Ottavio Funk – Cascina Tavijn

Schermata 2020-06-29 alle 16.31.44Ehilà, che rosso splendido! Da berne un secchio (faccio per dire, eh. Non esagerate mai).
Parlo dell’Ottavio Funk di Cascina Tavijn. Siamo nel Monferrato. Il vino mi è stato regalato da un amico, Giacomo Fabbriciani del Dietro le quinte di Arezzo. In rete si trova attorno ai 13 euro, prezzo onestissimo.
E’ un rosso semplicemente delizioso. Grignolino in purezza o giù di lì, rifermentato (leggermente) in bottiglia. Non aspettatevi chissà quali bollicine, ne ha pochissime e va bene così. Vino da tutto pasto, quotidiano, bevibilità suprema.
Un rosso artigianale nella sua accezione più nobile, con quella schiettezza un po’ speziata e rustica dei migliori “vini del nonno” che popolano la nostra memoria. E’ un vino che mi ha davvero esaltato, nella sua meravigliosa e quasi “ostentata” semplicità.
Applausi a scena aperta.

Simandro 2019 & Virtutae Gelso 2010 – Ca’ Sciampagne

Schermata 2020-06-09 alle 18.43.27Di Ca’ Sciampagne ho già parlato a proposito del Revoluscion. L’azienda, garbatamente, mi ha risposto. E’ un bel vino ma non per tutti, assai atipico, che mi ha convinto più la seconda volta della prima. Di Ca’ Sciampagne, taluni dicono che faccia vini troppo strani. Come dicevo nella prima recensione, è una semplificazione che non condivido.
Nei giorni scorsi ho avuto modo di provare altri due loro vini. Il primo è il Simandro, vino bianco ottenuto da biancame. Il nome è dato dal parziale anagramma dei nomi dei due figli della titolare, Simone e Alessandro. Viene prodotto solo nelle annate migliori. La mia era una 2019. E’ un bianco non macerato per nulla “strano”, delicato ma di carattere, che dimostra l’eclettismo dell’azienda e il suo saper produrre vini ora “estremi” e ora “normali” (sto semplificando, so che mi capirete).
Ieri ho poi bevuto il Virtutae Gelso. L’azienda produce 4 tipi di Passito a nome Virtutae, che differiscono poi per l’affinamento: Frassino, Rovere, Gelso, Robinia (Acacia). Io ho provato il Gelso. Annata 2010. Sempre Biancame in purezza. Affinamento di sette (sette!) anni. Il gelso conferisce una spiccata nota di fumo e di bruciato. Tostato e affumicato. Caffè, tabacco, spezie. Lunghissimo, affascinantissimo. E io non amo i vini dolci e/o da meditazione. Ma questo era pazzesco.

Il Torbo 2017 – Podere La Castellaccia

Schermata 2020-06-07 alle 18.30.57Segnatevi questo nome, sempre ammesso che non conosciate già la bottiglia: Il Torbo, Podere La Castellaccia (anche se nella bottiglia c’è scritto Simona Orsini, proprietaria dell’azienda con il marito Alessandro Tofanari). Annata 2017. L’ho trovato nel catalogo di Bibo Potabile, grazie sempre al Dietro le quinte di Arezzo come tramite. Lo dico senza girarci troppo attorno: è uno dei macerati italiani che amo di più.
Ha carattere, grinta, spigoli. Personalità da vendere. E’ fresco, sapido, lungo. Imprevedibile (nell’accezione migliore). E racconta la Vernaccia di San Gimignano in maniera davvero originale, ispirata e inattesa. In rete, su questo vino, non si trova molto. Di sicuro è un azzardo macerare la Vernaccia. Ancor più così tanto (otto mesi!) Alessandro e Simona fanno lo stesso con l’Ancestrale Bianco, un rifermentato sempre Vernaccia in purezza che – più prima che poi – proverò. Loro, naturali dal 2011, spiegano così la scelta: “Perché macerazioni così lunghe? Perché farle con il Trebbiano è un gioco da ragazzi”.
Non fatevi sfuggire questo Torbo: livelli altissimi.

Bure Bianca – Val di Buri

Schermata 2020-06-02 alle 20.30.24Oggi, a pranzo, ho bevuto quello che definirei un perfetto “entry level macerato”. Mi spiego: quando un macerato è ben fatto, non ha difetti e al tempo stesso non è esasperato, è dominato dai sentori olfattivi di frutta gialla. Pesca e albicocca su tutte. Tale frutto si sente poi anche al gusto: ne percepisci tutta la polpa e a morbidezza, quasi che stesso bevendo un “vino dolce” (perché questo sembra al naso) che poi però si rivela secco al gusto (e ciò spiazza puntualmente i neofiti).
Ecco: il Bure Bianca di Val di Buri, piccola azienda naturale toscana (Baggio, Pistoia) che ho scoperto nel catalogo di Bibo Potabile tramite il ristorante Dietro le quinte, è esattamente così. Poche bottiglie prodotte. Vino da tavola, i vitigni non sono specificati: si sa solo che le uve sono “a bacca bianca autoctone”. In rete, dove si trova (poco) attorno ai 21 euro, si parla di Trebbiano in purezza. Il produttore, in un commento sotto a questo post, ha confermato. Diraspatura manuale e fermentazione spontanea senza controllo della temperatura a chicco intero in vasche di acciaio inox e damigiane, 2 follature e/o rimontaggi giornalieri. Contatto con le bucce 1/3 della massa per 25 giorni, 2/3 fino a Pasqua (7 mesi). Affinamento: 1/3 in botticella di acacia di primo passaggio per 6 mesi. 2/3 in acciaio. Ulteriori due mesi di invecchiamento in acciaio dopo il blend.
Ne risulta un macerato “entry level” di buona fattura, forse con troppo pochi spigoli per chi cerca da un macerato un surplus di azzardo, ma quando la bottiglia finisce in un amen (ero con la mia compagna) vuol dire che quel vino è un buon vino.

Tenuta di Carleone

Schermata 2020-05-31 alle 17.36.48Non scopro nulla, se vi dico che Tenuta di Carleone (“Il Guercio”) è una delle realtà enologiche più preziose della Toscana. E quindi d’Italia. E quindi del mondo. E’ il regno di Sean O’ Callaghan.
Del suo mitologico Uno, Sangiovese in purezza di raro fascino, Ernesto Gentili ha detto: “Vino aereo, che vola sospeso sul palato planando solo nel finale dove rivendica, caparbiamente, la sua essenza finissima di Sangiovese di classe”. Me lo sono bevuto una settimana fa. Annata 2016. Semplicemente prodigioso. Un mondo di emozioni e profumi che va dalla lavanda alla viola, dalla rosa al balsamico. E poi (come ha scritto anche Andrea Gori) pepe nero, amarene, mandorle, iodio, bergamotto, cardamomo. E’ una selezione dei migliori grappoli di diverse parcelle. Fermentazioni in cemento e macerazioni lunghe sui 40/60 giorni. Affinamento per 18 mesi in tonneaux per un 10% nuovi. Il resto in cemento e acciaio. Prezzo in Rete poco sotto i 70 euro. Non pochi, lo so.
Di questa splendida realtà di Radda in Chianti, pensata dal vulcanico irlandese O’ Callaghan, voglio però segnalare anche il Rosato. E’, per distacco, uno dei migliori rosato italiani. Bevuto alla mia prima uscita al ristorante dopo la fase 1, alla Formaggeria ‘de Redi di Arezzo. Un capolavoro.

Roccolo di Monticelli

Schermata 2020-05-28 alle 16.42.35Siamo sulle colline tra Verona e Soave. Il vigneto è a Lavagno, la sede aziendale a Colognola ai Colli (entrambi provincia di Verona). Sono vini che ho scoperto nel catalogo di Bibo Potabile. L’azienda si chiama Roccolo di Monticelli, e mi ha convinto appieno.
Ho provato due vini. Il primo è stato il Cinciallegra, un rifermentato in bottiglia che fa macerazione. Ne risulta un colore rosato. Le uve sono quelle su cui l’azienda punta di più, Garganega e Trebbiano di Soave. E’ un vino piacevolissimo, beverino, glu glu. Di quelli che piacciono a me (a noi?).
Solo applausi anche per il Monticelli bianco. Anzi di più. Stesso uvaggio, anche qui macerazione (non spinta, ma neanche impercettibile). Solo che stavolta il vino è fermo. Ha un’eleganza che stupisce, un bel carattere, una buona lunghezza. Riuscitissimo. L’azienda produce anche un rosso, un rosato frizzante, sidro di mele e olio.
Bravi!

Follia à deux – Podere Anima Mundi

Schermata 2020-05-25 alle 21.38.07Quella che vedete è l’etichetta di un vino che vi consiglio, nonostante la veste grafica assai spoglia (chi se ne frega) e le pochissime bottiglie prodotte (e questo invece è un casino). Si chiama Follia à deux e l’azienda risponde al nome di Podere Anima Mundi. L’ho scoperta nel catalogo di Bibo Potabile, tramite il Dietro le quinte di Arezzo. Siamo a Usigliano, colline di Lari, Pisa. Marta, la proprietaria, è cresciuta tra Polonia e Francia. Ha lavorato come professoressa di Filosofia all’università. Arrivata in Toscana, si è presa cura di alcune vigne abbandonate. Regime biodinamico. Produce solo monovarietali.
Questo Follia à deux è un azzardo nell’azzardo. Foglia Tonda in purezza, e già qui si rischia: che io sappia, l’unico a fare Foglia Tonda in purezza (e bene) è Mannucci Droandi. Non solo: lei lo declina come rifermentato in bottiglia rosato. Un metodo ancestrale, bassa gradazione alcolica, grande bevibilità. Vino senza troppe pretese, 12 euro in rete. Classica bottiglia glu glu, anche da merenda.
L’unico difetto è che si trova molto difficilmente, perché la produzione è davvero esigua. Ma il vino è, nel suo genere, riuscitissimo.

Pergole Torte 2014 e Barolo Accomasso 2012

Schermata 2020-05-24 alle 19.59.17Ho molta stima di Luca Martini. E’ un amico, è stato sommelier campione del mondo e con la sua distribuzione LM mi ha fatto scoprire un sacco di aziende preziose (di cui parlo spesso in questo blog). Qualche settimana fa abbiamo fatto una diretta Instagram insieme, che ho poi messo anche sul mio canale Youtube. La trovate qui.
Mi capiterà sempre di più di organizzare dirette legate al vino su Instagram (e poi Youtube). Per questo sarò felice se mi seguirete su Instagram e YouTube.
Quel pazzo di Luca mi ha regalato due tra i rossi più preziosi d’Italia: un Pergole Torte 2014, ed è il vino di cui abbiamo parlato durante la diretta, e il Barolo Accomasso 2012, che ho invece bevuto giorni fa con la mia compagna. Che spettacolo! Il primo è, da sempre, uno dei Sangiovese in purezza che più amo (come amo e parecchio il Montevertine, che rappresenta il prodotto intermedio dell’azienda omonima). Il secondo, molto semplicemente, è il mio Barolo preferito con quello del grandissimo Beppe “Citrico” Rinaldi. Mi hanno emozionato, rapito, conquistato. Grazie Luca!

Cantina Caleffi

Schermata 2020-05-18 alle 18.15.02Ho già parlato di Cantina Caleffi. L’ho scoperta con Proposta Vini. Sono rimasto colpito dal loro Le Regone ven negar, un Lambrusco rifermentato in bottiglia a maggioranza Ancellotta (da qui il nome, e soprattutto il colore). E’ un Lambrusco ruspante e animale, genere Graziano e Angol d’Amig, entrambi nel modenese. E una simile “animalità”, nel cremonese, erroneamente non me l’aspettavo.
L’azienda, dopo aver letto la recensione e aver visto la diretta Facebook #ScanziLive in cui bevevo il loro vino, ha avuto la bontà di inviarmi un campione dei sei vini Schermata 2020-05-18 alle 18.31.11prodotti. Ho accettato, anche se di solito evito: i vini amo comprarli e i regali mi imbarazzano sempre (non solo i vini). Ma ho molto apprezzato la loro gentilezza. Devo ancora provare i due rossi fermi, mentre ho provato tutti i Lambrusco (tre) oltre al Regone bianco (Malvasia in purezza). Quest’ultimo è delizioso, e io non amo mai particolarmente i vitigni aromatici. Devo però dire che la Malvasia rifermentata che si trova nel parmense (Crocizia, Donati) e appunto nel cremonese, mi risulta sempre gradevolissima. Ed è questo il caso.
Del Regone Vin Negar ho già detto: gran Lambrusco. Il Regone in fiore e il Regone Ven Ros sono entrambi Lambrusco a maggioranza Viadanese. Il primo è un rosato, con un 15% di Salamino e un 5% di Fortana. Piacevole, garbato, da aperitivo o tutto pasto. Il Ven Ros ha un 75% di Viadanese, 20% di Salamino e un 5% di Ancellotta. E’ il fratello educato del Ven Negar ed è pienamente riuscito (anche se il negar mi emoziona di più).
Riassumendo. Vini del cuore: negar e Malvasia. Vini da provare: Rosato e Lambrusco “classico”. Concludendo: avevo il sentore che fosse una bell’azienda e ora ne ho conferma. Bravi!

Fleurie Vieilles Vignes 2016 – Domaine Joubert

Schermata 2020-05-12 alle 15.15.27Ho già parlato di Domaine Joubert, scoperto tramite Storie di vite, a proposito del loro Morgon. L’azienda si conferma prodigiosa anche con questo loro Fleurie Vieilles Vignes. Annata 2016. 100% Gamay. Una delle migliori zone del Beaujolais. Terreni scistosi e rocce friabili. Come riassume Storie di vite stessa, “Marcel Joubert è un personaggio fondamentale per lo sviluppo del Beaujolais al naturale. Compagno di avventure di Lapierre dal 1980, con una personalità strabordante, nell’ultimo anno ha rimesso l’azienda nelle mani della figlia Karine, supervisionando che le cose si facciano come e meglio di sempre. Le vinificazioni e gli affinamenti avvengono a seconda della bisogna, in vecchie botti grandi o in cemento. I vini sono espressione pura del territorio, puntando sul frutto e sulla dinamicità di beva e nessun additivo o coadiuvante, solforosa inclusa. Il Domaine Joubert ha parcelle sparse nelle denominazioni più importanti, dal Morgon Cote du Py a Fleurie, ma il cuore dell’azienda è a Brouilly, più a Sud, zona che dona vini più generosi in frutto ed estrazione. Le vigne hanno un’età media altissima, con punte oltre i 100 anni“.
La sua bravura è davvero stupefacente. Questo Fleurie è una meraviglia di seta, gran beva e mineralità rara. L’ho amato io che son bianchista (e non è un caso, perché è un rosso molto “verticale”). Lo amerete anche voi, forse persino di più, che siete immagino meno bianchisti e più rossisti di me.