Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
marzo: 2017
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Articoli marcati con tag ‘Renzi’

De Luca, il braccio petrarchesco del renzismo

Schermata 2017-03-28 alle 12.01.03E’ insopportabile questo atteggiamento di sufficienza, e addirittura diffidenza, nei confronti di un galantuomo come Vincenzo De Luca. Egli, al contrario, è un punto di riferimento per tutti noi. Nel suo cuore c’è grazia, nel suo sguardo c’è odor di santità (e nel suo duodeno preferiamo non sapere cosa alberghi). De Luca, oltre ad avere inventato Salerno e anzi la Campania tutta, incarna appieno l’idea di rottamazione renziana: qualcosa di non solo inedito ed efficiente, ma anche – soprattutto – di moralmente intonso ed esteticamente aggraziato. Ogni suo gesto trasuda talento e bellezza. Eppure i detrattori, in servizio permanente come vili gufi che sanno solo odiare, amano criticarlo. Gli piace proprio punzecchiarlo per ogni cosa che dice o fa. Inventano dicerie sulla sua storia penale e fanno sempre brutti commenti sul suo lessico. D’accordo, non tutti amano esprimersi sopra le righe, ma questo non è un problema suo bensì di questi tempi intrisi di buonismo posticcio e politically correct a casaccio. La verità è che Vincenzo De Luca regna, signoreggia e soverchia: andrebbe preso a esempio, come infatti Renzi ha fatto e fa. E se lo fa Renzi, uno che come noto non sbaglia mai, dovremmo farlo tutti. Se De Luca elogia il clientelismo, è inutile essere garantisti: lui ha ragione di default. Se De Luca sogna di trovarsi di notte Travaglio da solo per farne quel che lui vuole, non ha senso attaccarlo: ognuno ha i suoi gusti e le sue perversioni, come dimostrano peraltro quei due o tre che ancora votano Alfano. In questa mania odiosa di scorgere ovunque tracce di sessismo, fa poi specie la tendenza della stampa italiana nello stigmatizzare ogni afflato sinceramente femminista di De Luca. La sua storia è satura di sonetti petrarcheschi dedicati a Muse senza le quali non saprebbe vivere. Su tutte la Bindi, a cui De Luca ha dedicato terzine mirabili. Per esempio: “Bindi infame, da uccidere”. Parole che trasudano quell’amore che ha reso Erode caro ai bimbi di tutto il mondo. Mansueto e mai caricaturale, De Luca ha davvero una buona parola per tutti. Per il “consumatore abusivo d’ossigeno” Peter Gomez, per il trio grillino Di Battista/Di Maio/Fico che andrebbe ammazzato. Oppure per Emiliano, per chi ha votato “no” il 4 dicembre e più in generale per tutti coloro che osano nutrire dubbi sul suo fascino accecante. De Luca ha di recente tratteggiato con letizia e candore anche l’empia grillina Valeria Ciarambino. Ascoltiamolo, perché ascoltarlo ci fa bene: “Una signora che disturba anche quando sta a cento metri di distanza. Una chiattona”. Che levità, che lirismo. Fanno bene i renzini a difenderlo, minimizzandone ogni volta gli spigoli e minacciando al contempo di invadere la Polonia se solo un 5 Stelle asserisce che la Boschi non è Rosa Luxemburg. Con quelle parole, De Luca voleva solo esprimere tutta la sua stima nei confronti della criminosa Ciarambino. E di questo dovremmo ringraziarlo, una volta di più. Certo, verrebbe voglia di notare come un figuro meno affascinante di Orfini appena sveglio, carismatico quanto un’acciuga morta e involontariamente comico (persino) più di Renzi faccia un po’ tenerezza quando critica le fattezze altrui, ma sarebbe una notazione assai pedante. Sia dunque lode a De Luca, il braccio verbalmente violento del renzismo. (Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2017, rubrica Identikit)

La simpatia contagiosa della coerentissima Anna Finocchiaro

Schermata 2017-03-21 alle 12.42.00C’è davvero una grazia inaudita in ogni gesto, e azione, di Anna Finocchiaro. Proprio la grazia, da sempre, è la cifra di questa simpatica senatrice – e quasi madre costituente – in forza al Partito Democratico. La grazia e l’eleganza. Nata a Modica nel 1955, laureata in giurisprudenza, funzionario della Banca d’Italia nella filiale di Savona. Pretore a Leonforte e sostituto procuratore nel tribunale di Catania, quindi nel 1987 deputata PCI. Da allora è stata torcida politica inesausta, in un parossismo di leggenda continua. Candidature al Quirinale puntualmente disattese, trionfi inversi alle Regionali contro Lombardo, carinerie sulle “bidelle”, rispetto assoluto della base che osa protestare (“Ma cosa vogliono questi?): idolo assoluto. Celebre per la voce da imitatrice di Camilleri e per le tante prese di posizione coraggiose, su tutte andare all’Ikea con la scorta, Donna Anna è ora Ministro dei Rapporti con il Parlamento. Ha ereditato tale ruolo dalla totemica Maria Elena Boschi, con cui inizialmente non pareva legare. Non amava troppo neanche Renzi, che la attaccò dopo la storia dell’Ikea. Sempre garbata e mai sopra le righe, Donna Anna rispose così al futuro ducetto goffo di Rignano: “Miserabile”. Poi, con quella coerenza granitica che spesso alberga nel Pd, si reinventò mediamente entusiasta del capolavoro Boschi-Verdini. Negli opuscoli atti a celebrare la beltade di tale riforma, la Finocchiaro era pure chiamata “Angela” (l’avevano scambiata con l’attrice), ma Donna Anna non si era per questo crucciata: non più del solito, almeno. Come premio a tale fedeltà renzista, e a tali trionfi referendari, le hanno regalato un ministero. Da allora, fiutando l’apparente mal parata di Renzi, Donna Anna ha cominciato a guardarsi attorno. Da qui l’appoggio alla candidatura di Andrea Orlando. Proprio nel tentativo di magnificarne le gesta, Donna Anna era l’altro giorno a Reggio Emilia. L’eversivo David Marceddu, sul sito del Fatto, ha testimoniato tale epifania. Il bieco giornalista ha pure provato a chiedere a Donna Anna perché fosse assente durante la votazione che ha salvato Minzolini, ma ella (con leggiadria consueta) non ha alfine risposto. In compenso ha esaltato le compagne e i compagni reggiani. Uno di loro, a un certo punto, si è alzato e ha dichiarato che i suoi figli votano 5 Stelle e lui non riesce proprio a farli smettere. Lo ha detto con sgomento assoluto, roba che se avesse avuto figli eroinomani o peggio serial killer sarebbe stato parecchio più sereno. Donna Anna, con grazia atavica e per nulla trasfigurata, ha risposto dispensando saggezza e democrazia. Ascoltiamola: “Loro (i grillini, NdA) l’idea del paese non ce l’hanno, campano col mal di pancia del paese e non possono fare altro che insufflare (?) insoddisfazione”. Qui Donna Anna ha cominciato a gesticolare a caso, esibendo uno sguardo vieppiù posseduto e spostando pure il tono di voce in modalità “Lucifero on”. Ascoltiamola ancora: “(Insufflano) odio, cattiveria, divisione perché questa è la cosa che li tiene in pieeeeediiii!!!” (ovazione delle 16 persone presenti, età media 214 anni). Qui Donna Anna ha ripreso fiato, non prima però del colpo di grazia: “Non esistono politicamente!”. E ancora: “Sono incapaci di governare. Ma Roma qualcuno lo (?) sta guardando o no? Un partito che è l’emblema della antidemocraticità” (praticamente Grillo è Goebbels e Di Battista Himmler), “dell’opportunismo, dell’ipocrisia, della bugia elevata a sistema”. A fine arringa, Donna Anna pareva fiera e convinta d’esser stata convincente. Non sapeva che, da allora, i figli di quel padre addolorato son lì che guardano in loop il video. Ridendo di gusto. E ancor più convinti di votare 5 Stelle. (Il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2017, rubrica Identikit)

Andrea Romano campione del mondo e Pallone d’oro

Schermata 2017-03-07 alle 16.30.52Da mesi gli ascolti di La7, al mattino o nel primo pomeriggio, registrano effetti schizofrenici. Lo share sale e poi scende di colpo, per poi risalire apparentemente senza logica alcuna. Dopo lunghi e ponderati studi, si è dato a tale fenomeno il nome di “Effetto Andrea Romano”. Funziona così: uno è lì che guarda L’aria che tira, oppure Coffee break o magari Tagadà. Inquadrano qualcuno e lo spettatore si ferma. Poi inquadrano Andrea Romano. E lo spettatore scappa. Ogni giorno così. E’ lo stesso coi Rondolino o con le Meli, ma con Romano forse di più. Il nostro eroe non ha doti evidenti, o se le ha le nasconde benissimo. Scrive malino, parla pallosamente. Oltremodo respingente, ha un eloquio involuto e bolso. Trasuda supponenza e purtroppo per lui non può permettersela. Fisicamente, e pure come timbro di voce, ha un che di Filippo Timi. Però peggio. Parecchio peggio. “Politico” senza che la politica ne avesse poi così bisogno, Romano ha un fiuto raro nel non beccarne mezza. Quando scriveva su La Stampa, dieci anni fa o giù di lì, puntava su D’Alema e diceva al contempo che Grillo (dopo il VDay) si sarebbe sgonfiato subito. Ci ha preso in pieno, come sempre. Dopo aver girato qualche anno a Nardella, cioè a vuoto, ha cominciato a dirci che l’unica salvezza del pianeta Terra si chiamava Monti. Poi, quando Monti nel 2013 ha giganteggiato con la sua Sciolta Civica, si è reinventato renziano. Assieme a Genny Migliore incarna il trasformista iper-governativo, perennemente in tivù a dirci che Renzi è Dio, Carbone Gobetti e la Boschi la Madonna. Romano è un po’ assurto a Ghedini di Matteo: son soddisfazioni. Più va in tivù e più porta voti agli altri, come quasi tutti i renziani, ma tanto loro non se ne accorgono mica. Prima del referendum, Romano ci diceva che con la vittoria del “no” saremmo morti tutti. L’Apocalisse sarebbe scesa sul Pianeta Terra e tutto sarebbe stato tragedia. La riforma Boschi-Verdini la conosceva pochino, infatti con Fedriga raccattò una figuraccia epocale, ma lui pontificava comunque. I risultati, ancora una volta, si sono rivelati straordinari: quel che Romano politicamente tocca, muore. O quantomeno agonizza. E’ così anche in questi giorni, quando pascola di studio in studio per difendere Renzi, sia esso Matteo o il di lui leggendario padre Tiziano, sul caso Consip. Un caso che, ovviamente, conosce più che altro per sentito dire. Epica l’ennesima figura da Gozi nei giorni scorsi con il noto criminale Marco Lillo, in forza come sapete a questo empissimo giornale. In evidente difficoltà, che è poi spesso il suo status naturale, Romano ha ricordato a Lillo di essere un giornalista anche lui. E tutto il mondo ha riso come un sol uomo (L’Unità ha riso di meno: Romano si sta adoperando per affossare pure quella). Si potrebbe dire che, a furia di cantonate e sconfitte, lo sfavillante Romano diventerà un giorno umile. E magari capirà di avere forse sbagliato “lavoro”. Macché. Ogni giorno tromboneggia con voce rugginosa e aria sicura, senza contenuti e senza pubblico, come se tre mesi fa (vamos) non fosse stato sfanculato pure lui da 19 milioni di persone. Per lui, e per i renziani, in fondo non è successo nulla. Ed è questo uno dei tanti problemi dei renziani: continuare a sentirsi Marchesi del Grillo, quando al massimo sono Pretoriani del Renzi. Cioè di nessuno. (Il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2017, rubrica Identikit)

Renzi, Grillo, Salvini, D’Alema eccetera: chi è più in forma? (Se la politica fosse Formula 1)

idoloSe si votasse domani, e l’ipotesi sembra sempre meno concreta, chi si presenterebbe più in forma? Immaginate la politica italiana come se fosse una gara di Formula 1. Ci sono le qualifiche, poi le prove e quindi la gara. Ognuno insegue il tempo migliore. Chi lo trova e chi no. Soprattutto no. Ecco i “tempi” dei piloti principali.
Prima fila
Renzi
. E’ al minimo storico, e tenendo conto che non è mai stato Adenauer siamo a livelli rasoterra. Anzi meno. A Rimini si è presentato bollito, rancoroso e sempre più intriso di quelle battutine stantie da Panariello grullo. Ai suoi dice che “ormai è un tiro al piccione e il piccione sono io”, piagnucolando livido come il bimbo bizzoso che è. Ormai lo zimbella chiunque, persino il primo Francesco Boccia che passa. Vive un golgota lento e parrebbe indicibile. Ciò, tocca ammetterlo, dona gioia. Dalle Europee 2014 non ne indovina mezza. Se non è ancora morto politicamente dopo il treno in faccia del 4 dicembre (Festa Nazionale della Torcida Inesausta), è solo perché gode ancora del voto degli “abitudinari”. Quelli alla Zucconi, secondo cui “voto Renzi perché voto PCI dal ‘64” (sì, buonanotte Zucconi). Attenzione però a darlo per finito: guida (ancora) il partito più potente e in Italia tutto è possibile. Anzitutto l’Apocalisse. (Se Renzi fosse un pilota di Formula 1 sarebbe Jean Alesi. Che parlava tanto. Ma tanto. E poi non vinceva mai)
Schermata 2017-02-03 alle 11.52.40Grillo. Chi lo capisce è bravo. Se la ride pensando a chi, sin dal primo VDay del 2007, lo riteneva “un fenomeno passeggero come l’Uomo Qualunque” (come no). Il M5S, sotto il 30%, non va. E’ in salute e l’Itatroiaium – quel che resta dell’obbrobrioso Italicum – gli regala il ruolo di opposizione forte: il 40% da solo è quasi impossibile, ma il proporzionale garantisce una presenza massiccia senza troppe responsabilità. Il massimo. Al tempo stesso, il lento calvario della Raggi di sicuro non rafforza il M5S. Grillo mantiene poi posizioni equivoche su Trump, alimentando gli umori belluini di quella parte di elettorato destrorso che conosce la politica (e la democrazia) come Di Maio la storia del Cile (e del Venezuela). I 5 Stelle sono così: ci trovi gente splendida, tipo Morra o Appendino, ma ci becchi pure i Sibilia e le Lombardi. Tutto e niente. (Se Grillo fosse una Formula 1, prima farebbe la pole position e poi manderebbe affanculo il cronometro)
Seconda fila
Salvini. Delira a raffica e sa di delirare. Ieri ha persino difeso i nativi d’America indossando la t-shirt di Trump, che è come andare all’asilo con la maglia di Erode. Si adatta al contesto: se parla con Cruciani vomita slogan idioti, se va dalla Gruber si improvvisa statista (moon boot a parte). Sa usare la tivù, conosce la piazza e – al netto dei limiti strutturali – ha il merito di avere cavalcato sin dall’inizio battaglie meritorie: le pensioni, le banche, gli esodati. Tutte battaglie un tempo di sinistra, se solo la sinistra in Italia non coincidesse con Renzi. Cioè col centrodestra. (Se Salvini fosse una Formula 1 arriverebbe sempre dietro a Hamilton. E darebbe la colpa al colore della pelle).
Meloni. Una delle più preparate nel centrodestra. Irricevibile quando parla di famiglia e “tradizione”, neanche ambisse al ruolo tremebondo di Adinolfi magra, è assai più efficace su economia e lavoro. Di meglio, a destra, non pare esserci. Anche lei, come l’amico e sodale Salvini, è camaleontica: da Del Debbio parla alla pancia, mentre a Otto e metro fa l’anti-establishment pensosa. (Se Meloni fosse una Formula 1, metterebbe come minimo l’olio di ricino nel serbatoio di Alfano)
Terza fila
Schermata 2017-02-03 alle 11.53.34D’Alema. Ci voleva Renzi per fargli dire qualcosa di sinistra (per quegli strani scherzi del fato, nel frattempo è Nanni Moretti ad aver smesso di dire qualcosa di sinistra. Vedi tu che sfiga). Il clima referendario gli ha ridato una forma Slam che neanche Federer a Melbourne. Sempre adorabilmente saccente e borioso, è delizioso quando infierisce – con sadismo indomito – su niente. Cioè sul renzismo. Vecchio satanasso di un Conte Max. (Se D’Alema fosse una Formula 1, non sarebbe mai una Ferrari. Troppo rossa. Troppo volgare)
Berlusconi. Se ne sta zitto. Lascia litigare gli altri. E si prepara come sempre a passare all’incasso, con un proporzionale che lo può rendere il vecchio ago della bilancia: bentornata Prima Repubblica, anche se ti ricordavamo meno brutta di così. (Se Silvio fosse una Formula 1, sarebbe una safety car che entra nel circuito a casaccio. Dettando regole tutte sue)
Quarta fila
Schermata 2017-02-03 alle 11.54.15Emiliano/Rossi/Bersani eccetera
. Appunto: siete in troppi. Impeccabili – nonché godibilissimi – quando spargono sale sulle ferite renziane, non si è ancora capito cosa vogliano fare. Il Congresso? L’Internazionale? L’Ulivo 2 La Vendetta? O forse il Nuovo Sol dell’Avvenire? Boh.  Spiegatecelo, ragazzi: non tutti hanno i superneuroni della Picierno. (Se fossero una Formula 1, sbaglierebbero partenza)
Civati/Fassina. Hanno avuto il coraggio di uscire. E si sono pure sbattuti molto (soprattutto il primo) per il “no”. Bravi. Hanno però il demerito, e il masochismo, di consegnarsi ogni volta all’irrilevanza politica. (Se fossero una Formula 1, la tivù non li inquadrerebbe mai)
Ultima fila (ma proprio ultima, eh)
Alfano
. Non esiste: Alfano non esiste. Mettetevelo in testa: Alfano non esiste. E’ solo una categoria hegeliana dello spirito. (Se Alfano fosse una Formula 1, uscirebbe di pista durante il warm up. E non se ne accorgerebbe nessuno. Neanche lui)

Il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2017

Ebbene sì, la playstation è divertente anche a 40 anni

fullsizerender-6Le donne lo sanno, come cantava Ligabue. Tra le molte cose che sanno, c’è la sostanziale deficienza del genere maschile. Essa si esplicita in varie forme, che vanno dal grado ameno a quello rondolinico. Assai prossima al grado ameno c’è quella che definiremo qui demenza “cazzara”. Comporta quasi solo cose positive – divertimento, relax, spensieratezza – e si esplicita in varie forme. Una di queste, e si chiede qui ancora perdono alle amatissime lettrici, è giocare alla Playstation. E giocarci non tanto a venti o trent’anni, ma a quaranta. O a cinquanta. O – insomma – a qualsiasi “anta” che volete. Molti, e più che altro me, inorridiranno: “Davvero non avete di meglio da fare, voi maschietti?” Certo che ce l’abbiamo, e peraltro lo facciamo (quasi tutti: Nardella probabilmente no), ma questo è un giornale timorato di Dio. E poi non è mai elegantissimo star lì a elencare le proprie performance amatorie: mica siamo Cruciani qualsiasi. Gli attacchi però proseguiranno: “Non potreste, al limite, guardare una serie tivù o andare al cinema”? Certo, e anche questo lo facciamo, però non è che uno può guardare tutta la vita solo Breaking Bad o The Affair. Anche perché prima o poi le serie finiscono, Heisenberg muore e – soprattutto – una serie come The Affair provoca la rottura del rapporto di coppia che stavi vivendo: non è che uno può soffrire tutta la vita, ragazze. Ed è anche per questo che, a coloro che stanno per accusarci di “disimpegno” perché a 40 e passa anni preferiamo Uncharted 4 al cicaleccio politico, ribadiamo che c’è davvero un limite al masochismo: farsi calpestare in tacco 12 da Rosario Dawson è normale e anzi incentivabile, guardare al mattino Chiccotesta (sì, tutto attaccato) o Andrea Romano no. Quella è perversione, per giunta delle peggiori. Non ignoriamo la critica peggiore: “Anche Renzi gioca alla Playstation”. Ebbene sì. E posta pure le foto mentre lo fa con qualche suo pretoriano spelacchiato, magari in una delle molti notti in cui prima delle elezioni hanno vinto di sicuro e poi puntualmente (stra)perdono. Ecco: Renzi che gioca alla Playstation è il piccolo specchio tragicomico di una generazione rimasta impigliata in quella eterna (quasi) giovinezza che li porta a reiterare, da quarantenni, le stesse cose che facevano a vent’anni. E’ la crisi di mezza età 2.0, però spensierata e tutto sommato piacevole. Non è tremendo che Renzi giochi alla Playstation: è tremendo che sia stato Presidente del Consiglio (e forse lo sarà ancora, sempre per quella storia del masochismo frainteso). Lo si dica, lo si gridi: giocare alla playstation è divertente: a qualsiasi età. E’ una stacco innocuo, che non fa danno alcuno, a meno che il maschio suddetto fullsizerender-7passi tutto il tempo davanti alla tivù, magari un 65 pollici 4K comprato proprio alla bisogna. Nel qual caso, amiche lettrici, qualora il vostro compagno non assolvesse appieno ai suoi ruoli eroici di compagno, amico e amante: punitelo, traditelo, lasciatelo. Farete benissimo e se lo sarà meritato. In caso contrario, lasciatelo rincoglionire al 20% con Fifa 2017, mentre è convinto di essere stato acquistato dal Barcellona o di avere appena fatto un gol in rovesciata a Buffon su assist del mirabile Suso. Lasciatelo armeggiare con quella cosa mediamente astrusa che una volta si chiamava joystick e ora DualShock. Lasciatelo nel suo comico brodo di giuggiole fatto di “R2”, tasto “quadrato” per tirare e “triangolo” per il passaggio filtrante: è una cosa grave, ma non seria. Fidatevi. (P.S. Questo articolo, che tutta la redazione maschile del Fatto Quotidiano voleva scrivere ma non ne aveva il coraggio, contiene forti tracce autobiografiche. Se ne sconsiglia l’uso a seriosi/e noiosi/e). – Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2017

Crudelia Morani, la rondolina tatuata

schermata-2016-12-13-alle-09-38-22Eccola, è lei: Alessia Morani, la Rondolina tatuata. Matteo Renzi l’ha scelta a fine 2013 come “responsabile giustizia all’interno dell’ufficio di segreteria del partito”. E anche solo questo basterebbe per non votare mai Renzi, neanche se fosse l’unica alternativa a Steve Dickart in arte Mefisto. La sua pagina Wikipedia è sostanzialmente vuota, e in questo forse le somiglia. Le sue gaffe sono tali dal renderla una Bondi renzina, con l’unica differenza che il poeta Sandro (ovviamente renzino pure lui) non era dotato di crine, laddove invece Alessia si propone a noi con un fiero fascio altero di capelli spaghettati. Crudelia Renzon 2.0, Alessia Morani è una Picierno più incazzosa. Ambiziosa a caso e sempre accigliata, nonché schifata dal grillismo, Crudelia Morani soffre verosimilmente la sua condizione di renzina di terza fila. Fa parte dell’arredo dei programmi mattutini, ma non la ritengono degna delle prime serate. In passato è accaduto, ma venne dialetticamente zimbellata con agio atarassico da Massimo Cacciari. E quindi addio. Poiché al Fatto siamo house organ della Lombardi (di cui la Morani è variante mora), citiamo il più sobrio Espresso: “L’avevano fatta sparire dalle tv a fine agosto, dopo l’ennesima gaffe di fronte a un gruppo di terremotati. E invece adesso, complice forse l’avvicinarsi del referendum, Alessia Morani, 40 anni, renziana di marmoreo entusiasmo, avvocatessa del montefeltrino e vicepresidente dei deputati Pd, vive una nuova primavera catodico digitale, con la solita baldanza anche di fronte a un indice di avversione sul web (da parte dell’area grillina soprattutto) giunto a livelli massimi”. Forse è stata un’idea del mitologico Jim Messina, ma per il referendum la Morani è stata scongelata. E i risultati si sono visti. Quando c’è da sbagliarne una, la Morani signoreggia. Inciampa sui terremotati, straparla di aggressioni grilline, insulta chi non ha lavoro (“evidentemente chi è a reddito zero non è che nella vita precedente abbia combinato granché”) e giganteggiasui pensionati: “Esiste uno strumento che conosciamo poco, e che è fatto apposta per gli anziani proprietari di casa che percepiscono pensioni basse e che si chiama prestito vitalizio ipotecario”. Traduzione brutale: Pensionati, siete poveri e vi attardate a morire? Ipotecate la casa e non rompete le scatole. Si vola. Dopo le gaffe, la Morani è solita metttere la toppa peggiore del buco nella sua pagina Facebook, che vanta peraltro meno fan di Tabacci. Ancora l’Espresso: “Mentre nelle sacre stanze del Pd qualcuno si metteva le mani nei capelli, Morani ha continuato imperterrita a difendere la sua uscita, anche su Facebook e gli altri social network. Somigliando in questo caso le sue argomentazioni a quelle del berlusconiano Niccolò Ghedini, del resto avvocato pure lui, che ha sempre avuto la sublime capacità di confermare, entro la quinta riga, la notizia che tentava in prima riga di smentire”. Rondolina tatuata, Ghedini 2.0 e Bondi spaghettata: son soddisfazioni, Crudelia Morani. (Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 13 dicembre 2016)

Chicco Testa, idolo di noi tutti

schermata-2016-12-06-alle-10-09-00La gogna indicibile di Renzi e renziani, spazzati via dal 60% di “no” alla loro obbrobriosa riforma, genera gioia su tutti noi. Non siate parchi: esultate smodatamente, ora con cortei e ora con vere e proprie torcide. Tale gioia diviene quasi parossistica se si pensa al dolore che sta devastando i pretoriani del Mister Bean di Rignano. Quando siete tristi, pensate alle sofferenze che stanno provando in queste ore Carbone, Serracchiani e Rondolino. Abbeveratevi con goduria ai loro patimenti e non abbiate pietà di loro, come loro non volevano averne nei confronti della Costituzione. Se poi Rondolino non vi basta, alzate la posta (anche perché abbassarla è impossibile) e pensate a Chicco Testa. Molti di voi non lo conosceranno: tranquilli, non vi perdete poi granché. Chicco Testa è la versione più anziana di Andrea Romano. Entrambi assai svolazzanti nella coerenza politica, condividono la tendenza a correre sempre in soccorso del vincitore. Ma condividono pure la capacità di trasformare – in un nanosecondo – quel vincente in perdente. Se Romano ha ammazzato in rapida sequenza D’Alema, Monti e ora Renzi, Chicco Testa vantava un’orgogliosa appartenenza alla sinistra ambientalista quando non radicale. Legambiente, PCI, PDS. Mica niente. Lo si vedeva, nel salotto poco buono ma divertente di Gianfranco Funari, e veniva oggettivamente da pensare: “Toh, mica è male questo qua”. Poi, come quasi tutti i leader “de sinistra”, l’ineffabile Testa si è rivelato appena deludente. Nonché vagamente contraddittorio, per esempio quando da ecologista si reinventò nuclearista fervente. Uomo pacato e mai sopra le righe, l’ex presidente dell’Enel minacciò in diretta il geologo Mario Tozzi con parole sature di misericordia e democrazia: “Ti spacco la faccia!”. Convertitosi al pensiero debolissimo del renzismo arrembante, da mesi l’indomito Testa ristagna in tivù. Soprattutto su La7. Sempre garbato e piacevole, ha definito Gianluigi Paragone “straccione” e si è fatto umiliare da Salvini come un Nardella qualsiasi. L’ameno bergamasco Testa, che si fa ancora chiamare Chicco sebbene non ne abbia più l’età, ha seguito lo spoglio del referendum su Twitter. Era convinto di vincere, ma la sconfitta l’ha comunque presa benissimo. All’apice del rispetto per gli avversari, nella notte ha infatti twittato: “Il sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenza (testuale, NdA) e il peggiore a Napoli, Bari e Cagliari. C’ e’ (testuale, NdA) altro da aggiungere?”. Di fronte alle accuse di razzismo, il sedicente tombeur de femmes Chicco Testa non ha cancellato il tweet. Ancora di razzismo venne accusato d’estate, quando affermò sobriamente: “I profughi di Capalbio? Non vengano a bighellonare”. Ieri mattina, più spennacchiato e accigliato del solito, il mitologico Testa era di nuovo su La7. Ha detto che Renzi in fondo ha vinto, perché ha preso il 40% dei voti e col 40% si vincono le elezioni. Poi, mentre Sallusti lo zimbellava, è arrivata l’ambulanza. (Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2016. Rubrica Identikit)

Aiuto, viene (quasi) voglia di rivalutare D’Alema

dalemaSono davvero tempi strani. Ci si sente così soli, tristi e spaesati che capita di essere d’accordo con Brunetta. Capita pure di trovare condivisibile Ciriaco De Mita. Addirittura: capita di aver quasi voglia di rivalutare Massimo D’Alema. Politico di innegabile preparazione e scaltrezza, ha sempre ostentato quella sua antipatia contagiosa, che sarebbe parsa peraltro evidente anche senza ostentarla. La sua idea di opposizione a Berlusconi era, come minimo, diversamente ficcante. Infatti si è inventato la Bicamerale e altri demoni. Uomo permaloso come pochi e forse nessuno, escludendo (va da sé) dal conteggio Baricco e Ligabue, D’Alema tollera benissimo le critiche. Se lo prendi contropelo, non ti punisce certo col confino: poiché altamente democratico, si limita a giurartela in eterno. Ovvio che, partendo da presupposti simili, l’ipotesi di (quasi) rivalutarlo non appariva fino a ieri probabilissima. E invece: vedi te quel che riesce a ottenere Renzi. Molti dicono che D’Alema sia l’avversario ideale per l’attuale Presidente del Consiglio: più Baffino esorta a votare per il no, più tutti si reinventano fan di Staino e Verdini. E’ possibile. Eppure, se fosse possibile limitarsi a quel che una persona scrive e dice, senza considerarne la simpatia e antipatia, risulterebbe complicato dare torto a D’Alema quando parla delle “riforme” costituzionali pensate (parola grossa) dai renzini. Ogni volta che lo cercano, D’Alema infierisce su qualsivoglia rivale politico con adorabile supponenza. La sua dialettica ha sempre avuto pochi rivali, sin da quando era aduso a mettersi in tasca Ferrara nei confronti diretti (e mettersi in tasca Ferrara, lo capite bene, non è mai stata operazione da tutti). Ora, però, alla dialettica si è unito un surplus di perfidia sadica. Ancor più quando parla di Renzi, su cui D’Alema suole infierire con sicumera rara, trattandolo come un pesce forse pingue ma certo piccolo. Anzi piccolissimo. D’Alema è un fiume in piena: zimbella Casini, perculeggia i Don Abbondio della minoranza Dem e scudiscia con adorabile arroganza questa “nuova classe dirigente” piddina, fatta spesso da droidi giulive e yesmen fragilissimi. D’Alema resta imperdonabile, e senza i suoi errori oggi non dovremmo probabilmente sopportare questo erede caricaturale di Berlusconi, ma allo stato attuale è uno spettacolo. E’ così in forma da reagire alla consegna di un Tapiro consegnando lui stesso un tapiro all’inviata di Striscia la notizia, come un attore consumato. Il rovesciamento di questa nostra contemporaneità è tale da far venire voglia di difendere D’Alema anche quando dà una manata al vassoio degli agnolotti di una giornalista de L’Arena. Certo, è stato maleducato, ma poche cose sono sacre come portare a spasso il proprio cane. E’ un momento di sospensione dalle brutture e delle storture. Una parentesi quasi divina. “Non rompetemi le palle proprio adesso”, ha lasciato intendere D’Alema. Il gesto resta scortese, ma la motivazione è un’altra volta granitica. (Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2016, rubrica Identikit)

Le promesse di Renzi, dal Ponte sullo Stretto all’abolizione della morte

renzi1La promessa del Ponte sullo Stretto è solo la prima di una lunga serie di mosse, studiate per far vincere il sì dai guru della comunicazione Jim Messina (già sicario di Cameron) e Jim Massew (noto motivatore creato da Maccio Capatonda). Da qui al 4 dicembre, in un esaltante crescendo, Renzi vi prometterà quanto segue.
Varo del Gelmini’s Tunnel. Se voterete sì, Renzi si impegnerà personalmente a creare quel tunnel dal Gran Sasso al Cern di Ginevra che la troppo umile Ministro Mary Star Gelmini si era solo limitata a sognare. Tale tunnel, realizzato in titanio, sarà lungo 900 chilometri. L’opera, di per sé monumentale, verrà eseguita personalmente da Cantone e creerà 370mila nuovi posti di lavoro.
Abolizione della forfora. Basterà un “sì” il 4 dicembre e la forfora verrà alfine estirpata. Se poi degli avamposti di dermatite seborroica dovessero odiosamente sopravvivere alla vittoria del sì, e dunque al trionfo della democrazia, per ucciderli sarà sufficiente leggergli il nuovo articolo 70 in tutto il suo chilometrico splendore. A quel punto la forfora si suiciderà da sola.
Cena a lume di candela con Filippo Sensi. Renzi è stato a lungo dubbioso in merito a tale promessa, e in effetti il di cui sopra Sensi non è esattamente quel figaccione che ci si aspetti. Anche Jim Messina non era troppo convinto. Quando però gli hanno detto che la promessa alternativa era un cappuccino con Orfini appena sveglio, Messina si è convinto. Italiane tutte: votate “sì”. Sensi vi aspetta. E forse anche Orfini.
Scudetto alla Fiorentina. Renzi ha promesso a tutti i suoi concittadini lo scudetto che manca a Firenze da quasi cinquant’anni. Certo, una tale promessa potrebbe indispettire i tifosi di tutte le altre squadre, provocando con ciò un’erosione dei consensi. A ciò si ovvierà promettendo lo scudetto a tutte le città visitate da Renzi, comprese Casalbuttano (“Vi meritate la Champions”, ha già detto Matteo ai casalbuttanesi) e Ortignano Raggiolo. A fine campionato qualcuno resterà scontento e scoprirà il bluff, ma tanto saremo a giugno e avremo già votato da un pezzo. Quindi stica.
renzi2Eataly Sun. Se vincerà il sì, Renzi permetterà agli italiani di toccare con le loro manine il Sole. Per far ciò, lo farà smontare dalla Galassia tramite una spedizione spaziale guidata da AstroSamantha, che provvederà poi a riporre il Sole in una teca di ghisa gentilmente fornita da Oscar Farinetti. A quel punto, per toccare il Sole, basterà andare da Eataly e, già che ci siete, ordinare una Pizza Margherita Boschi con lievito madre e farina di kamut.
Iscrizione gratuita a FacePicierno. Con la vittoria del sì, Renzi potrà coronare uno dei sogni a cui maggiormente tiene: varare un social network tutto suo. Per questo, ieri, ha detto: “Grazie al sì sarò il vostro nuovo Zuckerberg”. Il nuovo social network, studiato da Andrea Romano, si chiamerà FacePicierno perché tutti gli avatar degli utenti dovranno ritrarre per legge un primo piano della nota europarlamentare campana. FacePicierno sarà caratterizzato da una grafica sobria, una chat privata con Gozi e una voce guida doppiata da Laura Boldrini.
Menu Rondolino. Chi voterà potrà gustarsi gratis, nel ristorante che preferisce, un Menu Rondolino. Il menu prevede, tra gli altri, Bave alla Meli, Abbacchio alla Carbone, Peposo di Lavia e Mascarpone con scaglie di Nardella Glassato.
Voodoo Mania. Chi voterà “sì” avrà anche in regalo una bambolina voodoo della Gufi Collections, che ritrae i peggiori professoroni del paese. Potrete scegliere tra Zagrebelsky Il Vile, Picchia Travaglio, Criminal Gomez, Lo Zozzo D’Alema, Skanzi Suka, Il Poro Civati e mille altri. Gli spilloni per trafiggere le bambole sono stati disegnati personalmente da Marchionne.
Pena di morte alla morte. Con la vittoria del sì, Renzi ha solennemente promesso che abolirà la morte. Dal 5 dicembre morire sarà vietato. Qualora poi la morte non fosse d’accordo, sarà condannata essa stessa a morte. (Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2016)

Bignami del M5S, dai VDay alla sfida a Renzi

foto1Il Movimento 5 Stelle nasce a Milano il 4 ottobre 2009, per volere di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. E’ la versione definitiva di ciò che erano stati i Meet Up, gli Amici di Beppe Grillo e le Liste Civiche. Il vero anno di nascita è il 2005, quando vede la luce il blog di Grillo. Il successo dei primi VDay (2007 e 2008) dimostra che Grillo ha un potere politico enorme, ma i media nostrani dormono e rosicano. I segnali del boom del 2013 sono molteplici: il buon risultato nel 2010 in Piemonte (la Bresso darà ai “grillini” la colpa della sconfitta con Cota) e in Emilia Romagna, culla dei primi successi ma anche delle faide interne più virulente. L’anno prima Grillo si candida alla segreteria del Pd: già al tempo ripeteva “meglio un nemico vero di un amico finto”, a conferma di come detestasse di più l’apparente democrazia del Pd rispetto alla palese negatività dei berluscones. Nel 2011 il M5S cresce ancora, entrando in 28 comuni e stupendo da più parti (per esempio ad Arezzo). Nel 2012 vince clamorosamente a Parma. A ottobre 2012 il Movimento è prima forza in Sicilia. Celebre il gesto dell’attraversamento a nuoto dello stretto di Messina da parte di Grillo, che tanti paragonano alle imprese muscolari di Mussolini per riverberare il concetto che “i grillini sono fascisti” (ma all’occorrenza comunisti, leghisti o terroristi). Il risultato alle politiche di febbraio 2013 è un terremoto: 25.55% di voti in Italia, 9.67% all’estero e 8 milioni e 700mila voti alla Camera (109 deputati). Bene m5sanche in Senato:23,79% in Italia e 10% all’Estero (54 senatori). Per il Parlamento italiano è una rivoluzione: entrano 163 “cittadini”, per nulla politici di professione. Dentro c’è di tutto: gente scampata alla legge Basaglia (spesso espulsa nelle tante epurazioni), figure anonime e profili che stupiscono per carisma e preparazione: da Di Maio a Di Battista, da Morra a Lezzi. Mentre i giornalisti si impegnano alla “caccia al grillino scemo”, i 5 Stelle riescono a perdere un milione di voti in un colpo solo, quando – durante lo streaming con Bersani – Crimi e Lombardi giocano pietosamente al poliziotto buono e cattivo. I 5 Stelle fanno bene a dire no a Bersani, che non chiede loro di governare assieme ma un furbastro appoggio esterno, mentre sbagliano a non fare il nome di un premier gradito durante il secondo giro di consultazioni (e Letta ringrazia). Le Quirinarie dicono Rodotà, ma il Pd prima accoltella Prodi e poi rispolvera Napolitano: per il M5S è una botta tremenda. Da allora i 5 Stelle si distinguono per una opposizione vera e senza sconti, ma anche per una ipercoerenza che scivola talora nel velleitarismo politico. Mentre i media elucubrano sulla “mancanza di democrazia interna” e su “Casaleggio nuovo Goebbels”, spunta Renzi. All’inizio è lui a vincere tutto: li trita alle Europee e li tratta da pezzenti negli streaming. Poi, dopo la vaccata del #vinciamonoi e l’harakiri dell’Aventino televisivo (ma anche la vittoria a Livorno) nel 2014, cambia tutto: Renzi cala e i 5 Stelle crescono. Dimostrano di averci visto giusto in molte occasioni, risalgono nei sondaggi e varano – su volere di Casaleggio, scomparso il 12 aprile 2016 – un “Direttorio” composto da 5 figure di spessore (a parte il tragicomico complottista Sibilia). E’ la fase 2, quella del “passo di lato” di Grillo. Il resto è storia (e trionfi) di ieri. Se Renzi aveva come primo obiettivo quello di uccidere i “grillini”, non solo non ci è riuscito: li ha pure rafforzati. (Oggi, 26 giugno 2016, Il Fatto Quotidiano dedica uno speciale di quattro pagine al M5S. A me è toccato il riassunto breve delle puntate precedenti)