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La bellezza contemporanea di Ivano Fossati

fossati3Quando ha suonato per l’ultima volta dal vivo, il 19 marzo 2012 al Piccolo Teatro di Milano, molti – quelli che non lo conoscono – hanno sperato che prima o poi ci ripensasse. Illusi. Tra i molti pregi che l’uomo (nonché l’artista) ha, c’è quello di mantenere quasi ostinatamente la parola data. Oltretutto, e questo può saperlo appieno solo chi lo conosce, Ivano Fossati non è mai stato felice come adesso. Suona più di prima, solo che lo fa per se stesso. Si esercita, si migliora. Ha Nizza come via di fuga primaria dalle storture imperanti di questo paese, e quando Nizza non basta gira per il mondo. E’ così sereno e felice da avere fatto definitivamente pace con la sua amata Genova. E mentre qualche talebano allo stato brado gli rinfaccia di non tornare, o di scrivere ogni tanto brani per artisti minori, lui si inventa questa sorpresa chiamata Contemporaneo. Fino a oggi era il titolo della quinta traccia di Lampo Viaggiatore, splendido album del 2003. Da oggi, quando verrà venduto in tutta Italia, sarà anche il titolo di un cofanetto che esce per Sony in doppia versione: quella deluxe, dieci cd, 8 inediti, 2 rarità e libro di 200 pagine con lunga intervista (81.84 Euro); e quella standard con quattro cd e quattro inediti (20.32 euro). Costa fatalmente di più, ma la deluxe è decisamente da preferirsi. Anche “solo” per il libro, ricco di fotografie inedite e di riflessioni puntualmente argute. C’è sempre stato, in Fossati, questo desiderio costante di smarcarsi. Per tutta la carriera lo hanno chiamato cantautore, quando lui il cantautorato (inteso come conventicola un po’ bolsa nonché musicalmente stitica) lo detesta. Neanche troppo cordialmente. E allora, anche in questo libro, è tutto un dire – con garbo, ma pure con decisione – “guardate che mica era come pensavate”. Per esempio: «Mi piace il blues, forse più di ogni altro genere di musica. Soprattutto il blues delle origini: Blind Lemon Jefferson, Robert Johnson e altri ancora, come Sonny Boy Williamson II. Nonostante questo ho composto canzoni come “La costruzione di un amore”, “Non sono una signora” e “Una notte in Italia”. Se avessi provato a scrivere dei blues chi li avrebbe cantati? Uno deve fare i conti col posto in cui è nato, dove la gente ha il proprio gusto e una tradizione tutta sua, anche quando si tratta di canzoni”. Capito? “La costruzione di un amore” non è stata un’adesione alla canzone d’autore, ma uno scendere a patti con la storia. Con il presente. Appunto: con il contemporaneo. Ogni cd contiene tra le 12 e le 16 canzoni. C’è perfino “La mia banda suona il rock”: evidentemente Ivano ha fatto pace pure con lei. Otto inediti e due rarità: “Il suono della voce”, “Idealista”, “Quelli siamo noi”, “La lingua del santo”, “Ho visto Nina volare” (registrata durante le prove de “La disciplina della terra”, 1999), “A cavallo della tigre”, “Pianissimo”, “Settembre”, “Vola” (live colpevolmente non inserito nel disco “Tour acustico” 2014) e “Dolce acqua” (live non presente in “Decadencing tour” 2012). C’è pure “Jeux d’enfants”, la sigla del Ballarò condotto da Massimo Giannini. “Contemporaneo” è splendido, ma essendo una summa di Ivano Fossati non poteva essere che così.

(Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2016)

 

2 Commenti a “La bellezza contemporanea di Ivano Fossati”

  • Fossati mi fa pensare – ingenuamente – che potrebbe possedere le doti di un ottimo marito! Strano, no? Lo penso calmo e ironico, un po’ filosofo, un po’ sentimentale. Mah! Chissà perché!

  • Mark:

    Ho capito che la musica di ieri è meglio di quella di oggi però non si può celebrare qualsiasi cosa solo perché fa parte dei ricordi di gioventù.
    No, non sono un ragazzino invidioso dei vecchi, però se uno va a vedere con obiettività, quelli veramente grandi sono solo alcuni.
    Il livello medio era più alto ma bisognerebbe anche capire i motivi del perché.
    Sarebbero molto interessanti i motivi…
    Giusto come accenno, all’epoca il rock era ascoltato come fosse una musica intrinsecamente rivoluzionaria (per alcuni addiritura di sinistra, i fasci spesso erano più restii salvo per alcune band, su questo si sono sbloccati solo quando tutto era finito),
    invece nella stragrande maggioranza dei casi non era rivoluzione, era semplice giovanottismo se non addirittura menefreghismo ipocrita come nel caso di “Imagine” che incredibilmente viene presa per una cosa del tutto diversa da quello che è realmente.

    I cantautori che valevano davvero saranno stati dieci, non di più e con il difetto tutto italiano di fare arrangiamenti sempre un po’ così e cosà, anche i migliori.

    Voglio dire, lei è tanto bravo per carità, però siamo in un epoca in cui è necessario immaginare il cambiamento e se è vero che il primo passo è la critica o magari il rifiuto del presente non ci si può limitare ai recuperi nostalgici.

    PS: Ho visto il suo blog del vino dove dice che non le piace chi non approfondisce le cose che ama.
    Approfondisca come nasce e che cos’è la musica e si accorgerà che c’è tutto un mondo che semplicemente non viene visto ed è proprio lì si conserva il segreto della real thing.

    Per dire, questa è molto ben riuscita, non discuto

    https://www.youtube.com/watch?v=z4kbkzCdSYw

    Ma quest’altra è “Musica”

    https://www.youtube.com/watch?v=CQspEjoPIik

    Se le piace bere sa che se fa assaggiare un grand cru di Borgogna a uno che a bevuto solo beaujolais village quello non si accorge che c’è una differenza…e ti continua a parlare in termini entusiastici del beaujolais e magari si incazza se gli dici che ci sarebbe altro…

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