Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
dicembre: 2017
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Gabbani un genio? In tempo di ciechi, beato l’occhio solo

Schermata 2017-02-21 alle 15.52.10La smisurata eco del grande nulla musicale, lasciato dall’ultima edizione del Festival di Sanremo, non è ancora cessata appieno. Tra i pochi a essersi guadagnati uno strapuntino di attenzione c’è certo Francesco Gabbani. Un anno fa ha vinto Sanremo Giovani tra le Nuove Proposte con Amen, quest’anno ha trionfato tra i “Campioni” con Occidentali’s Karma. Subito è scattato il dibattito: Gabbani è un genio, un paraculo di talento o un sopravvalutato? Detto che potrebbero essere pertinenti tutte e tre le definizioni, chi lo ritiene indiscutibilmente “genio” ha ascoltato al massimo il live delle Vibrazioni e la jam session tra Giusy Ferreri e Bianca Atzei (che peraltro non ha mai avuto luogo, o almeno questa è la speranza di chi scrive). Gabbani è nato a Carrara nel 1982. Ha avuto un discreto successo con la sua prima band, i Trikobalto, che una volta hanno aperto il concerto degli Stereophonics. Dal 2011 si è messo in proprio. Ha scritto testi per Celentano, per Renga e per Fausto Brizzi (la colonna sonora di Poveri ma ricchi). Occidentali’s Karma sta avendo molta fortuna. Nella sola giornata del 14 febbraio le visualizzazioni del video ufficiale hanno superato la soglia dei 20 milioni. La  piattaforma VEVO ha garantito che il record di “views” in un solo giorno per un video italiano (4.353.802) è tutto suo. Basta per dire che Gabbani è un genio? No, ma del resto lui non ha mai ambito a esserlo. Nella vita, come diceva John Holmes, basterebbe avere misura. Gabbani ha un talento per i tormentoni (lo era anche Amen) e pure per la paraculaggine. Anche nelle interviste ha sempre la faccia di chi, a scuola, prima ti chiedeva di passargli il compito e poi ti faceva “suca” con entrambe le braccia se a essere in difficoltà eri tu. Stefano Mannucci ha ricordato sul Fatto come il successo di Gabbani sia passato attraverso una clamorosa sliding door: proprio un anno fa all’Ariston, venne eliminato nella sfida con la cantante Miele e poi ripescato – dopo insurrezione della sala stampa – perché c’era stato un problema tecnico. La votazione fu ripetuta, passò Gabbani e tutto cambiò. Un’altra firma di questo giornale sommamente criminoso, Selvaggia Lucarelli, nella sua pagina Facebook ha ricordato tra le altre cose come la trovata del gorilla non sia proprio inedita e ricordi un video dell’artista e designer Lorenzo Palmeri. Pure lui, nel 2015, aveva avuto l’idea del gorilla. Palmeri lavorava nello stesso studio milanese, con lo stesso fonico e lo stesso produttore di Gabbani, che dunque poteva quantomeno citare per educazione Palmeri accanto ai 487 riferimenti piovuti in questi giorni: da Splenger a Kant, da Buddha a Kubrick, da De André (che poi era Brassens) a Battiato. E poi Eraclito, e poi Darwin, fino ad arrivare a La scimmia nuda di Desmond Morris: un libro che ora citano tutti, anche se ovviamente non l’ha letto nessuno. Pippo Baudo dice che Occidentali’s Karma, canzone riuscita e piacevolmente accattivante (voto 6+/6.5), durerà tre mesi. Forse ha ragione e forse no. La verità, come spesso capita, sta probabilmente nel mezzo. Gabbani è bravino ed è vero che il suo brano ricorda la prodigiosa Magic Shop, ma dire per questo che è “il nuovo Battiato” sarebbe come asserire che Gabbiadini è il nuovo Van Basten solo perché entrambi sono centravanti. Molto semplicemente, come recita un antico adagio, “in tempo di ciechi beato chi aveva un occhio”. Nei Sessanta e Settanta, di un Gabbani, forse neanche ce ne saremmo accorti. Adesso sì. (Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 19 febbraio 2017)