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Articoli marcati con tag ‘Elettrocasa Vodafone Arezzo’

Vodafone (Arezzo) Mon Amour

Premessa. Ho già un blog sul Fatto Quotidiano, ne ho un altro sul vino. E non è mia intenzione, qui, pubblicare tutto ciò che esce sulla versione cartacea del Fatto; sia perché spesso i pezzi vengono già ripresi da Dagospia, sia perché il giornale – giustamente – centellina sul web ciò che esce su carta.
Ho così deciso che, in questo spazio,  scriverò di quello che mi pare. Così, un po’ a cazzo di cane, come direbbe Renè Ferretti.
Oggi parliamo di Vodafone.
La cruda realtà dei fatti. Il 4 novembre 2011, alle ore 12.39 come attesta lo scontrino che posso esibire alla bisogna (cit), compro il mio iPhone nero 4S. Nessun comodato d’uso: lo acquisto e basta. Daje.
Avevo una ricaricabile Vodafone e, con l’occasione, ho deciso di continuare con quella compagnia telefonica. Seguo poco il mercato, non so quasi nulla di tariffe (che palle – ronf – chi le sa a memoria) e non so dirvi se Vodafone sia stata finora deludente o no. So che ho pessimi ricordi della Tre. La Tim? Già dato. Wind ha poca copertura: non c’è molto altro da scegliere.
Con l’acquisto dell’iPhone, converto la mia ricaribabile in un contratto con Partita Iva. Un canone mensile. Alla fine scelgo una delle opzioni proposte da Vodafone (inutile specificare quale).
Firmo il contratto e allego tutto ciò che serve: certificato di attribuzione del numero di Partita Iva, carta d’identità, carta di credito. Il contratto ha anch’esso firma 4 novembre 2011. Un venerdì. Nel momento dell’acquisto non c’è il proprietario, o colui che credo essere mio proprietario. Un quarantenne o giù di lì, assai risoluto e compiaciuto.
Ah, già. Il luogo dell’acquisto è il punto ufficiale Vodafone Arezzo, denominato Elettrocasa. Due passi dal centro. Era la prima volta che mi servivo lì e per questo non posso testimoniare o meno l’effettivo funzionamento della struttura (che immagino, solitamente, impeccabile).
C’è una ragazza, molto preparata, che mi segue con dovizia. E’ la commessa a compilare tutto. Accanto c’è un ragazzo ancora più giovane, che non avrà ruolo nella vicenda (se non marginale). Mantengo il vecchio numero, ma dovrò passare dalla vecchia SIM alla micro-SIM (in uso sugli iPhone). Quindi, fino a quando non sarà attivata la nuova micro-Sim, non potrò usare l’iPhone ma mantenere quello vecchio (che sta cadendo a pezzi).
La ragazza, pur non dandomi date esatte, mi fa capire che l’attivazione non sarà velocissima ma avrà luogo in pochi giorni, probabilmente all’inizio della settimana successiva. Mi conferma che ha tutti i fogli e che li invierà quanto prima a Vodafone.
Passano cinque giorni e nulla accade. Mi era stato detto che mi sarei accorto dell’attivazione della micro-SIM perché quella vecchia avrebbe cessato di colpo. Invece funziona ancora (purtroppo, mi viene da dire). Passo dal negozio martedì poco prima di pranzo e la ragazza, così come il giovin collega, mi confermano che “è normale che ci sia qualche ritardo, la schermata Vodafone diceva giusto ieri che la pratica era ancora in lavorazione“.
E’ normale, ripetono. Tempistica comune. Chiedo in giro e non è normale per nessuno. Neanche per me: in passato (non lontano) ho aspettato non più di 1-2 giorni per un cambio di tariffa e/o contratto e/o compagnia telefonica.
Venerdì vado in Langa per lavoro. La micro-SIM non è stata ancora attivata ed è passata una settimana. Cominciano a girarmi le palle. Chiedo a mio padre se può passare dal negozio. Mio padre ci passa venerdì pomeriggio. Trova ancora la ragazza. La quale, imbarazzata, ammette che ha sbagliato a compilare il contratto, che la Vodafone “non capiva una x” (cosa c’è da capire in una “x”?) e che la stessa Vodafone ha comunicato l’intoppo solo il giorno prima (giovedì: sei giorni dopo il contratto). Quindi il ritardo è colpa della compagnia. “Comunque stia tranquillo, oggi o massimo domani tutto funzionerà. Male male che vada, lunedì“.
Arriviamo a lunedì, cioè oggi, e sono 10 giorni dal contratto. La micro-SIM non funziona. Sì: mi girano decisamente le palle.
Impossibilitato a recarmi al negozio, telefono. Mi risponde (credo) il proprietario o colui che si spaccia per tale. Il quarantenne o giù di lì. Mi fa parlare appena (e da quel poco intuisco che non sa nulla della mia pratica). Poi mi interrompe con la sicumera di Briegel a valanga sulle caviglie coi tacchetti: “Si calmi, è normale questo ritardo“. Eddai: “è normale”. Deve essere il Mantra Vodafone. E’ normale che per una banale conversione (all’interno della stessa compagnia telefonica) intercorrano 10 giorni (dal 4 al 14 novembre). Faccio presente che non è minimamente “normale”, che è successo solo a me e che pochi giorni prima la ragazza aveva ammesso con imbarazzo l'(umanissimo) errore da cui derivava il ritardo.
Il tipo, in palese difficoltà, punta sull’arroganza: “Un attimo per favore!” (un attimo lungo 10 giorni), “E’ normale!” (ma bastaaaaaaaaaa), “Lei non sa di cosa parla!” (originale). Dopo avermi fatto passare per cliente sgradevole che osa lamentarsi di ciò che è invece prassi comune, ribadendo che “dipende solo dalla lentezza di Vodafone“, mi fa presente che la pratica è stata comunque corretta e rimandata, “come ha detto la ragazza a suo padre sabato” (no: era venerdì).
All’ennesima tirata supponente, lo stoppo con un “Arrivederci” e attacco.
A quel punto telefono al 190. Il numero verde Vodafone. Tutto questo accade alle 11.40 circa di lunedì 14 novembre, subito dopo la telefonata con Elettrocasa. Mi viene passato l’ufficio per i contratti con Partita Iva. Risponde una signora, molto gentile. Comunico il mio numero di Partita Iva. Non esiste alcun contratto a mio nome. Comunico il mio numero. A Vodafone risulta la mia vecchia ricaricabile, ma nessun contratto con Partita Iva. “Non so cosa hanno combinato nel negozio, ma qui non  c’è niente” (attenzione: pochi minuti prima il responsabile aretino aveva sostenuto che “ora è tutto a posto“).
La signora fa una ulteriore ricerca. Scopre, alla fine, che nella mia pratica c’è  una notifica datata 13 novembre (cioè domenica, quindi né venerdì e né sabato come sostenuto dal negozio). Lì si comunica che, in merito alla mia richiesta, mancano domicilio e modulo di autorizzazione relativo alla Partita Iva. Di fatto manca quasi tutto (e nessuno a Vodafone mi fa menzione di “x illeggibili” sul contratto).
La signora mi dice che in questi 10 giorni non è stato fatto niente, che quel ritardo non è minimamente “un lasso di tempo normale” e che, senza la mia telefonata, lo stallo sarebbe perdurato. Mi consiglia di richiamare il negozio. Giammai: piuttosto cambio compagnia. La signora dichiara allora di farsi carico – lei o un collega – della pratica. “Telefoneremo al negozio e le faremo sapere“. La ringrazio: è stata deliziosa (ormai, se incontriamo una persona garbata, ci sembra un miracolo. Pensate come siamo ridotti).
Pochi minuti dopo, esattamente alle ore 12.01, ricevo un sms. E’ un numero privato, immagino della “signora Vodafone” (oppure della commessa Tecnocasa in incognito). Il testo – che conservo come il resto: così i “furbini” troveranno pochi specchi da scalare – è inequivocabile. Recita, testualmente: “Gentile cliente ho contattato l’agenzia hanno risottomesso la pratica corretta. Grazie e buonagiornata” (sì, le virgole sono in disuso).
Dieci giorni buttati.
Ovviamente i drammi sono altri e tutti commettono errori. Io per primo. Sarà dipeso da una serie di coincidenze sfortunate. Non ho nulla contro la commessa. Quello che è sconcertante, da un lato, è constatare come la competenza sia spesso un miraggio; dall’altro, l’arroganza di chi non ammette lo sbaglio nemmeno di fronte alla evidenza. Preferendo, alle scuse, la prepotenza verbale (un ottimo metodo per fronteggiare la crisi). E mai pensando che quel cliente ha un blog su cui racconterà tutto (della serie: stare al passo coi tempi).
(Ultima puntata: la mattina successiva, 15 novembre 2011, la micro-SIM era magicamente attiva. Come aveva promesso la signora Vodafone. Vedi che coincidenza: è bastato telefonare e “arrabbiarsi”. Siamo in Italia, baby. Per la precisione, segnalo comunque che: a) iIl Servizio “Mobile iPhone” era stato inviato due volte dall’agenzia aretina a Vodafone (dal nulla al troppo), quindi mi è arrivato un sms che attestava il problema: ho dovuto richiamare il 190, rivelatosi nuovamente gentilissimo. Se non lo avessi chiamato, gli MMS inviati mi sarebbero costati 5 euro cadauno (non chiedetemi perché). b) La vecchia rubrica non era stata salvata correttamente sulla nuova microSIM, ho dovuto provvedere da solo).

P.S. Quando mi hanno abilitato la micro-SIM, per festeggiare ho telefonato a Luigi Amicone con l’iPhone e gli ho detto che è brutto. Mi ha risposto che glielo diceva anche Baget Bozzo.