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Identikit: Messi, il paragone con Maradona e quella porta nel cielo

Schermata 2016-06-28 a 19.38.53“Non gioco più, me ne vado”. Messi ha citato Mina senza neanche saperlo, dopo la terza finale persa in tre anni. Un record di cui avrebbe fatto a meno. Continua la maledizione: l’Argentina non sa più vincere. Non le riesce da 23 anni. Sconfitta dalla Germania in finale ai Mondiali due anni fa. Battuta in Copa America, sempre dal Cile e sempre ai rigori dopo lo 0-0, ieri e un anno fa. Ventinove anni appena compiuti, Messi ha vinto tutto. Con il Barcellona: 8 campionati spagnoli, 4 Champions League, 3 Mondiali per Club, 3 Supercoppe Europee. Eccetera. Da solo: 5 Palloni d’Oro, di cui 4 consecutivi (2009/12) e l’ultimo un anno fa. E’ pagato come nessuno nel calcio (65 milioni di euro l’anno) ed è tra i più grandi di ogni epoca. Ma il suo palmares con l’Argentina langue, al di là del Mondiale Under 20 nel 2005 e delle Olimpiadi 2008 a Pechino. Da sempre lo paragonano a Maradona e il solo paragone ne evidenzia la grandezza totale. Si muove come un giocatore della Playstation, uscito chissà come dalla consolle. Segna con facilità irrisoria. Ombroso e umorale, con qualche bega giudiziaria che ne offusca il mito. Meno “umano” e simpatico di Cristiano Ronaldo, anche se a prima vista parrebbe impossibile. Fenomeno inaudoto, con l’ombra però dell’incompiutezza. Maradona vinse un Mondiale quasi da solo, trasformando i Burruchaga in satanassi, gli avversari in birilli e le mani in prolungamenti di Dio. Messi, no. La sua – mai abbastanza – Argentina è zeppa di talenti. Probabilmente più forte di quella dell’86. Eppure non riesce a vincere. Ieri sembrava il giorno giusto. Non sarebbe bastato per cancellare tutti i dubbi, ma avrebbe cambiato lo stato delle cose. E invece. Messi non solo non ha vinto, ma ha pure Schermata 2016-06-28 a 19.39.05sbagliato il rigore nella sequenza finale. Lo ha sparato alto, oltre la traversa, come se avesse intravisto una porta nel cielo. Ai campioni, ogni tanto, nelle finali capita: a Roberto Baggio, per esempio. Il suo è stato un errore tremendo, perché Vidal aveva appena fallito e l’Argentina poteva andare in vantaggio: il suo elemento migliore, invece, l’ha lasciata sola. Il Cile non ha sbagliato più, l’Argentina sì (con il laziale Biglia). Terza finale persa su tre. Dolore, lacrime. Claudio Bravo, portiere e capitano del Cile, ha provato a consolarlo. Si conoscono bene, sono compagni nel Barcellona. Ma non puoi consolare i Re che hanno appena perso il loro Impero. “Basta, lascio la Nazionale”: ha detto così, con parole per nulla meditate e chissà quanto definitive. I tifosi argentini non l’hanno presa bene: “Maradona non ci avrebbe mai lasciato soli”. Ancora quel nome, ancora quel paragone. Ancora la sensazione di essere bravo e anzi bravissimo: non abbastanza, però. Vero: Maradona non l’avrebbe mai fatto. Neanche Cruijff. E nemmeno Nino, quello della canzone, conscio che non è mica dai particolari che si giudica un calciatore. Messi, invece, ha reputato che il particolare fosse divenuto una iattura. Un macigno. Una maledizione. Gli “anti-Messi” in servizio permanente sono già ripartiti con le solite litanie: “Facile vincere col Barcellona”, “Con Neymar e Suarez farei il fenomeno anch’io”, “Segna tanto ma mai nelle partite importanti” (certo: le finali di Champions League, come noto, non sono partite importanti). A queste frasi, di solito, si aggiunge la recensione più urticante: “Messi è un ottimo calciatore in un meccanismo perfetto come il Barça, ma non un campionissimo”. Dar loro torto, dopo ieri, sarà difficile. E nessuno lo sa come la Pulce triste. (Il Fatto Quotidiano, Identikit, 28 giugno 2016)

2 Commenti a “Identikit: Messi, il paragone con Maradona e quella porta nel cielo”

  • Flavio:

    Messi campione ..non campionissimo..

  • Clesippo Geganio:

    adesso basta non se ne può più sentire paragonare Messi a Maradona, non è mai stato all’altezza tecnica atletica e caratteriale, Diego era in grado di cambiare il volto ad una partita, riusciva con estro e capacità tecniche a indurre persino l’allenatore avversario a cambiare modulo di gioco durante la partita per ostacolare l’inventiva di Diego.
    Non sono un tifoso né simpatizzante del Napoli, ma bisogna ammettere ciò che la realtà ha mostrato in quegli anni d’oro del calcio italiano, andavo appositamente allo stadio per vedere con i miei occhi giocare Maradona, era uno spettacolo vederlo muoversi senza palla costringendo interi comparti delle squadra avversaria spostarsi per coprire zone e contrastare eventuali bizzarrie/magie che Diego con naturalezza inventava all’istante.
    Non possiamo dire la stessa cosa riguardo la sua vita privata, ma non giudico l’uomo giudico il giocatore di calcio, cioè l’atleta che da solo poteva sovvertire il risultato di una partita, purtroppo ad oggi non esiste un giocatore in grado di fare altrettanto.

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