Lode breve al Dovi

Schermata 2017-08-13 alle 14.56.24Ho fatto l’inviato del motomondiale per due anni. Dal 2009 al 2011. Lavoravo alla Stampa e fu una democratica decisione dell’allora direttore Calabresi, che mi dirottò sulle moto per non farmi parlare di politica. Viva la libertà di stampa. Ma non è questo il punto: ognuno ha il talento che si merita e la dignità che si concede. Fu un’esperienza faticosa, per mille motivi, ma che mi permise di vedere (un po’) il mondo e di conoscere persone splendide. I colleghi, i motociclisti. I dirigenti, i meccanici, gli uffici stampa. Il motomondiale è un circo sempre in giro dove tutti conoscono tutti. Il paddock è un piccolo paese itinerante, che vive di regole precise e specifiche. Quasi sempre immutabili. I piloti sono come te li immagini: pazzi e geniali. Non ti aspetti invece che siano anche alla mano. Quasi tutti. Quanti bei ricordi. Con Simoncelli, ragazzo meraviglioso. Con Rossi, genio autentico (anche) della comunicazione. Con Pedrosa, sottovalutato come pochi. Con Lorenzo, che nelle interviste era sempre uno dei più cerebrali. Con Hayden, che viveva con lo stupore continuo di essere stato campione del mondo e di divertirsi in un mondo dove tutti gli volevano bene. E poi c’era, c’è il Dovi. Ha sempre pagato quell’aria da bravo ragazzo e il fatto di non essere “abbastanza mediatico”. “Bravo, sì, ma mai abbastanza. E poi non rischia mai”. In tanti dicevano così e qualche volta l’ho detto anch’io. Alle sue conferenze stampa andavo sempre, anche se non erano per lui anni reggenti. Spesso eravamo in pochi. Dovi non era mai banale. Si dilungava su dettagli marginali, rispondeva a tutto. Sempre con quell’aria da bravo ragazzo, con quegli occhi da Rocky Balboa che non avrebbe vinto mai con Apollo Creed e una ritrosia assoluta al gossip e alle cazzate (per quelle citofonate ad altri). Campione razionale e per questo ossimoro, oggi “il Dovi” si è inventato una delle vittorie più belle degli ultimi anni: spettacolo puro. La sfida senza esclusione di colpi con Marquez rimarrà nella storia. Non ha solo vinto: ha trovato, forse per la prima volta, una piena dimensione epica. Sarà durissima vincere il titolo, ma nessuno gli toglierà più tutto il talento che ha. Onore a te, Andrea. Te lo meritavi, te lo meriti.

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