Presentazioni

Porto Cervo Wine Festival

Da oggi fino  a domenica sera sarò al Porto Cervo Wine Festival. E’ la quarta edizione, comincia oggi. Tra gli ospiti, Jarno Trulli, Bruno Gambacorta, Luciano Pignataro.  E il sottoscritto.
Incontrerò il pubblico, per presentare i miei due libri sul vino, domenica alle 16.30.
La cornice scenografica è splendida, le aziende presenti inseguono un gusto molto “internazionale” (con qualche eccezione).
Mi sarebbe piaciuto vedere Zucchero che inveisce contro le turiste russe distratte durante il suo concerto, ma sfortunatamente non sarà presente a Cala di Volpe.
Ci vediamo là.  E se non ci vediamo, vi scriverò cosa ho visto e degustato.

Dogliani Corti e Garantiti

Andrea Scanzi è un gran figaccione ma non è questa l’elemento primario: sa parlare di parecchie cose (sport, politica, musica, vino), fa pure il moderatore quando capita, non si distrae mai e quando inizia una frase la finisce, sempre. E sta pure dimagrendo, mortacci suoi“. Finalmente. Finalmente una recensione obiettiva, calzante e inattaccabile su di me. Basta con le mezze misure, i dibattiti, le critiche. Si dia inizio al culto dei Carmelitani Scanzi e si predichi il Sacro Verbo di Papa Roddolo, del Tacco 12 obbligatorio (con plateau, preferibilmente) e di Clint Eastwood insegnato nelle scuole.
Scherzi a parte, ringrazio Alessandro Morichetti per le parole scritte sul meritorio Intravino. Parlava della rassegna Dogliani Corti e Garantiti, che ho moderato venerdì e sabato scorso. Il primo festival italiano capace di abbinare vino e cinema di argomento enogastronomico.
Non c’era molta gente, e questo è l’unico dato negativo. Peccato: l’organizzazione Artevino è stata brava. E’ un’idea, a mio avviso, da ripetere.
Rivedendo alcuni film, come Senza trucco di Giulia Graglia e Langhe Doc di Paolo Casalis, mi sono piaciuti molto più della prima volta. Il festival è stato per me anche il modo di conoscere, di persona, Jonathan Nossiter e Paula Prandini. Persone meravigliose. Non mi stancherò mai di constatare come il mondo del vino abbia ancora degli “avamposti salvi” che quasi commuovono.
Mi rendo conto di non riuscire a essere granché critico con la Langa, ma è davvero il mio mondo. Ormai ci vado di continuo. Devo prenderci casa. Persino domenica e lunedì prossimi, tra una data e l’altra del mio spettacolo Gaber se fosse Gaber, dormirò là: ne ho bisogno. Ho troppi amici e coperte di Linus, da quelle parti.
Sabato, andando a trovare Flavio Roddolo, e scoprendo una volta di più come ogni weekend – da quattro anni – dei pellegrini vadano a visitarlo per “colpa” mia, ho avvertito una pace per me rarissima nel percorso che da Dogliani conduce a Monforte d’Alba.
La stessa cosa è capitata domenica mattina, prima di ripartire. Ho dormito nell’agriturismo della Cantina Pecchenino e lo scenario era incredibile.
Se qualcuno mi chiede poi i Dolcetto che ho preferito, premettendo che a Dogliani hanno la tendenza a privilegiare il Dolcetto in chiave baroleggiante (e non sempre è il caso), faccio i nomi di sempre: Anna Maria Abbona, San Fereolo, Chionetti, Pecchenino. Non è inusuale che preferisca le linee base a quelle più ambiziose (e/o legnose). Il livello generale resta comunque alto, ancor più in relazione al rapporto qualità/prezzo. Non ho incontrato nessuna delusione cocente.
Ringrazio tutti i presenti per l’affetto, la passione e il coraggio. Tra una Nicoletta Bocca e un Camillo Favaro, consentitemi di ringraziare quella gran rompipalle di Francesca Ciancio. Una delle molte pasionarie dell’enogastronomia 2.0. Un anno e più fa intervenne su questo blog per tirarmi le orecchie, criticandomi à la Susan Sontag per la separazione e la conseguente freddezza. La ritenne indelicata, da buona romantica inconsapevole, e tecnicamente aveva ragione. Ma era una lotta inutile e soprattutto persa. Sono fatto così: mi sento veramente coinvolto solo dalla morte, l’amicizia, la bellezza e le volèe di Seppi. Le lagne d’amore mi sfrangiano. Du’ palle.
Lei intervenne a piedi uniti, io risposi da carognetta. Ne nacque un siparietto involontariamente divertente ma scarsamente edificante.
A Dogliani c’era anche Francesca. Ha un caratteraccio, è spigolosa e lunatica. Ha – quindi – un sacco di pregi. E la mia stima. Incontrarla è stato un ulteriore aspetto che ha reso la due giorni doglianese preziosa.
Va be’, ora basta coi salamelecchi. Che poi scrivono che mi sto intenerendo. Urge subito una frase cattiva, per ribadire il clichè scanziano. Eccola: “Luca Maroni“.
Vi aspetto venerdì 18 a Scarperia, sabato 19 a Novara, martedì 22 a Gallarate e giovedì 24 a Rivoli (Torino), per il mio spettacolo teatrale. Che sta vivendo la sua bella e sorprendente vita, grazie a voi.
Stay tuned (cit).

Stasera, con Nossiter (e non solo)

Oggi e domani avrò il piacere di essere a Dogliani. Parteciperò, come moderatore, al primo festival internazionale di vino e cinema.
La rassegna si chiama Dogliani Dolcetto Corti e Garantiti (DOCG). Va in scena da oggi al 13 novembre.
Mi trovate stasera e domani, alle 18.40, per i due dibattiti centrali. Stasera dialogherò con Paula Prandini e Jonathan Nossiter (l’autore di Mondovino). Domani con Nereo Pederzolli, Giulia Graglia e Paolo Casalis.
Per l’occasione, potrò allentare la dieta ferrea che, in questi due mesi, mi ha fatto perdere 6 chili. E farmi un rifornimento di Dolcetto Superiore di Flavio Roddolo. Vamos.

Il comunicato stampa: “Grazie all’evento DOCG si potranno “gustare” le tante proiezioni in programma ed alcuni imperdibili incontri con i nomi noti presenti alla rassegna. Si inizierà venerdì 11 novembre, alle 18.50 al Cinema Multilanghe (Piazza Gorizia, 9) con Paula Prandini e Jonathan Nossiter, regista di Mondovino, film “cult” per gli amanti del bere bene. Sempre al Cinema Multilianghe, sabato 12 novembre alle 18.40 si potrà assistere al dibattito con i registi Paolo Casalis, Giulia Graglia e Nereo Pederzolli. Moderatore di entrambi gli incontri sarà il giornalista Andrea Scanzi.
A Docg saranno presenti anche molti lavori di registi molto conosciuti al grande pubblico, come Martin Scorsese, autore dello spot The key to reserva (2007, SPAGNA – 9′) ed Ermanno Olmi, regista de Le Rupi del Vino , dedicato alla viticoltura eroica della Valtellina (2009, ITALIA – 54′). E dai grandi nomi del cinema si passerà a quelli del vino: a Dogliani si potrà assistere anche alla proiezione di Quatre saisons de la Romanée-Conti di Thomas Maza, film dedicato all’azienda mito del vino.
L’evento Docg porterà dunque a Dogliani pellicole provenienti da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti al Brasile, dalla Georgia alla Nuova Zelanda e, naturalmente, da Italia e Francia, i grandi paesi del vino.
La Rassegna Docg è l’ideale proseguimento del nuovo progetto di comunicazione della Bottega del Vino di Dogliani, avviato l’anno scorso con la realizzazione del filmato “Dogliani, Dolcetto e Sogni” di Francesca Ciancio. Un video realizzato ad hoc per comunicare attraverso internet, dove il territorio di Dogliani viene raccontato per immagini mediante il vino e suoi protagonisti, con un linguaggio “2.0”.
Le proiezioni in programma durante la rassegna Docg inizieranno il pomeriggio di Venerdì 11 per concludersi domenica 13 novembre, ed avranno luogo al Cinema Multilanghe (Piazza Gorizia, 9) e al Teatro Sacra Famiglia (Piazza Belvedere, 9). Ma molte altre sono le sorprese in programma, grazie ad un palinsesto ricco di filmati internazionali e numerosi appuntamenti nel quale non mancheranno le pause per scoprire l’enogastronomia del territorio. L’evento sarà infatti l’occasione per creare curiosità verso un territorio ed un prodotto unico e di grande qualità: il Dolcetto di Dogliani. Per tre giorni il pubblico di cineamatori e appassionati di vino potrà così compiere un vero “giro del mondo”, stando comodamente seduto al cinema o assaggiando un buon calice di Dogliani docg.
Dogliani Dolcetto e Corti (Garantiti) è un evento voluto dalla Bottega del Vino di Dogliani con il sostegno della Regione Piemonte e del Comune di Dogliani e realizzato grazie all’importante collaborazione dell’associazione Forum Enologie (France). Il Best-of Oenovideo®, Festival internazionale dei films sulla vigna e il vino organizzato dall’associazione Forum Oenologie (France), è partner della manifestazione 2011 “Dogliani Dolcetto e Corti (Garantiti)” organizzata dall’associazione “Bottega del vino di Dogliani” e presenta la selezione dei films stranieri. www.oenovideo.oeno.tm.fr.
Per la visione dei film è necessario registrarsi sul sito www.doglianicorti.it. L’ingresso all’evento è gratuito.
I film sono in lingua originale. I sottotitoli, qualora presenti, saranno in lingua inglese o francese”.

Stasera a Modena (ore 18)

Stasera presenterò I cani lo sanno alla enoteca Compagnia del Taglio, l’enoteca in pieno centro a Modena.
La presentazione è alle 18, poi cena con vini di Angiolino Maule.
Vi aspetto.
Ecco la presentazione della serata, dal sito Vininaturali.it, a firma Francesco Maule (che mi intervisterà).

I cani lo sanno, elogio dello sguardo rasoterra”. Un libro divertente, condivisibile da ognuno abbia o abbia avuto un amico a quattro zampe, mostra tutti i pregi dei cani e i difetti di chi li accompagna durante la loro breve esistenza. Siamo lontani mille miglia da ogni tentativo di umanizzare il proprio cane e, ancor di più, il rapporto con il proprio cane.
È una questione di sguardi (lo recitava anche una canzone): il nostro è proiettato in avanti, spesso miope, quasi sempre selettivo. Quello dei cani è ancorato al suolo, quadrangolare, spalancato su un mondo dove dove niente è mai di troppo; ed è il loro punto di vista “basso”, umile, mai servile, stoicamente onnipresente che ci ri-insegna ad essere umani.
Andrea Scanzi ci racconta delle sue “donne”, di cui è follemente innamorato, delle loro gesta, i loro comportamenti, in un quadro a colori dove si puo’ trovare spazio per ridacchiare, condividere e pure far scivolare una lacrimuccia di commozione.
Mai banale nè scontato, di una genialità frizzante e scorrevole, è un libro da leggere e rileggere, da regalare, per tutti e con tutti.
Come per “Elogio dell’invecchiamento” e ancor di più per “Il vino degli altri“, sento un’affinità ed una condivisione con le tesi dell’autore, a volte mi sembra che a parlare sia la mia stessa persona. Sono testi veri, diretti, che vanno al nocciolo del concetto, che incuriosiscono.
Banalmente forse, ma una cosa, per me, li accomuna: metre li leggo e per giorni poi, finita la lettura, avevo voglia di bere i vini raccontati o di andare alla caccia di alcuni produttori che non conoscevo (Flavio Roddolo ad esempio, grazie Andrea!); oppure, in questo caso, di accarezzare e guardare di più i miei cani o pensare alla mia prima cagnolina che ormai da anni non c’è più.
Credo che questo possa essere uno dei frutti per uno scrittore di cui andar fiero, lasciare un ricordo vivo, ed emozionare. Come fa Scanzi ad entrare con questa semplicità, ma con profondità, nella testa degli altri?
“Mi dici una cosa molto bella. Ti ringrazio. In effetti capita spesso che i lettori si innamorino delle passioni di cui scrivo. Come se si creasse un innamoramento per osmosi. In tanti hanno visitato Flavio Roddolo dopo aver letto “Elogio dell’invecchiamento”, in tanti si (ri)avvicinano a Gaber dopo il mio spettacolo teatrale “Gaber se fosse Gaber”. E probabilmente chi legge “I cani lo sanno” ha – alla fine – una gran voglia di coccolarsi Tavira o Zara. E magari avverte il desiderio di farsi accompagnare da un cane, anche se fino a quel momento non l’ha mai avuto. Non so se questo significhi “entrare nella testa degli altri”. Di sicuro provo a mettere in ciò che scrivo la più assoluta passione e onestà. Se poi capita che la passione – o l’idiosincrasia – si trasmettono, be’, è un bell’effetto”.
Mi è particolarmente piaciuto l’accostamento degli addestratori di cani con i biodinamici. Quanto può nuocere la pedanteria?
“E figurati se non lo notavi. Guarda, a me i pedanti annoiano. Non posso girarci intorno. E’ proprio una cosa che mi ammazza. Quelli che vivono con troppi dogmi, troppe regole. I bacchettoni, i seriosi, i soloni, gli asettici. Gli “astemi dell’emotività”. Che palle. E’ una categoria che detesto, insieme ai pavidi. Ed è anche quello che (non) mi prefiggo quando scrivo un articolo o un libro: essere noiosi e senza coraggio. Se devo annoiarti o non raccontarti nulla, tanto vale non scrivere. Ti ho dato fastidio? Bene. Ti ho stupito? Meglio. Ma non è tollerabile essere noiosi, prevedibili, sciatti. Non è perdonabile. Che volgarità. I biodinamici non sono di per sé noiosi, per carità, ma lo diventano quando pretendono di farmi credere che basta qualche abracadabra e una lettura random di Rudolf Steiner per scoprire e svelare il Nirvana. Ci sono dei produttori, biodinamici e no, che in cantina farebbero dormire anche un esercito di insonni. Gli addestratori possono avere lo stesso approccio: regole, dogmi, regole, dogmi. Una preparazione di base è fondamentale, ma se non ci metti fantasia e genio sei solo un manovale pragmatico. E palloso” .
So che è improponibile, ma che c’azzeccano i cani con i vini (naturali)? Come ti ha convinto Marina a fare la serata di domani (ore 18)?
“Marina della “Compagnia del Taglio” di Modena potrebbe convincermi a fare qualsiasi cosa, e anzi spero che me lo chieda. La sua enoteca modenese è uno dei pochi luoghi magici d’Italia, e credimi, io viaggio molto: lo dico con cognizione di causa. Per la serata del 27 ottobre ha fatto tutto lei. Come sempre mi sono consegnato mani e piedi al suo volere. Una cosa, peraltro, che di solito con le donne mi piace molto (e poi è più comodo: ci si stanca di meno). A giugno 2010 presentò “Il vino degli altri” con un affetto – e una genialità – che mi hanno rapito. Non l’avevo mai vista prima: come facevo a non tornarci? Cani e vini non hanno molto in comune. E’ vero, esistono “vini da cani”, ma è una battuta così banale che la lascio ad altri. Preferisco dire che, come i cani, i migliori vini parlano al cuore. Anche se, sia chiaro, mai con l’intensità e la schiettezza di cui è capace un cane”.

Asolo, stasera

Stasera, alle ore 21, presenterò Il vino degli altri al Golf Club di Asolo.
Credo sarà l’ultima presentazione di questo libro. O una delle ultime.
Questo blog continuerà comunque ad andare avanti.
Tra neanche due settimane, il 21 settembre, uscirà il mio nuovo libro. Per Feltrinelli. Presto ne saprete di più.
Sancirà comunque la mia prima prova nei meandri del (quasi) romanzo. Non senza riflessi autobiografici.
Sono giorni intensi e decisivi, per questo non sto scrivendo molto.
Il luogo esatto per l’incontro di stasera è Cavaso del Tomba, nel trevigiano. Via dei Borghi 1.
Padrone di casa sarà Gianpaolo Giacobbo, firma di Porthos e appassionato infaticabile del mondo (bello) di Enolandia.
Stay tuned (cit).

Elogio dell’invecchiamento (ristampato)

Qualche aggiornamento. Stasera, per la festa della donna, sarò all’Enoteca Compagnia del Taglio di Modena per una cena-degustazione con 5 talenti dell’enologia femminile: Giulia Cavalleri, Elisabetta Foradori, Elena Pantaleoni (La Stoppa), Ornella Correggia (Matteo Correggia) e Cinzia Merli (Le Macchiole).
Giovedì, alle 20, ci sarà la cena-presentazione a Feltre (Belluno) con Angiolino Maule e Franco Terpin. Il luogo è l’Unisono Jazz Club, Piazza Vittorio Emanuele 4.
Venerdì, alle 18, sarò alla libreria Palazzo Roberti di Bassano del Grappa (presentazione con aperitivo e formaggi).
Poi mi ricovereranno. Volendo, anche prima.
In questo post volevo però dare finalmente la buona novella. Elogio dell’invecchiamento è stato ristampato. Per la terza volta.
Per mesi è stato fuori catalogo, esaurito. In tanti mi avete chiesto come fosse possibile trovarlo: non era possibile, se non in formato ebook.
Adesso è possibile riacquistarlo.
La libreria di Bassano del Grappa mi ha detto che è già disponibile e venerdì ci sarà.
Per la cronaca, Elogio dell’invecchiamento è il libro enologico più venduto degli ultimi anni (decenni?), guide a parte.
Grazie a tutti voi.

Presentazioni (aggiornamento)

Venerdì prossimo, 11 febbraio, sarò a Marano di Mira (Venezia) per la ripresa del tour.
Oltre a tutto questo, venerdì 25 febbraio porterò in scena la lezione-spettacolo Gaber se fosse Gaber, al Teatro Arlecchino di Voghera, ore 21. Un piccolo evento patrocinato dalla Fondazione Gaber.
Vi aspetto. Ecco le date.

Venerdì 11 febbraio, Marano di Mira (Venezia). Ristorante slowfood Da Conte. Ore 18. Aperitivo-degustazione e poi cena con l’autore.
Venerdì 18 febbraio. Asti, frazione Mombarone. Ristorante slowfood Ai Binari di Mara Bione. Cena “Rossi piemontesi scapigliati”. Ore 20.30. All’interno della cena, mini-presentazione con produttori d’eccezione (saranno presenti, fisicamente e coi loro vini: Flavio Roddolo, Beppe Rinaldi, Piero Busso, Fabrizio Iuli, Ezio Cerruti). Finale a sorpresa. Costo 35 euro.
Giovedì 3 marzo, Sala congressi di Porto Lotti, viale San Bartolomeo a La Spezia, Ore 20.45. Presentazione-dibattito, organizzato dall’Ais. Sarà presente il produttore Walter De Batté e avrà luogo una piccola degustazione con i suoi vini e quelli di Angiolino Maule.
Giovedì 10 marzo, Feltre (Belluno), Unisono Jazz Club, Piazza Vittorio Emanuele 4, Ore 20-23, cena-presentazione. Saranno presenti Angiolino Maule e Franco Terpin.
Venerdì 11 marzo, Bassano del Grappa (Vicenza), Libreria Palazzo Roberti, Via J. Da Ponte 34, ore 18. Aperitivo-presentazione con degustazione.
L’8 marzo parteciperò alla Serata 5 Donne/Storie/Aziende presso (?) La Compagnia del Taglio di Modena: ci saranno Giulia Cavalleri, Elisabetta Foradori, Elena Pantaleoni (La Stoppa), Ornella Correggia (Matteo Correggia) e Cinzia Merli (Le Macchiole).
Sarò quindi, in veste privata, a Cerea e Villa Favorita per le manifestazioni ViniVeri e VinNatur, credo sabato e domenica (9-10 aprile).

Presentazioni: nuove date

Nelle prossime settimane presenterò Il Vino degli altri in alcuni luoghi.
Ecco le prossime date.

Venerdì 28 gennaio, Frosinone, Caffè Letterario Ithaca. Ore 21.30  Dopocena con interventi musicali del grande Sergio Marazzi.
Venerdì 11 febbraio, Marano di Mira (Venezia). Ristorante slowfood Da Conte. Ore 18. Aperitivo-degustazione e poi cena con l’autore.
Venerdì 18 febbraio. Asti, frazione Mombarone. Ristorante slowfood Ai Binari di Mara Bione. Cena “Rossi piemontesi scapigliati”. Ore 20.30. All’interno della cena, mini-presentazione con produttori d’eccezione (saranno presenti, fisicamente e coi loro vini: Flavio Roddolo, Beppe Rinaldi, Piero Busso, Fabrizio Iuli, Ezio Cerruti). Finale a sorpresa. Costo 35 euro.
Giovedì 3 marzo, Sala congressi di Porto Lotti, viale San Bartolomeo a La Spezia, Ore 20.45. Presentazione-dibattito, organizzato dall’Ais. Sarà presente il produttore Walter De Batté e avrà luogo una piccola degustazione con i suoi vini e quelli di Angiolino Maule.
Da definire: Bassano del Grappa.

Io e Perda Rubia a Treviso

Stasera ci sarà la mia ultima presentazione del Vino degli altri nel 2010. Per gennaio ho già Frosinone e Venezia.
Un appuntanento atipico, perché il vero protagonista sarà Renato Mereu, grande vigneron di Perda Rubia. Il Can(n)onau di cui parlo in uno degli ultimi capitoli del libro, la “pietra rossa rotolante” che affonda le sue radici (a piede franco) nei meandri del tempo.
La serata avrà luogo alla Vineria, ristorante di Treviso, in Via Castellana 4 alle 20.30.
Sarà presente Renato Mereu, che per l’occasione farà degustare il Mirei 2009 e il Perda Rubia annate 2005, 2002, 1994 e 1992, all’interno di una cena a lui dedicata.
Non ho potuto avvertire prima, perché la mia presenza (e di Tavira) è stata in forse fino all’ultimo.
Domani sera avrà poi luogo una degustazione giocosa al Pane e Vino di Cortona. Dopo la cena, faremo provare al pubblico (c’è ancora posto) 8 vini alla cieca, da abbinare ad 8 partiti, movimenti e personaggi politici. Null’altro che un gioco. Ma con qualche fondamento di verità. Del resto, è un argomento che ho toccato anche nei due libri.
Per partecipare, potete telefonare ai due ristoranti.

Una settimana intensa

Il Vino degli altri Tour 2010 è finito. Ci saranno forse due piccole propaggini, una a Treviso e una a Cortona, ma saranno comunque cose diverse.
Da mercoledì scorso a domenica ho passato giornate intense. Meritano di essere raccontate.
Mercoledì. Dopo avere ospitato il cantautore Luigi Mariano a casa mia il giorno prima, con tanto di mini-concerto unplugged per pochi intimi, parto per Modena. Alle 20.30 c’è una degustazione di 4 Moscatisti alla Compagnia del Taglio. Marina è una garanzia e ogni sua presentazione è un capolavoro. Oltretutto a Modena ho tanti amici. E tanti ricordi berselliani. La serata è piacevole. Sul piano tecnico, pasteggiare a solo Moscato è dura. Puoi farlo con i formaggi stagionati ed erborinati se il Moscato è Passito, come il Sol (botritizzato e no) di Ezio Cerruti. Puoi farlo come si usa fare col Moscato, abbinandolo ai dolci natalizi: in quel caso il massimo sarà Paolo Saracco, industriale quanto si vuole ma oggettivamente impeccabile nella categoria. Negli altri casi, è una tipologia che soffre. Gli altri due moscatisti erano Alessandro Boido, che con la sua Ca’ d Gal ha dimostrato come perfino il Moscato può invecchiare, e il ghiribizzo (l’ennesimo) di Walter Massa, che vedo molto più a suo agio con il “suo” Timorasso.
Giovedì. Decido di far pranzo, anche se la fame era zero, per provare un ristorante consigliato da Marina. Prima di partire, acquisto alla Compagnia del Taglio i lisergici Torroni Baci del Cavalier Borrillo (semper fidelis) e il Panbriacone della Pasticceria Bonci (lode a te). Il ristorante è Da Faccini, Sant’Antonio di Castell’Arquato. Nel piacentino. Uscita Fiorenzuola d’Arda. C’era la neve (a Berlino Est, cit). Gran posto, di tradizione secolare e buoni prezzi. Antipasto vegetariano, con tortino alle verdure e un flan con porri. Quindi caramelle ricotta e spinaci, fatte in casa. Da bere, un dignitosissimo Gutturnio Vivace 2009 di Casa Benna. Rifermentato in bottiglia, 5 euro. Piccolo residuo zuccherino a renderlo più ammiccante, bel profilo organolettico (?) di frutto e spezie. Dal Gutturnio non ti aspetti che ti cambi la vita, ma che sia onesto e vero. Questo lo è. Come il luogo in cui l’ho bevuto.
Alla sera, cena di Natale all’Ais di Lodi con presentazione del Vino degli altri. La delegazione di Lodi è stata molto gentile e ha avuto l’ardire di scegliere come cantina Lopez de Heredia. L’azienda spagnola di cui parlo nel libro. Il bianco era del ’92, il rosso dell’81. Da loro – nella Rioja – funziona così: sono pazzi. L’annata più giovane ha come minimo dieci anni (per smaltire il legno e non solo). Il bianco ha ovviamente deluso (a me è piaciuto non poco), il rosso era un capolavoro di austerità, freschezza e mineralità. Ed aveva 29 anni. Chapeau. A loro, a chi mi ha invitato e a Guido Invernizzi, vulcanica prima firma Ais con cui ci si rivedrà (spero) perché le affinità elettive non sembrano mancare.
Venerdì. Il giorno della presentazione a Torino, Circolo dei Lettori, del libro di Vauro (Farabutto). Ho grande stima di Vauro ed è stato un momento splendido. Ad averne, di momenti così. Non ne parlo molto qui, perché non è il luogo adatto, ma è di ciò che si vive.
Alla sera, facendo un po’ le corse, cena monumentale (ero digiuno dalla sera prima a Lodi) a Borgomale. Langa, e Langa è vita. Borgomale è il feudo di Silvio Pistone, pazzo scatenato – e sosia di Franz Di Cioccio – che un bel giorno ha abbandonato il suo lavoro abitudinario (piastrellista) e si è messo a fare tome. 50 pecore – ora 30 -. Fa tutto da solo, anche pane e polenta. La cena è stato il trionfo dei suoi formaggi. Un godimento quasi violento. Pistone è anche uno dei protagonisti di un documentario – Langhe Doc – in uscita in questi giorni. Da vedere.
A cena c’erano Ezio Cerrutti, Federico Ferrero con la sua compagna e suo padre (storico compagno di viaggio di Beppe Rinaldi). Dulcis in fundo Sobrino, che ha portato i suoi vini. Mi hanno positivamente colpito la sua Barbera 2004 e i Barolo 2003 e 2001. Di Sobrino mi aveva parlato bene già il proprietario del Bunet di Bergolo. Accennavo a lui in Elogio. Cerruti ha portato i suoi Sol passiti (applausi), oltre a due bianchi decisamente apprezzabili: l’esordiente calabro Montonicoz 2008 dell’azienda L’Acino (da seguire) e il 2006 Carco Blanc dello storico produttore naturalista corso Antoine Arena. Sontuoso – anche se giovanissimo – il Barolo Rinaldi 2006, portato quasi en primeur. Di serate così ce ne vorrebbe una alla settimana, come minimo.
(ora che ci penso: mentre mangiavamo, in stalla è nato un agnello. L’ho visto. E ho visto tutti quegli animali. Mi chiedo, una volta di più: come cazzo fate a mangiarli?).
Sabato. Pranzo ad Alba con Federico Ferrero, anche se pranzo è una parola grossa. Giusto un piatto di tajarin burro e salvia alla Piola (ennesima slowfood) nel centro di Alba. Piatto ben fatto.
La sera sono all’enoteca Tredicigradi di Luserna San Giovanni, sopra Pinerolo. Presento il libro, con due librai di Torre Pellice, e poi cena. Mi è piaciuta la voglia del giovane proprietario, Luca Coucourde. Sa scegliere vini, ha passione. E poi ama Roddolo, quindi va bene a prescindere. Visitare piccoli luoghi vuol dire incontrare tanti piccoli sogni. Una cosa bella. Sabato non ha fatto eccezione.
Apprezzabile la scelta degli aperitivi, dal Brut di Larmandier Bernier al Drazna Belo 2006, un orange wine del Carso dello sloveno Cotar (malvasia, vitovska e altri vitigni): deludente al naso, ma buon corpo e buona bevibilità.
Per cena era stato scelto un altro slowfood, La Nicchia, a Cavour. Gran posto e grandi vini. Avrei solo da ridire sul pizzico di boria del proprietario, un po’ troppo affettato e non esattamente spontaneo. Magari ho visto male io. Discutibile anche l’idea di aprire il Barolo Case Nere 1999 (non buonissimo: troppo legno e poca personalità) lontano da noi e scaraffarlo senza mostrare il gesto. Per una bottiglia da 55 euro, è il minimo che ti aspetti. Ottimi i piatti – segnalo i plin al seirass – e, nel profluvio di vini, mi piace citare il Ginestrino di Conterno Fantino e il Briccolero di Quinto Chionetti. Mi sono portato a casa una bottiglia di Ramiè, vanto locale come la Barbera Pinerolese Merenda con Corvi 2006, che però non mi ha proprio convinto (eufemismo).

Ringrazio chi mi ha invitato in queste settimane. Ora ho bisogno di letargo, ma continuerò a scrivere (e bere). E prima o poi ci ritroveremo anche dal vivo.