Articoli marcati con tag ‘Lugabue’

Cosa resterà di Ligabue?

Schermata 2017-02-07 alle 13.46.07Luciano Ligabue ha dovuto rinviare le cinque date previste a Roma. Ha un edema alle corde vocali. Gli auguriamo di rimettersi presto. Il 57enne cantante di Correggio sta comunque vivendo un bel periodo. Con gli amici ha pure ricostruito il vecchio bar della compagnia in una villa, dove trascorre i venerdì sera in campagna. E proprio il venerdì compare nel titolo del terzo singolo tratto dall’ultimo disco Made in Italy(l’undicesimo in studio): E’ venerdì, non mi rompete i coglioni. Nelle intenzioni, e forse nei fatti, Made in Italy è «una dichiarazione d’amore frustrata verso questo Paese raccontata attraverso la storia di un personaggio». Il personaggio si chiama Riko. Il disco è di fatto un concept album, come si usava soprattutto a cavallo tra Sessanta e Settanta. Per fortuna dei fan, ma anche di Ligabue, Made in Italy è molto meno brutto del primo singolo G come giungla, tra le cose meno ispirate di una carriera ormai trentennale. La canzone rientra nella galassia delle “quasi invettive” care (purtroppo) all’artista, un uomo che forse per esistenzialismo (?) e forse per calcolo dice spesso tutto e niente: anche nelle presunte “invettive”, terrorizzato verosimilmente di perdere fan mettendosi troppo in gioco. Sarà anche per questo che, quando ha insensatamente cercato di reinterpretare la totemica Qualcuno era comunista, è inciampato nella cover più terrificante degli ultimi 117 anni. Del resto, da un punto di vista di coraggio e iconoclastia (per non parlare poi del talento), Ligabue sta a Giorgio Gaber come Bianca Atzei a Janis Joplin. Ligabue ha significato molto per i quarantenni di oggi e significa tanto anche per i più giovani. Il suo successo dura da decenni, segno che ha saputo parlare a più generazioni: onore a lui. La critica lo accosta da sempre a Vasco Rossi, che una volta lo definì “una goccia di talento in un mare di presunzione”. Lui, ogni volta, ripete che giocano due sport diversi. Ha ragione. L’accostamento che preferisce è quello con Lucio Battisti, solo che i punti di contatto risiedono unicamente nella capacità di entrambi di incidere nell’immaginario collettivo. Per il resto, Battisti era un genio e Liga un mediano. Battisti inventava musica, creava nuovi mondi, generava canzoni oltremodo longeve. Già: la longevità. Lucio, Vasco, Liga. Se riascoltiamo oggi Innocenti evasioni, ci emozioniamo ancora. Se riascoltiamo oggi Ridere di te, ci emozioniamo ancora. Quanto di tutto questo accade con Ligabue? La sua produzione è andata artisticamente calando (crollando?) da Buon compleanno Elvis in poi, e parliamo ormai del 1995. Pure i primi dischi, riascoltati oggi, suonano però più vecchi che vintage. Paradossalmente uno di quelli che sta meglio è Sopravvissuti e sopravviventi, clamorosamente sottovalutato nel 1993. Parafrasando Raf: cosa resterà di questo Ligabue? Domanda lecita, che però non va fatta in presenza del diretto interessato, più permaloso di una mina (questa è di Daniele Luttazzi) e aduso a concedere interviste solo a chi lo ritiene l’erede di Mick Jagger. Cosa resterà, musicalmente, di Ligabue? Gli artisti (veri) possono invecchiare, ma la loro arte no. Chissà: magari, del Liga, resterà più che altro Radiofreccia. Il suo primo, splendido film. Ed è certo curioso che di un celebratissimo cantante torni anzitutto alla memoria un film. (Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio, rubrica Identikit)