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Gaber se fosse Gaber

Lo so, col vino non c’entra nulla. Ma ci tengo. Quindi lo scrivo anche qui. Non so se venerdì prossimo avete qualcosa da fare. Se siete liberi, potreste venire a trovarmi a Voghera. Venerdì 25 febbraio, ore 21, Teatro Arlecchino. Andrà in scena, per la prima volta, la lezione-spettacolo Gaber se fosse Gaber. Come lascia intuire il titolo, parlerà del Signor G.
Non sarà uno spettacolo, perché non so né cantare né recitare. Sarà piuttosto una lezione universitaria a teatro. Sul palco, lo stesso che tante volte ha calcato Giorgio, ripercorrerò in due ore il percorso di Gaber e Sandro Luporini.
Lo farò parlando (per sfortuna vostra) e mostrando video di Gaber (per fortuna vostra). Condensare in 120 minuti, anche meno, il corpus in oggetto è impossibile. Infatti sarà una ricognizione parziale. Spero però che sia gradevole, magari pure salvifica, tanto per chi ha visto Giorgio sul palco e chi no.
Canzoni, invettive, monologhi. Dalla fine degli anni Cinquanta al disco postumo di inizio 2003.
Non sarà un evento occasionale. Gaber se fosse Gaber è patrocinato dalla Fondazione Gaber e andrà nei teatri che vorranno ospitarci. Basta chiamarci, darci un teatro.
Perché io? Perché la Fondazione Gaber ha avuto cotanta bontà. Perché ho visto la prima volta Giorgio nel settembre ’91 a Fiesole, ed evidentemente 20 anni dopo c’era da chiudere il cerchio (oppure aprirlo di nuovo). Perché lo conoscevo. Perché mi ha autografato il vinile paterno di Io se fossi Dio, col coltello, nella parte non incisa, ed è uno dei ricordi – vecchio ormai 12 anni – più belli che ho. Perché abbiamo fatto la stessa cosa tre anni fa, alla Festa Nazionale dei Ds a Firenze, e c’erano mille persone.
Perché non lo dimentico. Perché ci manca, sempre, anche se a volte non ce ne rendiamo conto.
Vi aspetto, dunque, venerdì prossimo a Voghera. Ore 21. Teatro Arlecchino. Se poi siete di un’altra città e volete avere la lezione-spettacolo nella vostra città, usate i contatti a fondo pagina.
A venerdì. E grazie.

 Venerdì 25 febbraio 2011, ore 21
Teatro Arlecchino

Via 20 Settembre, 92
27058 Voghera (Pavia)
Telefono: 0383 638124

Per contatti sullo spettacolo:
Fondazione Gaber: 02 2940.4352
email: fondazione@giorgiogaber.it

email: rui@andreascanzi.it

Kit Kat (Vanilla Yogurt)

Trash Moment. E’ il momento dell’orrido. Puntuale, arriva. E a quel punto non c’è salvezza. Devi assecondarlo.
Non di solo slowfood si vive, non di solo biodinamico. L’uomo è un animale stupido che si nutre anche (anzitutto?) di stupidità. E’ il suo carburante. Lo dimostriamo ogni giorno, soprattutto in Italia.
Così, ciclicamente, e voi lo sapete bene, mi trovo a dover tamponare (senza successo) dei rigurgiti di cattivo gusto. Ci sono giorni in cui non posso non nutrirmi di Twix Bianco o Kit Kat Bianco. Altre volte deifico il Nutkao. La mia ultima fissa sono i Loacker Milk & Cereals. Tutte cose inaccettabili. Ancor più per me, che odio i dolci e non ordino un dessert al ristorante da quando avevo 5 anni (e anche allora me l’ordinarono i genitori, almeno credo).
Ma tant’è (cit).
Stamani vado a fare la spesa. Lascio Tavira a guardia del vile supermercato, attentando al consumismo imperante col mio cappottino figo e i capelli da paggio dei Bee Gees. Mi guardo sicuro di me, tra gli scaffali, come un single navigato (scrivo tutte queste cose perché per le donne è molto sexy un uomo autonomo, che fa la spesa e ama pure i cani. Ed io, modestamente, sexy lo nacqui).
Quando vai a fare la spesa, la differenza tra un uomo e una donna è che la seconda compra solo cose necessarie. L’uomo, al contrario, soprattutto quelle superflue. E’, questo, uno di quei campi che danno pervicacemente torto alle femministe, perché nulla è più irrinunciabile del superfluo. E le donne non vogliono capirlo.
Ma non divaghiamo (re-cit).
Dovevo comprare latte e poco altro, mi trovo il carrello invaso da surgelati inaccettabili. Sono il solito coglione. Ho pure le patatine surgelate a forma di smile (che me ne faccio? Cosa me ne facciooooo???). Poi, l’agnizione. Nella zona latte, scorgo un improbabile Kit Kat Vanilla Yogurt. Sì, avete capito bene: il Kit Kat in salsa yogurt. Il campanello d’allarme dello Scanzi Trash tocca vertici a cui perfino io non sono aduso.
Il formato è rettangolare, c’è scritto “New” a conferma che siamo di fronte a un’anteprima. Irresistibile. 178 calorie per un prodotto che sarà sicuramente cattivo. Come rinunciare? Non si può. Infatti lo compro. Ma solo una confezione, ché anche al masochismo c’è un limite.
Arrivato a casa, è il momento di degustarlo. Tavira mi guarda sconsolata, un po’ perché non ne mangerà neanche un pezzo (sorso? cucchiaio? Boh) e un po’ perché intuisce che sarà un disastro.
Apro la confezione, sollevando il coperchio Nestlè (me misero, me tapino). Alla sinistra, la vaschetta dello yogurt dolciastro alla vaniglia. In alto a destra, la piccola confezione del Kit Kat propriamente detto. Otto palline di Kit Kat Pop Choc, da inserire nello yogurt. Girare e mescolare, indi mangiare.
Com’è? Di cosa sa? Di yogurt vanigliato col Kit Kat a pezzettini. Non è buono, non è cattivo: non è. Non ha la ridondanza meringata del Twix Bianco, non ha la crassa ignoranza diabetica del Kit Kat Bianco. Se fosse un vino, sarebbe un Merlot da discount.
Vi è sostanziale sconforto in me. Tavira aveva nuovamente ragione.