Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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La domanda resta: ma Panariello è bravo?

schermata-2016-12-30-alle-10-09-52Due sere fa RaiUno ha trasmesso Panariello sotto l’albero rewind. Era il best of dello spettacolo proposto il 22 e 23 dicembre 2015 in prima serata, ancora su RaiUno. Modigliani Forum di Livorno. Involontariamente Wikipedia non ne dà una descrizione, ma una (perfida) recensione: “Classico varietà vecchio stampo con gag, personaggi, monologhi, canzoni, ospiti e balletti”. Gli ascolti, ottimi nel 2015 (share del 26.29%), sono stati buoni anche per la replica/antologia di questo Natale: 17.88% e 3 milioni e 727mila spettatori. Tanti. Come tanti erano gli ospiti: Maria De Filippi e Oriella Dorella, Massimiliano Allegri e Matt Dillon, Emma e Alessandra Amoroso, Volo e Negramaro. Eccetera. In quell’eccetera ci sono due amici con cui Panariello ha cominciato, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni. Nato a Firenze nel 1960, Panariello ha fatto la gavetta vera e alcune sue maschere sono entrate nell’immaginario collettivo: su tutte la sua versione, più vera del vero, di Renato Zero. Proprio vedendolo imitare Zero a Vibo Valentia nel 1986, Conti lo volle in quel Succo d’arancia dove debuttò anche Pieraccioni. Da ciò nacquero prima Vernice fresca e Aria fresca. Teleregione Toscana, Canale 10, Videomusic, Telemontecarlo e Rai. Panariello, di quella squadra, è stato uno dei più fortunati. Era davvero una bella fucina di talenti toscani: Ceccherini e Paci, Andrea Cambi (forse il più bravo e certo il più tormentato e sfortunato, morto nel 2009), Niki Giustini, Cristiano Militello, Graziano Salvadori. Oltre ovviamente a Conti, Pieraccioni e Panariello. Onnipresente da quasi trent’anni, Panariello è attore, regista, comico e showman. Tutto questo non ci aiuta però a rispondere alla domanda delle domande: sì, d’accordo, ma Panariello è bravo? E soprattutto fa (davvero) ridere qualcuno? Evidentemente sì, a giudicare dalla carriera quasi sempre di successo e dai numeri che ottiene a teatro e in tivù. Lui stesso si è più volte lamentato – con garbo, perché è una persona educata e corretta – di non godere dei favori della critica. Non ha torto: quando presentò Sanremo lo massacrarono, ma su quel palco si è visto tanto (ma tanto) di peggio. Resta però quella domanda: Panariello è bravo o no? Negli spot che fa – e ne fa tanti – è bravissimo a trarre il peggio da se stesso. La battuta “Siamo elfi? Facciamoci un selfie”, meriterebbe da sola dodici ergastoli. Molti suoi monologhi sono così prevedibili che li anticipi dodici ore prima. Alcune macchiette sembrano poi voler dar ragione a tutti i costi allo Stanis La Rochelle di Boris, quando sosteneva (ironicamente?) che il problema in Italia erano i troppi toscani famosi. Panariello si rifà ai varietà del passato, è conscio di non inventare niente e insegue dichiaratamente il nazionalpopolare. Forse però lo insegue troppo. La sua cifra è spesso una “simpatica banalità”: lo fa perché il suo talento non gli consente altro o perché, così facendo, vive meglio? Ai posteri, e ai Carlo Conti, l’ardua sentenza. (Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2016, rubrica Identikit)