Macchianera Italian Awards 2014: Nomination
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Spettacolo

Le cattive strade a Roma (Formiche.net)

unoSe si va a vedere uno spettacolo ideato e recitato da Andrea Scanzi, non si può non immaginare la presenza di qualche politico e di altrettanti simpatizzanti. Ma in sala si vedeva prevalentemente un’ampia rappresentanza della televisione italiana che partiva dall’ex direttore del TG1 e del TG4,Emilio Fede, l’ex direttore di Rai 2 Carlo Freccero ed il direttore di Rai 3 Andrea VianelloPoi c’era Myrta Merlino, volto noto di La 7, con la madre ed in compagnia di Massimo MucchettiPresente in sala anche la ballerina e conduttrice di Canale 5 Rossella Brescia, con un bel cappello nero e fasciata in un jeans stretch che esaltava le lunghe gambe. Assente Lilli Gruber, conduttrice del programma “Otto e mezzo” su La7, che vede di frequente ospite Andrea Scanzi, ma probabilmente le riprese della trasmissione glielo hanno impedito.

LE CATTIVE STRADE

Unica data romana, la tournée di “Le Cattive Strade” passa al Teatro Sala Umberto e registra il tutto esaurito. Dopo il successo per lo spettacolo “Gaber se fosse Gaber”, Scanzi narra un altro cantautore: Fabrizio De André. Non l’avevamo ancora mai visto a teatro ma solo attraverso lo schermo nei suoi interventi da spinoso e caustico giornalista, sempre critico verso il mondo politico e verso una società in decadenza (per dirlo con le parole di un altro cantautore amato: Ivano Fossati).

DE ANDRE’ IN 90 MINUTI

Nel suo ultimo libro, “Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina”, parla dei successi e degli insuccessi, sia artistici che politici, dei suoi coetanei. Qui scrive del contagiogenerazionale musicale partendo da una canzone di Ligabue, (che è il titolo del libro stesso), per passare da Kurt Cobain (Nirvana) a Jovanotti, fino all’esaltazione di Capareza. In questo spettacolo invece il fil rouge musicale si snoda attraverso il percorso artistico del poeta e cantautore ligure, De André. Probabilmente la morte dell’artista nel ’99, quando Scanzi aveva 26 anni, ha lasciato un’impronta così forte nel ragazzo di allora che lo ha spinto fino ad oggi a voler ricostruire, in questi novanta minuti, la passione e le continue rivoluzioni dell’intellettuale scomodo ed inquieto.

LO SPETTACOLO

freccero“Le Cattive Strade” è un incontro-spettacolo dove l’autore racconta gli elementi principe della carriera di Fabrizio De André, ripercorrendo il suo repertorio anche attraverso le interpretazioni del cantautore e attore Giulio Casale. Scanzi parte nella narrazione da “Nuvole barocche”, la prima canzone scritta a 18 anni, che definisce “non esattamente indimenticabile”. Ricorda l’iniziale percorso incerto del giovane De André, che spazia dalla frequenza di lettere fino alla facoltà di medicina, passando anche per giurisprudenza (che abbandona a sei esami dalla laurea), per intraprendere definitivamente la strada della musica. E sicuramente l’artista descritto non sarebbe il Fabrizio De André che conosciamo noi, se Mina non avesse pubblicato su vinile a 45 giri il singolo di “La canzone di Marinella” nel 1968, punto di partenza per la sua carriera segnata da incontri artistici determinanti.

L’AMICIZIA CON LUIGI TENCO

Poi  lo spettacolo ripercorre anche l’amicizia (ed il dolore vissuto nella perdita) di Luigi Tenco. Descrive i concept album  Tutti morimmo a stento”, sempre del ’68, con la “Ballata Degli Impiccati”: “Coltiviamo per tutti un rancore/che ha l’odore del sangue rappreso /ciò che allora chiamammo dolore / è soltanto un discorso sospeso” che nella sua attualità ci annienta. E poi ancora con Inverno: “Ma tu che stai, perché rimani? Un altro inverno tornerà domani / cadrà altra neve a consolare i campi / cadrà altra neve sui camposanti”. Fino all’incontro con Fernanda Piovano per la collaborazione per il suo album “Non al denaro, non all’amore né al cielo” ed il Suonatore Jones: “Libertà l’ho vista dormire / nei campi coltivati / a cielo e denaro, / a cielo ed amore, / protetta da un filo spinato. Libertà l’ho vista svegliarsi / ogni volta che ho suonato”.

LA NOSTALGIA DI SCANZI

La narrazione musicale di Giulio Casale ripercorre poi Storia di un impiegato” del’73, (il sesto album discografico registrato in studio di Fabrizio De André), che con “Verranno a chiederti del Nostro Amore” lascia intravedere uno Scanzi insolitamente nostalgico e romantico: “verranno a chiederti del nostro amore / a quella gente consumata nel farsi dar retta / un amore così lungo / tu non darglielo in fretta / non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole / le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore / dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre” / nell’ipocrisia dei “mai”. non sono riuscito a cambiarti / non mi hai cambiato lo sai”. E chiude amaramente con: “continuerai a farti scegliere / o finalmente sceglierai”.

UN SERIAL KILLER SENTIMENTALE

ROSSELLA BRESCIA_2_resize_resizeNel libro “Non è tempo per noi” Andrea Scanzi si era definito “un serial killer sentimentale”, ma quando glielo ricordo, ci tiene a specificare che anche lui ha sofferto per amore: non sempre ha ferito, ma ha anche subito. E qui lascia intravedere una sensibilità in perfetta sintonia con questo testo che sembra ripercorrere un suo vissuto. Questo brano narra della crisi sentimentale e della fine di un amore, infatti De André in quell’anno si separerà dalla prima moglie. Poi, da quando incontrerà a 34 anni la donna della sua vita, Dori Ghezzi, la sua vena creativa si animerà ulteriormente per congelarsi momentaneamente solo durante quei quattro mesi in cui la coppia fu rapita dall’anonima sequestri sarda. Lo spettacolo rivive il percorso artistico attraverso proiezioni di filmati originali e foto rare di Fabrizio De André ed alcuni stralci di esecuzioni dal vivo. La storia dell’artista, per dirla con le parole dell’autore dello spettacolo, “E’ una storia per nulla sbagliata, quella di Fabrizio De André. Tra cattive strade e fiori che nascono dove meno te lo aspetti.  Una storia che continua e continuerà, in direzione ostinatamente contraria”.

I PROGETTI FUTURI
Ma alla mia domanda all’attore/autore se dopo Gaber e De André ritrarrà un altro musicista, magari il Ligabue del suo libro, o l’amato Fossati, lui risponde che, dopo queste due storie, sarà difficile narrare di un altro musicista e poeta con la stessa emozione e passione vissute in questi due percorsi. Invece, chiedendogli se “Non è tempo per noi” potrà diventare uno spettacolo, confessa che ci sta pensando, e noi ne saremmo felici.

TRAVAGLIO E GRILLO: DUE GRANDI ASSENTI

MARRA M5S_2_resize_resizeInfine sul come mai il suo fedelissimo amico Travaglio non fosse in sala Scanzi ha risposto: “Solo perché non è a Roma. Lui c’è sempre ma oggi era impegnato altrove”. L’assenza di Beppe Grillo (ricordiamo che il suo primo libro era “Ve lo do io Beppe Grillo”, con la prefazione di Travaglio appunto), era colmata in sala rappresentato da Nicola Morra presidente del proprio gruppo parlamentare in questa XVII Legislatura.
La tournée teatrale delle “Le Cattive Strade”  proseguirà con altre date ma solo nelle regioni del nord al momento, anche se l’intento della produzione è tornare a Roma, poi magari anche a Napoli ed altre città del sud. (Fabiola Cinque, Formiche.net)

Tutte le foto.

 

LE CATTIVE STRADE

Casale-Scanzi per De Andrè

Promomusic

In collaborazione con COMUNE di CAGLI – ISTITUZIONE TEATRO COMUNALE

Prossime date:

18/02 Politeama Genovese

19/02 Teatro Colosseo, Torino

20/02 Teatro Cristallo, Bolzano

28/02 – 1/03  Teatro Puccini, Firenze

14/03 Teatro di Varese

9/05 Teatro Creberg Bergamo

 

Grazie

Gaber se fosse Gaber 120
volte
 

Grazie!

Miglior Giornalista 2013 su Twitter

foto tweetCon i social ci sa fare. Lo dicono le schiere di fan e follower in rapido ingrossamento. E ora Andrea Scanzi riceve anche la benedizione dei Tweet Awards 2013 quale “Miglior giornalista di Twitter”. La spunta su Beppe Severgnini, firma del Corriere della Sera, e Andrea Vianello, direttore di Rai Tre, che assieme al giornalista aretino del Fatto Quotidiano avevano ricevuto la nomination.
“Da finalista sconfitto, onore ad Andrea Scanzi. Mi sento un po’ come Toto Cutugno al festival di Sanremo, ma in cambio non canterò”, ha twittato a caldo Vianello”. E su Facebook Scanzi ha scherzato: “Ops, ho vinto il Premio come miglior giornalista italiano su Twitter ai Tweet Awards 2013. Mi tocca davvero abolire la Santanchè dalla tivù e dare una cattedra di trampling a Rosario Dawson. Che dire? Grazie. Davvero”.
Il premio è stato assegnato nell’ambito del Blog Fest che si sta svolgendo a Rimini. Quarantacinque i finalisti, quindici i premiati nelle diverse categorie. Eccoli.
Miglior Twittero 2013: @Iddio (che cede il premio a @MatteoGrandi)
Miglior Account Collettivo: @SpinozaIt
Miglior Account Fake/Parodia: @Casaleggio
Miglior Azienda su Twitter: @Deezeritalia
Miglior Account a tema Politica: @MatteoRenzi
Miglior Account a tema Sport: @SkySport
Miglior Account a tema Beauty/Fashion: @ClioMakeUp
Miglior Account a tema Cucina: @GialloZafferano
Miglior Giornalista su Twitter: @AndreaScanzi
Miglior Celebrità su Twitter: @Fiorello
Twittero più simpatico: @TristeMietitore
Twittero Rivelazione 2013: @CappellanoMatto
Miglior Donna su Twitter: @LiaCeli
Miglior Uomo su Twitter: @Luca_Preziosi
Account Innovativo 2013: @Emergenza24
(Mattia Cialini, Arezzo Notizie)

Ho vinto il Premio Lunezia 2013

IMG_3403Ogni tanto ricevi notizie che, dalla gioia, ti stendono.
Il Premio Lunezia è nato 17 anni fa. E’ uno dei premi più prestigiosi della musica italiana. Presta una particolare attenzione alla qualità dei testi, dunque alla canzone d’autore. Uno dei primi a vincerlo, per l’esattezza nella seconda edizione, fu Fabrizio De André (con Smisurata preghiera). Era il 1997 e mi stavo laureando in Lettere proprio sui cantautori della prima generazione, quindi anche su Fabrizio e Giorgio. Pensai di andare alla premiazione, poi ebbi un impegno.
La stessa cosa, nel 2000 e 20009, accadde con Ivano Fossati, con cui sette anni fa scrivemmo un libro insieme. E tante altre volte.
Per me il Lunezia era una sorta di premio magico, quasi sacro e saturo di storia.
Ho appena saputo di essere uno dei vincitori del Premio Lunezia 2013. L’ho vinto per Gaber se fosse Gaber, per – bontà loro – la “lucida dialettica teatrale di Scanzi, uno dei migliori comunicatori che abbiamo in Italia“.
La premiazione avrà luogo sabato sera, 20 luglio, a Marina di Carrara.
Gaber se fosse Gaber è uno dei regali più belli che la vita potesse farmi. Dopo il Premio Borsellino 2012, un altro cerchio che si chiude.
Onestamente stento ancora a crederci.
Grazie a chi mi ha ritenuto meritevole di un tale onore. E grazie a tutti voi.

Scanzi riporta Gaber in Friuli

cinisello 1Agile e potente, arriva dritto al cuore e alla mente “Gaber se fosse Gaber” (Palamostre di Udine il 5 aprile inizio ore 21 – organizza Azalea) il testo teatrale di cui è anche interprete Andrea Scanzi, giornalista di punta de “Il Fatto Quotidiano”. In un monologo intenso ed equilibrato, azzeccando tempi e modi, evitando ardite imitazioni (un affronto intollerabile per i “gaberiani”!), leziosità e ripetizioni, con sincero rispetto, fine ironia e assoluta lucidità, racconta quel grande pensatore che fu Giorgio Gaber e il suo Teatro Canzone,  l’originale progetto di cui fu complice Sandro Luporini.

Un percorso narrativo fatto d’immagini, filmati, canzoni per nulla scontato e, a volte, sconosciuto anche ai maggiori cultori dell’artista milanese. “La prima volta che vidi Gaber fu all’Anfiteatro di Fiesole nel 1991 – ammette con percepibile emozione Scalzi  –  e ne rimasi letteralmente folgorato”. Una serata che Andrea fissò in una straordinaria immagine. Una lezione di vita mandata a memoria.

Com’è poi proseguita la sua conoscenza di Gaber?

“Ci siamo incontrati personalmente e frequentati. Gaber mi ha cambiato la vita. Aveva accettato di farmi da correlatore alla tesi di laurea (I cantautori della prima generazione) ma la malattia purtroppo non glielo consentì”.

Quali sono gli insegnamenti di Gaber marchiati in maniera indelebile nella sua mente?

“L’onestà intellettuale, la libertà di pensiero costi quel che costi, il gusto mai gratuito per la provocazione”.

Dal debutto nel febbraio 2011 “Gaber se fosse Gaber”, prodotto dalla Fondazione che porta il suo nome, si appresta a tagliare il traguardo delle 70 repliche: si aspettava un simile successo?

camogli8“Il mio ottimismo non arrivava a tanto. L’ho portato in scena anche al Piccolo di Milano: un’emozione fortissima, è stato come riportare Gaber a casa. Adesso torniamo in Friuli la regione che, dopo la Lombardia, lo ha ospitato di più dimostrando grande calore e partecipazione”.

Dove sta l’attualità del pensiero gaberiano?

“Nella sua capacità di cogliere l’imbarbarimento e l’inaridimento dell’uomo. Nella sua capacità di raccontare la quotidianità con cinica partecipazione, nel coraggio urticante delle sue idee, in quel suo mettere in discussione la politica e nel rimproverare certe scelte della Sinistra. Gaber non ha mai cercato la compiacenza di nessuno, non ha regalato certezze ma instillato dubbi. Ha saputo anticipare il tempo che stiamo vivendo”.

Schiettezza e ironia sono doti caratteriali o le ha imparate da Gaber?

“Le mie origini toscane hanno aiutano quella ruspante schiettezza e velenosa ironia che sono parte della mia personalità. Letture, ascolti musicali e soprattutto punti di riferimento come Gaber e Luporini mi hanno consentito di farle crescere e di affinarle”.

Si vede spesso in tv: il mezzo le piace?

“Lo frequento da giornalista e ho un buon rapporto con la telecamera. Il ruolo dell’opinionista mi diverte: dico semplicemente quello che penso”.

Con quali effetti?

foto g“Molte persone mi fanno i complimenti per la mia franchezza. Mi dicono di avere interpretato perfettamente quello che da anni era il loro pensiero”.

Ultimamente ha avuto scaramucce televisive con molte donne: Mussolini, Ravetto, Biancofiore…

“Sembra che ce l’abbia con le donne… In realtà ce l’ho con quelle donne, poco abituate a giudizi non compiacenti nei loro confronti”.

Da buon conoscitore di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle che cosa pensa della situazione politica italiana?

“Credo che neppure Grillo si aspettasse il risultato ottenuto. Fare da pungolo democratico e virus benefico al Centro-Sinistra ero il suo obbiettivo. Il risultato ottenuto pretende un impegno maggiore per il quale, a mio parere, Grillo e i suoi non sono pronti perché ancora troppo ingenui e, in certi casi, impreparati. Distruggere non basta, c’è un Paese che ha bisogno di essere governato. L’ipotesi più probabile è il voto a ottobre dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”.

La musica è una sua grande passione: ha un debole per i cantautori?

“Li apprezzo molto, mi sono laureato con una tesi sui cantautori. Gaber, De Andrè (“Le cattive strade” è il titolo dello spettacolo che porto in scena con Giulio Casale che ha una struttura analoga a quella del lavoro dedicato a Gaber), Fossati (del quale ho scritto un’autobiografia “Il volatore”) ma anche Ivan Graziani e Rino Gaetano: li amo tutti. Ascolto però anche Bruce SpringsteenPink FloydKeith Jarret. Non disdegno la buona musica, indipendentemente dai generi”.

Anche il vino non la lascia indifferente…

“Il Friuli l’ho scoperto proprio grazie al vino (vanta un diploma di sommelier e un attestato da degustatore ndr) avendo scritto un paio di libri (Elogio all’invecchiamento – Il vino degli altri) . Sono un toscano atipico ( e vegetariano) perché preferisco i bianchi ai rossi e voi ne producete di straordinari. Frequentando la vostra terra, ho imparato a conoscere e apprezzare i luoghi, i vostri tempi, il vostro essere mai oppressivi ma ben disposti allo stare insieme. In Friuli mi sento profondamente a casa”.

Che cosa pensa dei social network che non disdegna di frequentare? Quali i pregi e i difetti?

“Conduco una trasmissione che si occupa proprio di reputazione on line (“Reputescion – Quanto vali sul web?”, un format che ha debuttato l’11 marzo in seconda sera su Sky canale 143, DTT canale 134). I Social Network consentono un contatto immediato con il pubblico, con la notizia. Il feedback è immediato. L’aspetto terribile è nell’accessibilità illimitata e protetta dall’anonimato. Ti arriva addosso affetto, invidia, rabbia, insulti. La rete non è per tutti. Per frequentarla senza danni è necessario che il livello di autostima personale sia molto alto”.

Giornalista, conduttore, opinionista, autore di libri e spettacoli di cui è anche interprete: non c’è pericolo che si monti la testa?

“Impossibile perché me la sono montata fin da principio! Non nego di essere un po’ narcisista ed egocentrico. La tv dà una popolarità enorme e immediata anche se a emozionarmi di più è un applauso a teatro. E’ vero che il mio modo di stare al mondo è cambiato ma credo di essere rimasto sempre lo stesso, di dire e scrivere le cose di sempre. Autorizzo quindi fin d’ora chiunque si accorgesse di un cambiamento determinato dall’esplosione del mio ego a picchiarmi per farmi rinsavire”.

Rita Bragagnolo (IlFriuli.it, 1 aprile 2013)

Gaber se ascoltasse Scanzi

Gaber se fosse Gaber continua il suo cammino. Qui trovate le prossime date.
A seguito del successo, abbiamo deciso che andremo avanti per tutto il 2013, almeno fino a dicembre (e nel frattempo sto scrivendo nuove cose e già esiste Le cattive strade, con Giulio Casale, dedicato a Fabrizio De André).
Negli ultimi quattro giorni abbiamo fatto cinque repliche, sempre tutto esaurito, con l’emozione viva dei 600 paganti al Ponchielli di Cremona.
Sono uscite molte recensioni. Ne pubblico una delle tante. Una delle più belle, a firma Michele Cosentini.

“Se Gaber continua così, arriverà a scrivere l’inno di Forza Italia”: questa acuta osservazione (che cito a memoria) era contenuta all’interno di un articolo di Luca Canali, pubblicato sull’Unità, nella seconda metà degli anni ’90. Non ricordo a proposito di quale spettacolo: forse “Un’idiozia conquistata a fatica”, ma potrei sbagliarmi. Ho rimosso i dettagli. Ricordo solo che per la prima volta nella mia vita mi trovai d’accordo con Veltroni, che invece difese il cantautore. Uno dei tanti miracoli che Gaber era in grado di compiere.
Era già una ventina d’anni che il signor G. era salito sulle palle a molti soloni della sinistra ufficiale: gli stessi che avevano già cominciato a fare rivoltare Berlinguer nella tomba e che, dopo un’altra quindicina d’anni, si sarebbero ritrovati al governo insieme al Pdl. I “grigi compagni del PCI” (citando Gaber) e coloro che vengono da lì hanno sempre avuto una radicale avversione nei confronti dei liberi pensatori: difficilmente riconducibili a una delle caselline di cui l’ortodossia ha sempre disperatamente bisogno. Il fascista prima e il berlusconiano poi è un nemico riconoscibile e facilmente avversabile. I Pasolini, i Gaber (o anche, cambiando categoria, i Guzzanti) scombussolano le certezze: proprio perché seminano il dubbio. E nella rivoluzione (quella che “oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente”, sempre citando Gaber) per i dubbi non c’è posto.
Il mio approccio con Gaber avvenne verso la fine del liceo, quando uno dei pochi compagni di classe non paninari mi fece ascoltare la meravigliosa invettiva “Io se fossi Dio”. Sentire quel pezzo così politicamente scorretto in piena epoca reaganian-craxiana fu un salutare cazzotto nello stomaco. “Una delle canzoni più censurate della storia” mi aveva detto il mio amico “ti piacerà”, anche se non avevo ancora provato l’ebbrezza della censura. Il primo concerto live lo vidi nel ’92: “Il Teatro Canzone”, quindi -tra gli altri capolavori- “Qualcuno era comunista”. A costo di sembrare retorico, ammetto che piansi spudoratamente. Stavo per diplomarmi in accademia e quindi ero anche incantato dalla tecnica, dalle pause, dalle espressioni del volto. Gaber era, per me, la prova vivente che fare teatro dovesse significare porsi delle domande, esprimere un’idea o, appunto, seminare dei dubbi. Pensare e far pensare.
Insomma, piansi. E anche ieri -pur senza arrivare fisicamente alle lacrime- mi sono commosso. Sono andato vedere, a San Giovanni in Persiceto, “Gaber se fosse Gaber”, straordinaria ri-evocazione compiuta da Andrea Scanzi. Non pago di essere uno dei migliori giornalisti italiani (oltre che scrittore,  politologo, esperto di vino, di tennis e altre mille cose che fanno sospettare che si serva di qualche clone), Scanzi sta portando in tournée questo delizioso esempio di teatro di narrazione, in cui attraversa tutto il percorso artistico e politico di Gaber e -naturalmente- del grande Luporini, perché -come dice all’inizio- non si può parlare di Gaber senza parlare di Luporini, e viceversa.
In scena, una sedia e un cappello, che lo scrittore indosserà solo alla fine, rievocando una delle ultime immagini di Gaber: è l’unica concessione alla “teatralità”. Per il resto, Scanzi ti prende per mano con l’umiltà degli intelligenti e ti accompagna alla scoperta (o riscoperta) dell’ultimo grande intellettuale che abbiamo avuto. Qualche volta lascia parlare le immagini o i video, uscendo materialmente di scena: ti lascia solo per qualche minuto, come sentendosi di troppo quando parla il grande Gaber. Non c’è un attimo di stanchezza, non c’è un solo momento in cui non ti avvolga con la passione di chi -pur facendo un altro mestiere- dalla filosofia gaberiana ha imparato molto.
Assieme a me, c’erano alcuni amici che Gaber lo conoscevano poco (e ora lo conoscono molto di più). Lo spettacolo arriva al cuore e al cervello di gaberiani e non gaberiani. Strike. “Gaber se fosse Gaber” ha anche compiuto il miracolo di commuovermi, cosa che da una decina d’anni, nel desolante panorama italiano, non mi accadeva né nel vedere né nel fare teatro. E, di conseguenza, anche il miracolo di farmi scrivere, dopo tanto tempo, la recensione di uno spettacolo. Grazie, Andrea. (grazie a te, Michele Cosentini). 

Gaber se fosse Gaber (recensione)

Gaber se fosse Gaber sta continuando il suo cammino. Qui trovate il calendario aggiornato.
Ogni giorno ricevo lettere bellissime. Oggi ne pubblico una, particolarmente nitida e calzante.
L’articolo è di Stefano Daglio, le foto di Claudio Turci.

Ciao Andrea,
mi permetto di scriverti con il mio personale commento, positivo almeno quanto non richiesto, al tuo spettacolo “Gaber se fosse Gaber” che ho avuto il vero piacere di vedere ieri sera a Varese.
Una piccola premessa: oggi ho 28 anni e mi sono avvicinato a Gaber, grazie a mio padre, intorno ai 16/17 anni, quando ormai aveva già smesso di fare spettacoli. Come dicevi tu ieri sera, quando conosci Gaber a quell’età qualcosa succede: in qualche modo la propria formazione e la propria crescita come persona risente del contatto anche se indiretto con una personalità del genere (come dici di lui durante lo spettacolo, neanche io sono mai riuscito a riconoscermi in un nessun tipo di comportamento o di posizione che fosse completamente giusta e opponibile a qualcosa di completamente sbagliato).
Mi sono spesso trovato a dover rispondere alla domanda di amici o della mia ragazza: “ma chi era ‘sto Gaber che continui a citare?”. A questa domanda, sono sempre stato in grado di fornire un’unica risposta forse troppo personale perchè possa essere veramente incisiva sugli altri, cioè che Gaber è qualcuno che pur non avendo mai conosciuto di persona, riesce a mancarmi. 
Forse la mia è una “dichiarazione d’amore” troppo personale per comunicare qualcosa, oltre alla gelosia in almeno una mia ragazza (true story..), ma purtroppo non sono mai stato capace (non è il mio lavoro e non ne ho indubbiamente le doti) per analizzare l’opera di Gaber con la finalità di riassumerla in un tempo utile per raccontarla ad una terza persona.
Per questo, negli anni dalla sua morte ho cercato, tra gli spettacoli in suo ricordo, uno spettacolo che ricordasse Giorgio in un modo che fosse a mio avviso completo; che potesse anche essere una buona pista di avvicinamento per qualche mio coetaneo che non ha avuto la mia fortuna di essere aiutato ad avvicinarsi a lui (e sono tutti i coetanei che conosco). Questa “ignoranza” della mia generazione (e peggio ancora delle successive) per Gaber mi ha sempre fatto male: mi sembra assurdo che un’opera così possa semplicemente perdersi nell’oblio: mi sembra un’inaccettabile segnale della degradazione della società.
In questa mia ricerca, però, sono rimasto troppe volte deluso. Troppi gli spettacoli che ho visto, infatti, “buttavano via” Gaber, ricordandolo solo come quello delle canzoni “facili”, anche se magari introspettive e profonde (come “sogno in due tempi”, per citarne una). 
Nessuno ha mai parlato del Gaber che si incazzava (di Polli d’allevamento, per fare l’esempio più chiaro), che magari ti insultava, ma arrivava a colpirti e ti spingeva a riflettere su di te e sugli altri: a partire dal proprio piccolo, dalla propria Maria, fino alle grandi cose e i grandi valori della vita. E questa “dimenticanza”, questa “trascuratezza”, forse anche voluta, mi ha sempre dato la dolorosa sensazione che già si volesse tradire il ricordo di Gaber, limandone via gli spigoli vivi e rendendolo più inserito e, come conseguenza, meno pericoloso.
Tutto questo nel tuo spettacolo NON succede!! Forse per la prima volta ho ritrovato in uno spettacolo quello che per me è il vero Gaber! La prima cosa che ho pensato finito lo spettacolo è stata: “Se avessi dovuto fare io la selezione dei pezzi per condensare Gaber in un’ora e mezza di teatro, non avrei saputo fare di meglio!”
Per la prima volta ho trovato uno spettacolo a cui mi affiderei per raccontare Gaber ad un amico, alla mia ragazza, a chiunque mi piacerebbe che si avvicinasse a Giorgio come mi ci sono vicino io! 
Credo che il grado del mio apprezzamento del tuo spettacolo possa dirsi racchiuso in quest’ultima frase. Con i pezzi di Gaber ho sempre avuto la sensazione che “se ci sapessi fare con le parole avrei espresso questa sensazione esattamente negli stessi termini, perchè è esattamente così che mi sento IO..”. Con il tuo spettacolo ho avuto l’analoga sensazione che se fossi stato capace di analizzare Gaber per raccontarlo estraendone il succo più vero non sarei riuscito a farlo meglio di te!
Quindi grazie! Davvero grazie per il tuo spettacolo: mi auguro che continuerai a riproporlo in modo da porter tornare a vederti con la mia ragazza e con gli amici. 
Scusa se per farti un complimento ci ho messo qualche centinaio di parole, ma forse ho l’arroganza di pensare che un quadro generale di me come persona, dia più forza al mio complimento. (Stefano Daglio)

Vi aspetto a teatro

Mi viene un po’ da ridere, ed è un sorriso orgoglioso, se penso che dal 18 al 30 novembre farò ben cinque date di Gaber se fosse Gaber.
Il mio piccolo spettacolo teatrale prosegue il suo umile percorso e, ovviamente, ha bisogno di voi.
La prossima data sarà al Teatro Garibaldi di Scarperia, venerdì prossimo 18 novembre. Il giorno dopo, sabato, sarò al Conservatorio G. Cantelli di Novara.
Pochi giorni di pausa, che sfrutterò per l’ennesima pausa langarola, e, martedì 22 novembre avrà ancora luogo una data brianzola (dopo Collerezzo e Seregno in ottobre) al Teatro delle Arti di Gallarate. Due giorni ancora e, giovedì 24, toccherà alla mitica Maison Musique di Rivoli (Torino).
Chiuderò poi il mese di novembre con la data di Arezzo allo Sugar Reef, il 30 novembre.
Siate numerosi, siate affamati, siate folli.
E siate, o diveniate, gaberiani.