Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
giugno: 2018
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Un disco da (ri)scoprire subito: Animals dei Pink Floyd

Animals-albumStretto tra due colossi come Wish You Were Here e The Wall, Animals è ancora oggi un disco parzialmente sottovalutato. Voi direte: perché ne parli adesso? Prima di tutto perché faccio quello che mi pare, ma – più che altro – perché non riesco ad ascoltare altro da un mese. E mi paiono motivi più che sufficienti.
Animals esce nel Regno Unito il 21 gennaio 1977. E’ il decimo album in studio dei Pink Floyd. La band è prossima all’implosione. Dopo il successo enorme di Dark Side, il Mirabile e Magnificamente Folle Roger Waters soffre sempre di più la popolarità, il rapporto con il pubblico e con l’industria discografica. Stargli accanto è quasi impossibile. Proprio durante il tour promozionale di Animals, Waters sputerà a un tontolone ubriaco che lo stava insultando. Da quel gesto germoglieranno The Wall e The Pros And Cons of Hitch Hiking (anche se i titoli non erano ancora questi), che Waters scriverà quasi di getto.
Animals venderà molto, ma non quanto altre opere del gruppo. Sono i mesi in cui esplode il punk, che peraltro se la prende anzitutto con i Pink Floyd, ritenuti emblema della “vecchia musica” e del “sistema”. Insomma: cazzate. Johnny Rotten, cantante dei Sex Pistols, indosserà la celebre maglietta “Io odio i Pink Floyd”. Ovviamente Animals è un disco che nulla c’entra con il “mercato”. E – altrettanto ovviamente – Animals è molto più rivoluzionario di tante (non tutte) baracconate punk. Animals è ancora un concept album watersiano. Se in Dark Side ci si interrogava sul senso della vita (e della morte), e se Wish You Were Here verteva sul tema dell’assenza e del cinismo dell’industria discografica (oltre che sul ricordo di Syd Barrett), Animals è una riflessione cupa e spietata non solo sull’Inghilterra di fine Settanta ma – più ampiamente – sulla natura dell’uomo. E dunque della società. E’ il disco più politico dei Pink Floyd, che deve molto alla Fattoria degli Animali di George Orwell.
animals 2Nick Mason ha definito il disco “operaio”. Allude a una certa schiettezza delle sonorità, senz’altro maggiore rispetto alla perfezione iper-studiata degli album precedenti, forse anche come risposta (inconsapevole?) alle critiche del punk. Il disco fu registrato in un edificio di sale parrocchiali a tre piani nella zona londinese di Islington. Waters, cioè Dio o un suo parente strettissimo, nel suo continuo delirio meraviglioso ebbe anche l’idea della copertina con il maiale volante. Il maiale, chiamato Algie, diventerà un must del tour successivo come pure di quello relativo a The Wall. Waters volle la creazione di un maiale gigante gonfiato a elio, che fu issato tra le ciminiere di una famosa centrale elettrica londinese. Il maiale fu ancorato alle ciminiere con grandi corde. Il primo giorno c’era molto vento, e il maiale non fu issato. Il secondo giorno il vento fu così forte che ruppe le corde e il maiale si librò in volo. Era stato pagato un cecchino – non è una battuta – per abbattere il maiale qualora le corde non avessero tenuto (come accadde). Solo che il cecchino – che si vede in una foto del booklet del disco – venne pagato per un solo giorno, quindi non c’era quando Algie volò via. E non poté sparargli (anzi spararle: Algie è una femmina, come vedremo). Le dimensioni enormi del maiale furono tali che venne dato l’allarme aereo. Algie volò a lungo, intralciando pure il corridoio di volo dell’aeroporto di Heathrow. Quando Waters lasciò i Pink Floyd nel 1985, disse che Algie era sua e poteva usarla solo lui. Allora i Pink Floyd restanti crearono un maiale dotato di testicoli, lo resero maschio e poterono usare una versione alternativa dell’Algie originale. (Anche questa, giuro, non è una battuta).
Animals è invecchiato meravigliosamente. Anzi non è invecchiato per niente. Anzi è migliorato. E’ un disco pazzesco, con assoli incredibili (Gilmour in Dogs, Wright in Sheep) e con testi watersiani oltremodo maturi. E’ lecito ritenerlo l’ultimo disco effettivo dei Pink Floyd, perché i successivi The Wall e ancor più The Final Cut sono già opere (enormi) pressoché totalmente attribuibili al Divino Pazzo Waters.
Il disco consta di cinque brani. Il primo e il quinto sono la stessa traccia, sorta di parentesi “privata” in un disco fortemente “pubblico”. La parentesi privata è Pigs On The Wing, che vede Waters in versione chitarra acustica come non accadeva dai tempi di If. Nella prima parte Waters, dialogando con la moglie, la ammonisce su quanto sarebbe pericoloso non prendersi cura l’uno dell’altra, unica maniera per salvarsi dalla pochezza venefica dei porci con le ali. E’, questa, la versione watersiana dello “shelter from the storm” di Bob Dylan. Nella seconda parte di Pigs On The Wing, che chiude Animals, Waters è felice di constatare come lui e la moglie siano davvero riusciti a creare un riparo privato dalle storture del mondo. La tecnica della parentesi, ovvero dello stesso brano che inizia e chiude il disco, era già stata usata nel precedente Wish You Were Here con la sensazionale Shine On You Crazy Diamond.
PinkFloydPigI brani effettivi di Animals sono tre: Dogs, Pigs (Three Different Ones) e Sheep. Sono tutti brani superiori ai dieci minuti. Il primo e il terzo, in versione embrionale, erano nati nel ’74 ed erano stati anche eseguiti dal vivo. Gotta Be Crazy sarebbe divenuta Dogs e Raving And Drooling sarebbe divenuta Sheep. Entrambe le canzoni dovevano far parte di Wish You Were Here. Poi il Magnifico Despota  Waters ebbe l’idea di spezzare Shine On You Crazy Diamond e creare un concept album sull’assenza, “scartando” i due brani e creandone di nuovi (Welcome To The Machine, Have A Cigar e la title track). Gilmour, come quasi sempre, non era d’accordo. Waters, come quasi sempre, aveva ragione e vinse lui con una votazione interna al gruppo (3 a 1). I “vecchi” brani furono poi aggiornati da Waters per adattarli alla concezione animalesco-orwelliana dell’album. Nacquero così Dogs e SheepAnimals è uno dei dischi preferiti da Waters, mentre Gilmour e Mason – a tale domanda – hanno più volte risposto: “Wish You Were Here“.
Analizziamo i tre brani centrali.
gilmourDogs contiene uno dei migliori assoli di Gilmour. Purtroppo una versione ancora più ispirata venne erroneamente cancellata da Waters, che fece casino con lo studio di registrazione a 32 piste (era la prima volta che lo usava). I cani del titolo sono i detentori della legge e, più in generale, gli arrivisti. Coloro che sono disposti a tutto pur di emergere. Waters le descrive come persone malate (“Devi essere pazzo” sono le prime parole del brano, oltre che il titolo originario) e condannate a morire del loro cancro interiore, trascinate giù dalla “pietra” delle colpe. Il brano supera i 17 minuti. Comincia la voce di David, termina quella di Roger, che qui accentua quella sua sublime attitudine “soffiata” e “sospirata” (“Gotta admiiiiiiit that i’m a little bit confuuuuuuused“). Waters ha ripreso il brano anche nel tour (e doppio cd) “In The Flesh” (2000), concerto pazzesco all’interno del quale compare anche Pigs On The Wing. Chi non l’ha mai ascoltato si vergogni e ponga subito rimedio a tale delitto.
roger-waters-bwPigs (Three Different Ones). Ecco: questo è un brano che crea dipendenza. Non se ne può fare a meno, soprattutto quando arriva l’intermezzo (dal minuto 4 al minuto 8) durante il quale Gilmour ricorre al talk box per fare emettere alla sua chitarra suoni assimilabili a quelli dei grugniti dei maiali. E’ una canzone perfetta, magnetica, irrinunciabile. (Avrete notato come, quando parli dei Pink Floyd, sia molto parco di complimenti. Lo so: amo l’essenzialità). Pochi testi sono coraggiosi ed espliciti come Pigs. Waters lascia qui esplodere tutto il suo essere stupendamente anti-sistema. I maiali sono i potenti e più specificamente i politici. Ne esistono “tre differenti tipi”, come recita il sottotitolo. Nella prima strofa probabilmente Waters allude all’allora Primo Ministro James Callaghan. Nella seconda strofa pensa a “Maggie” Thatcher, che ha sempre odiato (la citerà in The Final Cut) e che arriva a definire “sei al capolinea sacco di merda/ (..) vecchia strega sfatta“. Nella terza strofa Waters allude esplicitamente a Mary Whitehouse, sorta di Mario Adinolfi dell’epoca. Chi non conosceva la Whitehouse, che in quel periodo voleva vietare le canzoni dei Pink Floyd alla radio perché peccaminose e diseducative, credette al tempo (e qualcuno crede ancora) che con la parola “Whitehouse” Waters alludesse agli Stati Uniti. La struttura musicale ricorda vagamente quella di Have A Cigar. Semplicemente demoniaco lo “youuuuu” pronunciato verso la fine, dopo un inquietante ansimare e prima della strofa “You’re nearly a real treat“. Waters si impuntò per suonare la chitarra ritmica, dirottando eccezionalmente Gilmour (anche) al basso. Il brano, di poco superiore agli 11 minuti, dal vivo arrivava a 20. Waters, che è sempre stato devastato dai demoni ma che in quegli anni era a un passo dalla pazzia autentica, durante quel brano emetteva ogni tanto il suo classico urlo (tipo Careful With That Axe, Eugene) e scandiva ogni volta un numero diverso. Il numero, nella sua testa insondabile (che amo), serviva per contraddistinguere – e “rovinare” – i bootleg dei loro concerti. Fu proprio durante un’esecuzione live di Pigs – 6 luglio 1977, Montreal – che avvenne l’episodio dello sputo al citrullo ubriaco. Esiste anche un bootleg del concerto, intitolato ironicamente “Who was trained not to spit on the fan?” (uno dei versi conclusivi di Dogs).
wrightSheep vede un Richard Wright – mai lodato abbastanza: sta ai Pink Floyd come George Harrison ai Beatles – in stato di grazia. Waters descrive la mandria assuefatta e addomesticata delle pecore. Cioè il popolo. Cioè noi, sempre troppo docili e anzi contenti di obbedire a cani e maiali. Nella parte centrale Waters si inventa un ulteriore sberleffo alla religione, riscrivendo a modo suo il Salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore”) in cui Dio tratta gli uomini come fa un macellaio con le pecore, avendo l’unico interesse a tramutare il suo gregge in tante costolette d’agnello. Nel disco questa parte è letta – con un vocoder – da un roadie. Nei concerti la parte toccava a Nick Mason, che a volte rischiava il linciaggio dalla parte di pubblico meno tollerante. Un tale sberleffo fu ipotizzato – e poi accantonato – anche per The Great Gig In The Sky. Waters attaccherà la religione molte altre volte, per esempio in What God Wants, primo singolo dell’esiziale Amused To Death (1992). Gilmour ama Sheep, ma non è mai riuscito a rifarla perché ha dovuto ammettere che la timbrica di Waters è (qui e non solo qui) inimitabile. Significativo il finale del brano, pure questo orwelliano. Le pecore si ribellano (“Belando e balbettando ci avventammo sul suo collo“). Uccidono i cani, ma non ottengono la libertà. Perché? Perché è nella natura delle pecore – del popolo – essere sottomessi. Così alcune pecore più furbe si sostituiscono masonprontamente ai cani, reiterando le ingiustizie di prima e intimando alle pecore servili di obbedire (“E’ meglio se resti a casa/ e rispetti gli ordini/ Togliti di mezzo se vuoi campare a lungo“). Il brano finisce, in un’atmosfera di festa irreale e fraintesa, lasciando spazio alla seconda parte di Pigs on the wing e al rifugio nel privato: “Ora che ho un posto sicuro/ per seppellire il mio osso/ E anche gli sciocchi sanno che un cane/ ha bisogno di una casa/ un riparo dai maiali in volo“.
Perché ho scritto tutto questo? Per riconoscenza. Perché mi andava. Ma più che altro per invidia: l’invidia che ho nei confronti di chi, addirittura, un disco così enorme non l’ha ancora mai ascoltato. Beati voi: non sapete cosa vi aspetta.

P.S. In Radiofreccia, Ligabue mette in mano al personaggio più odioso del film il vinile di Dark Side Of The Moon. Come a dire: “Questo non è rock, questa è musica fredda, questa è roba un po’ da stronzi”. Ecco: io amo il rock, amo i cantautori e amo miliardi di generi e artisti. Ma l’enormità del genio elargito dai Pink Floyd è qualcosa che non esiste al mondo. Qualcosa che va proprio fuori scala. Chi non lo capisce è un po’ come gli astemi secondo Baudelaire: ha qualcosa da nascondere.

29 Commenti a “Un disco da (ri)scoprire subito: Animals dei Pink Floyd”

  • Max:

    Il mio Album preferito.. nn solo dei Pink ma in assoluto.. un lungo viaggio violento rivalutato solamente adesso con il magnifico tour US AND THEM (presente!!). Un album talmente attuale e anti sistema che sarebbe la giusta colonna sonora anche dei ns tempi.. una musicalità perfetta..

  • Asenath:

    Adoro ‘Animals’. Assieme a ‘Wish u were here’ per me è il miglior album dei Pink Floyd post-underground. Non facile, non immediato, però spacca!!!

  • LucaT:

    Pensavo di dedicare una lezione di Filosofia, nel mio liceo, ad un confronto tra la Repubblica di Platone e La Fattoria degli animali e Sheep di Waters.

  • Giovanni Gotte:

    A proposito, un saluto a Gian Luigi Soldi, che conobbi nella mostra che curò a Padova nel luglio 2013 prima del concerto di Roger-TheWall allo Stadio Euganeo, evento dell’anno…
    Gio

  • Giovanni Gotte:

    Ho letto una cosa profonadmente vera nei commenti che mi hanno preceduto: ogni fan dei Pink Floyd che si rispetti AMA profondamente “Animals”… Quest’album ha solo il torto di essere venuto dopo Dark Side e Wish ma i testi sono un manifesto per la società occidentale, forse ancora più attuale oggi di quanto non fosse quando fu scritto dal genio Roger… Per quanto con atmosfere tanto cupe o nel caso di Dogs un po’ forzatamente psichedeliche, anche Gilmour emerge in modo inequivocabile: l’assolo finale di Pigs ti trapassa da parte a parte, ti fa sentire il dolore dei testi critici e abbastanza disperanti di GiorgioRuggero… Insomma, sarà anche meno curato dei due capolavori precedenti, ma per me è esso stesso un capolavoro, che va ben al di là della (come sempre) geniale copertina…
    Gio

  • fabrizio:

    Leggo solo ora la recensione. Bellissima. Ogni pinkfloydiano che si rispetti ama profondamente Animals. Animals rappresenta il perfetto punto di equilibrio tra parole e suoni nella carriera dei Pink. The Wall troppo apertamente sbilanciato sul versante parole. Wish You Were Here su quello delle musiche (talmente grandi da far dimenticare i testi). Purtropo Animals è sempre stato snobbato nelle esibizioni live post Waters. Eppure contiene alcuni dei migliri assoli di Gilmour, oltre al bellissimo cantato di Dogs. Speriamo che il quarantennale del 2017 ci porti una edizione finalmente in 5.1 di questo capolavoro mai dimenticato.

  • gabosizza:

    Bhè che dire… Leggendo i commenti tutti mi hanno rubato le parole di bocca, posso solo dire che leggendo quest’articolo mi sono emozionato proprio come se stessi ascoltando l’album. “When words fail, rock speak”

  • Gian Luigi Soldi:

    A Richard Wright: Pink Floyd per l’eternità

    A esser sincero sono totalmente attonito. Svogliato. Di solito le discese aiutano gli oggetti a scendere verso il basso, ma il basso ora non c’è: la forza di gravità è assente. Forse, e solo ciò mi viene di getto, un motivo esiste ! Esso è tremendamente e sottilmente perverso, profondo, tragico. Sisifo ingannò Tanato riuscendo a sconfiggere la morte, gli dei però non gli perdonarono l’oltraggio. Così Omero nell’Odissea: “E poi Sisifo vidi, che spasmi orrendi pativa che con entrambe le mani spingeva un immane macigno. Esso, facendo forza con ambe le mani ed i piedi su su fino alla vetta spingeva il macigno, ma quando già superava la cima, lo cacciava indietro una forza. Di nuovo al piano così rotolava l’orrendo macigno. Ed ei di nuovo in su lo spingeva e puntava; e il sudore scorrea pei membri e via gli balzava dal capo la polvere” Alle sette della sera, Seamus dalla trinacria mi annuncia via etere: “Tanato s’è preso Richard”. L’indifferenza più totale mi coglie. Come se me lo avesse detto un tibetano nel suo slang più incomprensibile. Ero impegnato in quel momento. Il pensiero era volto ad altro. Ed era il 15 settembre, alle sette della sera. A poco a poco il mio macigno s’è messo a correre, i fuochi del Redentore del 15 luglio 1989 li avevo improvvisamente tutti tra il mio intestino ed il cuore. Una ferocia assurda di sensazioni crescenti fino alla nausea. Numeri su numeri e facevo a gara col cellulare a chi fosse più pazzo: se lui a svolgere il suo compito, o io nel calpestare velocemente i suoi tasti. Già mezz’ora dopo avevo il volto che era una maschera violacea orrenda incorniciata da un liquido salato che sgorgava incontrollato dagli occhi. E tutti, tutti i pinkfloydiani d’Italia di cui avessi il cellulare … volevo sentirli respirare. Capire ! Sapere ! Sperare che no … nel giro di mezz’ora il mondo sapeva, ed il mio sedere era avvitato non so bene dove. E piangevo, si !, piangevo. Ho superato i cinquanta, ma ero riprecipitato nella più cupa disperazione infantile. Non avevo quindici anni quando a un paio di giorni dalla sua uscita, avevo nelle mani la vacca divenuta più famosa al mondo: Lulubelle III. Non sapevo cosa stessi per ascoltare, ne cosa stesse per significare quel momento per tutto il resto della mia vita. Fu sconvolgente: a metà dell’ottobre del 1970, già confuso ma discreto conoscitore di musica, inclusa la classica, fui scaraventato improvvisamente verso il soffitto della stanza che mi ospitava. Il suono di quella composizione sconosciuta e quella mucca che mi osservava …. Eppure, ed io ancora non lo sapevo, già da quasi un anno Ummagumma viaggiava per il mondo: Sysyphus già c’era Non ebbi difficoltà di li a poco di conoscere tutto quanto quei cinque poco più che ventenni avessero gettato fuori dalla Loro Cornucopia, e io sono così cresciuto letteralmente mano nella mano con tutti Loro. Amavo Syd ma già se n’ era ito, mentre David, Nick, Richard e Roger (ordine alfabetico!) camminavano con me, giorno per giorno … e crescevano … e invecchiavano Paradossalmente, la presenza più costante e idealmente affine di tutto la mia esistenza ! E tutto questo in maniera gentile, riservata .. estremamente personale. Non c’era ostentazione. Un ” long playing” ogni tanto, ma l’intesa era profonda. Profonda e totale. Una carezza per la zona più sottile dell’anima e, pur nella sua planetarietà, totalmente discreta e reinterpretata soggettivamente. Sapevo poi che un giorno, un qualche giorno non conosciuto del tragitto di ciascuno, tutto questo sarebbe potuto sfumare. Finire. Pensavo in cuor mio che un giorno simile mai l’avrei voluto vivere. Non mi sembrava possibile. Certo è chiaro che questo riguardava anche me. Ma nell’egoismo umano potremmo includere che la propria dipartita include anche la simultanea non sofferenza per la dipartita altrui. Quindi come tutti gravitavo e gravito nella speranza vana della immortalità quale soluzione al rifiuto della sofferenza procurata da Tanato. E la morte di Richard Wright, ha distrutto una parte di me. Sisifo ! Solo il genio introverso di Richard Wright, sempre lontano dai clamori, poteva partorire Sisifo. Lui, era il Pink Floyd che non c’era … Eppure era sempre li che tesseva sottilissimi fili tra i ritmi di Nick, che creava ininterrotte simbiosi eteree col lamento scagliato all’infinito di David, come pure dialogava col basso energico e furente del sempreterno animo in pena di Roger. No! Credo che per molto non riuscirò ad affrontare SySyphus … Un brano importantissimo che rappresenta alla perfezione il personaggio mitologico da cui prende il titolo. Un passaggio importantissimo della musica del novecento. Un immortale lamento che grava sulla testa di tutti gli uomini. Richard Wright si dice che oggi stia governando il Cuore del Sole. Nel frattempo Sisifo continua a non darsi pace. Non un attimo per guardarsi intorno, per cogliere l’immensità del cosmo, dove ogni pianeta ha i suoi lati bui. Poi Sisifo si ferma e lascia il Suo macigno … corre sul monte come un pazzo disperato, allunga la mano e raccoglie lo sguardo dal centro del Sole. Che sia l’agognata libertà ?

    Gian Luigi Soldi

  • alessandro ceccarelli:

    Caro Andrea Scanzi,

    Sono un giornalista e critico musicale. Concordo totalmente con il tuo articolo su “Animals” dei Pink Floyd che ho trovato molto interessante e dettagliato sia nell’analizzare i testi che le musiche. Anche io trovo che sia un album piuttosto sottovalutato, forse perché nato da forti contrasti tra Waters e il resto del gruppo. In questo caso le tensioni interne al gruppo sono state in qualche modo stimolanti per la resa sonora e compositiva di questo disco. Anche io ho scritto un articolo su Animals. Ti allego il link.
    http://www.dazebaonews.it/cultura/l-angolo-dei-classici/item/32868-musica-animals-il-lato-oscuro-dei-pink-floyd.html

    Un saluto

    Alessandro Ceccarelli

  • Piero Q P Carlucci:

    ho avuto la fortuna di assistere ad almeno un concerto di waters (2010 madrid – stranamente un tour di the wall 😀 ) ed uno dei Pink Floyd (roma, 20 settembre 1994 – Cinecittà – tour da cui nascerà Pulse)…

    Dai due eventi ne sono uscito scioccato, come se qualcuno che non mi conoscesse per nulla mi avesse raccontato la mia vita, costringendomi a vederla con gli occhi dello spettatore – i Pink Floyd sono da sempre la colonna sonora della mia vita.

    Alla fine di queste esperienze, ho sempre provato il rammarico forte di non aver potuto ascoltare nessuna canzone di animals dal vivo. E’ davvero una piccola gemma, che ha la sfortuna di stare tra due colossi della storia della band (e della cultura mondiale).

    Hat off per aver riconosciuto la grandezza dell’assolo di Wright, il Paul Scholes (che Lippi definì in maniera sublime “il più grande calciatore sottovalutato del mondo”) della musica moderna.

    Grazie, cercavo qualcosa di intelligente da leggere prima di dormire, ho trovato un suggerimento preziosissimo per la mia musica nei prossimi giorni…

    Notte!

  • Fabio:

    Ciao Andrea, musicalmente, spesso, la pensiamo molto diversamente (su Gaber, Battiato, Fossati, Baustelle), siamo all’unisono sull’universo pinkfloydiano: grazie per averci instillato una reimmersione in Animals.

  • Ferdico Francesco:

    Ciao Andrea siccome ormai noi musicalmente validi in TV occupiamo piccoli spazi di nicchia, crepuscolari…sono andato in totale godimento nell’ultima (o penultima) puntata di Fargo (rarissimo esempio di seconda stagione più bella della prima) quando per fare un riassunto degli ammazzamenti è partita Lokomotive Breath …… Fantastico !!!!! E poi ho pensato Aqualung sarebbe stato il disco perfetto da suonare tutto sul palco del Family Day (oppure Odio i Gay soprattutto se maschi)

  • Valeria:

    Complimenti Andrea, davvero una bella recensione. Amo tantissimo i Pink Floyd e quest’album in particolare; sono pienamente d’accordo con tutto quello che hai scritto, bravo!

  • Enrico Russo:

    ​”Animals”, non è per niente un disco rivoluzionario. Il motivo è semplice: non assolve a nessuna funzione propria di un album rivoluzionario.
    I suoi interpreti erano all’epoca ormai lontani dalle barricate e da tempo barricati nel (centro) commerciale. Pertanto l’idea su cui si sarebbe basato il loro “nuovo” album non poteva che essere un altro cavallo sicuro (questo è l’animale che manca nei testi!) su cui scommettere un sacco di sterline.
    L’allegoria di Orwell è datata 1945. Quando i Pink Floyd hanno gonfiato il maiale la satira distopica era stata abbondantemente assimilata e metabolizzata dalla cultura contemporanea dell’epoca. Sarebbe come fare un disco oggi, 2016 – piacevolissimo, non fraintendetemi! – e ispirarsi a uno scenario cyberpunk di trent’anni fa, per esempio.
    Un disco rivoluzionario propone la soluzione musicale ai successivi dieci anni. Un disco rivoluzionario non è “il disco sottovalutato” ma è il disco “rigettato” dal comune conformismo, dal comfort dell’abitudine, se non proprio dal condotto uditivo. Non si può parlare di “Animals” come un disco rivoluzionario proprio perchè andò bene, e va bene tutt’ora, alle moltitudini. Chi o cosa ha attaccato “Animals”? Quale posizione preconcetta, sia essa sociale, culturale o meramente musicale? Cosa è germinato dagli embrioni di “Animals”? Un paio di versi contro Margaret Thatcher fanno “rivoluzionario” un album di musica rock?
    E quale annata migliore per misurarsi con la “rivoluzione”, il 1977!
    No, il punk aveva quasi smesso di essere rivoluzionario e quelli che “odiavano i Pink Floyd” non disdegnavano i contratti delle majors che da lì a poco avrebbero stampato l T-Shirts con le loro facce. No, non è con i Sex Pistols che deve confrontarsi, l’intellettuale con la pancia piena che ha messo insieme “Animals”.
    Se penso al ’77 vedo la rivoluzione annunciata dal rosso abbacinante di “Talking Heads :77”, vedo il sangue che gronda agghiacciante dalla prima copertina dei Suicide che urlano e bisbigliano proprio come chi vuole la rivoluzione; il rosa sinistro dei Wire che alla rivoluzione danno una bandiera! Peter Gabriel che squarcia il velo di Maya che separava il Rock e i popoli; Bowie e Eno che viaggiano, da sempre e anche nel ’77, sui binari dell’Iperuranio, laddove le idee risiedono.
    Se faccio un passo nel ’78 poi la vertigine mi assale finchè il fischio assordante che apre la Modern Dance dei Pere Ubu si assorbe nella “Musica per Aeroporti”.
    Non c’è niente di rivoluzionario in “Animals”. è solo un disco ben confezionato, nella sua accademica bellezza. Una strofa del canto del cigno. L’importanza assoluta dei Pink Floyd non si discute: loro non hanno solo ispirato le rivoluzioni, loro erano nel magma acido il giorno del big bang. Ma onestamente nel ’77 il linguaggio dell’innovazione, della sperimentazione e della controcultura era lungi dalla loro cifra espressiva che era concentrata sul consolidamento di un quanto mai meritato patrimonio commerciale.
    L’errore che facciamo tutti è credere che un album “bello” (il parametro è soggettivo definizione) debba per questo essere “rivoluzionario”.
    L’errore è valutare come “fondamentale per il mondo intiero” un album che ha il solo grande merito di allietarci la giornata!

  • alfredo:

    Ottima scelta quella di recensire Animals, un capolavoro assoluto ingiustamente sottovalutato! Fu il primo CD in assoluto che comprai, tanti tanti anni fa, CD che continuo a sentire regolarmente in auto. Non è il mio disco preferito dei Pink Floyd (quello è The Wall, lode infinita a Waters), ma si piazza tranquillamente al secondo posto nella discografia dei nostri…

  • Roberto77:

    Ragazzi sono daccordo su tutto,io amo alla follia i Pink Floyd e questo album m ha strappato il cuore finda subito,lo ascolto ogni volta come la prima volta.
    Sono un musicista e il 20 febbraio al crossroads di roma avro’ il piacere di risuonarlo con degli splendidi compagni di viaggio.
    Scusate ,lo dico non per pubblicita’ ma semplicemente perche sto avverando un mio sogno e molti di voi capiranno..

  • Fabio Natucci:

    Grazie di nuovo. È bello che ci sia qualcuno che riesce a scrivere quello che hai sempre pensato…

  • Emilio Prinzo:

    Da bambino mio padre, da cui ho ereditato in tenera età la passione per i Floyd, snobbava questo disco bollandolo come passo falso, la qual cosa mi spinse a rimandarne di molto tempo l’ascolto. Ovviamente dopo averlo ascoltato ho maledetti mio padre per anni, glielo rinfaccio tuttora

  • ELISA:

    grazie Andrea per avermi fatto riscoprire quest’opera, meno famosa, ma non per questo “minore”

  • Andrea:

    Beh, c’è poco da riscoprire in Animals. Chiunque abbia amato o solo ascoltato abbastanza attentamente questo disco non ha nulla da riscoprire perché è impossibile dimenticare! Al limite, come giustamente dici, tutta l’invidia va verso chi lo deve ancora scoprire.
    Un’opera d’arte senza tempo che assieme a The Final Cut completano il cerchio di quei dischi capolavoro ma sempre bistrattati!
    E a questo punto proprio su The Final Cut spererei un giorno di sentire la tua appassionata opinione…

  • Sono parzialmente d’accordo: sicuramente è’ un disco fortemente voluto da Waters, però’ ricordo che nei video promozionali del 1976/77 lo associavano a Saucerful of secrets! Blasfemia totale! E’ un buon disco di seconde scelte scartate da Wish you week here, ottimamente mixate da signori tecnici del suono, nulla più’. Comunque stellari rispetto alla produzione musicale coeva (leggi Sex Pistols. Clash e Ramones

    • Luca:

      Io l’ho sempre valutato il più bel disco dei pink floyd in assoluto.
      Sarà fatto anche di seconde scelte, ma atmosfere così non le ho mai più sentite.

  • Daniele Burattini:

    Bravissimo Andrea
    ottimo articolo!
    Adoro Animals e da sempre lo ritengo uno dei migliori
    album dei FloyD !!!
    Ingiustamente e stranamente troppo SOTTOVALUTATO!
    Proprio per questo ho gradito quest’articolo,
    che cerca di fare giustizia a questa magnifica opera!!!
    GRAZIE Andrea!!!

  • gabriele franzoni:

    sono anni che lo dico.e non avrei saputo dirlo meglio.bravo,bell’articolo.

  • Paolo Vertieri:

    Beh the wall e’ sicuramente per gran parte idea di Waters come tutti i testima non dimentichiamoci che il pezzo piu’ bello dell’album è stato composto musicalmente da Gilmour.Come del resto “Run like Hell” altro pezzo formidabile che assieme a “Another brick in the wall part II” e al già citato “confortably numbs” sono i pezzi più riproposti nei vari Live.Detto questo tra Waters e Gilmour io scelgo il primo, ma assime erano l’anima dei Pink Floyd e questo non va mai scordato .

  • Alessandro:

    Andrea, ho apprezzato molto questo Tuo articolo.
    Da grandissimo amante dei Floyd, ho sempre inserito questo disco nella mia top 3 ma sono sempre rimasto predicatore nel deserto.
    Proprio negli ultimi 2 giorni, dopo anni che non ne apprezzavo piu’ le sue tracce, mi sono avventurato in una corsa, di sera, tra le nebbie della provincia del centro Italia, con nelle orecchie i grugniti, i latrati e belati di questo pezzo di storia della musica.
    E ho goduto.

  • alessandro varrucciu:

    Buongiorno Andrea,
    leggo questo bellissimo articolo e si conferma la piacevolezza della sua scrittura (che rende i contenuti, sempre interessanti, ancora più incisivi). Non essendo più di primo pelo, conosco bene i Pink Floyd e tutto il Prog. Devo riconoscere che non sono tra i primi tre gruppi della mia vita (divertente quanto inutile esercizio, ma tant’è!). Sono convinto che si starà chiedendo: ma quali saranno questi gruppi? Damn!
    Ecco qua: Genesis, VDGG, Yes. E poi King Crimson, Pink Floyd, E, L & P…
    Però, andrò a riascoltarmi Animals.
    Un saluto
    Alessandro

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