Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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Gaber se ci fosse ancora Gaber (recensione)

gaber 20Il mio incontro con Giorgio Gaber è avvenuto grazie ad uno di quegli spettacoli televisivi estivi che ripropongono un potpourri di gag e sketches del glorioso passato del piccolo schermo. Non vorrei sbagliarmi, ma in uno di quei flash Gaber interpretava “Il Tic”. Da allora sono andato in cerca di vecchie apparizioni, ascoltare brani, attenderlo in tv nuovamente. Mi convincevo di conoscere sempre meglio quel personaggio ordinato e rigoroso investigatore del dubbio, “graffiante ricercatore delle fragilità dell’ordine precostituito, stimolante ed elegante agitatore di coscienze, scintillante e geniale manipolatore del caos esistenziale”. Una passione divenuta adorazione quando all’indomani del primo gennaio 2003 giorno in cui se ne è andato, mi regalo il cofanetto della Einaudi in collaborazione con Rai Trade, un viaggio completo nel mondo di questo mattatore che ha saputo cambiare il modo di fare musica e teatro in Italia. Eppure non immaginavo che un altro innamorato, sicuramente più di me, avesse pensato a raccontare su di un palco il percorso umano e professionale di questo poliedrico personaggio. Il Gaber se fosse Gaber, che sono andato a vedere nel teatro della mia città (Piano di Sorrento, nell’ambito della V ed. di Progetti d’Autore, promossa dall’associazione Eta Beta) è un atto d’amore, di un fan, il giornalista Andrea Scanzi verso Giorgio Gaber. Scanzi lo spiega alla fine perché e come si è innamorato di Gaber. Era il 1991, all’Anfiteatro di Fiesole, spettacolo in cui rimase ipnotizzato. Gli scattò delle foto meravigliose. Una di queste, con Gaber teso,  sguardo deciso e dolente, divenne quasi un’icona, ancora oggi cliccatissima in rete. L’incontro con la Fondazione Giorgio Gaber ha fatto il resto, tramutando un progetto in realtà: un monologo –  spettacolo in cui più di tre decenni vengono raccontati da Scanzi con l’aiuto di foto, video e audio. Emerge la straordinarietà di un artista che se si fosse fermato a Torpedo BluNon Arrossire, o ai primi vagiti del rock italico (con Adriano Celentano), sarebbe stato né più né meno un bravo cantante. Il coraggio di osare, trasformare e trasformarsi lo ha reso invece artista immortale. Disincantato ed empatico, lucido ed innamorato della vita, anarchico e forse surreale. Tutto questo con la collaborazione dell’inseparabile Luporini. Scanzi spiega, racconta, ma non è affatto didascalico. Si sente l’amore, ogni volta che racconta – o meglio , svela, aneddoti del Gaber – pensiero troppo spesso annebbiato da luoghi comuni, a destra come a sinistra, veri nemici di Gaber, veramente uno politicamente scorretto. Andrea ci ricorda così che in Io se fossi Dio se la prende persino con il “guru” del compromesso storico Aldo Moro. Né tabù, nè certezze, nè censure. Si infrangono i miti di anni terribili e confusi, ma anche le certezze di un uomo sempre più vittima di quegli stessi anni. Ecco Il Dilemma del nostro tempo, brano attualissimo e a me sconosciuto. Una pecca che l’innamorato Scanzi mostra in video, bellissima. Metafora di un tempo confuso, troppo simile alla stagione che stiamo vivendo. Nel tempo dei gabbiani ipotetici senza più neanche l’intenzione del volo Gaber era l’unico che sapeva come spiegale le aliE se Andrea Scanzi, lo stesso che oggi con #Reputescion su La3 tv rappresenta una delle più belle boccate d’aria di questa stagione televisiva, dovesse capitare nella vostra città a raccontare Gaber, andateci! Nel tempo in cui “la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”, ci mancano storie come quella di Giorgio. (Biagio Verdicchio, Fanpage).