Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
febbraio: 2018
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Chicco Testa, idolo di noi tutti

schermata-2016-12-06-alle-10-09-00La gogna indicibile di Renzi e renziani, spazzati via dal 60% di “no” alla loro obbrobriosa riforma, genera gioia su tutti noi. Non siate parchi: esultate smodatamente, ora con cortei e ora con vere e proprie torcide. Tale gioia diviene quasi parossistica se si pensa al dolore che sta devastando i pretoriani del Mister Bean di Rignano. Quando siete tristi, pensate alle sofferenze che stanno provando in queste ore Carbone, Serracchiani e Rondolino. Abbeveratevi con goduria ai loro patimenti e non abbiate pietà di loro, come loro non volevano averne nei confronti della Costituzione. Se poi Rondolino non vi basta, alzate la posta (anche perché abbassarla è impossibile) e pensate a Chicco Testa. Molti di voi non lo conosceranno: tranquilli, non vi perdete poi granché. Chicco Testa è la versione più anziana di Andrea Romano. Entrambi assai svolazzanti nella coerenza politica, condividono la tendenza a correre sempre in soccorso del vincitore. Ma condividono pure la capacità di trasformare – in un nanosecondo – quel vincente in perdente. Se Romano ha ammazzato in rapida sequenza D’Alema, Monti e ora Renzi, Chicco Testa vantava un’orgogliosa appartenenza alla sinistra ambientalista quando non radicale. Legambiente, PCI, PDS. Mica niente. Lo si vedeva, nel salotto poco buono ma divertente di Gianfranco Funari, e veniva oggettivamente da pensare: “Toh, mica è male questo qua”. Poi, come quasi tutti i leader “de sinistra”, l’ineffabile Testa si è rivelato appena deludente. Nonché vagamente contraddittorio, per esempio quando da ecologista si reinventò nuclearista fervente. Uomo pacato e mai sopra le righe, l’ex presidente dell’Enel minacciò in diretta il geologo Mario Tozzi con parole sature di misericordia e democrazia: “Ti spacco la faccia!”. Convertitosi al pensiero debolissimo del renzismo arrembante, da mesi l’indomito Testa ristagna in tivù. Soprattutto su La7. Sempre garbato e piacevole, ha definito Gianluigi Paragone “straccione” e si è fatto umiliare da Salvini come un Nardella qualsiasi. L’ameno bergamasco Testa, che si fa ancora chiamare Chicco sebbene non ne abbia più l’età, ha seguito lo spoglio del referendum su Twitter. Era convinto di vincere, ma la sconfitta l’ha comunque presa benissimo. All’apice del rispetto per gli avversari, nella notte ha infatti twittato: “Il sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenza (testuale, NdA) e il peggiore a Napoli, Bari e Cagliari. C’ e’ (testuale, NdA) altro da aggiungere?”. Di fronte alle accuse di razzismo, il sedicente tombeur de femmes Chicco Testa non ha cancellato il tweet. Ancora di razzismo venne accusato d’estate, quando affermò sobriamente: “I profughi di Capalbio? Non vengano a bighellonare”. Ieri mattina, più spennacchiato e accigliato del solito, il mitologico Testa era di nuovo su La7. Ha detto che Renzi in fondo ha vinto, perché ha preso il 40% dei voti e col 40% si vincono le elezioni. Poi, mentre Sallusti lo zimbellava, è arrivata l’ambulanza. (Il Fatto Quotidiano, 6 dicembre 2016. Rubrica Identikit)