisco come compagno di pasto che come aperitivo).<br />
A domani.</p>
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		<title>Schioppettino 2010 &#8211; Vignai da Duline</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 08:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vignai da Duline Schioppettino Scanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i molti ricordi piacevoli legati alle mie incursioni nel mondo del vino, ce ne sono due che riguardano Vignai da Duline, meritoria azienda friulana. Il primo, di cui parlo in Elogio dell&#8217;invecchiamento, è legato al Vinitaly 2007. Non conoscevo l&#8217;azienda, ma fu una di quelle che mi colpì di più. La seconda è tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2380" title="030_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/030_crop-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" />Tra i molti ricordi piacevoli legati alle mie incursioni nel mondo del vino, ce ne sono due che riguardano Vignai da Duline, meritoria azienda friulana. Il primo, di cui parlo in <em>Elogio dell&#8217;invecchiamento</em>, è legato al Vinitaly 2007. Non conoscevo l&#8217;azienda, ma fu una di quelle che mi colpì di più. La seconda è tre anni dopo. Fine 2010. Presentavo <em>Il vino degli altri</em> a Tolmezzo, dagli amici di Terrae Doc. Alla fine spuntò il proprietario di Vignai da Duline, Lorenzo Mocchiutti, per salutarmi e regalarmi una bottiglia (la magnum Rosso di Sofia). Mi fece molto piacere, anche perché &#8211; purtroppo &#8211; non sono mai andato a trovare in cantina lui e la moglie Federica, a San Giovanni al Natisone (Udine). Spero di poterlo fare presto.<br />
I vini di Vignai da Duline sono semplici, schietti, emozionanti, personali. Di grande bevibilità e indubbio fascino. Sia i bianchi che i rossi. Per certi aspetti mi colpiscono di più i rossi. E per me è una novita. Sia perché bevo quasi solo bianchi, sia perché conosco pochissimi rossi friulani in grado di emozionarmi, venendo quasi tutti dal solito &#8211; e abusato &#8211; uvaggio bordolese.<br />
Sei ettari coltivati. Tra i bianchi &#8211; avendo un certo freno per i blend, anche se ben fatti &#8211; consiglio Friulano e Pinot Grigio (tra i più emozionanti che conosca). Tra i rossi, il Morus Nigra (Refosco dal Peduncolo Rosso), il Rosso di Sofia (ancora Refosco, ma cru e solo magnum) e lo Schioppettino.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-2384" title="031_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/031_crop-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" />Mi è capitato di berlo giorni fa alla <em>Compagnia del Taglio</em> di Modena (parentesi: non è che viva in quella enoteca. Più semplicemente, capita di assaggiare molti vini e quindi di avere tanti spunti per più post). Igt, annata 2010. Delizioso.<br />
Lo Schioppettino è un rosso autoctono friulano di buon corpo ma non molto tannino. Bassa anche la componente alcolica. Violaceo intenso, vinoso, enorme acidità. Gradevole anche come uva da tavola. Il nome deriva dalla croccantezza degli acini, o forse dal fatto che la grande acidità può rendere il vino (involontariamente) frizzante in giovane età.<br />
E&#8217; un vino semplice, da tutti i giorni, ma va saputo fare. Non è facile e, se ben declinato, acquisisce grande dignità: il caso dello Schioppettino di Vignai da Duline. Classica bottiglia che bevi e ribevi con piacere, che ti fa compagnia senza disturbare, e che una volta terminata &#8211; presto &#8211; hai voglia di bissare.</p>
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		<title>Bourbon Whisky: si può?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 08:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distillati]]></category>
		<category><![CDATA[Knob Creek Bourbon Southern]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli amanti del whisky sono perfino più snob, e netti, di quelli del vino. Esiste solo il whisky scozzese, Single Malt e possibilmente non troppo torbato. Siamo d&#8217;accordo (fino a un certo punto), ma ogni tanto è bello spaziare. Ho più volte scritto che i miei whisky preferiti sono sì scozzesi, ma decisamente marini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2370" title="032_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/032_crop-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" />Gli amanti del whisky sono perfino più snob, e netti, di quelli del vino. Esiste solo il whisky scozzese, <em>Single Malt</em> e possibilmente non troppo torbato. Siamo d&#8217;accordo (fino a un certo punto), ma ogni tanto è bello spaziare.<br />
Ho più volte scritto che i miei whisky preferiti sono sì scozzesi, ma decisamente marini e torbati. E spesso<em> Vatted </em>(<em>Blended</em>) e non <em>Single Malt</em>.<br />
Ho provato dei whisky giapponesi discreti, ad esempio il mediamente celebre Nikka, mentre sono ignorante su quelli irlandesi (che si chiamano &#8220;whiskey&#8221; con la &#8220;e&#8221;).<br />
Il whisky inaccettabile, per gli esperti, è il <em>Bourbon </em>(o &#8220;<em>whisky rye</em>&#8220;, whisky di granturco). Quello americano. In effetti, come gusto, è un po&#8217; un&#8217;americanata. Più facile, più dolciastro, più obeso. Dipende in gran parte dal cereale maggiormente usato: non l&#8217;orzo, ma in larga parte mais/granturco (di solito il 70 percento, comunque non meno del 51).<br />
Il Bourbon che rispetta le regole, ed è stato invecchiato per almeno due anni, può chiamarsi <em>Straight Bourbon</em>. Quello che è invecchiato almeno un anno nel Kentucky, la patria del Bourbon (ma non l&#8217;unico luogo dove si fa), è definito <em>Kentucky Bourbon</em>.<br />
Tutti, o quasi, hanno provato il Jack Daniels. Ogni tanto lo bevo ancora, addirittura <em>on the rocks</em>, quando ho voglia di trash. Non ho mai amato il Southern Comfort, sorta di Morellino di Scansano dei whisky, superalcolico perfetto per la ventenne che &#8220;<em>non</em> <em>amo il whisky ma questo mi piace perché è dolce e profuma</em>&#8220;.<br />
Qualche giorno fa, alla Compagnia del Taglio di Modena, ho provato il (lo?) Knob Creek. Non lo conoscevo. In Internet si trova sui 42-43 euro, in qualche duty free addirittura a 20. Cinquanta gradi alcolici (è un <em>100 proof</em>, che dà vita a whisky più alcolici del canonico <em>Bourbon 80 proof</em> da 43 gradi). Un <em>Kentucky Straight Bourbon</em>. Non è il prodotto di punta della James B. Bean Distilling, che produce anche <em>Booker&#8217;s</em> (70 euro), <em>Baker&#8217;s</em> e <em>Basil Hayden&#8217;s. </em>E&#8217; nato nel 1988. Invecchiato nove anni (non poco, per un Bourbon). Nel 2010 è stata messa in commercio anche la versione Reserve (120 proof). Il (lo?) Knob Creek è uno <em>small batch</em>, che mette cioè insieme barili diversi e li assembla, mentre il <em>Reserve</em> è un <em>Single Barrel</em>.<br />
E&#8217; piacevolissimo. Non troppo dolce, poco ruffiano, accattivante quanto basta, discretamente complesso. Mi sa che lo riproverò.</p>
<p>P.S. Quello stesso giorno ho bevuto anche un sorso di Ardbeg Blasda. Prodotti non paragonabili, ma ovviamente un altro mondo.</p>
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		<title>Porto Cervo Wine Festival</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Cervo Wine Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Da oggi fino  a domenica sera sarò al Porto Cervo Wine Festival. E&#8217; la quarta edizione, comincia oggi. Tra gli ospiti, Jarno Trulli, Bruno Gambacorta, Luciano Pignataro.  E il sottoscritto. Incontrerò il pubblico, per presentare i miei due libri sul vino, domenica alle 16.30. La cornice scenografica è splendida, le aziende presenti inseguono un gusto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2362" title="primosic" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/05/primosic-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Da oggi fino  a domenica sera sarò al Porto Cervo Wine Festival. E&#8217; la quarta edizione, comincia oggi. Tra gli ospiti, Jarno Trulli, Bruno Gambacorta, Luciano Pignataro.  E il sottoscritto.<br />
Incontrerò il pubblico, per presentare i miei due libri sul vino, domenica alle 16.30.<br />
La cornice scenografica è splendida, le aziende presenti inseguono un gusto molto &#8220;internazionale&#8221; (con qualche eccezione).<br />
Mi sarebbe piaciuto vedere Zucchero che inveisce contro le turiste russe distratte durante il suo concerto, ma sfortunatamente non sarà presente a Cala di Volpe.<br />
Ci vediamo là.  E se non ci vediamo, vi scriverò cosa ho visto e degustato.</p>
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		<title>I Clivi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 09:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Clivi Collio Friulano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi ho bevuto due bianchi de I Clivi, una delle aziende che preferisco nel Nordest. La prima era un Collio Friulano San Lorenzo 2009, bevuto a casa di un collega che stimo, Marco Imarisio del Corriere della Sera. La seconda, degustata pochi giorni fa alla Compagnia del Taglio, era una Ribolla Gialla 2010. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2351" title="016_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/016_crop-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" />Nei giorni scorsi ho bevuto due bianchi de I Clivi, una delle aziende che preferisco nel Nordest.<br />
La prima era un <em>Collio Friulano San Lorenzo 2009</em>, bevuto a casa di un collega che stimo, Marco Imarisio del <em>Corriere della Sera.</em><br />
La seconda, degustata pochi giorni fa alla <em>Compagnia del Taglio</em>, era una Ribolla Gialla 2010.<br />
Semplice e piacevole la Ribolla Gialla, senza troppe pretese ma ben fatta.<br />
Splendido il Friulano: grande sapidità, un po&#8217; agrumato, bevibilità impeccabile.<br />
Non scopro nulla, perché I Clivi è una garanzia da anni che piace &#8211; al di là delle naturali eccezioni &#8211; a modernisti e tradizionalisti, ma lo trovo uno dei migliori Friulano d&#8217;Italia.<br />
Ottimo rapporto qualità prezzo, peraltro: in enoteca si dovrebbero trovare attorno ai 15 euro.</p>
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		<title>Vegan Fest</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 11:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vegan Fest Seravezza Folco Terzani]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni non ho potuto aggiornare il blog. Ho portato Gaber se fosse Gaber in tre luoghi in sei giorni (Cison di Valmarino, Arcore, Casalgrande di Reggio Emilia) e la data di Arcore il 25 aprile per la Liberazione resterà indimenticabile. Come le altre, del resto: lo spettacolo sta davvero incontrando il vostro plauso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/033.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2336" title="033" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/033-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>In questi giorni non ho potuto aggiornare il blog. Ho portato <em>Gaber se fosse Gaber</em> in tre luoghi in sei giorni (Cison di Valmarino, Arcore, Casalgrande di Reggio Emilia) e la data di Arcore il 25 aprile per la Liberazione resterà indimenticabile. Come le altre, del resto: lo spettacolo sta davvero incontrando il vostro plauso. Grazie. A questo proposito, segnalo che domenica 10 giugno porterò <strong>Gaber se fosse Gaber</strong> a Dogliani. Sarà la mia prima data teatrale in Langa e vorrei che ci fossero tutti gli amici di sempre. Vi ho invitato per tempo.<br />
Anche la prossima settimana sarà particolarmente densa, tra impegni televisivi e radiofonici. Poi, da venerdì a domenica (il mio compleanno: son 38), sarò ospite al <strong>Porto Cervo Wine Festival</strong>. Proprio domenica presenterò i miei libri e parlerò del mio rapporto con il vino.<br />
Oggi voglio però dedicare il post al Vegan Fest. Ci sono stato ieri &#8211; a Seravezza, Lucca - e ne ho scritto sul <em>Fatto Quotidiano</em>. L&#8217;articolo, che trovate qui sotto, mi pare meritevole di essere pubblicato anche qui. E&#8217; stato scritto in condizioni di emergenza e con una tastiera francese: perdonate refusi e accenti random.<br />
Ho presentato<strong> I cani lo sanno</strong>, ma più che altro ho osservato l&#8217;ambiente e incontrato persone realmente convinte di ciò che fanno.<br />
Onestamente non ne posso più delle battutine su vegetariani e vegani. E&#8217; sconfortante e pietoso.<br />
Per la prima volta mi sono sentito diverso non in quanto vegetariano, ma in quanto &#8220;soltanto vegetariano&#8221;. Ero &#8220;strano&#8221; io, perché ancora mangio uova e formaggi (sempre meno, ma li mangio) e perché indossavo un giubbotto di pelle (finta). E &#8211; addirittura &#8211; perché osavo portare le scarpe.<br />
Come ho detto durante l&#8217;incontro, sono vegetariano e rimarrò tale. Per me la cucina non è solo nutrimento, ma anche godimento. Dire che &#8220;<em>si mangia solo per cibarsi</em>&#8221; è come dire che &#8220;<em>si fa sesso solo per procreare</em>&#8220;: non diciamo sciocchezze. Oltretutto non ce la farei mai a togliere dalla mia alimentazione il latte, sostituendolo con quello di soia.<br />
Il Vegan Fest, però, mi è piaciuto. Per l&#8217;organizzazione e la passione (e la cucina vegana del ristorante Nobili Scorpacciate Vegan, gestita dallo chef bergamasco non vegano Chicco Coria, è notevole). Ci sono innegabilmente degli aspetti che non mi convincono. A volte il vegano è fatalmente talebano (fa un po&#8217; sorridere sentir dire che &#8220;<em>il digiuno fa bene, io l&#8217;ho fatto 25 giorni bevendo solo acqua e mi sentivo più in forma, purificato e <img class="alignleft size-medium wp-image-2338" title="013_crop" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/013_crop1-300x268.jpg" alt="" width="300" height="268" />vitale</em>&#8220;, oppure ascoltare i moniti secondo cui si può mangiare unicamente &#8220;<em>riso intregrale&#8221;, &#8220;grano sfarinato Cappelli</em>&#8221; e &#8220;<em>lenticchie di non ricordo dove</em>&#8220;). Il vegano deve essere bravo a cucinare, deve avere tempo di cucinare, deve viaggiare poco (se viaggi molto, i ristoranti con piatti per vegani sono infinitesimali).<br />
E &#8211; a dirla tutta &#8211; detesto questa mania dell&#8217;andare a piedi nudi. Esteticamente mi risulta intollerabile, soprattutto negli uomini: è proprio la cosa più brutta che si possa vedere al mondo, come le infradito, le ballerine o le scarpine ortopediche in puro cotone biologico bla bla bla.<br />
Al netto di tutto questo, e ribadendo il mio essere vegetariano (felicemente) e non vegano, ringrazio tutti coloro che mi hanno ospitato. Sono persone belle, coerenti, sicuramente &#8220;estreme&#8221; ma felici della loro vita e mosse dal desiderio meraviglioso di vivere senza nuocere agli altri.<br />
Un grazie anche a Renata Balducci, Barbara Primo, Sauro e Folco Terzani. Cenare e conversare con loro è stato molto piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Per gli enoamanti: al Vegan Fest ho incontrato uno stand in cui mi è stato magnificato il nuovo &#8220;<em>metodo Pandora</em>&#8220;. Qualcosa di molto più naturale dei vini veri e/o (appunto) naturali: un sistema &#8220;rivoluzionario&#8221; che, oltre a garantire l&#8217;assenza di prodotti di origine animale per la chiarifica e la mancanza di solforosa, applica la biodinamica non solo nella vigna ma anche in cantina. Nel processo fermentativo, in particolare, rendendo il vino &#8211; cito dagli infervoratissimi adepti &#8211; &#8220;<em>in grado di mantenere il suo Dna naturale, di resistere per mesi anche dopo aperto e di non nuocere minimamente all&#8217;organismo</em>&#8220;. Non ho capito benissimo ogni passaggio, e per ora le aziende che lo adottano sono poche, ma ve lo segnalo. Ne sapete di più?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2340" title="024" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/024-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />&#8220;Il più grande Festival Vegano è a Seravezza, provincia di Lucca. Non distante  da Stazzema, teatro di uno dei maggiori eccidi della Seconda Guerra Mondiale. Per cinque giorni (dal 27 aprile a dopodomani) uno spicchio di Toscana, forse la regione meno vegetariana del mondo, si concede il lusso – la stranezza esotica, la scelta etica – di ascoltare e osservare chi vive senza uccidere. Seconda edizione, ingresso gratuito, traffico congestionato. Diciottomila presenze nel 2011 (a Camaiore), 30mila previste quest&#8217;anno al Palazzo Mediceo. Ingresso gratuito, clima a metà strada tra l&#8217;Arezzo Wave Love Festival (uno dei partner) e i raduni <em>flowerpower</em>.<br />
I più stretti osservanti camminano scalzi (non è una regola vegana, ma spesso loro e i <em>barefooter</em> coincidono). L&#8217;estetica è al servizio della propensione messianica al sacrificio, quindi esce sconfitta: ballerine, infradito, scarpine per neonati in cotone biologico, tuniche improbabili.<br />
Una ricerca Eurispes di due anni fa ha attestato che in Italia ci sono almeno 7 milioni di vegetariani dichiarati (reali o presunti), un decimo dei quali vegani. Chi si concede deroghe («Niente carne, ma pesce ogni tanto sì», «A uova e formaggi non posso rinunciare). E chi rimarca la differenza tra vegetariano e vegano: esistere senza ferire gli altri esseri viventi (universo botanico compreso). A loro volta i vegani si dividono in due categorie: chi si accontenta di mangiare frutta, verdura e cereali e chi ricorre a seitan e tofu (di moda anche tra i non vegani).<br />
Il Vegan Fest sembra uno spicchio di mondo pieno di utopici. Una Comune verde. Forse a Thomas More sarebbe piaciuto. Seravezza si è lasciata contaminare, accettando la colonizzazione. Le pasticcerie in centro preparano colazioni vegan, i tramezzini sono fatti con maionese vegan e persino la salumeria storica del paese si è reinventata «rosticceria vegan». Un ossimoro che piace.<br />
Gli stereotipi si confondono con i pregiudizi, intendendo ribadire l&#8217;idea del vegano come di un mezzo sciroccato che si nutre solo di bacche e mele che cadono dall&#8217;albero (non sia mai che qualcuno passi di li&#8217; per punire le nuove Eva). In realtà l&#8217;unico limite del festival sembra legato alle guest star. Il testimonial è Red Canzian, l&#8217;ospite di grido Red Ronnie: forse c&#8217;è un limite anche alla mestizia. Il resto è una guerra vissuta da sconfitti, minoranza sbeffeggiata dal luogo comune, dal toscanaccio che passa di lì per lodare la bistecca chianina e dal  nutrizionista carnivoro che ritiene inconcepibile vivere così. Forse è una esistenza col freno a mano tirato, una sorta di perenne coito interrotto culinario, ma chi bivacca a Seravezza non sembra nè alieno nè – meno ancora – infelice.<br />
<a href="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/006.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2347" title="006" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/006-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ognuno ha il suo <em>speaker&#8217;s corner</em>. Il Savonarola molisano tesse le lodi dell&#8217;ortica, «anche cruda», e a chi gli fa notare che «un po&#8217; pizzica» e magari evacuarla non sarà indimenticabile, risponde alla Diogene di Sinope: «Tranquilli, poi ci si abitua». Le <em>crepes</em> sono senza latte e uova, il condimento più gettonato è la salsa di peperoni e melanzane. Un ragazzo vende il pane del sole, un altro semi di canapa (elemento praticamente sacro, da queste parti). Librerie vegan diffondono testi emblematici: «<em>Stretching e massaggio del cane», «Perchè il mio pappagallo fa così », «Nobili scorpacciate vegan</em>». Molti sono li&#8217; perchè hanno letto «<em>Se niente importa</em>» di Jonathan Safran Foer e hanno scoperto come si ammazzano gli animali nei mattatoi (soprattutto quelli legati alla grande distribuzione: McDonald&#8217;s, Kentucky Fried Chicken, eccetera).<br />
Stasera alle 21 verrà premiata Jill Robinson. Quindici anni fa ha scoperto che in Cina, Vietnam e Corea vengono torturati 20mila orsi della luna in «Fabbriche della bile». Sono rinchiusi in gabbia sin da cuccioli, con rudimentali cateteri conficcati nella cistifellea che  succhiano la bile, portatrice di benefici imprecisati secondo credenze popolari. Rimangono lì, vivi e torturati, per venti anni. Più soffrono, più producono bile. La Robinson ha fondato Animals Asia Foundation, che si batte per liberarli e rieducarli (in Italia ne ha parlato Beppe Grillo).<br />
Un buffo signore vende «coppette mestruali», una signora costruisce rompicapo in legno e ferro. E&#8217; molto pubblicuzzata l&#8217;applicazione per iPhone &#8220;TuttoVegan&#8221;, giusto accanto al cartello che indica lo spazio &#8220;Crudità&#8221;. C&#8217;é lo stand di Sea Shepherd e quello di Amnesty International, con la militante che – se dichiari di essere già iscritto – chiede a bruciapelo: «Con quale modalità?». E scopre il bluff dell&#8217;avventore. Una ragazza cita <em>Striscia la notizia</em> mentre chiede un aiuto per salvare i cavalli sfruttati, un&#8217;altra invita a firmare per «favorire la scelta vegetariana e vegana nelle mense». Le «guardie eco-zoofile» chiedono una donazione per combattere il maltrattamento degli animali. Un educato signore spiega la «riabilitazione dal laboratorio alla famiglia» delle cavie liberate. Un uomo invita a diffidare dall&#8217;olio di cocco e di palma, un altro vende «vino chiarificato con argilla purificata senza gelatine di origine animale». E poi tutti a farsi una tisana, col cane al guinzaglio.<br />
L&#8217;umanita&#8217; di <em>Seravezza Green Park</em> sarà anche strana, bizzarra, minoritaria. Visti da dentro, e a dire il vero pure da fuori, sembrano però combattere battaglie degne. Molto spesso condivisibili. Addirittura meritorie&#8221; (<em>Il Fatto Quotidiano, 29 aprile 2012</em>)</p>
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		<title>Grosso &#8211; Cantina Paltrinieri</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Scanzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Grosso Cantina Paltrinieri Lambrusco Sorbara]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato scorso ero a Modena, per la tre giorni dedicata a Edmondo Berselli. In serata, con Perfect39, ho mangiato alla Compagnia del Taglio. Luogo per me sacro e mai troppo lodato. Come aperitivo ho provato il nuovo Lambrusco di Sorbara di Cantina Paltrinieri. Un&#8217;azienda che stimo molto e di cui ho avuto modo di constatare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2321" title="timthumb" src="http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/wp-content/uploads/2012/04/timthumb-300x134.jpg" alt="" width="300" height="134" />Sabato scorso ero a Modena, per la tre giorni dedicata a Edmondo Berselli.<br />
In serata, con <em>Perfect39</em>, ho mangiato alla <em>Compagnia del Taglio</em>. Luogo per me sacro e mai troppo lodato.<br />
Come aperitivo ho provato il nuovo Lambrusco di Sorbara di Cantina Paltrinieri. Un&#8217;azienda che stimo molto e di cui ho avuto modo di constatare la crescita (e i vari cambi di etichetta). Amo ogni loro vino, non solo il celebre <em>Eclisse</em>.<br />
Mi è anche capitato di incrociare i produttori, quattro anni fa a Volta Mantovana dopo la presentazione di <em>Elogio dell&#8217;invecchiamento</em>, ma non sono mai andato a visitare la cantina (nonostante i numerosi inviti).<br />
Marina, proprietaria della <em>Compagnia del Taglio</em>, si era fatta spedire il <em>Grosso</em> dopo aver letto un commento di un lettore su questo blog, che lo menzionava con entusiasmo (a firma Michele Malavasi).<br />
La zona è quella più vocata, &#8220;del Cristo&#8221;: il <em>cru</em> d&#8217;eccellenza per il Sorbara.<br />
Ho spesso scritto di Lambrusco, e bene, anche se non lo ribevevo da un po&#8217;.<br />
Il Grosso è un Lambrusco a produzione limitata. Solo in bottiglie Magnum. Annate 2008 e 2009, costo 39 euro, distribuite a ottobre 2011 unicamente a enoteche e ristoranti. Niente privati. Non più di 100 Magnum complessive circa.<br />
Sorbara in purezza, 18 mesi di affinamento sui lieviti. Un Metodo Classico in piena regola.<br />
E&#8217; delizioso. Fresco, floreale, invitante. Elegante. C&#8217;è poco altro da aggiungere: da provare e riprovare.</p>
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