Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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Il magico (?) mondo degli Autogrill

autogrillL’Autogrill è un mondo a parte e vive di regole tutte sue. Luogo di ristoro, ma più ancora di abbandono mistico e sospensione della già labile razionalità, pullula – ancor più d’estate – di umanità varia, che si muove tra gli scaffali come dentro un paese dei balocchi postmoderno. E’ popolato da esseri viventi assai diversi tra loro, ognuno dei quali appartiene a una piccola o grande tribù. Eccone alcune.
Gli affamati. Uomini e donne, quasi sempre dall’aspetto generoso e ciò nondimeno digiuni da secoli (a giudicare dall’ingordigia che denotano), si dirigono con assetto da guerra e schieramento a testuggine verso l’agognato self service. Nascondono i panini nelle tasche (del consorte, così male che vada arrestano lui/lei), fanno incetta di salse di ketchup e bustine di pepe nero (che conservano per le carestie a venire). Poi, con fare scaltro, scelgono il piatto vuoto più piccolo e lo riempiono di tutto quello che trovano: formaggi, salami, suppellettili, ghiaia, residuati bellici. Giunti alla cassa, ostentano indifferenza. Sollevano il piatto a fatica, regalandosi ernie diffuse per lo sforzo. Infine, di fronte alla commessa sgomenta, reclamano indispettiti: “Il piatto è quello piccolo e quindi mi faccia il prezzo meno caro, le regole sono regole”.
I capofamiglia. Si presentano alla cassa come tanti piccoli John Wayne e ordinano per tutta la famiglia, crivellando i poveri commessi con 747 ordinazioni. Poi, quando lo scontrino è già stato battuto, cambiano idea perché “Mia moglie ci ha ripensato, non vuole più il Capri perché le mette malinconia, mi dia una Bufalina”. Nel frattempo si è formata una coda lunga dalla cassa al reparto Pringles, e quelli che erano entrati bambini son diventati nel frattempo maggiorenni (e continuano a mangiare Pringles).
I vitasnellisti. L’Autogrill ha un catalogo iper-calorico. C’è però, quasi sempre, un piccolo reparto con prodotti più o meno dietetici. La gente si ferma davanti a quei prodotti tristanzuoli, li fissa e spera con ciò di dimagrire grazie a una sorta di osmosi inversa. Poi, dopo un po’, smette di fissare. E ordina una crema di caffè imbibita di Nutella per sentirsi in forma.
autogrill 2Il compulsivo. L’Autogrill propone prodotti che, in natura, non esistono. Si trovano solo lì. E’ per questo che l’avventore, ancor più se occasionale, di fronte a una babele di merce così rara viene colpito da attacchi di consumismo compulsivo. Chi si strafogherà di tramezzini kebab e peperoni, chi farà incetta di Lambrusco Terre di Canossa anche se è astemio. Chi comprerà 12 cd di Jovanotti, chi ottanta litri di olio Dop delle Valli Trapanesi. E chi acquisterà “La Bibbia del vegano” anche se non sa cucinare e, come hobby, colleziona carne cruda d’alce.
Il mistero della noce di prosciutto al pepe. Ha la forma di una pallina pingue da ping-pong e il colore della pelle di Carlo Conti. Nessuno sa cosa ci sia dentro, e probabilmente è un bene. Non la compra nessuno, però non manca mai. Probabilmente funge da arredo o magari, in base a qualche teoria junghiana, è in grado di provocare buonumore sugli automobilisti.
Gli asciugamanisti. I bagni degli Autogrill, che meriterebbero una trattazione a parte, sono dotati di asciugamani elettrici con getti-geyser in grado di garantire, da soli, tutta la produzione eolica della penisola. Spesso gli avventori ne sono così affascinati da non asciugarsi solo le mani ma pure i capelli, le ascelle e in ultima istanza gli zebedei. Sono bei momenti.
I menuisti. L’Autogrill, per i meno smaliziati, è una sorta di Duty Free autostradale. E, come tale, ha prezzi convenienti. Chi appartiene a questa tribù soggiace al fascino del “menù”, cioè della presunta offerta. Magari vorrebbe solo un caffè, ma di fronte a un bel “menu mattina” (alle 5 del pomeriggio) non resiste e si lascia travolgere dal combinato disposto caffè+spremuta+cornetto+biglietto Expo+gratta e vinci “La giostra del fagiolo”. Poi, tornato a casa, si dà del deficiente da solo. Con aria soddisfatta, però.
I paninari. Sono i folgorati dai panini: Ducale, New Caprese, Icaro, Granprovolo, Focaccella (amata da molti ma ora fuori produzione, e c’è chi non ne ha ancora elaborato il lutto). I panini dell’Autogrill hanno due caratteristiche. La prima è che i nomi sono orgogliosamente privi di logica: il celebre Camogli dovrebbe richiamare la Liguria, ma – a parte la focaccia – è ripieno di prosciutto cotto ed emmenthal. La seconda caratteristica è che la loro digestione è stata da tempo prescritta. L’avventore suole dire “ordino un panino, così sto leggero”, che equivale a una cosa tipo “che caldo in questi giorni, vado a mettermi un bel cappottone di renna”.
I tarallisti. Ogni Autogrill è pieno di taralli. Se l’Italia fosse un Autogrill, la Puglia sarebbe la più grande forza mondiale. Non appena un essere umano entra in un Autogrill, avverte immantinente la pulsione di comprare una confezione di taralli. Anche se, nella vita quotidiana, non li mangia mai e magari gli fanno pure un po’ schifo. Molteplici i casi di divorzio perché il marito voleva comprare quelli al peperoncino e la moglie, tradizionalista, gli ha risposto: “O quelli al finocchio o non entri più in casa”.
Gli esperti. Sono i viaggiatori che vivono in autostrada, per lavoro o perché amano l’ebbrezza di una coda sul tratto Barberino-Roncobilaccio. Conoscono a memoria ogni autogrill e si eccitano soppesando le differenze – esiziali – tra MyChef, Sarni, Fini e Bauli. Il dramma è quando non viaggiano da soli e qualcuno in auto con loro vuole fermarsi per andare in bagno. E’ allora che l’esperto, senza lasciar spazio a formulazioni contrarie, sentenzia: “Ci penso io”. L’esperto, a quel punto, si fermerà soltanto nell’autogrill per lui migliore. Il primo non andrà bene perché “non ha i Plasmon alla prugna”, il secondo verrà bocciato perché non è provvisto del magnete con scritto “Sei una nipote fantastica”. Giunti al terzo, il viaggiatore si sarà nel frattempo già pisciato copiosamente addosso. Però pazienza. (Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2015)