Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
maggio: 2017
L M M G V S D
« Apr    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Articoli marcati con tag ‘Messi’

Ignobel: il peggio (sportivo) del 2016

schermata-2016-12-28-alle-11-19-09Tuffi sbagliati, rincorse assurde, cucchiai presunti e motori praticamente spenti. Ecco una miscellanea del 2016 sportivo. Al suo peggio.
Pellè. Convinto di avere nel cognome soltanto una “l” e non due, agli Europei in Francia tradisce una natura da tronista tronfio – altro che “attaccante operaio” – e fa lo sborone con Neuer. Che è un po’ come se Alessandro Siani dicesse “suca” a Matthew McCounaughey. Ovviamente poi il rigore lo sbaglia, partorendo un obbrobrio inverecondo. Dopo le critiche, vola in Cina pagato clamorosamente a peso d’oro. Il nuovo ct Ventura lo convoca ancora. Il satanasso Pellè, però, si picca oltremodo quando osano sostituirlo. E a quel punto lo sfanculano più o meno tutti. L’auspicio di molti è che, grazie a Belotti e non solo lui, Pellé cominci finalmente a vedere la Nazionale solo in tivù. 1+
Zaza. La sua nomination può stupire, perché Zaza ha pur sempre segnato (con deviazione) il gol decisivo contro il Napoli nella sfida per lo scudetto 2015/16. E quindi, nella lista degli Ignobel, non dovrebbe starci. Rischia però di essere per sempre associato a Pellè “grazie” alla rincorsa surreale con cui si è approcciato al rigore contro la Germania ad Euro 2016. Più che una preparazione al tiro, il suo è sembrato un astruso rito apotropaico a metà strada tra la corsa sul posto, il ballo di San Vito e un omaggio alla mossa pelvica di Gianluca Vacchi. Dopo tale impresa, Zaza è fuggito in Premier League. Per poco, però: al West Ham sono bastati quattro mesi per capire che è il caso di restituirlo alla svelta alla Juve. 5-
schermata-2016-12-28-alle-11-19-49Ferrari
. Hamilton e Rosberg hanno ballato da soli, e quando non lo erano si sono intravisti giusto un Ricciardo e – più ancora – il genialoide folle Verstappen. E le Ferrari? Tristi solitarie y final. Quasi sempre nelle retrovie: anonime come un singolo di Biagio Antonacci. Il simpatico Marchionne ha ammesso l’ennesima stagione deludente, promettendo che tutto cambierà. Per la cronaca, lo aveva detto anche un anno fa. 4 (alla Ferrari; 3 a Marchionne; 2 ai pullover di Marchionne).
Montolivo. Spiace infierire su un giocatore che si infortuna sempre non appena pare tornare in forma, ma vale per lui la perfida definizione coniata da Corrado Orrico: “una giovane promessa”. Un’eterna giovane promessa. Peccato che il tempo passi e Riccardo non sbocci mai del tutto. Sempre a metà del guado, né pippa né campione, per nulla amato dai tifosi della squadra di cui (chissà perché) è capitano. Ovvero il Milan. Che – vedi tu il destino – è sbocciato in contemporanea alla sua rottura, trovandosi in casa un pari ruolo (Locatelli) più giovane e per ora più decisivo. Poco fortunato, Montolivo, ma pure troppo incompiuto. Buona fortuna. 5
Pogba. Per carità: è forte. Ma forse non così forte come dicevano. Deludente agli Europei, al momento i soldi con cui il Manchester United lo ha strapagato non sembrano essere stati spesi benissimo. E la Juve se la ride, perché l’operazione di mercato resta un capolavoro. 5+
Mourinho. Sono lontani i tempi del triplete e delle vittorie ovunque e comunque. Il presente è la tristezza di Manchester, città diversamente bellissima, e un campionato poco più che anonimo – nonostante una rosa faraonica – e staccatissimo dal Chelsea di Conte. Non si può essere Special One per sempre. 4+
Castrogiovanni. Pilone della nazionale di rugby, il tassellone Martin dice al suo club (il Racing92) che ha bisogno di un permesso di tre giorni perché deve andare a trovare un parente malato. Glielo danno e lui salta per questo la semifinale di Champions Cup a Nottingham. In realtà Castrogiovanni non vuole perdersi il party organizzato a Las Vegas per festeggiare la vittoria del Paris Saint Germain nella Coppa di Lega francese. Ci sono anche Ibrahimovic e Verratti. Bello. Solo che lo scoprono come una Moretti qualsiasi e la sua foto, allegramente imbenzinato e a torso nudo, fa il giro del mondo. Licenziato in tronco. Vamos. 3
schermata-2016-12-28-alle-11-20-15
Mancini. Calciatore assai estroso, come allenatore ha vinto senza mai convincere appieno. L’Inter lo richiama per ricominciare a spezzare le reni al mondo. Lui si ritrova addirittura primo, sebbene il gioco sciorinato dalla sua squadra sia saturo di una bruttezza accecante. Il girone di ritorno è un’agonia. D’estate resta all’Inter ma si lamenta un giorno sì e l’altro pure, fino a quando lo allontanano (c’mon De Boer) un attimo prima che la stagione cominci. Più che un tecnico, l’ultimo Mancini è parso l’uomo che sussurrava all’anticalcio. 4.5
Zacharov. Le Olimpiadi possono essere straordinarie o straordinariamente crudeli. Prendete Il’ja Zacharov. Arriva a Rio ed è il campione in carica. Gara maschile di tuffi del trampolino 3 metri. Semifinali. Per lui una formalità o giù di lì. E invece il povero Zacharov sbaglia tutto. I giudici gli danno 0 netto, niente finale e niente possibilità di difendere il titolo ottenuto nel 2012 a Londra. Quattro anni di allenamenti buttati nel cesso – anzi, nella vasca – per un erroraccio che non commetterebbe mai più. La vita è proprio carogna. 0 (al tuffo)
Ranocchia. Okay, questa era troppo facile. Scusate. Passiamo al punto successivo.
Zamparini. Pare che nel 2016 abbia avuto otto allenatori diversi, ma nessuno è in grado di tenere il conto esatto. Di sicuro Zamparini, che forse il meglio lo dà come opinionista populista da Formigli, pare ispirarsi al mitico Borlotti, il presidente della Longobarda che voleva andare a tutti i costi in serie B. E stavolta potrebbe riuscirci, nonostante come talent scout (Nestorovski) il suo Palermo resti oggettivamente strepitoso. 4
schermata-2016-12-28-alle-11-22-04
(I capelli di) Messi. Campione col Barcellona e genio inespresso con l’Argentina, ha sbagliato un rigore decisivo nella finale di Copa America. E Maradona lo ha crivellato, una volta di più.  Si è anche ritirato dalla nazionale, anche se era pure quella una sua finta. La vera colpa di Messi è però un’altra: a luglio è diventato biondo. Nel corso di un’intervista all’imprescindibile programma argentino Polemica en el Bar, ha spiegato così il gesto: “Volevo ripartire da zero”. Ecco: se per ripartire da zero hai bisogno di farti i capelli alla Malgioglio, allora qualche problema ce l’hai. 1-
(Il Fatto Quotidiano, 27 dicembre 2016. Grazie a Matteo Corfiati e Duccio Fumero)

Identikit: Messi, il paragone con Maradona e quella porta nel cielo

Schermata 2016-06-28 a 19.38.53“Non gioco più, me ne vado”. Messi ha citato Mina senza neanche saperlo, dopo la terza finale persa in tre anni. Un record di cui avrebbe fatto a meno. Continua la maledizione: l’Argentina non sa più vincere. Non le riesce da 23 anni. Sconfitta dalla Germania in finale ai Mondiali due anni fa. Battuta in Copa America, sempre dal Cile e sempre ai rigori dopo lo 0-0, ieri e un anno fa. Ventinove anni appena compiuti, Messi ha vinto tutto. Con il Barcellona: 8 campionati spagnoli, 4 Champions League, 3 Mondiali per Club, 3 Supercoppe Europee. Eccetera. Da solo: 5 Palloni d’Oro, di cui 4 consecutivi (2009/12) e l’ultimo un anno fa. E’ pagato come nessuno nel calcio (65 milioni di euro l’anno) ed è tra i più grandi di ogni epoca. Ma il suo palmares con l’Argentina langue, al di là del Mondiale Under 20 nel 2005 e delle Olimpiadi 2008 a Pechino. Da sempre lo paragonano a Maradona e il solo paragone ne evidenzia la grandezza totale. Si muove come un giocatore della Playstation, uscito chissà come dalla consolle. Segna con facilità irrisoria. Ombroso e umorale, con qualche bega giudiziaria che ne offusca il mito. Meno “umano” e simpatico di Cristiano Ronaldo, anche se a prima vista parrebbe impossibile. Fenomeno inaudoto, con l’ombra però dell’incompiutezza. Maradona vinse un Mondiale quasi da solo, trasformando i Burruchaga in satanassi, gli avversari in birilli e le mani in prolungamenti di Dio. Messi, no. La sua – mai abbastanza – Argentina è zeppa di talenti. Probabilmente più forte di quella dell’86. Eppure non riesce a vincere. Ieri sembrava il giorno giusto. Non sarebbe bastato per cancellare tutti i dubbi, ma avrebbe cambiato lo stato delle cose. E invece. Messi non solo non ha vinto, ma ha pure Schermata 2016-06-28 a 19.39.05sbagliato il rigore nella sequenza finale. Lo ha sparato alto, oltre la traversa, come se avesse intravisto una porta nel cielo. Ai campioni, ogni tanto, nelle finali capita: a Roberto Baggio, per esempio. Il suo è stato un errore tremendo, perché Vidal aveva appena fallito e l’Argentina poteva andare in vantaggio: il suo elemento migliore, invece, l’ha lasciata sola. Il Cile non ha sbagliato più, l’Argentina sì (con il laziale Biglia). Terza finale persa su tre. Dolore, lacrime. Claudio Bravo, portiere e capitano del Cile, ha provato a consolarlo. Si conoscono bene, sono compagni nel Barcellona. Ma non puoi consolare i Re che hanno appena perso il loro Impero. “Basta, lascio la Nazionale”: ha detto così, con parole per nulla meditate e chissà quanto definitive. I tifosi argentini non l’hanno presa bene: “Maradona non ci avrebbe mai lasciato soli”. Ancora quel nome, ancora quel paragone. Ancora la sensazione di essere bravo e anzi bravissimo: non abbastanza, però. Vero: Maradona non l’avrebbe mai fatto. Neanche Cruijff. E nemmeno Nino, quello della canzone, conscio che non è mica dai particolari che si giudica un calciatore. Messi, invece, ha reputato che il particolare fosse divenuto una iattura. Un macigno. Una maledizione. Gli “anti-Messi” in servizio permanente sono già ripartiti con le solite litanie: “Facile vincere col Barcellona”, “Con Neymar e Suarez farei il fenomeno anch’io”, “Segna tanto ma mai nelle partite importanti” (certo: le finali di Champions League, come noto, non sono partite importanti). A queste frasi, di solito, si aggiunge la recensione più urticante: “Messi è un ottimo calciatore in un meccanismo perfetto come il Barça, ma non un campionissimo”. Dar loro torto, dopo ieri, sarà difficile. E nessuno lo sa come la Pulce triste. (Il Fatto Quotidiano, Identikit, 28 giugno 2016)