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Fenomenologia di chi parla sempre al telefonino

smartphonite 1Chissà cosa farebbero gli italiani senza telefonino. Chissà. Magari, se solo qualcuno li privasse del loro amato smarthphone, sarebbero costretti a fare altro: sarebbero addirittura costretti a vivere. Vivere veramente. Non c’è luogo pubblico che non sia invaso da uomini e donne che urlano al telefonino i loro fatti privati. Bar, ristoranti, strade. Metro, tram, treno. Un’invasione di italiani che parlano sempre, e quasi sempre per non dire niente. Gigi Proietti, anni fa, ironizzava su questi dialoghi sincopati, dove nessuno riesce mai a terminare una frase perché l’altro ti ha puntualmente interrotto. Entrando in tackle sulla conversazione. Più recentemente Maccio Capatonda ha scherzato sulla smartphonite, il morbo che porta ormai quasi tutti noi a camminare a testa bassa per scrivere messaggi e whatsappare (eh?), col conseguente rischio di farsi investire o – ben che vada – schiantarsi contro un lampione. E’ un’invasione, un’epidemia, una pandemia. All’interno della quale si incontrano variegate tribù.
Enfatici. Hanno aneddoti continui, che ovviamente devono raccontare al telefono affinché tutto l’universo ne venga a conoscenza. Cominciano sempre così: “Non sai cosa mi è successo”. E poi partono. Ti immagini sbarchi sulla Luna o quinquiplette al Bernabeu, ma al massimo hanno incontrato una cugina di secondo grado a Euronics. E te lo devono proprio raccontare. Per forza. E non ci saranno sticazzi a salvarti.
Dubbiosi. Telefonano per chiedere consigli ad amiche e amici: “Che faccio allora, ci esco?”; “Gli scrivo?”; “Le telefono?”. Tutto molto bello, ma non bastava una mail?
Suonanti. Chissà, forse quando poi risponderanno alla chiamata e parleranno, si riveleranno tanti nuovi Schopenhauer. Il fatto però che abbiano come suoneria l’ultima di Lorenzo Fragola, o perfino Lisa dell’indimenticabile Stefano Sani, li rende a prescindere imperdonabili. (E comunque, quando parlano, non si rivelano mai Schopenhauer).
Camminanti. Parlano al telefono dalla mattina alla sera, ma temendo di non rompere abbastanza le palle con la loro voce pensano bene di camminare pure su e giù mentre lo fanno. Se per esempio sono in treno, percorrono 78 chilometri sul Frecciarossa Milano-Roma dalla carrozza 12 alla 1, e se provi a fargli lo sgambetto alla settima volta che li vedi passare loro ti evitano miracolosamente (hanno mille sensori, i Camminanti). Se invece sono al bar, fanno su e giù passandoti davanti mentre con una mano impugnano il telefonino e con l’altra zuppano un croissant immaginario sul caffè. Solo che il caffè è il tuo, e quando osi fargli presente che non avevi ordinato un caffè “macchiato con avambraccio altrui”, loro si offendono pure. ‘Sti maledetti.
proiettiCompulsivi. Odiano il silenzio e, dopo nove secondi in cui non sentono la loro voce, telefonano un’altra volta. Spesso alla stessa persona. La quale, comprensibilmente, quando si sente dire “Come stai?” un po’ si altera. Rispondendo non senza ragione: “Come nove secondi fa, e non essendo Usain Bolt non è che in così poco la mia vita cambi di molto”.
Esibizionisti. Telefonano non perché devono, ma perché vogliono farsi sentire da chi li circonda. Così, al telefono, straparlano di operazioni spericolate in Borsa, meeting di rilevanza planetaria e summit da cui dipende la sorte di Urano. Poi tornano a casa e, all’apice della loro giornata, scartavetrano un Grattaevinci con moneta da 5. Sperando nella svolta della vita.
Mammisti. Telefonano sempre a qualche familiare per sapere come stanno, se va tutto bene, se allora a pranzo per domenica è tutto a posto: “Sai, io e Gino avremmo pensato a una julienne di zucchine per cominciare, poi pasta al forno, il pollo che piace tanto al Gianni e quindi il mascarpone di mia figlia, che come lo fa lei non lo fa nessuno”. E tu sei lì che ascolti e, pur non fregandotene assolutamente nulla, ti scopri a pensare: “Scusa, eh, ma in un pranzo così tronfio e ipercalorico che minchia c’entra la julienne di zucchine?”. (Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2016)

9 Commenti a “Fenomenologia di chi parla sempre al telefonino”

    • maria dimarco:

      Io sono invasa da uno studio, penso di architettura o roba del genere, che stanno sempre al telefono, uno in particolare. Lavorando da casa andavo spesso al balcone e mi toccava fumare velocemente per non dire che stava rompendo, che si sentivano tutti i discorsi, e che non me ne fregava nulla.
      Abito in un condominio dove i balconi danno sul retro. All’inizio mi piaceva, mi sembrava Parigi. Ora non ricomprerei più una casa con la corte interna: o siamo tutti famigliari, e ognuno si fa i cazzi suoi, e allora possiamo anche stare con la finestra aperta, tutti.
      Ma ormai mi sento in prigione, non posso andare in bagno che c’è sempre quell’idiota al telefono, sono invasa da rumori di ogni genere.
      Comunque articolo bello, te l’ho già detto, hai una bella penna.
      A me piace stare al telefono, ma non per strada e non in pubblico.
      Ultimamente non sento più nessuno, e va bene così.

  • Mario:

    Ha dimenticato chi, in treno, parla col vivavoce…..imperdibili!!!!

  • Clesippo Geganio:

    popolo di egocentrici, fanatici e megalomani quando mostrano due cellulari e un tablet, oppure ignoranti quando al ristorante li poggiano sulla tavola imbandita, ma i più pericolosi sono quelli che lo utilizzano mentre guidano l’automobile, criminali patentati.

    Ci sarebbe da aggiungere una considerazione, il 99% degli utilizzatori di cell. smartphones e similari utilizza solo una minima parte delle applicazioni software installate, spesso sono App inutili o ridicole ma che piacciono molto alla categoria dei giocherelloni senza età.

  • Sergio Braga:

    …per non parlare delle (purtroppo) molte persone che utilizzano il cellulare alla guida di un veicolo, in aperto contrasto con la legge che impone, per ovvie ragioni di sicurezza, il ricorso a sistemi ”viva voce” o all’uso dell’apposito auricolare telefonico con tutti i potenziali rischi connessi a tale comportamento per nulla virtuoso…

  • Claudia:

    Però. Hai fatto un’analisi tanto spietata quanto azzeccata del comportamento dei nativi dei Gemelli, molti dei quali farebbero del telefono una protesi permanente.
    E hai pure citato a proposito il pianeta, Urano, che condiziona il segno in trasparenza (cioè, lo influenza in modo distorto perchè accoglie le suggestioni di un altro universo. Abbi pazienza, è complicato anche per me) inducendolo ad agire in modo ridondante.

    Mi hai anche fatto venire in mente una vignetta umoristica in inglese nella quale un Gemelli si difendeva così dall’accusa di essere ciarliero: “I’m not talkative I’m not talkative I’m not talkative I’m not talkative……”

    • Silver Silvan:

      Sono nata il 21 Maggio. Per tre ore non sono dei Gemelli, ma del Toro. Non ho mai avuto un cellulare in vita mia, non lo so usare e ho deciso di morire senza, nonostante tutti si chiedano come faccia a farne a meno. Dice che dipende dal fatto che sono cuspide Toro-Gemelli e non Gemelli-Gemelli? O dall’ascendente in Ariete? Comunque, complimenti per l’associazione. Dimostra una lungimirante intelligenza. Inesistente.

    • Silver Silvan:

      Oh, mi perdoni. Solo ora ho notato il suo nome. Spiega tutto. Neuroni zoppicanti.

    • maria dimarco:

      Ciao Claudia,
      anche io sono dei Gemelli, e a me piace stare al telefono se la compagnia è gradita.
      Io sono una Gemelli, ascendente Leone, con Luna in Pesci, non ricordo più dove ho Venere.
      Ciao
      Maria

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