Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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Articoli marcati con tag ‘Boschi’

Crudelia Morani, la rondolina tatuata

schermata-2016-12-13-alle-09-38-22Eccola, è lei: Alessia Morani, la Rondolina tatuata. Matteo Renzi l’ha scelta a fine 2013 come “responsabile giustizia all’interno dell’ufficio di segreteria del partito”. E anche solo questo basterebbe per non votare mai Renzi, neanche se fosse l’unica alternativa a Steve Dickart in arte Mefisto. La sua pagina Wikipedia è sostanzialmente vuota, e in questo forse le somiglia. Le sue gaffe sono tali dal renderla una Bondi renzina, con l’unica differenza che il poeta Sandro (ovviamente renzino pure lui) non era dotato di crine, laddove invece Alessia si propone a noi con un fiero fascio altero di capelli spaghettati. Crudelia Renzon 2.0, Alessia Morani è una Picierno più incazzosa. Ambiziosa a caso e sempre accigliata, nonché schifata dal grillismo, Crudelia Morani soffre verosimilmente la sua condizione di renzina di terza fila. Fa parte dell’arredo dei programmi mattutini, ma non la ritengono degna delle prime serate. In passato è accaduto, ma venne dialetticamente zimbellata con agio atarassico da Massimo Cacciari. E quindi addio. Poiché al Fatto siamo house organ della Lombardi (di cui la Morani è variante mora), citiamo il più sobrio Espresso: “L’avevano fatta sparire dalle tv a fine agosto, dopo l’ennesima gaffe di fronte a un gruppo di terremotati. E invece adesso, complice forse l’avvicinarsi del referendum, Alessia Morani, 40 anni, renziana di marmoreo entusiasmo, avvocatessa del montefeltrino e vicepresidente dei deputati Pd, vive una nuova primavera catodico digitale, con la solita baldanza anche di fronte a un indice di avversione sul web (da parte dell’area grillina soprattutto) giunto a livelli massimi”. Forse è stata un’idea del mitologico Jim Messina, ma per il referendum la Morani è stata scongelata. E i risultati si sono visti. Quando c’è da sbagliarne una, la Morani signoreggia. Inciampa sui terremotati, straparla di aggressioni grilline, insulta chi non ha lavoro (“evidentemente chi è a reddito zero non è che nella vita precedente abbia combinato granché”) e giganteggiasui pensionati: “Esiste uno strumento che conosciamo poco, e che è fatto apposta per gli anziani proprietari di casa che percepiscono pensioni basse e che si chiama prestito vitalizio ipotecario”. Traduzione brutale: Pensionati, siete poveri e vi attardate a morire? Ipotecate la casa e non rompete le scatole. Si vola. Dopo le gaffe, la Morani è solita metttere la toppa peggiore del buco nella sua pagina Facebook, che vanta peraltro meno fan di Tabacci. Ancora l’Espresso: “Mentre nelle sacre stanze del Pd qualcuno si metteva le mani nei capelli, Morani ha continuato imperterrita a difendere la sua uscita, anche su Facebook e gli altri social network. Somigliando in questo caso le sue argomentazioni a quelle del berlusconiano Niccolò Ghedini, del resto avvocato pure lui, che ha sempre avuto la sublime capacità di confermare, entro la quinta riga, la notizia che tentava in prima riga di smentire”. Rondolina tatuata, Ghedini 2.0 e Bondi spaghettata: son soddisfazioni, Crudelia Morani. (Il Fatto Quotidiano, rubrica Identikit, 13 dicembre 2016)

Le promesse di Renzi, dal Ponte sullo Stretto all’abolizione della morte

renzi1La promessa del Ponte sullo Stretto è solo la prima di una lunga serie di mosse, studiate per far vincere il sì dai guru della comunicazione Jim Messina (già sicario di Cameron) e Jim Massew (noto motivatore creato da Maccio Capatonda). Da qui al 4 dicembre, in un esaltante crescendo, Renzi vi prometterà quanto segue.
Varo del Gelmini’s Tunnel. Se voterete sì, Renzi si impegnerà personalmente a creare quel tunnel dal Gran Sasso al Cern di Ginevra che la troppo umile Ministro Mary Star Gelmini si era solo limitata a sognare. Tale tunnel, realizzato in titanio, sarà lungo 900 chilometri. L’opera, di per sé monumentale, verrà eseguita personalmente da Cantone e creerà 370mila nuovi posti di lavoro.
Abolizione della forfora. Basterà un “sì” il 4 dicembre e la forfora verrà alfine estirpata. Se poi degli avamposti di dermatite seborroica dovessero odiosamente sopravvivere alla vittoria del sì, e dunque al trionfo della democrazia, per ucciderli sarà sufficiente leggergli il nuovo articolo 70 in tutto il suo chilometrico splendore. A quel punto la forfora si suiciderà da sola.
Cena a lume di candela con Filippo Sensi. Renzi è stato a lungo dubbioso in merito a tale promessa, e in effetti il di cui sopra Sensi non è esattamente quel figaccione che ci si aspetti. Anche Jim Messina non era troppo convinto. Quando però gli hanno detto che la promessa alternativa era un cappuccino con Orfini appena sveglio, Messina si è convinto. Italiane tutte: votate “sì”. Sensi vi aspetta. E forse anche Orfini.
Scudetto alla Fiorentina. Renzi ha promesso a tutti i suoi concittadini lo scudetto che manca a Firenze da quasi cinquant’anni. Certo, una tale promessa potrebbe indispettire i tifosi di tutte le altre squadre, provocando con ciò un’erosione dei consensi. A ciò si ovvierà promettendo lo scudetto a tutte le città visitate da Renzi, comprese Casalbuttano (“Vi meritate la Champions”, ha già detto Matteo ai casalbuttanesi) e Ortignano Raggiolo. A fine campionato qualcuno resterà scontento e scoprirà il bluff, ma tanto saremo a giugno e avremo già votato da un pezzo. Quindi stica.
renzi2Eataly Sun. Se vincerà il sì, Renzi permetterà agli italiani di toccare con le loro manine il Sole. Per far ciò, lo farà smontare dalla Galassia tramite una spedizione spaziale guidata da AstroSamantha, che provvederà poi a riporre il Sole in una teca di ghisa gentilmente fornita da Oscar Farinetti. A quel punto, per toccare il Sole, basterà andare da Eataly e, già che ci siete, ordinare una Pizza Margherita Boschi con lievito madre e farina di kamut.
Iscrizione gratuita a FacePicierno. Con la vittoria del sì, Renzi potrà coronare uno dei sogni a cui maggiormente tiene: varare un social network tutto suo. Per questo, ieri, ha detto: “Grazie al sì sarò il vostro nuovo Zuckerberg”. Il nuovo social network, studiato da Andrea Romano, si chiamerà FacePicierno perché tutti gli avatar degli utenti dovranno ritrarre per legge un primo piano della nota europarlamentare campana. FacePicierno sarà caratterizzato da una grafica sobria, una chat privata con Gozi e una voce guida doppiata da Laura Boldrini.
Menu Rondolino. Chi voterà potrà gustarsi gratis, nel ristorante che preferisce, un Menu Rondolino. Il menu prevede, tra gli altri, Bave alla Meli, Abbacchio alla Carbone, Peposo di Lavia e Mascarpone con scaglie di Nardella Glassato.
Voodoo Mania. Chi voterà “sì” avrà anche in regalo una bambolina voodoo della Gufi Collections, che ritrae i peggiori professoroni del paese. Potrete scegliere tra Zagrebelsky Il Vile, Picchia Travaglio, Criminal Gomez, Lo Zozzo D’Alema, Skanzi Suka, Il Poro Civati e mille altri. Gli spilloni per trafiggere le bambole sono stati disegnati personalmente da Marchionne.
Pena di morte alla morte. Con la vittoria del sì, Renzi ha solennemente promesso che abolirà la morte. Dal 5 dicembre morire sarà vietato. Qualora poi la morte non fosse d’accordo, sarà condannata essa stessa a morte. (Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2016)

Di Battista: “Il sindaco di Quarto giurava, ma il ricatto c’era”

Alessandro Di Battista parla per la prima volta con un quotidiano dopo il caso Quarto. “In breve: vinciamo le elezioni quasi senza avversari. Molte liste non si presentano, a causa di un nostro ricorso. La parte inquinata del tessuto locale cerca nuovi referenti e secondo l’accusa individua De Robbio, che a Quarto risulta il più votato e chiede per questo incarichi prestigiosi – su tutti la Presidenza del Consiglio Comunale – al sindaco Capuozzo. Lei però non si fida e lo defila”.
Quindi De Robbio era già un personaggio equivoco.
Era “attenzionato”, ma solo per alcuni suoi comportamenti politici. Quando la Capuozzo viene interrogata dal pm Woodcock, decidiamo che De Robbio va espulso subito.
Con il sindaco siete stati più lenti.
Rosa giurava di non avere ricevuto ricatti ma pressioni politiche. Inizialmente le abbiamo creduto. Poi, intercettazione dopo intercettazione, il ricatto ci è parso evidente. Cinque giorni fa le abbiamo chiesto di dimettersi, non lo ha fatto e ieri è stata espulsa. Non ha colpe, ma il M5S deve sempre essere al di sopra di ogni sospetto e non accettare neanche mezzo voto inquinato.
Avete impiegato troppo tempo, lasciando campo aperto al Pd e all’attacco mediatico. Vi siete messi all’angolo da soli.
Il Pd ci ha messo un anno per Roma Capitale, noi una settimana. Dovevamo leggere bene le carte e la parte lesa siamo noi. In sei anni abbiamo avuto un solo caso di infiltrazione, peraltro in una realtà piccola e già sciolta per camorra. E abbiamo respinto quella infiltrazione, grazie al sindaco e – senza dubbio – ai magistrati e alle intercettazioni. Invitiamo anzi i giornali a pubblicare tutte le intercettazioni, mentre il Pd le vieta o le brucia come con Napolitano. Di Maio e Fico stanno perfino pubblicando gli screenshot con il sindaco: una limpidità mai vista.
Perché il sindaco vi ha mentito?
Forse per restare sindaco, forse per paura. Sono ambienti difficili. Ma ha respinto le pressioni, come ha ammesso Cantone.
Di Maio e Fico non erano d’accordo sulla espulsione.
Falso. Il Direttorio ha valutato e, anche se con sfumature diverse, era d’accordo. La questione alla fine era chiara: se al posto del M5S ci fosse stato un sindaco del Pd nella stessa occasione, avremmo chiesto le dimissioni? Sì. Infatti io le chiesi fin dall’inizio a Marino.
Torna il problema di sempre: non potete affidarvi solo al web per la selezione.
Il deputato Bonafede ha appena depositato alla Camera una proposta di legge che chiede a Prefettura e Direzione Distrettuale Antimafia di controllare le liste dei candidati. Il Pd la voterà? Ne dubito. Il problema c’è, più cresciamo e più siamo appetibili, ma in Italia la certezza di essere salvi al 100% dalle infiltrazioni non ci sarà mai. Lo stesso De Robbio era un Ufficiale della Guardia Costiera Pluridecorato: come facevi a scoprirlo prima?
Prima Gela, ora Quarto: quando governate, vi impantanate spesso.
Preferiamo essere coerenti che attaccarci alle poltrone. Anche in questo siamo opposti al Pd. Tornare al voto a Gela e Quarto non è indolore, ma era la scelta migliore per i cittadini.
Il Direttorio non è accettato da tutti: voi contate più degli altri.
L’idea di Grillo e Casaleggio, un anno fa, è stata approvata dalla maggioranza degli iscritti online. Serviva un comitato di coordinamento per gestire una crescita sempre più rapida.”Direttorio” è una parola orrenda, ma ammetto che non ce n’è ancora venuta una migliore. Beppe sta per tornare a fare spettacoli, ha tolto il nome dal simbolo, ha bisogno di tornare definitivamente libero e può farlo solo sul palco, ma rimarrà sempre legato al Movimento. Come Gianroberto.
E’ stato decisivo il parere di Saviano?
E’ stato decisivo il Direttorio, che ha deciso autonomamente e senza richieste di Grillo e Casaleggio. Su Saviano, il Pd è ridicolo: se attacca De Luca è inaccettabile, se attacca noi torna un intellettuale. La verità è che il Pd ha esagerato e calcolato male i toni.
In che senso?
Quarto è stato l’assist perfetto per distogliere l’attenzione dai sondaggi che davano Di Maio più popolare di Renzi, dallo scandalo Banche, dalla vergogna delle “riforme” costituzionali. Paragonare noi al Pd e Quarto a Mafia Capitale è di una disonestà intellettuale senza pari. La Picierno ha manifestato per chiedere le dimissioni della Capuozzo. Benissimo: la invitiamo a fare con noi lo stesso, quando – sede per sede – chiederemo di dimettersi agli 87 indagati che il Pd ha collezionato in un anno, tra sindaci e consiglieri vari. Se vuole, può venire anche Orfini.
Il Pd è ancora il primo partito.
Un anno e mezzo fa abbiamo sottovalutato Renzi, ma ora lui sta facendo lo stesso errore: sottovaluta noi e dà per scontato il “sì” al referendum. Invece il “no” può vincere: basta far capire ai cittadini che, se vincerà il “sì”, i valori primari della Costituzione salteranno, i criminali la faranno franca grazie all’impunità e scatterà un accentramento che renderà il cittadino irrilevante.
Dovrete combattere fianco a fianco con Bersani e magari pure Brunetta.
Non mi interessa, saranno i cittadini a capire chi difende la Costituzione e chi agisce per interesse personale o strategie politiche. Di sicuro Renzi sappia bene una cosa: con noi la politica dei due forni se la scorda, non lo aiuteremo neanche mezza volta. Lui può contare su Alfano e Verdini: non su di noi.
Pare quasi rimpiangere la convergenza sulla Consulta.
Al contrario: abbiamo evitato l’elezione di Violante o del legale di Verdini, facendo eleggere persone degne o se non altro molto meno discutibili di altre. Valuteremo di volta in volta, anche sulle unioni civili, ma niente aiuti o appoggi. Non scherziamo.
Renzi ha detto che la Capuozzo non doveva dimettersi.
Lo ha detto anche De Luca. Per forza: prima hanno esagerato con la foga, poi si sono resi conto che se chiedono le dimissioni a ogni indagato restano in tre. Il Pd non può permettersi onestà e questione morale. La nostra controffensiva sarà durissima: l’ipocrisia Pd è il grande male italiano. Questo deve essere chiaro.
Peggio di Salvini?
Lui neanche lo nomino, non potrei mai votarlo. E poi, dopo il caso Etruria-Boschi, siamo quasi tornati al bipolarismo. Di fatto esistiamo solo noi e il Pd. Noi e loro. Due realtà inconciliabili.
Soddisfatto del suo intervento contro la Boschi sulla questione sfiducia?
La Boschi è arrivata in Aula nervosa, stressata, tesissima. Anche la Leopolda era stata un disastro. Però ha indovinato il discorso giusto, retorico e perfetto per i cittadini che non vanno mai a fondo. A quel punto o rispondevo con un discorso tecnico o con un intervento improvvisato e senza copione sulla politica nazionale: non solo sulle banche. Lo rifarei: è stato chiaro, mai come quella volta, che esistiamo noi e loro.
La Boschi e la Madia, mentre lei parlava, ridacchiavano.
Sul momento non me ne sono accorto. Con la Boschi non ho contatti diretti da prima che facesse il Ministro. Al tempo capitava di parlarci alla Camera ed era sempre d’accordo con noi: su Letta, sul no al finanziamento pubblico, sul chiudere i rubinetti ai soldi pubblici per l’editoria. Poi è un po’ cambiata. Come Renzi. (Il Fatto Quotidiano, 13 gennaio 2016, versione estesa rispetto al cartaceo)