Archive del 18 dicembre 2016

Lode a Mark Knopfler, Il Genio Atarassico

schermata-2016-12-18-alle-10-53-49Di Mark Knopfler, entità ultraterrena che da decenni signoreggia e soverchia, mi ha sempre affascinato quella sua tranquillità da impiegato del catasto a cui è caduto addosso un talento smisurato. Egli è il Genio Atarassico, che tutto sa e tutto può. Ha sempre la faccia, e la prossemica, di uno che passa di lì per caso e non sa di essere quello che è. Tutta la sua carriera poggia su una dialettica costante tra il minimalismo dei gesti, e dei fronzoli, e l’enormità del genio. E’ uno degli artisti che amo di più, lo ascolto di continuo e tutto in lui è grazia. Grazia pura. Tra le canzoni della vita, almeno per me, ci sarà sempre Telegraph Road. La sua versione perfetta è contenuta nel (pazzesco) live Alchemy, tratto dal tour del 1983. Mark e i Dire Straits erano palesemente benedetti dagli dèi: dèi buoni, e anche questo è vieppiù strano. In Telegraph Road, Mark mette le palle sul tavolo, sciorinando un testo pazzesco e una partitura musicale accecante, ma lo fa pur sempre con grazia: con quell’aria da “va be’, non facciamola tanto lunga e suoniamo”. Ascoltate il finale di quel brano: tu sei lì che hai voglia di invadere la Polonia e hai un’energia addosso che ne basterebbe la metà. E lui? Lui niente: suona con tranquillità benedetta, sorridendo serafico come se fosse al bar e guardandosi attorno stupito dal gran casino attorno a lui. Ascoltate, guardate e godete: gli ultimi 5 minuti di Telegraph Road in Alchemy sono la prova che Dio esiste. E non sempre ci odia.
 
(Non c’entra niente, ma Knopfler secondo me è Travaglio con la fascia antisudore. Del resto si chiamano entrambi Marco)