Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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Articoli marcati con tag ‘Gaber Se Fosse Gaber Scanzi’

S’io fossi Gaber arderei ‘l mondo

Nella società castale indiana, il paria rappresenta il reietto per definizione, un relitto umano posto al di fuori della società. Ebbene, più passano gli anni, più la società è dominata dal cancro del conformismo, della banalità e della ipocrisia, più quIMG_2607esta parola strana, “paria”, appunto, assume a mio avviso un significato positivo. Cosa c’è di migliore che essere “fuori dalle caste” al giorno d’oggi? E naturalmente non mi riferisco alla casta di Stelliana e Rizziana memoria, ma alla volontà di essere fuori dai giochi, quelli ufficiali almeno, ed osservare il mondo e i suoi rituali da outsider. Per l’intellettuale, poi, questa condizione appare ancora più ideale poiché gli consentirebbe di perseguire quella aspirazione all’Oltre che in troppi adesso sembrano av smarrito. Lo diceva uno scrittore dannato più che scomodo come Drieu La Rochelle: “La funzione dell’intellettuale è di andare al di là dell’avvenimento contingente, di tentare cammini rischiosi, di percorrere tutte le strade possibili della storia. Niente di grave se sbagliano. Hanno compiuto una missione necessaria, quella di andare dove non c’è nessuno”… Parole cadute tristemente nel vuoto e sono pochi coloro che a questo imperativo categorico si riferiscono.
Negli ultimi mesi, negli improbabili teatrini televisivi, tra mummie, pagliacci ed umanità varia, è planata una figura nuova, diversa: si veste come un ragazzo normale, sembra esser portatore di passioni e disgusti culturali più che politici, sembra, insomma, provenire da un luogo sconosciuto agli opinion makers di casa nostra ossia la realtà! Il suo nome è Andrea Scanzi, giornalista, scrittore, sommelier, e da qualche tempo anche attore con lo spettacolo “Gaber se fosse Gaber”, un sentito omaggio al creatore del “Teatro Canzone” nel decennale dalla scomparsa, che appare come un lungo articolo, sincero, arguto e divulgativo al contempo dove i link ipertestuali altro non sono che gli stralci gaberiani (canzoni, filmati, fotografie) proposti nella devota rievocazione teatrale. E proprio in occasione della data fiorentina di “Gaber se fosse Gaber”, presso il Teatro Puccini, abbiamo incontrato Scanzi, disponibile e sorridente, che proprio qui, nel Maggio del 2001, salutò per l’ultima volta il cantante-attore milanese. Liberamente abbiamo riflettuto sulle miserie del presente rievocando però anche i lampi che ci hanno attraversato e che ancora ci attraversano… La volontà che anima Scanzi è stata espressa in maniera molto chiara: mettere in discussione tutto, a qualunque costo. Bentornata libertà, ci verrebbe da dire…
Da dove nasce la necessità, l’urgenza di ricordare Gaber oggi? Sappiamo che il motivo “tecnico” di questo spettacolo è la commissione da parte della Fondazione Gaber, circa due anni fa, ma credo occorra muoversi oltre e chiedersi quanto la parabola di questo artista manchi all’Italia odierna?

Ritengo ci sia bisogno di ricordare un personaggio che è famoso, ma non sufficientemente conosciuto. Mi spiego meglio: di Gaber in tantissimi conoscono il nome, magari qualche canzone del primo periodo, ma sfugge la parte più importante, ossia la produzione teatrale, quella di un artista scomodo, urticante, talvolta violento che le televisioni e i mass media in generale intendono censurare oggi, come in passato. Credo che al nostro Paese manchino figure come lui, così straordinariamente libere (citerei anche Pasolini, e pochi altri)… Gaber era infatti un uomo del dubbio e non delle certezze, che amava mettere in discussione soprattutto ciò che sentiva più vicino, un insegnamento che è estremamente attuale, ma di cui non si trova quasi più traccia.

485887_543408539008812_992451024_nDunque questa Italia sempre più orfana delle sue figure più profetiche, più visionarie, più “urticanti”, come dicevi giustamente tu, riesce oggi ad esprimere qualche fermento che possa indicare nuove strade di creatività o di contestazione efficaci? Personalmente quello che trovo più preoccupante è il grande clima di rassegnazione che si respira: come possono germinare delle avanguardie se non si immagina che i paradigmi possano essere attivamente cambiati, mi chiedo…

 Direi che rispetto alla stasi di circa dieci anni fa adesso qualcosa sta provando a rinascere, anche se in maniera terribilmente caotica. Il problema vero è che anche quando sembra riaffermarsi un desiderio di appartenenza e partecipazione non c’è alcuna voglia di abbracciare una idea col dovuto beneficio del dubbio… Si assiste ad una radicalizzazione estrema: bianco e nero, giusto e sbagliato! Ci sono insomma troppi tifosi (peraltro neanche sostenuti dalla ideologia, come accadeva negli anni settanta) laddove servirebbero piuttosto persone in costante ricerca… E naturalmente gli intellettuali odierni non sono da meno!

La tua presenza all’interno del teatrino massmediatico è sempre più forte, ed oramai, per quanto questo possa farti sorridere, anche tu sei quello che chiamano un “opinion maker”. Come ti relazioni a questa realtà e a questo ruolo? Cosa cerchi di fare per esserne degno (ammesso e non concesso, proprio come Gaber ci insegna, che “fabbricare opinioni” sia cosa meritevole…)  e per lasciare un lascito positivo, anche minimo, ai tuoi lettori ed ascoltatori?

 Cerco soprattutto di mettere in pratica un insegnamento, umano più che intellettuale, che reputo molto importante, ossia quello di mettere sempre in discussione tutto! Quando mi chiamano in televisione vorrei che chi mi ascolta si ponesse costantemente dei dubbi; la condivisione di per sé non mi interessa e preferisco non risultare indifferente. Inoltre detesto la tipica autoreferenzialità dell’intellettuale di sinistra e devo ad ogni costo tenermici lontano, non per mero spirito di provocazione…Il rischio, semmai, è quello di essere “etichettati”, quale che sia la tua posizione reale: io ad esempio sono spesso convocato per “fare il grillino”, solo perché mi sono occupato del fenomeno del M5S. Per fortuna, leggendo i commenti di chi scrive, mi capita di far arrabbiare tanto il “fan”, quanto l’oppositore dichiarato, e questo, ti confesso, mi tranquillizza molto!

C’è una cosa che apprezzo vedendoti parlare nelle trasmissioni televisive: ossia che non appari, come molti, una crisalide vuota, priva di vita, ma sembra che dietro di te agiscano passioni ed interessi palpitanti, oltre alla politica. Quali?

camogli8In Italia se sei eclettico, se hai tante passioni finisci per esser definito con disprezzo un “tuttologo”, ma è un rischio che mi prendo volentieri poiché sono davvero lieto di esprimere le mie passioni, tutte. Per me sarebbe aberrante disquisire tutta la vita di un unico argomento e amo parlare di tutto ciò che mi piace: la musica innanzitutto (i cantautori, ma anche il jazz, i grandi chitarristi…), poi il vino, da buon godereccio, e anche lo sport, il cinema, e naturalmente la letteratura (Saramago, Fenoglio…).

In questa nostra conversazione abbiamo parlato molto del nostro presente; cerchiamo di essere ancora più espliciti… Se al volo dovessi dire cosa ti piace e cosa non ti piace del Paese in cui viviamo cosa risponderesti?

 Sarò banale, ma viaggiando molto mi sono reso conto che la bellezza dell’Italia è ineguagliabile. Vivere qui, anche se magari in una dimensione più “da turista” è davvero un grande dono. Degli italiani invece odio la tendenza a non volersi sporcare le mani, a non schierarsi, a stare dalla parte del più furbo per convenienze poi tutte da verificare. Avremmo molto da imparare dai nostri errori del passato e invece non lo facciamo mai!

Consentiamoci per un attimo di essere banalmente autoreferenziali… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Da qualche mese il ritmo delle mie attività è aumentato in maniera vorticosa, dunque davvero ci potrebbero essere progetti futuri che io al momento neanche immagino. Certo è che intendo continuare la mia collaborazione con “Il Fatto Quotidiano”, così come continuare con le rappresentazioni teatrali di “Gaber se fosse Gaber”, probabilmente anche affiancandole a quelle di un nuovo spettacolo su De Andrè. Potrebbe poi esserci qualche conduzione televisiva, ma il vero obiettivo adesso è tornare a scrivere un libro, e in questo caso sarebbe un romanzo, per toccare ancora una nuova dimensione, quella che al momento mi fa più paura. (di Antonello Cresti)

 

Gaber se ascoltasse Scanzi

Gaber se fosse Gaber continua il suo cammino. Qui trovate le prossime date.
A seguito del successo, abbiamo deciso che andremo avanti per tutto il 2013, almeno fino a dicembre (e nel frattempo sto scrivendo nuove cose e già esiste Le cattive strade, con Giulio Casale, dedicato a Fabrizio De André).
Negli ultimi quattro giorni abbiamo fatto cinque repliche, sempre tutto esaurito, con l’emozione viva dei 600 paganti al Ponchielli di Cremona.
Sono uscite molte recensioni. Ne pubblico una delle tante. Una delle più belle, a firma Michele Cosentini.

“Se Gaber continua così, arriverà a scrivere l’inno di Forza Italia”: questa acuta osservazione (che cito a memoria) era contenuta all’interno di un articolo di Luca Canali, pubblicato sull’Unità, nella seconda metà degli anni ’90. Non ricordo a proposito di quale spettacolo: forse “Un’idiozia conquistata a fatica”, ma potrei sbagliarmi. Ho rimosso i dettagli. Ricordo solo che per la prima volta nella mia vita mi trovai d’accordo con Veltroni, che invece difese il cantautore. Uno dei tanti miracoli che Gaber era in grado di compiere.
Era già una ventina d’anni che il signor G. era salito sulle palle a molti soloni della sinistra ufficiale: gli stessi che avevano già cominciato a fare rivoltare Berlinguer nella tomba e che, dopo un’altra quindicina d’anni, si sarebbero ritrovati al governo insieme al Pdl. I “grigi compagni del PCI” (citando Gaber) e coloro che vengono da lì hanno sempre avuto una radicale avversione nei confronti dei liberi pensatori: difficilmente riconducibili a una delle caselline di cui l’ortodossia ha sempre disperatamente bisogno. Il fascista prima e il berlusconiano poi è un nemico riconoscibile e facilmente avversabile. I Pasolini, i Gaber (o anche, cambiando categoria, i Guzzanti) scombussolano le certezze: proprio perché seminano il dubbio. E nella rivoluzione (quella che “oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente”, sempre citando Gaber) per i dubbi non c’è posto.
Il mio approccio con Gaber avvenne verso la fine del liceo, quando uno dei pochi compagni di classe non paninari mi fece ascoltare la meravigliosa invettiva “Io se fossi Dio”. Sentire quel pezzo così politicamente scorretto in piena epoca reaganian-craxiana fu un salutare cazzotto nello stomaco. “Una delle canzoni più censurate della storia” mi aveva detto il mio amico “ti piacerà”, anche se non avevo ancora provato l’ebbrezza della censura. Il primo concerto live lo vidi nel ’92: “Il Teatro Canzone”, quindi -tra gli altri capolavori- “Qualcuno era comunista”. A costo di sembrare retorico, ammetto che piansi spudoratamente. Stavo per diplomarmi in accademia e quindi ero anche incantato dalla tecnica, dalle pause, dalle espressioni del volto. Gaber era, per me, la prova vivente che fare teatro dovesse significare porsi delle domande, esprimere un’idea o, appunto, seminare dei dubbi. Pensare e far pensare.
Insomma, piansi. E anche ieri -pur senza arrivare fisicamente alle lacrime- mi sono commosso. Sono andato vedere, a San Giovanni in Persiceto, “Gaber se fosse Gaber”, straordinaria ri-evocazione compiuta da Andrea Scanzi. Non pago di essere uno dei migliori giornalisti italiani (oltre che scrittore,  politologo, esperto di vino, di tennis e altre mille cose che fanno sospettare che si serva di qualche clone), Scanzi sta portando in tournée questo delizioso esempio di teatro di narrazione, in cui attraversa tutto il percorso artistico e politico di Gaber e -naturalmente- del grande Luporini, perché -come dice all’inizio- non si può parlare di Gaber senza parlare di Luporini, e viceversa.
In scena, una sedia e un cappello, che lo scrittore indosserà solo alla fine, rievocando una delle ultime immagini di Gaber: è l’unica concessione alla “teatralità”. Per il resto, Scanzi ti prende per mano con l’umiltà degli intelligenti e ti accompagna alla scoperta (o riscoperta) dell’ultimo grande intellettuale che abbiamo avuto. Qualche volta lascia parlare le immagini o i video, uscendo materialmente di scena: ti lascia solo per qualche minuto, come sentendosi di troppo quando parla il grande Gaber. Non c’è un attimo di stanchezza, non c’è un solo momento in cui non ti avvolga con la passione di chi -pur facendo un altro mestiere- dalla filosofia gaberiana ha imparato molto.
Assieme a me, c’erano alcuni amici che Gaber lo conoscevano poco (e ora lo conoscono molto di più). Lo spettacolo arriva al cuore e al cervello di gaberiani e non gaberiani. Strike. “Gaber se fosse Gaber” ha anche compiuto il miracolo di commuovermi, cosa che da una decina d’anni, nel desolante panorama italiano, non mi accadeva né nel vedere né nel fare teatro. E, di conseguenza, anche il miracolo di farmi scrivere, dopo tanto tempo, la recensione di uno spettacolo. Grazie, Andrea. (grazie a te, Michele Cosentini). 

Gaber se fosse Gaber (recensione)

Gaber se fosse Gaber sta continuando il suo cammino. Qui trovate il calendario aggiornato.
Ogni giorno ricevo lettere bellissime. Oggi ne pubblico una, particolarmente nitida e calzante.
L’articolo è di Stefano Daglio, le foto di Claudio Turci.

Ciao Andrea,
mi permetto di scriverti con il mio personale commento, positivo almeno quanto non richiesto, al tuo spettacolo “Gaber se fosse Gaber” che ho avuto il vero piacere di vedere ieri sera a Varese.
Una piccola premessa: oggi ho 28 anni e mi sono avvicinato a Gaber, grazie a mio padre, intorno ai 16/17 anni, quando ormai aveva già smesso di fare spettacoli. Come dicevi tu ieri sera, quando conosci Gaber a quell’età qualcosa succede: in qualche modo la propria formazione e la propria crescita come persona risente del contatto anche se indiretto con una personalità del genere (come dici di lui durante lo spettacolo, neanche io sono mai riuscito a riconoscermi in un nessun tipo di comportamento o di posizione che fosse completamente giusta e opponibile a qualcosa di completamente sbagliato).
Mi sono spesso trovato a dover rispondere alla domanda di amici o della mia ragazza: “ma chi era ‘sto Gaber che continui a citare?”. A questa domanda, sono sempre stato in grado di fornire un’unica risposta forse troppo personale perchè possa essere veramente incisiva sugli altri, cioè che Gaber è qualcuno che pur non avendo mai conosciuto di persona, riesce a mancarmi. 
Forse la mia è una “dichiarazione d’amore” troppo personale per comunicare qualcosa, oltre alla gelosia in almeno una mia ragazza (true story..), ma purtroppo non sono mai stato capace (non è il mio lavoro e non ne ho indubbiamente le doti) per analizzare l’opera di Gaber con la finalità di riassumerla in un tempo utile per raccontarla ad una terza persona.
Per questo, negli anni dalla sua morte ho cercato, tra gli spettacoli in suo ricordo, uno spettacolo che ricordasse Giorgio in un modo che fosse a mio avviso completo; che potesse anche essere una buona pista di avvicinamento per qualche mio coetaneo che non ha avuto la mia fortuna di essere aiutato ad avvicinarsi a lui (e sono tutti i coetanei che conosco). Questa “ignoranza” della mia generazione (e peggio ancora delle successive) per Gaber mi ha sempre fatto male: mi sembra assurdo che un’opera così possa semplicemente perdersi nell’oblio: mi sembra un’inaccettabile segnale della degradazione della società.
In questa mia ricerca, però, sono rimasto troppe volte deluso. Troppi gli spettacoli che ho visto, infatti, “buttavano via” Gaber, ricordandolo solo come quello delle canzoni “facili”, anche se magari introspettive e profonde (come “sogno in due tempi”, per citarne una). 
Nessuno ha mai parlato del Gaber che si incazzava (di Polli d’allevamento, per fare l’esempio più chiaro), che magari ti insultava, ma arrivava a colpirti e ti spingeva a riflettere su di te e sugli altri: a partire dal proprio piccolo, dalla propria Maria, fino alle grandi cose e i grandi valori della vita. E questa “dimenticanza”, questa “trascuratezza”, forse anche voluta, mi ha sempre dato la dolorosa sensazione che già si volesse tradire il ricordo di Gaber, limandone via gli spigoli vivi e rendendolo più inserito e, come conseguenza, meno pericoloso.
Tutto questo nel tuo spettacolo NON succede!! Forse per la prima volta ho ritrovato in uno spettacolo quello che per me è il vero Gaber! La prima cosa che ho pensato finito lo spettacolo è stata: “Se avessi dovuto fare io la selezione dei pezzi per condensare Gaber in un’ora e mezza di teatro, non avrei saputo fare di meglio!”
Per la prima volta ho trovato uno spettacolo a cui mi affiderei per raccontare Gaber ad un amico, alla mia ragazza, a chiunque mi piacerebbe che si avvicinasse a Giorgio come mi ci sono vicino io! 
Credo che il grado del mio apprezzamento del tuo spettacolo possa dirsi racchiuso in quest’ultima frase. Con i pezzi di Gaber ho sempre avuto la sensazione che “se ci sapessi fare con le parole avrei espresso questa sensazione esattamente negli stessi termini, perchè è esattamente così che mi sento IO..”. Con il tuo spettacolo ho avuto l’analoga sensazione che se fossi stato capace di analizzare Gaber per raccontarlo estraendone il succo più vero non sarei riuscito a farlo meglio di te!
Quindi grazie! Davvero grazie per il tuo spettacolo: mi auguro che continuerai a riproporlo in modo da porter tornare a vederti con la mia ragazza e con gli amici. 
Scusa se per farti un complimento ci ho messo qualche centinaio di parole, ma forse ho l’arroganza di pensare che un quadro generale di me come persona, dia più forza al mio complimento. (Stefano Daglio)

Gaber se fosse Gaber: aggiornamenti

 

Sabato prossimo riprenderò la mia lezione-spettacolo, Gaber se fosse Gaber.
La stagione proseguirà per tutta l’estate, per poi riprendere con la stagione 2012/13. Quella del decennale della scomparsa del Signor G.
La data di sabato è a Colleretto Giacosa, due passi da Ivrea, al Teatro Giacosa.
Vi segnalo anche in home page le date da qui a inizio marzo.

21 gennaio 2012
Colleretto Giacosa (TO)
Teatro Giacosa

31 gennaio 2012
Breganze
(VI)
Cinema Verdi

2 febbraio 2012
Monte San Savino
(AR)
Teatro Verdi

18 febbraio 2012
Iseo
(BS)
Auditorium Antonietti

24 febbraio 2012
Spilimbergo (PN)
Teatro Miotto

25 febbraio 2012
Gorizia
Kulturni Dom

1 marzo 2012
San Marino
Teatro Titano

6 marzo 2012
Roma
The Place