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La simpatia contagiosa della coerentissima Anna Finocchiaro

Schermata 2017-03-21 alle 12.42.00C’è davvero una grazia inaudita in ogni gesto, e azione, di Anna Finocchiaro. Proprio la grazia, da sempre, è la cifra di questa simpatica senatrice – e quasi madre costituente – in forza al Partito Democratico. La grazia e l’eleganza. Nata a Modica nel 1955, laureata in giurisprudenza, funzionario della Banca d’Italia nella filiale di Savona. Pretore a Leonforte e sostituto procuratore nel tribunale di Catania, quindi nel 1987 deputata PCI. Da allora è stata torcida politica inesausta, in un parossismo di leggenda continua. Candidature al Quirinale puntualmente disattese, trionfi inversi alle Regionali contro Lombardo, carinerie sulle “bidelle”, rispetto assoluto della base che osa protestare (“Ma cosa vogliono questi?): idolo assoluto. Celebre per la voce da imitatrice di Camilleri e per le tante prese di posizione coraggiose, su tutte andare all’Ikea con la scorta, Donna Anna è ora Ministro dei Rapporti con il Parlamento. Ha ereditato tale ruolo dalla totemica Maria Elena Boschi, con cui inizialmente non pareva legare. Non amava troppo neanche Renzi, che la attaccò dopo la storia dell’Ikea. Sempre garbata e mai sopra le righe, Donna Anna rispose così al futuro ducetto goffo di Rignano: “Miserabile”. Poi, con quella coerenza granitica che spesso alberga nel Pd, si reinventò mediamente entusiasta del capolavoro Boschi-Verdini. Negli opuscoli atti a celebrare la beltade di tale riforma, la Finocchiaro era pure chiamata “Angela” (l’avevano scambiata con l’attrice), ma Donna Anna non si era per questo crucciata: non più del solito, almeno. Come premio a tale fedeltà renzista, e a tali trionfi referendari, le hanno regalato un ministero. Da allora, fiutando l’apparente mal parata di Renzi, Donna Anna ha cominciato a guardarsi attorno. Da qui l’appoggio alla candidatura di Andrea Orlando. Proprio nel tentativo di magnificarne le gesta, Donna Anna era l’altro giorno a Reggio Emilia. L’eversivo David Marceddu, sul sito del Fatto, ha testimoniato tale epifania. Il bieco giornalista ha pure provato a chiedere a Donna Anna perché fosse assente durante la votazione che ha salvato Minzolini, ma ella (con leggiadria consueta) non ha alfine risposto. In compenso ha esaltato le compagne e i compagni reggiani. Uno di loro, a un certo punto, si è alzato e ha dichiarato che i suoi figli votano 5 Stelle e lui non riesce proprio a farli smettere. Lo ha detto con sgomento assoluto, roba che se avesse avuto figli eroinomani o peggio serial killer sarebbe stato parecchio più sereno. Donna Anna, con grazia atavica e per nulla trasfigurata, ha risposto dispensando saggezza e democrazia. Ascoltiamola: “Loro (i grillini, NdA) l’idea del paese non ce l’hanno, campano col mal di pancia del paese e non possono fare altro che insufflare (?) insoddisfazione”. Qui Donna Anna ha cominciato a gesticolare a caso, esibendo uno sguardo vieppiù posseduto e spostando pure il tono di voce in modalità “Lucifero on”. Ascoltiamola ancora: “(Insufflano) odio, cattiveria, divisione perché questa è la cosa che li tiene in pieeeeediiii!!!” (ovazione delle 16 persone presenti, età media 214 anni). Qui Donna Anna ha ripreso fiato, non prima però del colpo di grazia: “Non esistono politicamente!”. E ancora: “Sono incapaci di governare. Ma Roma qualcuno lo (?) sta guardando o no? Un partito che è l’emblema della antidemocraticità” (praticamente Grillo è Goebbels e Di Battista Himmler), “dell’opportunismo, dell’ipocrisia, della bugia elevata a sistema”. A fine arringa, Donna Anna pareva fiera e convinta d’esser stata convincente. Non sapeva che, da allora, i figli di quel padre addolorato son lì che guardano in loop il video. Ridendo di gusto. E ancor più convinti di votare 5 Stelle. (Il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2017, rubrica Identikit)

“Con il no, l’Italia ha voluto alzare la testa”

schermata-2016-12-13-alle-18-15-29Il balletto postato in Facebook in cui Andrea Scanzi festeggia la vittoria del no è diventato virale. La stessa performance ci sarà in Il sogno di un’Italia. 1984/2004 vent’anni senza andare mai a tempo, che martedì 13 e mercoledì 14 dicembre aprirà la stagione di prosa del Ponchielli?
“Non mi sarei mai aspettato tanto clamore. Comunque c’è un momento in cui sono sullo sfondo e ballo, mentre Giulio Casale canta Viva l’Italia”.
Nessun aggiornamento rispetto al recente esito del referendum?
“Io e Giulio abbiamo definito con precisione il periodo di tempo che prendiamo in esame per evitare sconfinamenti nella cronaca. Ma sul finale, quando riprendo la citazione di Mario Monicelli sulla speranza come trappola, la vittoria del no potrebbe starci”.
In che senso?
“Il fatto di sperare in un futuro migliore, in una soluzione possibile che non dipenda da noi ha da sempre caratterizzato il nostro paese. Con il no gli italiani sembrano aver alzato la testa”.
Il suo spettacolo è dedicato alla sua generazione, la stessa del rottamatore Matteo Renzi… Una bella disfatta per i quarantenni.
“Ma Matteo Renzi non è mai stato un rottamatore, è l’esatto contrario”.
Eppure si è presentato così.
“Da toscano come lui, posso dire che Renzi è quello che si potrebbe definire un bulletto di provincia. Si è presentato come l’anti casta, il rinnovatore, e alla fine si è rivelato una sorta di Gattopardo 2.0. Si è circondato di persone vecchie, non anagraficamente, ma nel pensiero. Gli italiani l’hanno capito e hanno votato no. Eppure Matteo Renzi un primato ce l’ha”.
Quale?
“E’ riuscito in tre anni a bruciarsi tutta la simpatia che aveva suscitato. Silvio Berlusconi ci ha impiegato vent’anni”.
Eppure considera il suo 40 per cento di sì un successo personale.
“Un’altra miopia, quel 40 per cento non è unitario come crede, è frutto di più voci e diverse posizioni. Ne’ più ne’ meno come il 60 per cento del no”.
Renzi è il frutto del ventennio di cui parla in Il sogno di un’Italia?
“Renzi è l’ultimo tassello di un processo iniziato vent’anni fa e precisamente nel 1984 con la morte di Berlinguer, quando si smise di dire noi per cominciare a fare una politica con protagonista l’Io. Basti pensare a Craxi prima e poi a Berlusconi…”.
Anni dell’edonismo reganiano prima, poi tangentopoli e la nascita della seconda Repubblica…
“E la strage di Capaci, l’attentato a Paolo Borsellino. Mi ricordo che dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, Antonino Caponnetto cominciò un tour nelle scuole italiane. Venne anche ad Arezzo. Quell’incontro fu folgorante, io e i miei compagni uscimmo con la convinzione di poter cambiare il mondo e poi alla nostra prima votazione ci trovammo Berlusconi. Da qui la discesa, abbiamo assistito e sopportato di tutto, il decadimento della politica”.
Perché nessuno ha reagito?
“Il popolo italiano è l’unico a non aver mai fatto una vera rivoluzione… Mugugniamo, ci lamentiamo ma poi buttiamo giù tutto, sopportiamo l’insopportabile. Se penso al decennio 1994/2004, lasciando stare il G8 che fa storia sé, l’unico moto di protesta furono i girotondi… ma con che effetto?”
Per questo legge il no di domenica come un alzare la testa?
“Chi ha detto no sono stati anzitutto gli under 35. Il sì ha pescato fra gli over sessanta… Questo dovrebbe far pensare”.
Che cosa vuole suscitare con Il sogno di un’Italia?
“Un po’ di indignazione e una comune presa di coscienza del nostro folle sopportar tutto”.

(La Provincia di Cremona, Nicola Arrigoni)

Chicco Testa, idolo di noi tutti

schermata-2016-12-06-alle-10-09-00La gogna indicibile di Renzi e renziani, spazzati via dal 60% di “no” alla loro obbrobriosa riforma, genera gioia su tutti noi. Non siate parchi: esultate smodatamente, ora con cortei e ora con vere e proprie torcide. Tale gioia diviene quasi parossistica se si pensa al dolore che sta devastando i pretoriani del Mister Bean di Rignano. Quando siete tristi, pensate alle sofferenze che stanno provando in queste ore Carbone, Serracchiani e Rondolino. Abbeveratevi con goduria ai loro patimenti e non abbiate pietà di loro, come loro non volevano averne nei confronti della Costituzione. Se poi Rondolino non vi basta, alzate la posta (anche perché abbassarla è impossibile) e pensate a Chicco Testa. Molti di voi non lo conosceranno: tranquilli, non vi perdete poi granché. Chicco Testa è la versione più anziana di Andrea Romano. Entrambi assai svolazzanti nella coerenza politica, condividono la tendenza a correre sempre in soccorso del vincitore. Ma condividono pure la capacità di trasformare – in un nanosecondo – quel vincente in perdente. Se Romano ha ammazzato in rapida sequenza D’Alema, Monti e ora Renzi, Chicco Testa vantava un’orgogliosa appartenenza alla sinistra ambientalista quando non radicale. Legambiente, PCI, PDS. Mica niente. Lo si vedeva, nel salotto poco buono ma divertente di Gianfranco Funari, e veniva oggettivamente da pensare: “Toh, mica è male questo qua”. Poi, come quasi tutti i leader “de sinistra”, l’ineffabile Testa si è rivelato appena deludente. Nonché vagamente contraddittorio, per esempio quando da ecologista si reinventò nuclearista fervente. Uomo pacato e mai sopra le righe, l’ex presidente dell’Enel minacciò in diretta il geologo Mario Tozzi con parole sature di misericordia e democrazia: “Ti spacco la faccia!”. Convertitosi al pensiero debolissimo del renzismo arrembante, da mesi l’indomito Testa ristagna in tivù. Soprattutto su La7. Sempre garbato e piacevole, ha definito Gianluigi Paragone “straccione” e si è fatto umiliare da Salvini come un Nardella qualsiasi. L’ameno bergamasco Testa, che si fa ancora chiamare Chicco sebbene non ne abbia più l’età, ha seguito lo spoglio del referendum su Twitter. Era convinto di vincere, ma la sconfitta l’ha comunque presa benissimo. All’apice del rispetto per gli avversari, nella notte ha infatti twittato: “Il sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenza (testuale, NdA) e il peggiore a Napoli, Bari e Cagliari. C’ e’ (testuale, NdA) altro da aggiungere?”. Di fronte alle accuse di razzismo, il sedicente tombeur de femmes Chicco Testa non ha cancellato il tweet. Ancora di razzismo venne accusato d’estate, quando affermò sobriamente: “I profughi di Capalbio? Non vengano a bighellonare”. Ieri mattina, più spennacchiato e accigliato del solito, il mitologico Testa era di nuovo su La7. Ha detto che Renzi in fondo ha vinto, perché ha preso il 40% dei voti e col 40% si vincono le elezioni. Poi, mentre Sallusti lo zimbellava, è arrivata l’ambulanza. (Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2016. Rubrica Identikit)

Aiuto, viene (quasi) voglia di rivalutare D’Alema

dalemaSono davvero tempi strani. Ci si sente così soli, tristi e spaesati che capita di essere d’accordo con Brunetta. Capita pure di trovare condivisibile Ciriaco De Mita. Addirittura: capita di aver quasi voglia di rivalutare Massimo D’Alema. Politico di innegabile preparazione e scaltrezza, ha sempre ostentato quella sua antipatia contagiosa, che sarebbe parsa peraltro evidente anche senza ostentarla. La sua idea di opposizione a Berlusconi era, come minimo, diversamente ficcante. Infatti si è inventato la Bicamerale e altri demoni. Uomo permaloso come pochi e forse nessuno, escludendo (va da sé) dal conteggio Baricco e Ligabue, D’Alema tollera benissimo le critiche. Se lo prendi contropelo, non ti punisce certo col confino: poiché altamente democratico, si limita a giurartela in eterno. Ovvio che, partendo da presupposti simili, l’ipotesi di (quasi) rivalutarlo non appariva fino a ieri probabilissima. E invece: vedi te quel che riesce a ottenere Renzi. Molti dicono che D’Alema sia l’avversario ideale per l’attuale Presidente del Consiglio: più Baffino esorta a votare per il no, più tutti si reinventano fan di Staino e Verdini. E’ possibile. Eppure, se fosse possibile limitarsi a quel che una persona scrive e dice, senza considerarne la simpatia e antipatia, risulterebbe complicato dare torto a D’Alema quando parla delle “riforme” costituzionali pensate (parola grossa) dai renzini. Ogni volta che lo cercano, D’Alema infierisce su qualsivoglia rivale politico con adorabile supponenza. La sua dialettica ha sempre avuto pochi rivali, sin da quando era aduso a mettersi in tasca Ferrara nei confronti diretti (e mettersi in tasca Ferrara, lo capite bene, non è mai stata operazione da tutti). Ora, però, alla dialettica si è unito un surplus di perfidia sadica. Ancor più quando parla di Renzi, su cui D’Alema suole infierire con sicumera rara, trattandolo come un pesce forse pingue ma certo piccolo. Anzi piccolissimo. D’Alema è un fiume in piena: zimbella Casini, perculeggia i Don Abbondio della minoranza Dem e scudiscia con adorabile arroganza questa “nuova classe dirigente” piddina, fatta spesso da droidi giulive e yesmen fragilissimi. D’Alema resta imperdonabile, e senza i suoi errori oggi non dovremmo probabilmente sopportare questo erede caricaturale di Berlusconi, ma allo stato attuale è uno spettacolo. E’ così in forma da reagire alla consegna di un Tapiro consegnando lui stesso un tapiro all’inviata di Striscia la notizia, come un attore consumato. Il rovesciamento di questa nostra contemporaneità è tale da far venire voglia di difendere D’Alema anche quando dà una manata al vassoio degli agnolotti di una giornalista de L’Arena. Certo, è stato maleducato, ma poche cose sono sacre come portare a spasso il proprio cane. E’ un momento di sospensione dalle brutture e delle storture. Una parentesi quasi divina. “Non rompetemi le palle proprio adesso”, ha lasciato intendere D’Alema. Il gesto resta scortese, ma la motivazione è un’altra volta granitica. (Il Fatto Quotidiano, 1 novembre 2016, rubrica Identikit)

Le promesse di Renzi, dal Ponte sullo Stretto all’abolizione della morte

renzi1La promessa del Ponte sullo Stretto è solo la prima di una lunga serie di mosse, studiate per far vincere il sì dai guru della comunicazione Jim Messina (già sicario di Cameron) e Jim Massew (noto motivatore creato da Maccio Capatonda). Da qui al 4 dicembre, in un esaltante crescendo, Renzi vi prometterà quanto segue.
Varo del Gelmini’s Tunnel. Se voterete sì, Renzi si impegnerà personalmente a creare quel tunnel dal Gran Sasso al Cern di Ginevra che la troppo umile Ministro Mary Star Gelmini si era solo limitata a sognare. Tale tunnel, realizzato in titanio, sarà lungo 900 chilometri. L’opera, di per sé monumentale, verrà eseguita personalmente da Cantone e creerà 370mila nuovi posti di lavoro.
Abolizione della forfora. Basterà un “sì” il 4 dicembre e la forfora verrà alfine estirpata. Se poi degli avamposti di dermatite seborroica dovessero odiosamente sopravvivere alla vittoria del sì, e dunque al trionfo della democrazia, per ucciderli sarà sufficiente leggergli il nuovo articolo 70 in tutto il suo chilometrico splendore. A quel punto la forfora si suiciderà da sola.
Cena a lume di candela con Filippo Sensi. Renzi è stato a lungo dubbioso in merito a tale promessa, e in effetti il di cui sopra Sensi non è esattamente quel figaccione che ci si aspetti. Anche Jim Messina non era troppo convinto. Quando però gli hanno detto che la promessa alternativa era un cappuccino con Orfini appena sveglio, Messina si è convinto. Italiane tutte: votate “sì”. Sensi vi aspetta. E forse anche Orfini.
Scudetto alla Fiorentina. Renzi ha promesso a tutti i suoi concittadini lo scudetto che manca a Firenze da quasi cinquant’anni. Certo, una tale promessa potrebbe indispettire i tifosi di tutte le altre squadre, provocando con ciò un’erosione dei consensi. A ciò si ovvierà promettendo lo scudetto a tutte le città visitate da Renzi, comprese Casalbuttano (“Vi meritate la Champions”, ha già detto Matteo ai casalbuttanesi) e Ortignano Raggiolo. A fine campionato qualcuno resterà scontento e scoprirà il bluff, ma tanto saremo a giugno e avremo già votato da un pezzo. Quindi stica.
renzi2Eataly Sun. Se vincerà il sì, Renzi permetterà agli italiani di toccare con le loro manine il Sole. Per far ciò, lo farà smontare dalla Galassia tramite una spedizione spaziale guidata da AstroSamantha, che provvederà poi a riporre il Sole in una teca di ghisa gentilmente fornita da Oscar Farinetti. A quel punto, per toccare il Sole, basterà andare da Eataly e, già che ci siete, ordinare una Pizza Margherita Boschi con lievito madre e farina di kamut.
Iscrizione gratuita a FacePicierno. Con la vittoria del sì, Renzi potrà coronare uno dei sogni a cui maggiormente tiene: varare un social network tutto suo. Per questo, ieri, ha detto: “Grazie al sì sarò il vostro nuovo Zuckerberg”. Il nuovo social network, studiato da Andrea Romano, si chiamerà FacePicierno perché tutti gli avatar degli utenti dovranno ritrarre per legge un primo piano della nota europarlamentare campana. FacePicierno sarà caratterizzato da una grafica sobria, una chat privata con Gozi e una voce guida doppiata da Laura Boldrini.
Menu Rondolino. Chi voterà potrà gustarsi gratis, nel ristorante che preferisce, un Menu Rondolino. Il menu prevede, tra gli altri, Bave alla Meli, Abbacchio alla Carbone, Peposo di Lavia e Mascarpone con scaglie di Nardella Glassato.
Voodoo Mania. Chi voterà “sì” avrà anche in regalo una bambolina voodoo della Gufi Collections, che ritrae i peggiori professoroni del paese. Potrete scegliere tra Zagrebelsky Il Vile, Picchia Travaglio, Criminal Gomez, Lo Zozzo D’Alema, Skanzi Suka, Il Poro Civati e mille altri. Gli spilloni per trafiggere le bambole sono stati disegnati personalmente da Marchionne.
Pena di morte alla morte. Con la vittoria del sì, Renzi ha solennemente promesso che abolirà la morte. Dal 5 dicembre morire sarà vietato. Qualora poi la morte non fosse d’accordo, sarà condannata essa stessa a morte. (Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2016)