Gaber se ci fosse ancora Gaber (recensione)

gaber 20Il mio incontro con Giorgio Gaber è avvenuto grazie ad uno di quegli spettacoli televisivi estivi che ripropongono un potpourri di gag e sketches del glorioso passato del piccolo schermo. Non vorrei sbagliarmi, ma in uno di quei flash Gaber interpretava “Il Tic”. Da allora sono andato in cerca di vecchie apparizioni, ascoltare brani, attenderlo in tv nuovamente. Mi convincevo di conoscere sempre meglio quel personaggio ordinato e rigoroso investigatore del dubbio, “graffiante ricercatore delle fragilità dell’ordine precostituito, stimolante ed elegante agitatore di coscienze, scintillante e geniale manipolatore del caos esistenziale”. Una passione divenuta adorazione quando all’indomani del primo gennaio 2003 giorno in cui se ne è andato, mi regalo il cofanetto della Einaudi in collaborazione con Rai Trade, un viaggio completo nel mondo di questo mattatore che ha saputo cambiare il modo di fare musica e teatro in Italia. Eppure non immaginavo che un altro innamorato, sicuramente più di me, avesse pensato a raccontare su di un palco il percorso umano e professionale di questo poliedrico personaggio. Il Gaber se fosse Gaber, che sono andato a vedere nel teatro della mia città (Piano di Sorrento, nell’ambito della V ed. di Progetti d’Autore, promossa dall’associazione Eta Beta) è un atto d’amore, di un fan, il giornalista Andrea Scanzi verso Giorgio Gaber. Scanzi lo spiega alla fine perché e come si è innamorato di Gaber. Era il 1991, all’Anfiteatro di Fiesole, spettacolo in cui rimase ipnotizzato. Gli scattò delle foto meravigliose. Una di queste, con Gaber teso,  sguardo deciso e dolente, divenne quasi un’icona, ancora oggi cliccatissima in rete. L’incontro con la Fondazione Giorgio Gaber ha fatto il resto, tramutando un progetto in realtà: un monologo –  spettacolo in cui più di tre decenni vengono raccontati da Scanzi con l’aiuto di foto, video e audio. Emerge la straordinarietà di un artista che se si fosse fermato a Torpedo BluNon Arrossire, o ai primi vagiti del rock italico (con Adriano Celentano), sarebbe stato né più né meno un bravo cantante. Il coraggio di osare, trasformare e trasformarsi lo ha reso invece artista immortale. Disincantato ed empatico, lucido ed innamorato della vita, anarchico e forse surreale. Tutto questo con la collaborazione dell’inseparabile Luporini. Scanzi spiega, racconta, ma non è affatto didascalico. Si sente l’amore, ogni volta che racconta – o meglio , svela, aneddoti del Gaber – pensiero troppo spesso annebbiato da luoghi comuni, a destra come a sinistra, veri nemici di Gaber, veramente uno politicamente scorretto. Andrea ci ricorda così che in Io se fossi Dio se la prende persino con il “guru” del compromesso storico Aldo Moro. Né tabù, nè certezze, nè censure. Si infrangono i miti di anni terribili e confusi, ma anche le certezze di un uomo sempre più vittima di quegli stessi anni. Ecco Il Dilemma del nostro tempo, brano attualissimo e a me sconosciuto. Una pecca che l’innamorato Scanzi mostra in video, bellissima. Metafora di un tempo confuso, troppo simile alla stagione che stiamo vivendo. Nel tempo dei gabbiani ipotetici senza più neanche l’intenzione del volo Gaber era l’unico che sapeva come spiegale le aliE se Andrea Scanzi, lo stesso che oggi con #Reputescion su La3 tv rappresenta una delle più belle boccate d’aria di questa stagione televisiva, dovesse capitare nella vostra città a raccontare Gaber, andateci! Nel tempo in cui “la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”, ci mancano storie come quella di Giorgio. (Biagio Verdicchio, Fanpage).

4 Commenti a “Gaber se ci fosse ancora Gaber (recensione)”

  • Alessia Mancini:

    Ti stimo dal primo momento che ti ho visto, quando in un intervento televisivo facevi imbestialire la Mussolini che con la coda tra le gambe faceva lunica cosa sensata…..lasciare lo studio televisivo. Ti stimo perché ogni volta che parli lo fai a mio nome, sei la mia voce . grazie infinite per i tuoi interventi e chissà…… forse qualcuno può sempre redimersi.

  • Paola Lazzari:

    Grazie di non essere di nessun carrozzone.
    Grazie di non aver paura.
    Ogni tanto (mi) ri-guardo il video di lei/te con la Mussolini e… mi sorprende!.. E mi diverte!… Mi piace un sacco!
    Finalmente qualcuno (a parte i “soliti” grossi calibri: Travaglio, Santoro, Gabanelli, Iacona, don Gallo, Dario e Jacopo Fo e Franca Rame … Silvano Agosti… Edgar Morin e Mauro Ceruti… Moni Ovadia.. Montanelli… Pasolini… Roberto Saviano… Mauro Corona.. Erri De Luca… Beppe Grillo e Casaleggio… Oriana Fallaci e, più recentemente, a sud-est, Joumana Haddad.. GABER e IL SUO… INEFFABILE!.. che pure ci tengono in vita!…) che, senza sbraitare, ma anzi con quel minimo di scanzonatura che dà tanto fastidio all’establishment italiano del pensiero, pauroso e parruccone… ha il coraggio e “l’ardire” di essere “contro”.
    Sulle ragioni della mancata adesione unanime del P.D. alla candidatura di S. Rodotà alla presidenza della repubblica, sono totalmente d’accordo.
    Grazie di essere SOSTANZIALMENTE E SOSTANZIOSAMENTE…. IN GAMBA!
    Con stima Paola Lazzari
    Cremona
    P.S. Scanzi…. scanzonatura….. Sarà un caso??!….. 🙂

  • Kurtz:

    Caro Scanzi,
    Nn si come inviarti qs cosa che ho scritto
    A caldo ieri ai funerali di Don Gallo. La lascio qui.
    Scusa l’intrusione.
    Un abbraccio.
    Davide “kurtz” Sacchi
    Zena

    Una (specie di) cronaca a caldo.

    Una tramontana gelida oggi spazza Genova.
    Il vento fischia e fa sventolare le bandiere qui sotto casa mia.
    E nn poteva che fischiare oggi il vento, per l’addio a Don Gallo.
    Il sacro, il profano, le suore, i partigiani, i trans, gli ex tossicodipendenti,
    il segno della croce e i pugni chiusi.
    No Tav e Gesù Cristo, il crocifisso e lo striscione della Fossa dei Grifoni.
    C’è tutto qui oggi.

    Dagli altoparlanti Il Vangelo di Luca ammonisce contro i falsi profeti,
    nel ricordo di chi ha fatto della sincerità il baluardo di una vita.
    Inevitabile che le parole del Card. Bagnasco vengano accolte
    da una salva di fischi e da un coro di Bella Ciao.
    Momenti di tensione.

    Volti sinceramente commossi e ultras a muso duro che ostentano antagonismo.
    Ascolto le parole della liturgia durante l’ostensione , con le bandiere di Guevara
    e le rossonere degli anarchici che svolazzano qui accanto a me
    e non capisco e mi perdo.
    Da bambino ho servito decine di messe e i miei ricordi aderiscono
    all’ortodossia dei gesti e dei simboli.
    Qui c’è una situazione nuova, diversa, quasi surreale, per la quale nn ho
    strumenti di codifica e nn riesco a decifrare.

    Ave Maria, Salve Regina, Bella ciao, l’internazionale anarchica ,
    l’orazione laico-legalitario-religiosa trascinante e vibrante di don Ciotti,
    quella civile e un po’ ingessata del Sindaco Doria
    e quella colta, agnostica e “kosher” di Moni Ovadia,
    che per rendere ancora tutto più inconsueto declama versi ebraici e radicali
    fra cui quelle di un inedito e intimista Karl Marx.

    Tutto molto emozionante e straniante. Un abbraccio liturgico eterogeneo
    che include e smarrisce allo stesso tempo.
    Ma forse esiste un filo conduttore fra tutte le parole qui ascoltate.
    Gesù, San Paolo, De Andre’, il liberalismo di Dossetti, gli articoli della Costituzione
    e l’antifascismo militante: l’amore che ci dovrebbe accomunare, l’unica utopia possibile;
    se non altro e’ questo che oggi mi piace credere.

    Sacerdote e uomo, che ha reso vita e viva la parola di Cristo,
    raggiungendo anche chi come me da qs dialettica si e’ allontanato.

    Alla fine Bella Ciao la intono anche io: me la insegnò mio nonno da bambino. Un omaggio personale che gli dedico.

    In direzione ostinata e contraria.

    Adieu Gallo, la terra ti sia lieve.

    Davide

    Ps. Perdonate la disorganizzazione dei pensieri,
    ma ho scritto tutto di getto, qui fra la folla,
    appoggiato al muro della chiesa
    del Carmine accanto ai gradini dell’ingresso.

  • Arturo Staropoli:

    Ti ho scoperto grazie alle tue brillanti apparizione su La7 a Otto e Mezzo della Gruber; attraverso il Fatto Quotidiano.
    Quello che tu hai provato per il Sig. G, io l’ho sperimentato sul finire degli anni ’80, quando due amiche – conoscendo il mio amore viscerale per quel strano attore-cantante , mi regalarono in doppio cd dal titolo “Il teatrocanzone di Giorgio Gaber”: un dono di cui tuttora vado fiero, perché
    trasmisi a queste mie amiche, io che ero poco più che 20enne, la curiosità di approfondire la conoscenza di un grande intellettuale un po’ anarchico prestato al teatro e alla canzone!
    Viva G. Gaber siempre!

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