Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
novembre: 2017
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Gli errori più frequenti dei ristoratori

fullsizerender-6In Italia ci sono tanti ristoranti e molti tra questi sono meravigliosi. Essere italiani, anche se a guardare Nardella non sembrerebbe, è una gran fortuna. Al tempo stesso, la ristorazione nostrana si complica la vita da sola confondendo spesso il lusso con l’eccesso di zelo (o con la cafonaggine). Camerieri troppo ossequiosi, tivù fastidiosamente accese, carte dei vini aggiornate una volta ogni vent’anni e musica troppo alta (o troppo a caso). Ecco una lista, purtroppo parziale, degli errori commessi più frequentemente.
1. I camerieri pronti alle tue richieste sono uno spettacolo, e ci vuole un fisico parecchio bestiale per fare i camerieri. Quando però stazionano a un centimetro dal tavolo perché vogliono essere (troppo) scattanti, il risultato è assai controproducente. Ti senti controllato e spiato. Più che camerieri, paiono agenti segreti del KGB. E la guerra fredda sarebbe finita. O almeno così dice Orfeo al TG1.
2. Finiamola con questa prassi insopportabile della bottiglia di vino che non puoi servirti da solo, perché non appena ci provi arriva il cameriere e lo fa (solo) lui. In alcuni casi, addirittura, la bottiglia te la mettono proprio lontano perché devono essere (assolutamente) loro a svolgere tale (sacra) mansione. E sono pure convinti di farti un favore: che sia una cosa fighissima (infatti te la fanno pagare oro).  Allora, chiariamo: il vino è mio e me lo gestisco io. Punto.
3. Basta con i camerieri che, ispirandosi alla rapacità di Pippo Inzaghi in area di rigore, ti sfilano il piatto non appena hai terminato di mangiare. Anzi: spesso te lo sfilano prima che tu abbia terminato. Se aspetti un attimo, caro cameriere, non è che ti fanno una multa. Magari, prima di allontanarmi dal piatto, voglio fare la scarpetta (anche se dicono che non andrebbe fatta). Oppure ho solo voglia di fare due chiacchiere col sughetto residuo della parmigiana di melanzane, perché nel frattempo mi ci sono affezionato.
4. Il servizio deve essere veloce, d’accordo, ma non troppo veloce. Se un piatto mi arriva tre secondi dopo averlo ordinato, qualcosa non torna. Magari era già pronto da giorni. Magari era surgelato. E – in ogni caso – al ristorante si va anche per conversare e lasciare che il tempo scorra lento. E’ una cena, non la Q2 delle qualifiche del sabato in Formula 1.
fullsizerender-75. La musica non è un riempitivo e ogni nota ha un senso, a meno che non stiate ascoltando Biagio Antonacci. Se un ristorante ha la musica che accompagna i piatti, deve essere ben scelta: non puoi mangiare una tartare di tonno coi Modà sullo sfondo, o il tonno morirà un’altra volta. E poi la musica deve essere bassa: è un ristorante, non il privè di Briatore.
6. Quanto appena asserito, vale ancor più per la musica dal vivo. O fai ristorazione, o fai concerti(ni). Non puoi contemporaneamente mangiare e ascoltare musica live. E’ una cafonata, tanto per te quanto per chi suona.
7. Le carte dei vini vanno ossequiosamente aggiornate. E’ insopportabile ordinare un vino e sentirsi dire: “Ops, è finito”. Se è finito, lo si cancella. Se non è cancellato, quel vino ci deve essere. Per forza.
8. La tivù, al ristorante, non deve esserci. Mai. Okay quando il locale ha come priorità quella di far vedere le partite, tipo pub, ma nei ristoranti propriamente detti la tivù deve essere ben spenta. Se è accesa, chi sta con te la guarda. E se la guarda, tu parli da solo. E ti incazzi. Giustamente.
9. Gli osti simpatici sono sempre graditi. Ma c’è una differenza sottile tra essere simpatico ed esser logorroico. Non me ne frega nulla se ti hanno fatto la multa al mattino, se ti piace quel vino o se domani ti scade la rata del mutuo. Sono qui per cenare con Rosario Dawson, mica per ascoltare te. (Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2017)