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Lo scandalo Manuel Agnelli e gli hezbollah dell’alternativismo

afterGrande scandalo: Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, sarà uno dei quattro giudici di X Factor 2016. Ma è uno scandalo? No, ovviamente. A voler proprio scandalizzarsi per una cosa marginale come un talent, occorrerebbe indirizzarsi su Alvaro Soler, noto (poco) giusto per avere indovinato un tormentone estivo orripilante. L’unico confermato della passata stagione è Fedez. Per la nuova edizione tornerà Arisa. “Il mondo del web”, che tende sempre più spesso a dar ragione a Umberto Eco pur senza sapere minimamente cosa dicesse e scrivesse Umberto Eco, ha tuonato: “Rivogliamo Elio e Mika”. E sticazzi, verrebbe da dire. I pasdaran dell’alternativismo hanno poi aggiunto: “Agnelli è un traditore”. Un mantra che, nella musica italiana, è sempre andato di moda. Era un traditore De André perché suonava con la Pfm, era un traditore De Gregori perché aveva i biglietti troppo cari, era un traditore Gaber perché non si esibiva gratis. Bla bla bla. La storia si ripete. Qual è il reato di Agnelli? Avere accettato le sirene del “mercato”. E già qui vien da ridere, perché sembra di esser tornati al ’76, sebbene nel frattempo sian morte tanto le ideologie quanto le discografie. È vero che Agnelli, negli anni, non ha speso parole benevole sui talent in generale e Morgan in particolare (di cui prende il posto). Il suo atteggiamento pare coerente come quello di Andrea Romano o Genny Migliore. Gli hezbollah del duropurismo si sono però spinti oltre, accusando Agnelli di essere sceso a patti col nemico. Ehilà: addirittura. Dal canto suo, aumentando l’effetto comico dell’insieme, Agnelli ha fatto sapere di accettare il ruolo per amore della musica alternativa, così potrà far ascoltare gli artisti “giusti” in un contesto mainstream. La famosa storiella del combattere il nemico dall’interno.
after2La verità è molto più semplice. Così semplice da poter essere riassunta in tre punti. Uno: l’artista appartiene solo a se stesso e fa sempre quello che gli pare. Non è l’artista a sbagliare, ma il fan a sbagliare nel divinizzarlo. Due: un artista non sceglie la nicchia. Ci rimane dentro perché non riesce a vendere quanto vorrebbe, e una volta rimasto nella nicchia (spesso, non sempre) fa come la volpe con l’uva. Non è che gli Afterhours volessero essere “alternativi”: più semplicemente, e sfortunatamente, non hanno mai venduto come i Modà. E sì che esistono da 30 anni, e sono pure stati a Sanremo. Tre: Manuel Agnelli ha accettato X Factor  perché lo hanno verosimilmente coperto di soldi (se non fosse così sarebbe un pazzo, e Agnelli non è un pazzo). Sbaglia a non dirlo (Elio lo ammetteva), ma ha fatto bene ad accettare. Ha tutto il diritto, a 50 anni, di scoprirsi pragmatico: di gavetta ne ha fatta anche troppa. Chi lo critica lo vorrebbe in eterno maledetto e spiantato, sconfitto e macerato. Ma è la stessa gente che, fatto salvo qualche idealista autentico, per quella stessa cifra non solo farebbe il giudice a X Factor, ma pure il social media manager di Gasparri. Parafrasando il poeta: facile fare i puri col culo di Agnelli. Cioè degli altri. (Il Fatto Quotidiano, 13 maggio 2016)

10 Commenti a “Lo scandalo Manuel Agnelli e gli hezbollah dell’alternativismo”

  • Stefano:

    Secondo me avrà anche fatto bene ad accettare se i soldi gli servivano per vivere meglio ma avrebbe fatto bene una volta per tutte a chiedere scusa a tutti quelli che ha deriso per anni e che hanno fatto certe scelte proprio per poter continuare a vivere decentemente.
    Anni fa era contro chi pubblicava con le case discografiche “major” per poi finire a pubblicare i cd Afterhours proprio con una multinazionale; Poi era contro Sanremo per poi finirci a cantare con gli Afterhours e infine era contro i Talent (prese per il culo non poco Morgan) e come sappiamo è finito a fare il giudice.
    Un vero ipocrita. Poco artista direi da persona viscida.
    Peccato perchè l’ho ascoltato parecchio ma ora non ce la faccio più….trovo che le canzoni siano finte quanto lui.

    • irene:

      Anche a me dispiace molto il passo che ha fatto Manuel …….voi dite lo ha fatto per i soldi ……ma i soldi li ha sempre avuti quindi piu’ per notorietà !!

  • No. Intendo come mestiere. Perché è reato guadagnare onestamente dall’arte? E’ un fatto di etica. Non di retribuzione.
    Il mestiere non si ruba. Agnelli sta andando a rubare dei soldi. In un format che è l’antitesi dell’arte. Lo fa per soldi. Ognuno fa ciò che vuole. Ma se fai una scelta, ti prendi la responsabilità della tua scelta e quindi da me ti prendi dell’ipocrita. Per me Agnelli è un’ipocrita. Con tutto che lo reputo una delle migliori penne in Italia.
    Io non rubo. Mi dissocio, mi spiace.

    Ma d’altronde se Manuel Agnelli fosse stato un’artista di mestiere sarebbe stato…Umberto Maria Giardini.
    Non tutti riescono ad essere UMG. Ci vogliono le palle.

    Cordialità

    • Sarò limitato ma non riesco a capirti, spiegami meglio. In particolare, quando scrivi “Agnelli sta andando a rubare dei soldi”, puoi spiegarmi a chi li ruberà? Agli sponsor di X Factor?

  • Paolo, non capisco. Hai scritto “Se credi nella musica come mestiere”. Forse intendevi “Se credi nella musica come arte”? Perchè il mestiere ha a che fare con un’attività retribuita, e in genere lo si fa appunto per la retribuzione (lo stipendio). Poi scrivi anche “non entri in un meccanismo che prende un giovane lo usa come una marionetta e poi lo butta nel cestino”. Che è esattamente quello che spesso fanno le case discografiche, in particolar modo le major (come la Universal). E anche tu, Simonetta, che scrivi sui talent “una proposta che è la negazione della musica e dell’arte”. Io praticamente non ne ho mai guardato uno (ma guardo poco la tv, non per snobismo ma per mancanza di temp), ma da quel che so non mi sembrano tanto diversi da tutti quei concorsi che si facevano negli anni ’60 per trovare i nuovi talenti, solo che quelli si facevano in giro per l’Italia e questi invece in televisione. E, tanto per fare qualche esempio, dalla “Sei giorni della canzone” del 1961 poteva saltar fuori un Luigi Tenco, o dall’Accademia della Canzone di Sanremo i Quintorigo, tanto per fare due esempi di arte evidente. Da questi talent sarà pure venuto fuori qualche nome valido, credo. Non so, mi sembrate tanto come Muciaccia (Gianni dei Kaos Rock, non Giovanni di Art Attack) o Bocca (Nicoletta, non Giorgio). D’altronde se Manuel Agnelli avesse voluto restare un indie puro e crudo avrebbe continuato ad incidere per la Toast di Giulio Tedeschi, che esiste tuttora (mentre gli Afterhours di “All the good children go to hell”, musicalmente, non esistono più).

  • Simonetta:

    Sono d’accordo con Paolo. Con questo, non significa che smetterò di ascoltare Afterhours e compagnia, però che delusione: Agnelli non è più maledetto e spiantato da un bel po’. Io continuo a pensare che il denaro non è proprio sempre e comunque ragione valida per accettare una proposta che è la negazione della musica e dell’arte.

  • Caro Scanzi,
    non sono d’accordo.
    Bastavano due righe per commentare la notizia.
    E con umiltà gliele vorrei suggerire io di seguito.

    E’ una questione di principio. Se credi nella musica come mestiere, non entri in un meccanismo che prende un giovane lo usa come una marionetta e poi lo butta nel cestino.

    Fine. Punto.
    Saluti.

  • Luca:

    Premetto che Manuel ha fatto benissimo ad accettare sia per un discorso economico che di visibilità …
    Lasciamo che si manifesti in TV ,
    Che metta del suo nella trasmissione e solo
    Alla fine giudicheremo .
    Adoro gli Afterhours e Manuel Agnelli
    Credo che sia un’opportunità per mettere in mostra un genere musicale da sempre destinato a uno spazio limitato .

  • guido:

    Sara’ pero’ che delusione…

  • Sa':

    Sottoscrivo. E sembra effettivamente sempre più illuminante quanto sostenuto da Umberto Eco.

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