Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
luglio: 2017
L M M G V S D
« Giu    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Articoli marcati con tag ‘Monicelli’

Torna in te, Benigni: vederti così fa troppo male

Schermata 2017-04-25 alle 14.52.51Ci sono personaggi che è divertente criticare. Per dire: Nardella. Lo guardi e ridi. Per altri viene naturale e quasi doveroso. Poi ce ne sono altri che, invece, vorresti continuare a stimare. Di più: a volergli bene. Solo che non ce la fai più. Forse sei cambiato troppo tu, forse è cambiato troppo lui. E non certo in meglio. Appartiene a questa ultima categoria, ed è forse il primo della lista, Roberto Benigni. Che gli è successo? Il caso Report, tra divieti di sosta, sorpassi contromano e patenti sospese neanche fosse un Balotelli tardivo, è solo l’ultimo esempio. Quando le inchieste riguardavano Berlusconi, Report era la trasmissione più bella del mondo. Quando hanno raccontato una vicenda che lo riguarda, e dalla quale gli auguriamo di uscire indenne e cioè (realmente) innocente, ha reagito come Berlusconi. Come Berlusconi e come il suo amicone Renzi. Quel Renzi di cui è diventato cantore indefesso. Era già stato non poco indigesto – e pure pallosetto – vederlo tramutato da piccolo diavolo a nuovo pretino, pronto a insufflare ogni cosa di retorica: l’amore, l’inno di Mameli, la Costituzione (ops), la Divina Commedia. Qualsiasi cosa. Magari pure le istruzioni della caldaia, come immaginò su queste pagine Stefano Disegni (facendo arrabbiare da morire il suo permalosissimo entourage). Era stato indigesto, ma se non altro potevi ammirarne ancora il talento da divulgatore. Non puoi essere Cioni Mario per sempre. Certo. Ma neanche per forza devi diventare il Bondi spennacchiato del renzismo. Il suo voltafaccia sulla Costituzione è stato pietoso. Prima era la più bella del mondo. Poi si poteva cambiare, ma solo perché ora il “riformatore” aveva la maglia del Pd e non di Forza Italia (il cui capo, comunque, se non erriamo gli distribuiva i film). Poi è tornata la più bella del mondo, ma per poco: alla fine si poteva cambiare, ma giusto perché la riforma andava a toccare esattamente quelle parti che anche lui aveva sempre reputato (senza averlo mai detto prima) modificabili. Il “sì” avrebbe salvato il mondo, mentre il no sarebbe stata una sciagura come la Brexit, l’invasione delle locuste o uno strip di Orfini. Com’è diventato volubile, l’ultimo Benigni. Così volubile che, dopo il trionfo del no, si dice sia stato uno dei primi a chiedere di farsi cancellare dai sostenitori illustri del sì. Così volubile da dare sempre più ragione a Mario Monicelli, che lo riteneva un furbacchione per avere fatto liberare Auschwitz non ai russi ma agli americani, meritandosi (anche) con ciò l’Oscar. Qualcuno, soprattutto in Toscana, dice che è sempre stato così: un tipo bravo ad adattarsi. Non vogliamo crederlo. Che ti è successo, Roberto? Dov’è lo splendido guastatore degli esordi, quello con Carlo Monni, quello che non sembrava aver paura di nulla? Che senso ha essere satirici, se poi si diventa turiboli del potere? La storia degli artisti/intellettuali “di sinistra” è sempre più piena di delusioni cocenti. Molti di questi bastava guardarli e sentirli bene, per intuire come fossero solo dei bluff più scaltri di altri. C’erano però poi casi di comici brillanti, bischeri e genialoidi. Bastava una loro battuta e ti sentivi meno solo. Poi, di colpo, niente. Solo Yoko Ono travestite da Nikolette Brasky, tigri innevate a caso, messe laiche e peana al Potere. Rapportato al primo Benigni, quello attuale sembra un Robert Plant passato da Whole Lotta Love a una cover del Volo con lo zufolo. Torna in te, “il fu Robertaccio”: vederti così fa troppo male. (Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2017, rubrica Identikit)