Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
novembre: 2017
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Ebbene sì, la playstation è divertente anche a 40 anni

fullsizerender-6Le donne lo sanno, come cantava Ligabue. Tra le molte cose che sanno, c’è la sostanziale deficienza del genere maschile. Essa si esplicita in varie forme, che vanno dal grado ameno a quello rondolinico. Assai prossima al grado ameno c’è quella che definiremo qui demenza “cazzara”. Comporta quasi solo cose positive – divertimento, relax, spensieratezza – e si esplicita in varie forme. Una di queste, e si chiede qui ancora perdono alle amatissime lettrici, è giocare alla Playstation. E giocarci non tanto a venti o trent’anni, ma a quaranta. O a cinquanta. O – insomma – a qualsiasi “anta” che volete. Molti, e più che altro me, inorridiranno: “Davvero non avete di meglio da fare, voi maschietti?” Certo che ce l’abbiamo, e peraltro lo facciamo (quasi tutti: Nardella probabilmente no), ma questo è un giornale timorato di Dio. E poi non è mai elegantissimo star lì a elencare le proprie performance amatorie: mica siamo Cruciani qualsiasi. Gli attacchi però proseguiranno: “Non potreste, al limite, guardare una serie tivù o andare al cinema”? Certo, e anche questo lo facciamo, però non è che uno può guardare tutta la vita solo Breaking Bad o The Affair. Anche perché prima o poi le serie finiscono, Heisenberg muore e – soprattutto – una serie come The Affair provoca la rottura del rapporto di coppia che stavi vivendo: non è che uno può soffrire tutta la vita, ragazze. Ed è anche per questo che, a coloro che stanno per accusarci di “disimpegno” perché a 40 e passa anni preferiamo Uncharted 4 al cicaleccio politico, ribadiamo che c’è davvero un limite al masochismo: farsi calpestare in tacco 12 da Rosario Dawson è normale e anzi incentivabile, guardare al mattino Chiccotesta (sì, tutto attaccato) o Andrea Romano no. Quella è perversione, per giunta delle peggiori. Non ignoriamo la critica peggiore: “Anche Renzi gioca alla Playstation”. Ebbene sì. E posta pure le foto mentre lo fa con qualche suo pretoriano spelacchiato, magari in una delle molti notti in cui prima delle elezioni hanno vinto di sicuro e poi puntualmente (stra)perdono. Ecco: Renzi che gioca alla Playstation è il piccolo specchio tragicomico di una generazione rimasta impigliata in quella eterna (quasi) giovinezza che li porta a reiterare, da quarantenni, le stesse cose che facevano a vent’anni. E’ la crisi di mezza età 2.0, però spensierata e tutto sommato piacevole. Non è tremendo che Renzi giochi alla Playstation: è tremendo che sia stato Presidente del Consiglio (e forse lo sarà ancora, sempre per quella storia del masochismo frainteso). Lo si dica, lo si gridi: giocare alla playstation è divertente: a qualsiasi età. E’ una stacco innocuo, che non fa danno alcuno, a meno che il maschio suddetto fullsizerender-7passi tutto il tempo davanti alla tivù, magari un 65 pollici 4K comprato proprio alla bisogna. Nel qual caso, amiche lettrici, qualora il vostro compagno non assolvesse appieno ai suoi ruoli eroici di compagno, amico e amante: punitelo, traditelo, lasciatelo. Farete benissimo e se lo sarà meritato. In caso contrario, lasciatelo rincoglionire al 20% con Fifa 2017, mentre è convinto di essere stato acquistato dal Barcellona o di avere appena fatto un gol in rovesciata a Buffon su assist del mirabile Suso. Lasciatelo armeggiare con quella cosa mediamente astrusa che una volta si chiamava joystick e ora DualShock. Lasciatelo nel suo comico brodo di giuggiole fatto di “R2”, tasto “quadrato” per tirare e “triangolo” per il passaggio filtrante: è una cosa grave, ma non seria. Fidatevi. (P.S. Questo articolo, che tutta la redazione maschile del Fatto Quotidiano voleva scrivere ma non ne aveva il coraggio, contiene forti tracce autobiografiche. Se ne sconsiglia l’uso a seriosi/e noiosi/e). – Il Fatto Quotidiano, 9 gennaio 2017

Identikit: Vittorio Zucconi, un po’ tifoso e un po’ scoiattolo

Schermata 2016-06-21 a 12.12.11Chi ha buona memoria e ormai qualche anno, ricorderà come Vittorio Zucconi fosse spesso al Maurizio Costanzo Show. Il conduttore, giustamente, ripeteva spesso che Zucconi era uno dei pochi a poter parlare e scrivere di tutto. Era vero e stilisticamente vale ancora oggi: contenutisticamente, dipende. Rispetto a quei tempi ormai lontani, Zucconi è cambiato un po’. Come tutti, del resto. Il talento c’è ancora, la piacevolezza (quando vuole) pure. Vanno però riscontrate alcune timide variazioni rispetto alla matrice originaria zucconiana. In primo luogo, ora che è direttorissimo della bella Radio Capital, Zucconi tromboneggia senza sosta. Quando dialoga con gli ascoltatori, sembra sempre più il parroco di paese che sentenzia su tutto: Don Vittorio da Repubblica, officiante laico di renzismo buono e boschismo vivido. In secondo luogo, la scoperta dei social ha avuto nella vita di Zucconi lo stesso impatto del noto meteorite su Tunguska. Non appena ha scoperto Twitter, Don Vittorio ha cominciato a mitragliare cinguettii lividi come se piovesse: arginarlo è davvero impossibile. C’è poi il terzo aspetto, che riguarda il suo totale abbandono della ragion critica politica. Tutti hanno simpatie politiche, e ci mancherebbe altro. Chi finge di essere super partes, spesso, è solo un paraculo in incognito. Solo che Zucconi esagera. Finché c’era Berlusconi da combattere, per lui (e tanti come lui) era facile: bastava attaccare Silvio e si sembrava tutti democratici, illuminati e di sinistra. Con l’arrivo di Renzi, brutta copia di Schermata 2016-06-21 a 12.12.32Berlusconi come di Craxi, Zucconi ha purtroppo svelato di essere politicamente uno Staino senza matita: uno Zdanov qualsiasi della Boschi. Spiace molto vederlo così, perché una tale condotta te la aspetti da un Lavia (chi?) ma mette tristezza se ad abbracciarla è una bella firma come Vittorio. Ma non c’è niente da fare: per lui la Madia è la Iotti e Carbone il nuovo Engels. Zucconi non è di sinistra: è del Pd. E Zucconi non vota Pd: lo tifa. Anche se gli danno un rigore che non c’era. Anche se l’arbitro è Verdini. Anche se pure la Meloni sembra più di sinistra del Pd. Vittorio, con abnegazione indefessa, celebra il santo avvento del renzismo e scudiscia al contempo la proliferazione empia del grillismo. Più che piddino è anti-grillino. Li odia come Fellaini odia i barbieri, con ferocia belluina. Due sere fa ha commentato con commovente acredine il trionfo 5 Stelle a Roma e Torino: neanche uno scoiattolo bulimico ha mai rosicato così. Don Vittorio, del resto, si era già espresso il 16 giugno: “I non sondaggi non pubblicabili confermano: De Magistris a Napoli, Parisi a Milano, Fassino a Torino, Casaleggio a Roma” (si noti la capacità profetica degna di Fassino). Poi, domenica sera, il dramma. Lo sconforto. L’esplosione di bile: “SPQR. Sindaca Populista Qualunquista Romana” (l’ha presa bene). E ancora: “Afflusso massiccio dei voti della Dx e Leghisti su Raggi a Roma e Appendino a Torino verso vittoria. E’ nato il M5S+L”. Zucconi è così: se Renzi governa e sfascia la costituzione con Verdini, Bondi e Barani gli va bene; se invece al ballottaggio la destra vota i grillini, lui invaliderebbe il voto. Anche ieri appariva inconsolabile. Forse, anche se non avrà mai il coraggio di scriverlo, la pensa come Renzo Mattei, il fake di Renzi che imperversa su Twitter: “Sconfitta senza attenuanti. L’elettorato si deve dimettere”. Non fare così, Don Vittorio: la vita è bella. Anche senza il poster in camera di Buzzi e Carrai. (Il Fatto Quotidiano, 22 giugni 2016)