Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
novembre: 2017
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Scanzi riporta Gaber in Friuli

cinisello 1Agile e potente, arriva dritto al cuore e alla mente “Gaber se fosse Gaber” (Palamostre di Udine il 5 aprile inizio ore 21 – organizza Azalea) il testo teatrale di cui è anche interprete Andrea Scanzi, giornalista di punta de “Il Fatto Quotidiano”. In un monologo intenso ed equilibrato, azzeccando tempi e modi, evitando ardite imitazioni (un affronto intollerabile per i “gaberiani”!), leziosità e ripetizioni, con sincero rispetto, fine ironia e assoluta lucidità, racconta quel grande pensatore che fu Giorgio Gaber e il suo Teatro Canzone,  l’originale progetto di cui fu complice Sandro Luporini.

Un percorso narrativo fatto d’immagini, filmati, canzoni per nulla scontato e, a volte, sconosciuto anche ai maggiori cultori dell’artista milanese. “La prima volta che vidi Gaber fu all’Anfiteatro di Fiesole nel 1991 – ammette con percepibile emozione Scalzi  –  e ne rimasi letteralmente folgorato”. Una serata che Andrea fissò in una straordinaria immagine. Una lezione di vita mandata a memoria.

Com’è poi proseguita la sua conoscenza di Gaber?

“Ci siamo incontrati personalmente e frequentati. Gaber mi ha cambiato la vita. Aveva accettato di farmi da correlatore alla tesi di laurea (I cantautori della prima generazione) ma la malattia purtroppo non glielo consentì”.

Quali sono gli insegnamenti di Gaber marchiati in maniera indelebile nella sua mente?

“L’onestà intellettuale, la libertà di pensiero costi quel che costi, il gusto mai gratuito per la provocazione”.

Dal debutto nel febbraio 2011 “Gaber se fosse Gaber”, prodotto dalla Fondazione che porta il suo nome, si appresta a tagliare il traguardo delle 70 repliche: si aspettava un simile successo?

camogli8“Il mio ottimismo non arrivava a tanto. L’ho portato in scena anche al Piccolo di Milano: un’emozione fortissima, è stato come riportare Gaber a casa. Adesso torniamo in Friuli la regione che, dopo la Lombardia, lo ha ospitato di più dimostrando grande calore e partecipazione”.

Dove sta l’attualità del pensiero gaberiano?

“Nella sua capacità di cogliere l’imbarbarimento e l’inaridimento dell’uomo. Nella sua capacità di raccontare la quotidianità con cinica partecipazione, nel coraggio urticante delle sue idee, in quel suo mettere in discussione la politica e nel rimproverare certe scelte della Sinistra. Gaber non ha mai cercato la compiacenza di nessuno, non ha regalato certezze ma instillato dubbi. Ha saputo anticipare il tempo che stiamo vivendo”.

Schiettezza e ironia sono doti caratteriali o le ha imparate da Gaber?

“Le mie origini toscane hanno aiutano quella ruspante schiettezza e velenosa ironia che sono parte della mia personalità. Letture, ascolti musicali e soprattutto punti di riferimento come Gaber e Luporini mi hanno consentito di farle crescere e di affinarle”.

Si vede spesso in tv: il mezzo le piace?

“Lo frequento da giornalista e ho un buon rapporto con la telecamera. Il ruolo dell’opinionista mi diverte: dico semplicemente quello che penso”.

Con quali effetti?

foto g“Molte persone mi fanno i complimenti per la mia franchezza. Mi dicono di avere interpretato perfettamente quello che da anni era il loro pensiero”.

Ultimamente ha avuto scaramucce televisive con molte donne: Mussolini, Ravetto, Biancofiore…

“Sembra che ce l’abbia con le donne… In realtà ce l’ho con quelle donne, poco abituate a giudizi non compiacenti nei loro confronti”.

Da buon conoscitore di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle che cosa pensa della situazione politica italiana?

“Credo che neppure Grillo si aspettasse il risultato ottenuto. Fare da pungolo democratico e virus benefico al Centro-Sinistra ero il suo obbiettivo. Il risultato ottenuto pretende un impegno maggiore per il quale, a mio parere, Grillo e i suoi non sono pronti perché ancora troppo ingenui e, in certi casi, impreparati. Distruggere non basta, c’è un Paese che ha bisogno di essere governato. L’ipotesi più probabile è il voto a ottobre dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”.

La musica è una sua grande passione: ha un debole per i cantautori?

“Li apprezzo molto, mi sono laureato con una tesi sui cantautori. Gaber, De Andrè (“Le cattive strade” è il titolo dello spettacolo che porto in scena con Giulio Casale che ha una struttura analoga a quella del lavoro dedicato a Gaber), Fossati (del quale ho scritto un’autobiografia “Il volatore”) ma anche Ivan Graziani e Rino Gaetano: li amo tutti. Ascolto però anche Bruce SpringsteenPink FloydKeith Jarret. Non disdegno la buona musica, indipendentemente dai generi”.

Anche il vino non la lascia indifferente…

“Il Friuli l’ho scoperto proprio grazie al vino (vanta un diploma di sommelier e un attestato da degustatore ndr) avendo scritto un paio di libri (Elogio all’invecchiamento – Il vino degli altri) . Sono un toscano atipico ( e vegetariano) perché preferisco i bianchi ai rossi e voi ne producete di straordinari. Frequentando la vostra terra, ho imparato a conoscere e apprezzare i luoghi, i vostri tempi, il vostro essere mai oppressivi ma ben disposti allo stare insieme. In Friuli mi sento profondamente a casa”.

Che cosa pensa dei social network che non disdegna di frequentare? Quali i pregi e i difetti?

“Conduco una trasmissione che si occupa proprio di reputazione on line (“Reputescion – Quanto vali sul web?”, un format che ha debuttato l’11 marzo in seconda sera su Sky canale 143, DTT canale 134). I Social Network consentono un contatto immediato con il pubblico, con la notizia. Il feedback è immediato. L’aspetto terribile è nell’accessibilità illimitata e protetta dall’anonimato. Ti arriva addosso affetto, invidia, rabbia, insulti. La rete non è per tutti. Per frequentarla senza danni è necessario che il livello di autostima personale sia molto alto”.

Giornalista, conduttore, opinionista, autore di libri e spettacoli di cui è anche interprete: non c’è pericolo che si monti la testa?

“Impossibile perché me la sono montata fin da principio! Non nego di essere un po’ narcisista ed egocentrico. La tv dà una popolarità enorme e immediata anche se a emozionarmi di più è un applauso a teatro. E’ vero che il mio modo di stare al mondo è cambiato ma credo di essere rimasto sempre lo stesso, di dire e scrivere le cose di sempre. Autorizzo quindi fin d’ora chiunque si accorgesse di un cambiamento determinato dall’esplosione del mio ego a picchiarmi per farmi rinsavire”.

Rita Bragagnolo (IlFriuli.it, 1 aprile 2013)