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Elogio di Roger Waters, un genio che non esiste

Schermata 2015-12-16 a 08.20.12Ha sempre girato tutto attorno allo stesso trauma, allo stesso sogno, allo stesso incubo. Nessuno come Roger Waters, tra i geni del Novecento, ha inseguito così ostinatamente le proprie paure, sfidando e talora ostentando le paranoie più ossessive. La sua vita è rimasta impigliata nella morte del padre Eric Fletcher, un pacifista iscritto al Partito Comunista che si arruolò per combattere il nazismo e morì nel 1944 – e con lui tutta la compagnia «Z» dei Royal Fusiliers di cui faceva parte – nei dintorni di Aprilia. Lasciando una moglie e un figlio di neanche un anno. Il figlio, poco più di vent’anni dopo, avrebbe co-fondato i Pink Floyd. «Mio padre era un pacifista ed era convinto che arruolarsi fosse l’unico modo liberare il mondo dalle atrocità della dittatura. Ha perso la vita per i suoi ideali di libertà e giustizia. Il suo sacrificio, e quello di tutti i suoi commilitoni hanno reso questo Paese e l’Europa un luogo sicuro. E ora tocca a noi vigilare perché quello che è stato non ritorni».
Roger, in fondo, ha cantato sempre la stessa canzone. Declinata in vari modi e quasi sempre mirabili, ma pur sempre la stessa canzone. Da ragazzo avrò visto “The Wall”, il film di Alan Parker con Bob Geldof, almeno cinquanta volte. L’ho amato persino troppo. C’ero rimasto proprio dentro, come immagino molti di voi. Waters è invecchiato molto meglio di quanto tutti credessero. Lui stesso sarebbe stato il primo a non aver puntato nulla, ai tempi di Animals, sul suo futuro. E invece. In The Flesh è un live irrinunciabile. Amused to Death, oggi, è persino più enorme di ieri. E la chitarra di Jeff Beck è semplicemente accecante.
Ho visto il film “Roger Waters The Wall”, sparandomelo a tutto volume col mio bel valvolare Magnat, e non poteva esserci chiusura migliore del cerchio. Chissà che aveva in testa, il lunatic in the grass Roger, dopo quel famoso sputo a Montreal nel ’77 che lo portò all’alienazione e lo indusse a scrivere compulsivamente. Un folle totale, Roger, sin da quando fondò i Pink Floyd con il crazy diamond Syd Barrett o quando batteva il gong (quel gong) coi capelli e le fattezze da scimmia a Pompei. Lui e il suo cantato urlato, i suoi messaggi cifrati al contrario (persino contro Kubrick), le sue esplosioni belliche. Nel ’78 si presentò alla band, che già ormai lo odiava, con due concept album scritti di getto e pure una terza idea embrionale per un altro disco. La terza idea sarebbe divenuta The Final Cut, i concept erano The Wall e The Pros And Cons of Hitch-Hiking. Richard Wright, il mai troppo lodato tastierista oggi volato via, gli disse più o meno “Fanculo, mi hai rotto le palle” (e Roger rispose analogamente). David Gilmour prese tempo di malavoglia e co-scrisse Comfortably Numb, che nessuno canterà mai bene come lui (forse giusto solo Eddie Vedder). Nick Mason, il batterista, puntò su The Pros And Cons perché – davvero – gli piaceva di più. Ma il produttore disse che no, “scegliamo The Wall, è proprio un altro mondo”. E infatti: opera magniloquente e a tratti barocca, ma empatica ed eterna come poche altre, in grado di colpire al cuore le generazioni di ieri come oggi. The Wall ha una forza che proprio non invecchia, che ipnotizza, che mesmerizza. Waters non ha mai smesso di cantarla perché, semplicemente, ha capito prima di altri di avere scritto qualcosa che sta ai nostri tempi come la Sinfonia n. 3 di Beethoven a inizio Ottocento. Tra sei secoli la suoneranno ancora.
Il film è enorme e fa un male enorme. Vedere Pink/Roger 35 anni dopo è straniante, un po’ come la saga di Star Wars. Però più triste: molto più triste. E’ di un bello che fa proprio male. I watersiani piangeranno senza speranza e sarà giusto piangere. E’ davvero come un cerchio che si chiude. Visivamente è qualcosa che non esiste. Ci sono continue sequenze indelebili: Waters che duetta con il se stesso giovane (e molto più pazzo) in Mother, la coda – che ho sempre trovato incredibilmente malinconica – di Is there anybody out there?, la delicatezza plumbea di Nobody Home, l’apocalisse di Run Like Hell. E poi quella Bentley. E quel cappotto marziale nero (domani lo compro: subito). E quel sogno ricorrente di uccidere suo padre (la colpa che lo scuote da sempre). E la visita al nonno, caduto pure lui in guerra. E quello sguardo, così schizofrenico e così dolce. E quel carisma. E quelle lacrime che mai si sono vergognate di scendere. E poi – e soprattutto – quei bicchieri della staffa, parlando in inglese davanti a un barista francese che non comprende che quell’uomo sta rivelando il segreto di una vita: e a quel punto, noi, spettatori da sempre, scopriamo – finalmente? – la fine di Eric Fletcher. Quasi come nell’ultima puntata di The Shield o Breaking Bad. E tutto si svela. Eric Fletcher che sbarca a Salerno a inizio ’44, i tedeschi a Montecassino, gli angloamericani – mandati al macello – che cercano di fare un “testa di ponte” ad Anzio. E vengono annientati: nessun sopravvissuto, come ha cantato Waters in When The Tigers Broke Free. E qui Roger, dopo aver rivelato tutto questo al bancone del bar, si ubriaca. China la testa. E noi con lui.
Nessuno, negli ultimi cinquant’anni di musica, ha scritto e cantato dei vaffanculo così belli contro la guerra come Roger Waters. Nessuno è stato così megalomane, coerente e platealmente geniale come lui.
Roger Waters è uno dei pochi motivi evidenti per essere felici di vivere in questi tempi sbandati e quasi sempre di merda. Sei un grande, “Pink”. Lo sei sempre stato.

9 Commenti a “Elogio di Roger Waters, un genio che non esiste”

  • Gian Luigi Soldi:

    GIAN LUIGI SOLDI: 12 luglio 2006: reportage

    Lucca 12 luglio 2006 : Roger Waters in “The Dark Side Of The Moon Live” Era deciso. Ora finalmente anche Lucca era a portata di mano. Il forte caldo e l’essere solo in quei giorni, in un primo momento costituivano un motivo di difficoltà per cui non me la sentivo di andare fin nel cuore della Toscana per vedere Roger. Naturalmente ero combattutissimo: un autentica sofferenza rinunciare a una cosa così infinitamente desiderata e “quasi” a due passi da casa solo per queste banali motivazioni. Ma poi ecco il miracolo: tra tanti amici impegnati chi nel lavoro, chi già in ferie, qualcuno se la sente di partire durante il cuore della settimana e sotto il solleone… Una collega di lavoro infatti mi dice che sta per partire per le ferie: “sono in ferie proprio dal 12 luglio, ma parto un paio di giorni dopo.. se mio marito acconsente, andiamo a Lucca.” E il marito di lì a poco concorda pienamente alla mia proposta fatta poco prima alla moglie… Indi, ulteriore indagine, una mia conoscente, non più giovanissima, si accoda per la curiosità di rivedere l’autore di “Ca Ira” – che ha visto con me il 17 novembre dello scorso anno a Roma – ed inoltre per vedere Lucca… questa splendida meraviglia italiana ingiustamente poco conosciuta ai più ! Detto fatto Ticketone!! E in meno di una settimana ho in mano quattro splendidi biglietti celeste-argento che ficco subito nell’angolo più recondito del comò di casa… Mi dicono “tienili tu così non vanno persi..” Allora.. facciamo i conti: Amo in maniera spasmodica da quando avevo ancora in bocca i denti da latte i Pink Floyd: e questo risale precisamente al disco che, appena uscito, avevo quasi inconsapevolmente acquistato. Atom Heart Mother, un “long playing” – come chiamavamo allora i dischi – bellissimo. Un disco senza tempo, classico e moderno, da ascoltare ad occhi chiusi mentre galleggi in una nuvola di seta che striscia dentro e fuori il tuo corpo… A quella età era un miracolo: planare letteralmente sopra tutte le gravità universali. Va bè, piccola divagazione estemporanea… dicevo facciamo i conti ! Nel 1988 ben diciotto anni dopo il mio primo approccio col disco della “mucca” vedo finalmente per la prima volta i Pink Floyd a Modena! Pochi giorni dopo allo Stadio Flaminio a Roma .. l’anno dopo all’Arena di Verona e poi nel 1994 allo Stadio Friuli di Udine…. A farla breve, oggi vedo per la ottava volta il cinquanta per cento dei Pink Floyd. Si, perché a Lucca c’è anche Nick Mason: il percussionista sereno, quello che ti sorride ed è rimasto totalmente se stesso… pacato e rassicurante…. Ma ora, oggi, finalmente ottenuto l’agognato paio di giorni di ferie, partiamo per Lucca !! Pur avendo diverse segnalazioni da conoscenti che vi sono già stati – io quell’angolo della Toscana non lo conosco proprio -, mi viene descritto come uno scrigno prezioso: Lucca infatti è una città museo riservata, quasi timida e fuori dai circuiti tradizionali del turismo nazionale. Il viaggio è tranquillo sotto un sole magnifico che picchia ovunque in quei giorni, come penso ci si potrà facilmente ricordare, e finalmente giungiamo alla agognata città che stasera tracimerà le note di Ruggero Acque in tutto il loro splendore. Sorvolo sulla descrizione di esser stato turista improvvisato per un pomeriggio, solo consiglio vivamente chiunque di andare in quella città murata che a mio avviso riconcilia totalmente con lo spirito… e non dico altro. Alle venti circa siamo in Piazza Napoleone, la piazza del concerto. Naturalmente io fremo da impazzire, ho caldo ma sono splendidamente ripararto dalla maglietta della salute: su c’è scritto Pink Floyd !! L’atmosfera è serena ovunque, i carabinieri e il servizio d’ordine sono discreti, e in cuor loro, credo, un poco sono contenti di essere lì… Bambini, tanti bambini con la maglietta della salute come la mia… e già mi commuovo: i nuovi fan dei Pink! Chi nel mondo della creatività, dell’arte, ha mai avuto tanto? Io ho mezzo secolo e questi piccoli hanno un decimo della mia età: ameranno i Pink come li ho amati io, ne sono certo. Capannelli di giovani bivaccanti in piazza, tranquilli con panini e birre, coche cole… qualche profumo esotico si espande nell’aere… e via ad aspettare “The Dark side of the Moon Live”. Alle “ventuno” come chiamiamo noi italiani le nove della sera, con un sole che probabilmente non vorrebbe staccarsi da quella piazza in quei momenti, comincia il suono poderoso di ciò che già conosco da anni: il grande rumore della valanga che si stacca dalla montagna e che precede l’esplosione di “In the Flesh” l’inizio cioè di “The Wall”… E’una magia! Roger calca la scena con disinvoltura e con una determinazione nel volto che dimostra quanto sia uscito realmente dall’anima tutto il suo lunghissimo impegno musicale. Seguno i classici da “Il Muro”, e la dolcezza si alterna alla furia creatrice che arriva direttamente nei cuori di tutti i presenti. Lo spettacolo cresce di intensità ad ogni minuto che passa… non c’è spazio per altri pensieri che non siano quel suono avvolgente che sento amare di più ad ogni ascolto.. Il caldo è soffocante, la ressa aumenta la sensazione di disagio, l’essere in piedi inoltre non aiuta a ottenere la condizione minima di benessere: ma nessuno, nessuno si stacca da quello spettacolo.. siamo in migliaia avvinghiati a quell’uomo non più giovane e con collaboratori altrettanto grandi… E poi “Syd”. Syd è morto pochi giorni prima… i presenti si sente sono ancora tutti estremamente scossi – non dimentichiamo che i componenti di questo pubblico rappresentano una piccola parte dei “crociati” del gruppo musicale più grande di sempre – e aspettano una parola dall’ amico e cofondatore del mitico complesso, che è lì davanti a tutti noi. E Roger trattenendo l’emozione sfiora appena l’argomento: il rispetto implicitamente richiesto e la proprietà esclusiva dei Suoi ricordi, fanno quasi scivolare via il Suo ricordo: tanto il mondo intero sa che quella serata, la prima dopo la morte di Syd, è tutta, tutta per Lui !! Noi, il pubblico, naturalmente siamo imbarazzati ma impassibili, nel senso che guardo gli occhi dei miei tanti vicini che trapelano emozione-commozzione mista a gioia per tutto lo splendore che ci sta davanti. Le immagini si susseguono in un turbinio continuo e pirotecnico, il suono ti scaglia lontano in un mondo che solo questi Signori discreti ci hanno offerto da quarant’anni a questa parte. Sì, perché Roger è Pink Floyd, come i Pink Floyd sono Roger Waters. Non esistono i “Watersiani” o i “Gilmouriani”: esistono i Pink Floyd !! Punto e a capo !! A un certo punto dopo The Final Cut, Animals, Set the Control e così via siamo a metà serata.. le luci si accendono in Piazza Napoleone mentre siamo ammantati ancora dal suono, dal caldo e dalle zanzare.. Il silenzio dopo gli infiniti applausi regna sovrano per diversi minuti. A poco a poco si trasforma in un leggero brulichio di persone che passano da un piede all’altro per illudersi di riposare un poco.. Qualche fischio e poi improvvisamente un cuore invisibile comincia a pulsare.. sempre più forte, ancora più forte fino a far emergere un grido che annuncia: The Dark Side Of The Moon !! Il disco più venduto di tutti i tempi. La registrazione sonora più perfetta di tutti i tempi. Del più grande gruppo musicale di tutti i tempi… Integralmente posso assistere (per fortuna mia non è la prima volta) al disco che nel 1973 aveva sconvolto milioni di giovani creando su di loro la magia che compensava tutte le frustrazioni di quell’infausto periodo. All’epoca era un ascolto senza tempo, diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto… aveva una indescrivibile vita propria: era tutto da studiare… ogni momento era stupore, novità, sensazione di distacco da dove eri… ma ovviamente, mi rendo conto che non esistono parole adeguate… e poi, chi non lo ha vissuto, quel vinile con il diametro che si perde nelle stelle ? Il concerto è un putiferio di sensazioni colori e suoni: oltre sicuramente ad ogni aspettativa. Il “Mago” Roger Waters ti ha confermato che hai amato le cose giuste: che l’averLo seguito per quarant’anni non era che avere la mano nella mano di un amico… e che soprattutto non era una macchina da soldi, bensì un filantropo dell’anima, anzi, di tutte quelle anime sperdute nell’oceano dell’insicurezza, della solitudine, della sofferenza come della gioia… qualcosa che è a pieno titolo nella Storia… Se potessimo vivere secoli, sono sicuro che il nome dei Pink Floyd sarebbe ancora un riferimento nel firmamento della musica… A poco a poco scivoliamo verso l’epilogo della serata.. anche se chiaramente non vorremmo finisse mai. Comfortably Numb è il cesello finale, lo scrigno dei segreti che raccoglie dentro di se tutto un mondo che è nato dalla metà degli anni ’60.. Non è lo zio David che suona l’immensa chiusura di quel brano (il più bell’assolo di tutti i tempi !), no, questo no.. ma la Musica Classica, proprio per superare le soglie del tempo, può – e deve – essere suonata anche da altri …. Grazie di cuore Ruggero Acque, ti sento profondamente amico e amo in maniera pacata e tranquilla tutto ciò che rappresenti: una autentica roccaforte della natura… Me ne torno sereno verso casa come fossi un ventenne alla prima cotta, mentre spero con tutto me stesso che l’incanto non venga sciupato subito dal marasma di sempre…. Ah, dimenticavo.. tra meno di un mese ci sarà il grande Zio Dave in Piazza S.Marco a Venezia: il mio, il nostro, magico 2006 continua… Gian Luigi Soldi

  • Fabio Natucci:

    Come sempre leggerla è un piacere, ma quando l’argomento è Waters, sentirla parlare di questo enorme artista così lucidamente, sentirla rendere finalmente giustizia ad Amused to Death e alla chitarra di Jeff Beck diventa godimento doppio e commozione…
    Grazie.

  • Andrea Vinetti:

    ….lo adoro, da sempre, ma non mischierei all’interno di un articolo la cifra stilistica dell’artista alla immane sofferenza dell’uomo, anche se in Lui son inscindibili. E’ vero che ‘the gunner’s dream’ per intensità lirica è stata paragonata ai più grandi poeti Inglesi di sempre, ma ammirare quest’uomo per la sua sofferenza, quello no. Non è un eroe un Uomo straziato che già anziano torna e torna ad Anzio per cercare un Padre impossibile. Non credo come dice l’articolo che lo volesse e lo voglia uccidere…Credo che lo voglia uccidere perché non c’è stato..E che tutta questa ‘indagine’ sugli album e condotta di persona per capire la manier ai n cui è morto Eric Fletcher Waters (che poi uno si chiede: ma come vuoi che sia morto? in guerra…) nasconda invece il Desiderio furibondo di trovare l’assassino di Suo Padre, colui che ha, alla fine di questa Tragedia, ucciso il Padre ed il Figlio… ..Io lo amo per come ha saputo raccontare il proprio Dolore, ma lo amo tanto che se non ci fossero stati i suoi testi ma Lui avesse trovato la sua Pace, io sarei ancora più felice. in ‘Amused to death’ c’era la solita rabbia, c’era il dolore, c’era il waters dissacratore, ma c’era anche un poco di pacificazione…(It’s a miracle)…peccato i fantasmi siano tornati…forse oramai per non andarsene più…e non credo gli giovi salire sul palco con la divisa nazista e recitare la parte di sé stesso….Chissà perché torno a quel pezzo che chiudeva ‘A momentary lapse of reason’….’Sorrow’, un pezzo in cui Gilmour, che avrà azzeccato sì e no un testo in vita sua, dava un ritratto perfetto, spietato di Waters (anche un po’ vendicandosi delle cause legali per usare il nome del gruppo, etc.)….Torno a quel pezzo.. e piango per waters…e per l’aplomb britannico con cui gilmour lo ha ‘sepolto’ con questa canzone meravigliosa ed ha vissuto una tranquilla vecchiaia tra dischi per lo più inutili, per fortuna senza rendersi conto che fra i tastieroni alla ‘shine on’ di ‘on an island’, il ritorno ad ‘About Face’ che è ‘Rattle that Lock’ (in cui la chitarra sembra quella di Chris Rea), il recupero di pezzi scartati che è l’ultimo disco dei Floyd….Non restava nemmeno a lui altro che inseguire un Passato impossibile…

    Il dolce profumo di un grande dolore rimane sospeso sulla terra

    Pennacchi di fumo si innalzano e si fondono nel cielo plumbeo

    Un uomo è disteso e sogna di prati verdi e fiumi

    Ma si sveglia un mattino senza alcun motivo per svegliarsi

    È ossessionato dal ricordo di un paradiso perduto

    Nella propria gioventù o in un sogno, non sa dirlo di preciso

    E’ incatenato per sempre ad un modo svanito

    Non è abbastanza, non è abbastanza

    Il sangue gli sì è gelato e coagulato per la paura

    Le ginocchia hanno tremato e nella notte gli hanno ceduto

    La sua mano si è indebolita nel momento della verità

    Il suo passo ha vacillato

    Un mondo, un’anima

    Il tempo passa, il fiume scorre

    Ed egli parla al fiume dell’amore perduto e della consacrazione

    E mute risposte che mulinano inviti

    Corrono fluendo oscure ed agitate verso un mare oleoso

    Una sinistra premonizione di ciò che sta per accadere

    C’è un vento incessante che soffia in questa notte

    E c’è della polvere nei miei occhi, che mi acceca la vista

    E un silenzio che parla più forte delle parole

    Di promesse infrante.

  • Savino Beiletti:

    Caro Scanzi,
    non sempre condivido ciò che scrive in questo caso però sono assolutamente d’accordo con Lei. Una artista vero che incarna con tormento e passione molti nostri ideali.
    Un musicista che ti resta nella mente per giorni, dopo che hai ascoltato “Comfortably Numb ” per la centesima volta, un musicista che resterà nel tempo come le sinfonie di Beethoven.
    Grazie Savino

  • Giovanni Gotte:

    Ho cominciato ad amare i Floyd all’età di 14-15 anni… E’ stata una passione violenta e totalizzante che non si è spenta, ma che anzi mi passa da parte a parte come il suono della chitarra di Gilmour… Le atmosfere e i testi dei Pink mi hanno accompagnato per tutta la vita, e continueranno a farlo fino al “great gig in the sky…” In realtà i testi più belli sono ovviamente di Roger, che fino a quando ha retto il sodalizio musicale con David, Rick (pace sempre alla sua anima) e Nick, hanno dato frutti che sono ormai diventati musica classica…
    Roger sa che ha fortemente contribuito a rompere l’incantesimo coi compagni ma ora sembra più tranquillo, dopo anni di diatribe giudiziarie, anche se “the machine” non gli consente di ammetterlo… Ora, giustamente e con orgoglio, porta avanti le sue idee trasmesse dai suoi testi, che sono sempre struggenti… A tal proposito i testi del suo album “Amused to Death” sono una lezione del 1992 per questo mondo del 2015 e per le sue schegge di impazzimento che portano a nichilismo mortale…
    Ho visto il suo film “The Wall”, dopo aver visto tre volte il tour-concerto tra il 2011 e il 2013, in cui accompagna la sua mega-opera rock in un viaggio catartico tra Francia e Italia per trovare nonno e padre morti rispettivamente nella prima e seconda guerra mondiale. “Due generazioni senza aver conosciuto il padre” ha detto Roger ai suoi figli davanti alla tomba del nonno in Francia… “MILIONI di MORTI PER POI DICHIARARE IL PAREGGIO…” Questa la sua frase più bella, che vale tutto il film…
    Thank you Roger, mi emozioni sempre!!! Grazie Scanzi per questo tuo contributo…
    Giovanni

  • Loris:

    Caro Scanzi,
    Lei è un essere umano che ammiro davvero tanto. Ce ne fossero, come lei.
    Personalmente faccio della musica una ragione di vita e scoprire, oggi, che lei ha delle passioni musicali in comune con il sottoscritto non può che farmi gioire.
    Detto questo mi stupisce, visto che lei si è nutrito del film di Alan Parker come me, che non abbia trovato delle incongruenze in questo nuovo film di Mr. Waters. Soltanto elogi.
    Tolte le bellissime immagini e la superba qualità audio che accompagnano canzoni che già sono entrate nei nostri cuori anni fa, personalmente il film mi è sembrato una semplice autocelebrazione. Lei parla delle lacrime di Waters…. ma è possibile piangere in maniera sincera davanti ad una tomba contorniata da telecamere? io non sto mettendo in dubbio la sincerità dell’autore ma credo che certe immagini siano un pò forzate. Cosa vuole trasmettere allo spettatore che non abbia già trasmesso con le musiche ed i testi delle canzoni? Inoltre, visto che lei è piuttosto ferrato sui Pink Floyd, vorrei sapere se non ha provato fastidio quando ha appreso la notizia che Waters avrebbe portato lo show di “the wall” negli stadi. “the wall” nasceva proprio dall’odio di Waters nel suonare in posti così grandi. Dove la gente si reca più per poter dire “io c’ero” che per amore della musica. Dove il suono non è mai buono come dovrebbe essere (soprattutto in quegli anni, ovviamente). Infatti, all’epoca, i pochi show che fecero per promuovere il disco si svolsero in piccoli palazzetti. Niente stadi.
    E poi c’è il discorso della guerra. “the wall” non parlava soltanto di guerra. Era la storia di un essere umano tormentato. Dalla morte del padre in guerra, da una madre ossessiva, da una moglie infedele, dal successo e dalle droghe. Nel nuovo film, invece, si ha l’idea che “the wall” parli esclusivamente di guerra. Non discuto sulla validità del progetto o sull’averlo reso attuale o ancora sul bellissimo messaggio che vuole dare. Dico solo che, per me, non è più la stessa cosa. E mi piacerebbe sapere se la prossima volta che lei, Scanzi, deciderà di guardare e ascoltare questa meravigliosa opera, nel lettore dvd inserirà il film del 1982 o quello uscito da poco.
    Le auguro il meglio e la ringrazio di cuore per tutte le belle cose che scrive e che dice.
    Loris.

  • Matteo:

    Un artista sovraumano. Ultimo esempio concreto rimasto di ciò che ci viene richiesto oggi, la grandezza ma non in senso espansione ma di ampiezza interiore, di lottare ogni giorno con le nostre azioni, i nostri gesti e le nostre parole. Noi tutti dobbiamo essere Roger Waters, uno solo non è sufficiente. Non più.
    Matteo (Stevie Ray) Tassetto.

  • Violeta:

    “La memoria umana è un meccanismo imperfetto,questo è ciò per cui dobbiamo imparare a lottare”.Questo sarebbe l’invito che ha recentemente proposto nel suo ultimo film-concerto Roger Waters.
    Entrare nel tormento personale di un grande artista e viaggiare con lui nella ferita profonda che la guerra ha lasciato nel suo cuore per la perdita del padre e del nonno.Sembra un segno del destino che ha marcato gran parte della vita di Waters ,e appunto per questo, la memoria di tutto ciò non può essere volatile solo perché il tempo scorre in modo implacabile.La memoria che in questo caso è rabbia e dolore rimane come disapprovazione della guerra assurda.Argomento attuale direi.

    Perché amiamo cosi tanto R Waters?
    Perché è un artista vero e sincero che esprime attraverso la musica quello che pensa, cioè:che il denominatore comune di tutte le guerre è il profitto(le armi sono cosi costose e cosi redditizie),che la tecnologia è diventata piano,piano un altro pilastro del totalitarismo mondiale,perché esprime il suo totale disaccordo con la politica di occupazione israeliana nei territori palestinesi,ecc.Coraggio da vendere che ha Waters… ma senza questo coraggio dove andiamo oggi?A noi la scelta di rimanere in un “Comfortably Numb” o alzarsi e abbattere il muro della paura ed indifferenza.

    Non si è capito molto bene il perché della decisione di proiettare questo film-The Wall nelle sale cinematografiche in Italia solo per 3 giorni ,ed in contemporanea mondiale.Diritti d’autore???bohh
    Possiamo solo sperare che il nuovo disco a cui R Waters sta lavorando-“Perché uccidiamo i bambini ?”possa trasmetterci le stesse emozioni.

  • Monica Lughezzani:

    Scanzi, ho letto due suoi libri e la seguo (anzi, la seguiamo, mio marito ed io) ogni qualvolta veniamo a conoscenza della sua partecipazione a qualche talk (solo su la 7 perché non guardiamo altri canali…ogni tanto rai 3….).
    Lei ha il “dono”, penso ne sia consapevole: perfetto, ironico, caustico, preciso, informato, giusto (basta sennò va troppo su di giri), eppure, nelle righe dedicate a Waters, lei mi ha commosso. Grazie, di cuore.
    Monica Lughezzani

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