Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
maggio: 2018
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Claudio Amendola, c’era bisogno di quello spot?

schermata-2016-12-20-alle-13-31-04Prima di ogni partita importante, ma in generale prima di ogni partita, arriva lui. Non è un calciatore, ma un attore. Bravo attore, e pure bravo regista. Interpreta uno spot in cui parla da un maxischermo futuristico, tipo Strange Daysdella Bigelow, e dice cose roboanti. Tipo: “Posso girare il mondo (pausa) in un solo pomeriggio”. Ancora pausa. “Vedo ogni cartellino (pausa) ogni singolo gol”. Lo spot prosegue, accompagnato da paesaggi mozzafiato e da una colonna sonora vagamente ansiogena: “Nel momento esatto in cui accade, io vedo tutto”. Wow. Gran finale: “Io sono membro del più grande gruppo di scommesse sportive online al mondo” (e se ne vanta pure). “Io sono membro…”. E qui lui dice il nome del gruppo di scommesse. Lui è Claudio Amendola, figlio del grande Ferruccio e famoso da quando aveva 18 anni. Ha interpretato bei film, il suo esordio da regista era un gioiellino (La mossa del pinguino) e quando andò a presentarlo a Le invasioni barbariche da Daria Bignardi fu bravissimo. Legato da più di vent’anni a Francesca Neri, la cui esistenza dimostra anche agli agnostici che Dio non necessariamente ci odia (anche se dovrebbe), Amendola non è avaro di apparizioni televisive: I Cesaroni, opinionista al Grande Fratello e pure intervistatore di Miss Italia propense alle gaffe. A chi lo critica di far tutto per soldi, l’artista risponde giustamente nell’unico modo possibile: è vero, ed è così per quasi tutti. A Vanity Fair, nell’ottobre 2015, disse: «Io faccio quasi tutto per soldi. E sarebbe sbagliato non farlo. Perché se non li danno a me, i soldi li danno a un altro, mica vanno in beneficenza. Guadagno tanto, da tanti anni, e sono abituato a guadagnare tanto. Non mi vergogno di parlarne schermata-2016-12-20-alle-13-30-45perché pago tutte le tasse che devo pagare». Quanto ha ragione: questo “dovere”, ipocrita e falsissimo, di esser poveri per essere credibili è una delle tante menate di moda ieri a sinistra e oggi nei social. Tutti froci col culo degli altri, direbbe un epigono qualsiasi del Monnezza; magari suo figlio, interpretato anni fa proprio da Claudio Amendola. Fare spot non è certo un reato, come non lo è disquisire di reality. Ci sarebbe solo un piccolo aspetto, odiosamente moralista e forse ormai anacronistico: è “giusto” che un attore – più o meno impegnato, ma comunque amato e quindi seguito da migliaia di persone che si fidano di lui – esorti allegramente a scommettere, per quanto nel rispetto delle regole vigenti? Sarà che molti di noi hanno conosciuto persone rovinate dalle scommesse, e magari per questo le ritiene una dipendenza pericolosissima, nonché qualcosa di spesso legato – non in questo caso, per carità – ad ambienti assai poco raccomandabili. Sarà per questo, e sarà perché quando Amendola vuole è uno dei pochi artisti ad avere il coraggio delle proprie idee e delle proprio azioni, ma vederlo nella veste dello scommettitore compiaciuto, che pare cercar proseliti con aria da guru ieratico, un po’ di rabbia la mette. Rabbia, sì. E pure un po’ di malinconia. (Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 20 dicembre 2016)