Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
marzo: 2017
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Gli errori più frequenti dei ristoratori

fullsizerender-6In Italia ci sono tanti ristoranti e molti tra questi sono meravigliosi. Essere italiani, anche se a guardare Nardella non sembrerebbe, è una gran fortuna. Al tempo stesso, la ristorazione nostrana si complica la vita da sola confondendo spesso il lusso con l’eccesso di zelo (o con la cafonaggine). Camerieri troppo ossequiosi, tivù fastidiosamente accese, carte dei vini aggiornate una volta ogni vent’anni e musica troppo alta (o troppo a caso). Ecco una lista, purtroppo parziale, degli errori commessi più frequentemente.
1. I camerieri pronti alle tue richieste sono uno spettacolo, e ci vuole un fisico parecchio bestiale per fare i camerieri. Quando però stazionano a un centimetro dal tavolo perché vogliono essere (troppo) scattanti, il risultato è assai controproducente. Ti senti controllato e spiato. Più che camerieri, paiono agenti segreti del KGB. E la guerra fredda sarebbe finita. O almeno così dice Orfeo al TG1.
2. Finiamola con questa prassi insopportabile della bottiglia di vino che non puoi servirti da solo, perché non appena ci provi arriva il cameriere e lo fa (solo) lui. In alcuni casi, addirittura, la bottiglia te la mettono proprio lontano perché devono essere (assolutamente) loro a svolgere tale (sacra) mansione. E sono pure convinti di farti un favore: che sia una cosa fighissima (infatti te la fanno pagare oro).  Allora, chiariamo: il vino è mio e me lo gestisco io. Punto.
3. Basta con i camerieri che, ispirandosi alla rapacità di Pippo Inzaghi in area di rigore, ti sfilano il piatto non appena hai terminato di mangiare. Anzi: spesso te lo sfilano prima che tu abbia terminato. Se aspetti un attimo, caro cameriere, non è che ti fanno una multa. Magari, prima di allontanarmi dal piatto, voglio fare la scarpetta (anche se dicono che non andrebbe fatta). Oppure ho solo voglia di fare due chiacchiere col sughetto residuo della parmigiana di melanzane, perché nel frattempo mi ci sono affezionato.
4. Il servizio deve essere veloce, d’accordo, ma non troppo veloce. Se un piatto mi arriva tre secondi dopo averlo ordinato, qualcosa non torna. Magari era già pronto da giorni. Magari era surgelato. E – in ogni caso – al ristorante si va anche per conversare e lasciare che il tempo scorra lento. E’ una cena, non la Q2 delle qualifiche del sabato in Formula 1.
fullsizerender-75. La musica non è un riempitivo e ogni nota ha un senso, a meno che non stiate ascoltando Biagio Antonacci. Se un ristorante ha la musica che accompagna i piatti, deve essere ben scelta: non puoi mangiare una tartare di tonno coi Modà sullo sfondo, o il tonno morirà un’altra volta. E poi la musica deve essere bassa: è un ristorante, non il privè di Briatore.
6. Quanto appena asserito, vale ancor più per la musica dal vivo. O fai ristorazione, o fai concerti(ni). Non puoi contemporaneamente mangiare e ascoltare musica live. E’ una cafonata, tanto per te quanto per chi suona.
7. Le carte dei vini vanno ossequiosamente aggiornate. E’ insopportabile ordinare un vino e sentirsi dire: “Ops, è finito”. Se è finito, lo si cancella. Se non è cancellato, quel vino ci deve essere. Per forza.
8. La tivù, al ristorante, non deve esserci. Mai. Okay quando il locale ha come priorità quella di far vedere le partite, tipo pub, ma nei ristoranti propriamente detti la tivù deve essere ben spenta. Se è accesa, chi sta con te la guarda. E se la guarda, tu parli da solo. E ti incazzi. Giustamente.
9. Gli osti simpatici sono sempre graditi. Ma c’è una differenza sottile tra essere simpatico ed esser logorroico. Non me ne frega nulla se ti hanno fatto la multa al mattino, se ti piace quel vino o se domani ti scade la rata del mutuo. Sono qui per cenare con Rosario Dawson, mica per ascoltare te. (Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2017)

2 Commenti a “Gli errori più frequenti dei ristoratori”

  • Clesippo Geganio:

    fa parte di quella regressione culturale che attraversa l’Italia in lungo e largo in tutti i settori.
    Spesso ci domandiamo il perchè di certe cose strane, comportamenti, situazioni e quant’altro afferisca alla vita comune, rimanendo a volte basiti, escludendo fatti delinquenziali, la spiegazione è lapalissiana, l’ignoranza spadroneggia!

  • Sara Berbotto:

    Sono d’accordo, ma credo che dalle nostre parti, nell’albese, o forse un po’ in tutto il cuneese, a farla da padrona nei ristoranti sia la frenesia.

    La costante sensazione di ansia, di inspiegabile fretta, per cui tu non solo non puoi, cazzarola, finire il pasto o addirittura fare scarpetta..
    Non hai neanche il tempo di scegliere CON CALMA che cosa ordinare, che già pronto, pressante, c’hai il cameriere al tavolo.

    Penso che l’insensata fretta con cui il cameriere ti fa ordinare sia inversamente proporzionale alla quantità di piatti presenti nel menu, ci avete mai fatto caso?

    In certi posti lo apri e inizi a godere alla vista di tante leccornie e toh, non appena inizi a chiederti se mangiare la tartare di porri e patate, o il guazzetto di totani..
    Arriva lui (o più spesso lei), e con lo sguardo ti dice “Muoviti che io non ho tempo da perdere!”

    Per non parlare poi del costante andamento frenetico dei camerieri a cui tu, che hai deciso di spendere un po’ di soldi per rilassarti e fare due parole mentre altri cucinano per te, sei costretto a vedere, e anche un po’ a vivere.

    Purtroppo trovo questo modo di gestire un locale nel cuneese abbastanza trasversale.

    Il comportamento è questo sia che tu sia in un pub, in una pizzeria, in una trattoria o nel ristorante che si crede di alto livello.

    Poi l’altra sera finisco per caso in un siberiano fuori zona e..
    Tutto perfetto!

    Sarà un caso, o sarà che solo nella nostra zona c’è questa assurda politica di frenesia??

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